martedì 1 settembre 2009

Addio alle lampadine ad incandescenza, finisce un era

Ci siamo, comincia infatti da oggi in tutta Europa la morte delle lampadine a incandescenza, avviata per mano del Parlamento Europeo, che le ha dichiarate fuorilegge e le mette al bando per sostituirle gradualmente con quelle ad alta efficienza energetica. Le prime a sparire dal commercio saranno quelle ad alta potenza, 100W e oltre, contando di rimuoverle gradualmente dagli scaffali entro 5 anni. Il piano di dismissione partirà in Italia dal 2010.

Di acqua ne è passata sotto i ponti da quando Thomas Edison è riuscito nell'impresa di ottenere luce nel 1875 impiegando fili di cotone carbonizzato percorso da corrente elettrica. Lo sviluppo della lampadina ad incandescenza ha attraversato velocemente la storia fino ai nostri giorni, migliorandosi costantemente, grazie soprattutto all'introduzione del vuoto spinto e alla realizzazione dei fili con tungsteno, al punto che non esistono oggi praticamente più spazi di miglioramento per questa vecchia tecnologia.

Il vero grosso problema delle lampade a incandescenza è appunto il fatto che sono ... incandescenti! Cioè raggiungono temperature di centinaia di gradi, motivo per cui emettono luce anche nello spettro visibile. In realtà emettono assai più energia nello spettro infrarosso, cioè dissipano l'energia elettrica molto più sotto forma di calore che di luce. E' per questo motivo che sono così inefficienti dal punto di vista energetico, convertendo in luce solo circa il 15% di quanto consumano in termini di energia elettrica.

Oggi nuove tecnologie di produzione luminosa si stanno affacciando prepotentemente, come le fluorescenti compatte e le luci a led. In passato costose, delicate e generatrici di uno spettro di luce molto freddo, sono costantemente migliorate fino a raggiungere performance comparabili con le lampade convenzionali, occupando poco spazio e consentendo al contempo un notevole risparmio energetico. Unica nota a sfavore, sono più costose (anche se durano in proporzione di più) e creano qualche problema aggiuntivo per il loro riciclo, dato che nella loro composizione sono presenti pericolosi e inquinanti vapori di mercurio.

Ultimamente, le lampade fluorescenti sono diventate molto più risparmiose da quando sono stati introdotti i reattori elettronici al posto dei tradizionali reattori elettromeccanici a starter, cosa che oltre a risparmiare qualche watt consente di eliminare il fastidioso sfarfallio tipico dei neon. Per rendervi conto dello sfarfallio, provate a inquadrare una lampada al neon tradizionale con una macchina fotografica digitale, vi accorgerete che la luce non è affatto stabile ma "lampeggia" alla frequenza di rete (50Hz). Taluni provano un senso di fastidio alla vista se non addirittura mal di testa se sottoposti ad esposizioni prolungate. Le nuove lampadine superano anche questo problema, offrendo al contempo una tonalità decisamente più "calda".

La sostituzione delle lampadine per uso domestico a livello mondiale con lampadine a Led o a risparmio energetico porterà un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO2. A livello europeo si risparmieranno circa 10 miliardi in elettricità e le emissioni diminuiranno di 38 milioni di tonnellate, secondo i dati di una ricerca riportati da e-gazzette.

Il prossimo passo è migliorare il costo e il rendimento della tecnologia a LED per intervenire anche nella pubblica illuminazione, in alcuni comuni pionieri come Torraca lo stanno già facendo.

Fonte: Ecoblog


domenica 30 agosto 2009

Il test della Blower Door per case a basso consumo energetico

Le auto consumano energia, ce ne accorgiamo immediatamente se non altro ogni volta che occorre rifornirle di benzina o di gasolio al distributore. Sembra naturale quando si acquista un auto nuova farsi alcune semplici domande su quanto consuma, e mettere in conto anche queste informazioni per valutarne poi l'acquisto. Perchè con le case non succede lo stesso ?

Anche una casa infatti consuma energia, in larga parte per riscaldarsi e migliorare il comfort di chi vi abita dentro. Forse a causa del fatto che le bollette del gas sono comunemente pagate sotto forma di tariffa a domiciliazione bancaria, come fossero un "abbonamento" a un telefonino, sovente si tende a pagarle senza rendersi realmente conto di quanto gli sprechi possano contribuire a gonfiarne i costi. All'arrivo di una bolletta esorbitante viene naturale dare a noi stessi la colpa di avere consumato troppo. E se invece fosse semplicemente la nostra casa a consumare troppo, perchè non é ben coibentata o isolata opportunamente dall'esterno ?

Anche se lentamente, cominciano a diffondersi anche in Italia concetti come quello di casa passiva, ovvero case così ben isolate e coibentate, ma soprattutto senza spifferi, tali da riscaldarsi senza necessità di alcuna caldaia di combustione, semplicemente con l'energia termica emessa dalle persone che risiedono all'interno o grazie ai pannelli solari. Tuttora fenomeno di nicchia, case in standard passivo che consumano meno di 3 litri di gasolio / m2 per anno cominciano ad apparire quà e la e saranno una vera ancora di salvezza quando i prezzi dei combustibili fossili convenzionali cresceranno oppure qualora dovessero rilevarsi indispensabili drastiche riduzioni di emissioni di gas serra a causa dei problemi dovuti ai cambiamenti climatici. Ma chi ha già una casa cosa può fare fin da ora per migliorare il suo risparmio energetico ?

Una delle tecniche possibili, appresa durante il corso estivo EUZ sostenuto recentemente in Germania, è quello di ricorrere al test della Blower Door. Il concetto è semplice, una casa a basso consumo energetico è una casa senza spifferi, questi sono causa infatti di rilevanti ponti termici in grado di disperdere il calore dell'ambiente, specialmente nelle giornate quando spira un forte vento. Il test della Blower Door consente di evidenziare i principali spifferi, generalmente provenienti da porte, finestre, sottotetto, camini, quadri elettrici.


Inizialmente la casa viene interamente sigillata chiudendo tutte le finestre, in modo da creare la condizione per il minimo ricambio di aria possibile, poi al posto della porta principale viene applicata una porta ermetica pneumatica contenente un potente ventilatore di intensità regolabile. Un dispositivo di misura digitale, consente di monitorare la differenza di pressione fra l'interno dell'abitazione e l'esterno a pressione atmosferica, con scala espressa in pascal.

Attivando il ventilatore, si genera una depressione all'interno dell'abitazione di circa 50 pascal, ciò causa un richiamo di aria dall'esterno all'interno attraverso gli spifferi, con un flusso di aria talmente potente che è facile addirittura sentire a mano i getti di aria che entrano. In base alla potenza assorbita dalla ventola e alla differenza di pressione standard, si è in grado di stabilire la "portata" di aria che si sta movimentando. Questa portata, divisa per il volume totale dell'abitazione, fornisce un coefficiente 'n' che ha l'unità di misura della frequenza, e che indica quante volte ogni ora l'aria interna contenuta nel volume della abitazione viene "ricambiata" completamente (frequenza di ricambio d'aria). Un valore n<=1,5 indica una casa a risparmio energetico molto impermealizzata, Un valore n<=0,6 indica uno standard eccellente da casa passiva.



Per rendere meglio visibili gli spifferi, può essere utilizzata una macchina termografica oppure un generatore di fumo posto all'esterno (simile a quello usato nelle discoteche), in modo da evidenziare immediatamente sia l'intensità che la posizione degli spifferi principali, dai quali entrerà un intenso getto di fumo.

Che fare allora se si rilevano degli spifferi ? La soluzione consiste nell'impermeabilizzare le parti colpevoli utilizzando, nel caso del sottotetto, dello speciale nastro adesivo e della carta con funzione di barriera al vapore. Nel caso di un camino che trapassa il sottotetto (come simulato nell'immagine sotto) può essere applicata una cuffia di gomma a tenuta d'aria, nel caso di porte e finestre possono essere sostituite o impermeabilizzate meglio le guarnizioni a tenuta stagna sul battente.

Alcune aziende italiane si sono già attrezzate per eseguire questo innovativo blower door test, chiamato talvolta minneapolis blower door, e data la sua relativa economicità dovrebbe diventare pratica comune in ogni fase di certificazione energetica degli edifici.

giovedì 27 agosto 2009

Il solito scaricabarile, chi paga per kyoto ?

A causa del mancato rispetto del protocollo di Kyoto, nel 2012 le famiglie rischieranno di pagare 40 euro a testa in più per le loro bollette. Il calcolo é delle associazioni dei consumatori, che accusano aziende e Governo. Sembra infatti in dirittura di arrivo la maxi multa di ben 555 milioni di euro che l'Europa ci ha appioppato per il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dal protocollo di Kyoto. Tale multa, salirà a 840 milioni se non si raggiungerà il prossimo "checkpoint", previsto per il 2012. E ci va pure bene, perché secondo i calcoli del Kyoto Club il costo del ritardo dovrebbe già abbondantemente superare il miliardo di euro.

"Le responsabilità vanno ricercate in primis tra le imprese - dice Paolo Landi, segretario generale Adiconsum - e in secondo luogo nel non controllo da parte del governo. Il costo non può essere caricato sui consumatori: si tratta di circa 40 euro a famiglia, tra costi diretti e indiretti". Dello stesso avviso Adusbef e Federconsumatori. "Non si capisce perché - affermano Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori) - debbano essere ancora una volta le famiglie in gravissima crisi, già oberate di bollette elettriche gonfiate da gravami fiscali superiori al 22,2 % a dover pagare i ritardi del protocollo di Kyoto, con un aggravio sulla bolletta da 30 a 40 euro per ogni nucleo familiare."

Quindi, la colpa non è solo del governo ma delle imprese, che non possono però certo ricaricare sui consumatori già super oberati queste spese ulteriori... Quindi ? Chi li paga questi soldi ?

Rispondiamo prima alla domanda: Gli accordi di kyoto da chi sono stati stipulati, dal governo o direttamente dalle imprese ? Lo stato dovrà pur assumersene le responsabilità ? O si limiterà a scaricare le colpe al governo precedente ? Intanto le multe sono già state comminate e all’Italia non resta che pagarle, o meglio saremo noi a pagarle, indipendentemente da chi se le accollerà sulla carta.

Le associazioni dei consumatori hanno già fatti i conti: a ogni italiano spetterà una quota pari a circa 40 euro. Ma per il Ministro Prestigiacomo la nostra politica energetica è e resta molto efficiente, in realtà siamo un paese immobile. Questa infatti è la sintesi di Legambiente:

L’Italia, che deve recuperare il proprio sforamento rispetto agli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto (-6,5% rispetto al 1990, mentre siamo a +9%), continua a rappresentare una anomalia Europea. E’ l’unico grande Paese che non ha una politica per ridurre le emissioni di CO2, e neanche con la ratifica del Pacchetto europeo, il cosiddetto 20-20-20 avvenuta lo scorso Dicembre, ha ancora messo in campo alcun provvedimento. Del resto il Governo Berlusconi - denuncia Legambiente - aveva scommesso sul fallimento di Kyoto contando sulla promessa di Putin che non lo avrebbe mai ratificato. Ma anche dopo la firma di Putin, e la conseguente entrata in vigore del Protocollo, e perfino dopo l’introduzione da parte dell’Unione Europea di precisi obiettivi di riduzione per i settori energetico e industriale, ancora nessun provvedimento è stato preso per ridurre le emissioni.

Scarica il PDF del Protocollo di Kyoto originale ratificato nel 1996 (attenzione, alto tasso di gergo legalese)

Fonte: AffariItaliani