venerdì 2 maggio 2008

Domani il MIZ sarà al convegno di Aspo Italia a Torino

Si terrà domani Sabato 3 Maggio a Torino il secondo convegno nazionale di ASPO Italia, associazione che studia gli effetti dell'esaurimento delle riserve energetiche fossili. Paolo e Barbara del MIZ saranno presenti al convegno, nel cui programma saranno presentati interventi molto autorevoli di Luca Mercalli, Ugo bardi, Debora Billi (famosissimo il suo blog Petrolio), Massimo Ippolito con il suo "KiteGen", nonchè ospiti internazionali del calibro di Euan Mearns (The Oil Drum). L'evento si terrà per tutto il giorno presso la sala convegni del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (Via Giolitti 36). Ingresso gratuito. Si parlerà quindi di risorse petrolifere, scenari energetici, energie rinnovabili, strategie per il futuro di questo bistrattato pianeta. Argomenti di sicuro interesse.

Introduzione al convegno
  • 10-10:30 Luca Mercalli (Associazione meteorologica Italiana)
SESSIONE I (mattino)– Risorse
  • 10:30 – 11:15 Euan Mearns (The Oil Drum). La sicurezza delle forniture di gas in Europa
  • 11:15 – 11:45 Pierangela Magioncalda (ERG - Power&Gas). Il futuro del gas naturale in Italia
  • 11:45 – 12:15 Ugo Bardi (ASPO-Italia). Il futuro delle risorse petrolifere
  • 12:15 – 12:45 Marco Pagani (ASPO-Italia): Il futuro delle risorse minerali mondiali
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(13:00-14:30 – pausa pranzo)
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SESSIONE II (pomeriggio) – Le risposte
  • 14:30 – 15:00 Eugenio Saraceno (ASPO-Italia)- Il piano energetico nazionale secondo ASPO-Italia
  • 15:00 – 15:20 Leonardo Libero (Energia dal sole). Le nuove frontiere dell’energia solare
  • 15:20 – 15:40 Pietro Cambi (EUROZEV). Le nuove frontiere della trazione elettrica
  • 16:00 -18:30 TAVOLA ROTONDA: La risposta umana al picco. Introduce e presiede Debora Billi
  • Debora Billi (Blog "Petrolio") - Il picco del petrolio e i media
  • Sherif el Sebaje (Associazione Inturin, Politecnico di Torino) - Islam e occidente nell'era del petrolio
  • Dalma Domeneghini - e se la fede nei consumi non ci salva dalla crisi?
  • Don Gabriele Scalmana – Il Cristiano di fronte alla crisi delle risorse

giovedì 1 maggio 2008

Porta a Porta, costo o investimento ?

Quando si tratta di invocare investimenti per il futuro, tutti sono d'accordo, quando poi si scopre che investire significa utilizzare soldi dei contribuenti, tutti frenano. Nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani accade esattamente questa dinamica, riciclare va benissimo purché non paghino i cittadini. Come se l'intero sistema integrato già di per se stesso non sia integralmente pagato dai cittadini, fino all'ultimo centesimo.

Perché non si ragiona con la stessa analogia ideologica anche in altri ambiti, tipo gli investimenti in pubblicità ? Qualcuno dubita forse del fatto che le spese pubblicitarie vengano riversate in quota proporzionale sui prodotti che acquistiamo ? Vorrei sentire dire dagli stessi soggetti anche cose del tipo "fare pubblicità va bene, purché non la paghino i consumatori acquistando i prodotti".

Il "porta a porta", ovvero la raccolta domiciliare dei materiali, non è un costo ma un investimento. Solo in questa ottica si può parlare davvero di "Gestione". Il sistema tradizionale è puramente un costo, pertanto ogni soldo investito ha un ritorno virtualmente nullo per il cittadino (a parte i lauti guadagni per il gestore unico del servizio).

La raccolta spinta dei materiali, costosa in tempo fatica e dedizione assai più che in reali termini monetari, è il solo sistema in grado di ripagare i suoi costi senza farli ricadere genericamente sulla collettività, ed in subordine (cosa non da poco) è il sistema largamente più efficace per ridurre al contempo la quota destinata a smaltimento.

E' come pretendere di pagare meno pubblicità ed investire i soldi così risparmiati per acquistare prodotti migliori, magari solo quando servono realmente, senza comportamenti indotti. Tutti avremmo da guadagnarci, tranne ovviamente i gestori unici del mercato pubblicitario e coloro che sanno di vendere un prodotto scadente.

Un dato (sbalorditivo) su tutti: a Mercato San Severino (SA), in piena "emergenza rifiuti" perenne a causa del commissariamento, mentre tutto intorno a loro era un disastro sociale, economico sanitario e ambientale, il Comune otteneva il 60% di raccolta differenziata e una incoraggiante stabilizzazione degli scarti complessivi (il bacino di utenza è di circa 20.000 abitanti). I cittadini pagano una quota fissa ed una variabile in funzione degli svuotamenti certificati tramite codice a barre, possono inoltre controllare su internet il loro risparmio. La tariffa che i cittadini e le aziende pagano per il servizio, una volta stabilizzata, può avere incrementi legati unicamente al costo della vita, senza inique indicizzazioni basate sulla superficie abitabile. Il risultato é sotto gli occhi di tutti, mentre in larga parte della Campania il servizio non funziona e si hanno le tariffe più alte d'Italia, nei luoghi dove sono state applicate logiche di riciclo spinto e non di gestione industriale fallimentare i risultati si sono avuti sia dal lato ambientale che soprattutto sul fronte dei costi.

Il "porta a porta" è innanzitutto crescita culturale e di equità sociale, in quanto capace di creare legami fra le persone. Responsabilizza. Favorisce il controllo del territorio, la riqualificazione lavorativa degli addetti e, aspetto non indifferente, rende più appetibile un luogo sotto l'aspetto turistico. Il suo valore va ben oltre quello meramente economico, la differenza alla fine non la fanno 5 euro in più o in meno per i primi anni da quando lo si introduce, ma la qualità della vita che migliora nel suo insieme.

Una discarica senza frazione organica di rifiuti urbani e senza rifiuti industriali è di fatto innocua. Rimosso tutto il riciclabile una discarica rimane una soluzione accettabile, mentre l'eliminazione di tutte le frazioni ad alto potere energetico (perché integralmente riciclate) consente al contempo di diminuire drasticamente la necessità di ricorrere agli inceneritori, facendo risparmiare indirettamente tanti altri soldi alla collettività.

Abbiamo tutte le conoscenze per "gestire" realmente e prevenire gli sprechi, usiamole!

mercoledì 30 aprile 2008

In Europa gli inceneritori vengono sempre più tassati

In Europa, dopo anni di sostegno all’incenerimento, e un’attenta verifica sui suoi effetti, si è scelto di cambiare direzione: i contributi sono stati diminuiti (in Inghilterra sono meno della metà rispetto all’Italia) o, nella maggior parte dei casi, tolti. Ora, nello stato preso per tanti anni come riferimento, dove la produzione dei rifiuti pro capite raggiunge i livelli più alti in assoluto, la Danimarca, è stata introdotta una tassa sull’incenerimento. Lo smaltimento tramite incenerimento è quindi equiparato sostanzialmente alla discarica. Una tassa simile è stata introdotta da pochi anni anche in Svezia.

Cosa sta succedendo ? Si è scoperto che il grosso problema dell'utilizzo della combustione come forma di smaltimento, al di la degli aspetti di pericolosità ambientale su cui non vorrei soffermarmi, consiste nella disincentivazione attiva verso le politiche volte alla riduzione dei rifiuti alla fonte e nella competizione economica verso forme più pulite di smaltimento.

Le nazioni che spingono sull'incenerimento, sono anche le nazioni che hanno una produzione di rifiuto pro-capite più alto, tanto più se la pratica è sovvenzionata con soldi pubblici, questo non può essere un caso. Gli imprenditori privati che accettano di entrare nel mercato pilotato e drogato dello smaltimento sovvenzionato guadagnano infatti posizioni di privilegio all'interno delle amministrazioni, condizionandole pesantemente e ponendo in essere seri vincoli nei riguardi di ogni tentativo della politica di ridurre il rifiuto alla fonte. A Brescia, dove esiste il più grande inceneritore d'Europa (oltre 750.000 ton/anno smaltite), il rifiuto supera i 2Kg/procapite al giorno, il che è indicativo di come il sistema stesso spinga nella direzione opposta rispetto alla risoluzione di un problema.

Ancora c'è qualcuno che si meraviglia del come, nella nostra piccola realtà locale, grandi aziende come Hera riescano a bloccare sistematicamente i tentativi dei cittadini di introdurre sistemi virtuosi tipo il Porta a Porta ? Il riciclo è solo una fastidiosa perdita di guadagno!

Solo l’Italia va controtendenza, pensando all’incenerimento come panacea alla gestione dei rifiuti e alla produzione di energia. Spulciando i dati Terna risulta come il contributo totale dato dalla termovalorizzazione (rifiuti + biomasse) in rapporto al dislocamento nazionale di potenza elettrica installata sia di appena 1.2GW su oltre 50GW totali, addirittura inferiore dell'eolico, che ammonta in Italia, già fanalino di coda d'Europa, a più di 2GW. Parlando in termini di energia elettrica ceduta alla rete (considerando come il rendimento tipico di una centrale elettrica a rifiuti e biomasse non superi il 12%) siamo ben al di sotto dello 0,5%, contributo pertanto trascurabile.