martedì 6 maggio 2008

Resoconto sul secondo convegno di ASPO Italia

Assistere ad un convegno tanto coinvolgente quanto interessante, come quello di ASPO Italia svoltosi a Torino il 3 Maggio scorso, è stata una vera esperienza rivelatrice. Luca Mercalli ha aperto il tavolo dei lavori con una sua breve introduzione, portando fin da subito ognuno di noi a pensare con una piccola ma furba domanda: "voi sapreste fare una stima di quanta energia elettrica consumate nella vostra casa ogni giorno" ?

Qualcuno ha alzato la mano sostenendo di si, sono convinto invece che la grande maggioranza di noi non ne avrà mai la più pallida idea, abituati come siamo a consumare risorse senza la minima preoccupazione, confondendole con il denaro con cui le paghiamo. Siamo autorizzati dal sistema ad esserne inconsapevoli, avendo pareggiando comunque il conto con i nostri soldi.

Gli ottimi interventi di Ugo Bardi, Piero Cambi, Massimo Ippolito, e tutti gli altri relatori, nascondono un filo comune che guida tutta la storia: "La superficialità con cui consumiamo deriva dall'abitudine consolidata ad avere sempre e comunque a disposizione energia concentrata ed illimitata, derivata dal Petrolio o dal gas naturale".

E' davvero così illimitata l'energia ? Sicuramente no, non serve un super esperto geologo per capire che in un mondo limitato lo sfruttamento di una risorsa limitata (come il petrolio ma vale anche per i minerali) parte da zero, si incrementa, e prima o poi torna allo zero, lentamente o velocemente non importa. Da qui il concetto assai intuitivo di "picco delle risorse".

Raggiungere il picco non significa in se stesso parlare di "declino", ma semplicemente di un punto di massimo in una curva che ha area finita, matematicamente rappresentabile con un qualche tipo di funzione logistica che assomiglia ad una campana. Raggiunta la cima, sappiamo che la disponibilità di risorsa via via estratta non terrà più il passo con la domanda (sempre crescente per definizione), pertanto il mercato dovrà necessariamente adeguarsi per farne gradualmente a meno.

L'economia reagisce attuando una "distruzione della domanda", come si fa ? Semplice, aumentandone continuamente il prezzo. Vi dice niente il petrolio che ha raggiunto i 120 euro al barile ? Tale prezzo crescerà per sempre, fino a quando non sarà più ne energeticamente ne economicamente conveniente continuare ad estrarre quel bene.

Ciò non vale solo per il petrolio, ma anche per il rame, il piombo, il mercurio, il litio, il fosforo, e un sacco di altri materiali che hanno già raggiunto o stanno raggiungendo il picco, e che assai difficilmente saranno sostituibili. Cosa significa tutto questo ? Semplicemente che viviamo in una illusione energivora, ed assai presto avremo un brusco o graduale risveglio. In ogni caso ci sarà una presa di coscenza che lo sviluppo ha un limite, come suggerito fin dal 1971 dal club di roma. Gente che allora veniva presa per visionaria, e che ora avrà la magra soddisfazione postuma di essere stata riconosciuta come profetica.

Tornando a casa dopo il convegno, la vista di tutte quelle auto sfreccianti in autostrada, le luci dei fari accese, le fabbriche in funzione, la febbrile attività in tutte le case, tutto mi rimandava ad un pensiero fisso: "qua siamo diventati tutti folli, me stesso incluso, possiamo solo sperare che duri ancora un po di più".

Interessante l'intervento di Euam Mearns, geologo scozzese, che ci ha illustrato cosa sta succedendo in termini di sfruttamento della risorsa gas naturale, la quale avrà ovviamente anche essa un picco probabilmente attorno al 2014. Attualmente stiamo estraendo come matti gas dai mari del nord europa e dalla Russia, entrambi i giacimenti giganti sono già avviati verso un declino irreversibile di produzione. Se aggiungiamo poi che la Russia dovrà dirottare molto del proprio gas per i propri usi interni e quindi nel tempo ridurrà le esportazioni, si capisce come siamo messi veramente male.

Facciamo nuovi rigassificatori ? Facciamo nuove pipeline ? Non servirà, perché non avremo modo di riempirli quanto vorremmo, però potrebbero essere utili più per minimizzare i rischi per la "sicurezza" degli approvvigionamenti che per la quantità di risorsa trasportata in se. Rigassificatori contro il rischio di guerre per le risorse, già il paragone che solo poco tempo fa mi sarebbe parso azzardato mi sembra ora pure un po inquietante.

Nel pomeriggio, il convegno ha cambiato di tono, passando dall'analisi dei problemi al delineare possibili soluzioni, con una tavola rotonda guidata dalla bravissima (e assai carina) Debora Billi, che ha interloquito con ospiti eccellenti. Fra tutti spiccava la signora Dalma Domeneghini, ex pubblicitaria pentita e coordinatrice della campagna "vado al minimo", la quale ha stigmatizzato il folle mondo pubblicitario legato alla manipolazione dei bisogni di consumo, argomento che conosce assai bene per averci lavorato professionalmente.

Davvero difficile essere esaustivi e citare tutti gli interventi, personalmente penso che mi associerò ad ASPO Italia per saperne di più. Ritengo che conoscere cosa ci aspetta davanti, senza perdere mai un razionale punto di vista scientifico, e soprattutto senza cedere a proclami moralistici e draconiane semplificazioni, sia una cosa nobile ed importante. Siamo l'unico animale che produce rifiuti ma siamo anche l'unico essere capace di pianificare il proprio futuro, e per farlo occorre conoscerlo e non tapparsi occhi e orecchie per negare l'evidenza di una crisi che solo in pochi non percepiscono come incombente.

lunedì 5 maggio 2008

Ancora sull'inceneritore di pollina a Santa Sofia!

Riporto un documento scritto di Palmiro Capacci, assessore all'ambiente di Forlì, che esprime in maniera esemplare cosa sta succedendo a Santa Sofia a proposito del nuovo inceneritore della pollina che si vorrebbe costruire, della serie come una risorsa riesce a diventare un problema. Scusate la lunghezza ma mi premeva riproporlo in forma integrale.


PROLOGO
Sono 20 anni che uno spettro si aggira per la Romagna, prima è apparso nel Cesenate ma i cittadini di quella terra e hanno avuto paura e l’hanno esorcizzato, poi, sarà per una qualche consonanza col nome, la sig.ra Marcegaglia l’ha evocato presso il proprio stabilimento posto fra Forlimpopoli e Forlì, ma siccome di qua da Mont Spaché non siamo più “pataca” dei nostri cugini cesenati, anche questa volta lo spettro è stato cacciato. Ora qualcuno deve aver pensato che ciò è aborrito dai “pianeggianti” può essere accettato dai “montanari “. A questo qualcuno bisogna spiegare che noi montanari (sto nella piana ma vado orgoglioso delle mie origini) “an senmiga atachè con e caveji ”. Parlo dello spettro dell’inceneritore della pollina.

PERCHE’ INCENERIRE LA POLLINA E’ IN SE UNA BESTEMMIA ECONOMICA ED AMBIENTALE?
Da che mondo è mondo il letame va riportato sul terreno, certo la pollina è un letame un po’ difficile, (è fuori discussione che il letame di bovino o cavallo sia meglio) puzza, in determinate condizione fa le mosche, prima di stenderlo va fatto maturare, però non sono problemi insormontabili, sinora si è fatto così, anzi da qualche tempo si fa anche meglio, c’erano più problemi una volta. Per anni ho assistito a convegni in cui, dati alla mano, si affermava che i nostri terreni si stanno "sterilendo", perché il contenuto di sostanza organica sta calando in modo preoccupante, ciò determina minor resa, impoverimento della qualità del prodotto, erosione, necessità di aggiungere in modo abbondante concimi chimici e maggior inquinamento della falda, perché viene meno quel filtro biologico che blocca i nitrati ed altre sostanze alla superficie. La situazione sta peggiorando. Ora la pollina oltre ad essere un fertilizzante è anche un emendante, che pur di non eccelse qualità, ha un effetto positivo sul terreno.

Ora, da quando gli inceneritori hanno le sovvenzioni, di tutto questo non ne sente parlare, verrebbe da pensare che sia la sovvenzione che crea l’esigenza, modificando le emergenze ambientali. Naturalmente non è così. Si dice che ora c’è una legge sui nitrati per cui è più problematico lo spandimento della pollina. Ma se lo spandimento è ben fatto va a sostituire lo spandimento dei concimi chimici composti anch’essi in prevalenza da nitrati, che per giunta sono anche più solubili e quindi meglio raggiungono la falda. Le prime falde di pianura in pochi anni si sono arricchite di nitrati con la comparsa dei concimi chimici, prima secoli di espandimenti di deiezioni sui campi non avevano mai creato questo problema.

Certo se facciamo un allevamento con 200.000 capi e stendiamo, magari anche in malo modo, tutta la pollina, su di un piccolo appezzamento di terreno, magari sabbioso, per il solo fatto che è comodo e vicino alle stalle si possono creare preoccupanti fenomeni di inquinamento delle falde sottostanti. E’ la concentrazione fa diventare negativo ciò che nella giusta concentrazione è positivo. Bruciando pollina si produce energia, che per giunta è rinnovabile, poiché i polli sono ciò che mangiano al netto di ciò che espellono e finché mangeranno espelleranno. Messa così il ragionamento è piuttosto tirato ma potrebbe anche andare, ma non è questo il punto, il punto è che il bilancio energetico non è positivo. Ma come!? Si dirà: ”brucio pollina ed ottengo energia elettrica, anche se questi impianti non hanno una gran resa attorno al 20% ed anche dovendo togliere il gasolio consumato dai camion per portarla da tutta la Romagna a S.Sofia, qualcosa rimarrà, poco ma sempre meglio di niente, e in definitiva è tutto petrolio che non vado a consumare”.

Questo conto è sbagliato, se brucio la pollina non la porterò più nel campo ed al suo posto dovrò mettere nitrati prodotti chimicamente, ora la produzione chimica di nitrati richiede una gran quantità di energia, molte volte maggiore di quella che andrò a ricavare dal mio inceneritore, pardon termovalorizzatore di pollina. Questo significa aumento complessivo della CO2. Tradotto in termini pratici, all’agricoltore con l’alto costo del petrolio sarà col tempo sempre più conveniente utilizzare pollina e non concimi chimici. Non meravigliatevi se chi oggi propone di bruciare pollina per ricavare energia risparmiando sull’acquisto del petrolio, domani vi proponesse di bruciare i mobili di casa per riscaldarsi perché cosi si risparmia nell’acquisto della legna.

L’IMPATTO AMBIENTALE LOCALE
Oltre all’impatto che definirei “generale”, bisogna esaminare l’impatto diretto sul territorio in cui è collocato. Ogni opera genera un impatto sul territorio, a cominciare da quello circostante, non necessariamente è un impatto negativo, sia perché può essere in sé positivo, sia perché pur essendo in sé negativo va a sostituire impatti maggiormente negativi. Da quanto sopra esposto un inceneritore di pollina non rientra in nessuno di questi due casi, è un impianto che ha un impatto negativo in senso assoluto e relativo. Quanto negativo dipende poi da molti fattori, per dare una risposta precisa bisogna esaminare ed approfondire il progetto, tuttavia vi sono alcune situazioni che possiamo già valutare.

L’IMPIANTO
Pur essendo tutti impattanti, non tutti gli impianti sono eguali, può essere un forno a griglia o a letto fluido oppure a pirolisi (gassificazione), ciò che tuttavia fa gran parte della differenza sono i sistemi di depurazione dei fumi, che possono essere più o meno efficienti. Ho ben pochi elementi sull’impianto che s’intende costruire ma dubito che un impianto di pollina possa avere una depurazione spinta dei fumi, tanto per fare un paragone pari ai livelli istallati nel nuovo inceneritore di rifiuti urbani costruito a Forlì. Nonostante i contributi elargiti, questa attività non ha ampi margini di profitto, quindi per mantenere la redditività dell’impianto questi non potrà essere molto avanzato e quindi costoso.

A differenza dei rifiuti in cui il maggior costo può essere “scaricato” sulle tariffe pagate dai cittadini, i quali una volta impostato il sistema non hanno alternative, questo impianto non può scaricare più di tanto i costi sull’allevatore, perché una alternativa l’hanno: tornare allo spandimento a meno che non abbiano fatto contratti troppo vincolanti. Se si accetta questo ragionamento è del tutto secondario chiedersi quanto l’impianto possa inquinare e nuocere alla salute, perché già è evidente che non vada costruito, comunque affrontiamo anche questi aspetti.

IL COMBUSTIBILE (la pollina)
Più il combustibile è omogeneo meglio si calibra la combustione, quindi il rendimento termico e la qualità dei fumi, la pollina (in prevalenza lettiera di polli o tacchino ma suppongo anche deiezioni disidratate di ovaiole) è, tuttavia, un combustibile pessimo, se non altro per la grande quantità di azoto ammoniacale che contiene, questi con la combustione si trasforma in Ossido di Azoto che esce coi fumi e quindi si trasforma in Acido Nitrico che ricade al suolo. Naturalmente l’azoto non è l’unico inquinante, ma mi sembra il più rilevante, insieme alle polveri.

LA COLLOCAZIONE
La collocazione dell’ impianto è importante, per gli effetti dell’inquinamento ma anche per la sua resa termica. Se un impianto che produce calore può essere messo in prossimità di un centro abitato si potrebbe pensare di utilizzarlo non solo per produrre energia elettrica, ma anche per utilizzarne il calore di risulta per riscaldare gli edifici (teleriscaldamento), ma non è certamente il caso di questo impianto perché troppo impattante. Bisognerebbe quindi collocarlo lontano da luoghi abitati.

Nel caso in specie si parla di collocarlo in località Macallè, dove si trova l’attuale impianto dell’ AGROFERIL, la collocazione è quanto mai infelice, per chi abita a Santa Sofia non c’è bisogno di spiegarlo perché già oggi questo centro abitato è lambito dagli odori che inevitabilmente verso sera scendono a valle, l’inceneritore avrà un raggio d’azione più ampio, certamente anche i Galeatesi ne saranno coinvolti in quanto, specialmente nelle ore notturne, i fumi tenderanno a scendere a valle e si incanaleranno lungo il Bidente.

Ricordiamoci che il 90% dei problemi che ha avuto L’AGROFERIL sono stati dovuto alla sua disgraziata collocazione, pensare di mettere lì l’inceneritore è puro sadismo. (Se l’impianto sarà gestito dall’AGROFERTIL penso che perlomeno debba cambiare nome perché nulla di agro e di fertil vi sarà più in questa attività.)

VIABILITA’
50.000 tonnellate a Macallè bisogna portarcele, provenendo anche da lontano. Ho letto che faranno una nuova strada fino alla SS 310 del Bidente, è sempre quella che dovevano costruire quando impiantarono l’AGROFERTIL, allora doveva essere fatta e non fu fatta. Ma questa nuova strada sarà di pochi chilometri il resto del traffico insisterà sulla Bidentina, forse qualcuno dal carnaio, i camion passeranno in mezzo a tutti i paesi, quando passeranno i cittadini non avranno bisogno di vederli se ne accorgeranno per la traccia olfattiva.

QUALI PROSPETTIVE ALTERNATIVE
Per la verità il sistema attuale di smaltimento della pollina regge e funziona, ciò non toglie che ci sia necessità di migliorarlo. Ho parlato degli effetti positivi della collocazione della pollina sul terreno, ma ne ho parlato con toni problematici, questo tipo di letame, come già detto, se sparso male, nelle dosi sbagliate e senza una preventiva stabilizzazione può determinare inconvenienti, alle colture (allettamento, infestanti), può inquinare le falde in pianura e a corsi d’acqua e sorgenti in collina, genera odori e può essere causa di proliferazioni di mosche.

L’impianto attuale dell’ AGROFERTIL è stata una risposta a questa esigenza, purtroppo è stato collocato in un posto disgraziato ed ha avuto diversi problemi gestionali e funzionali, per cui si verificava la discesa del puzzo verso il fondo valle, se fosse sorto in una diversa collocazione credo che il bilancio sarebbe stato ampiamente positivo, il prodotto realizzato con la pollina è di buona qualità e ben commercializzato, non è forse un eccezionale emendante agricolo ma è certamente un ottimo concime.

Un elemento cui fare attenzione quando si va pianificare sono anche le dimensioni degli impianti, non mi riferisco all’ inceneritore ma a tutti gli impianti in genere, se è vero che bisogna tener conto che il sistema produttivo attuale tende a concentrare la produzione e questo è quello che è successo negli allevamenti avicoli, bisogna tuttavia contrastare il gigantismo che esaspera i problemi e l’impatto. Non affronto tutta la questione dell’ impatto paesaggistico, economico e sociale che indubbiamente è rilevante.

LA PROPOSTA
Nella nostra Regione abbiamo terreni che si stanno impoverendo di sostanza organica la quale viene tolta dai campi e va a finire nei rifiuti urbani e speciali, o prendono la strada delle fogne per poi concentrarsi nei fanghi dei depuratori. La sostanza organica sottratta al terreno generalmente va a finire in discarica o a un inceneritore determinando comunque inquinamento, occorre mettere in atto un meccanismo per riportala sul suolo, per fare ciò è naturalmente necessario che non sia contaminata da sostanze indesiderate (magari mescolate ad arte per smaltirle in modo improprio).

La strada per arrivare a ciò è quella di un forte incremento della raccolta differenziata dei rifiuti, deve essere una raccolta differenziata di qualità, nel caso in specie parlo della raccolta differenziata dell’umido che nella nostra provincia è a livelli ancora bassi (3,7 % del totale cui si aggiunge un 4,1di vegetali) ma che dovrà crescere velocemente. Altro punto su cui bisogna tornare a riflettere sono i fanghi dei depuratori. Comprendo che oggi non è facile, la questione è stata rimossa a seguito della vicenda “fangopoli” che non si è ancora chiusa.

Questi fanghi organici, tornavano sul terreno a condizioni che rispettassero determinati limiti di qualità, poi con “fangopoli” è scaturita l’inchiesta che ha portato all’accusa per lo spandimento di alcune partite di fanghi che non rispettavano i limiti di qualità imposti dalla legge. Da allora, questi fanghi prendono la strada della discarica o eventualmente degli inceneritori, con un aggravio ulteriore per le tariffe di alcuni milioni di euro. I soggetti interessati sono quasi tutti contenti di questa soluzione, HERA non deve più impazzire ad organizzare lo spandimento e a controllare la qualità dei fanghi ne a controllore cosa si scarica in fogna e non corre più rischi che una partita non sia più a norma, e in conclusione ha solo rifiuti in più da gestire e per chi ha come mission gestire rifiuti non è certamente un dramma, tanto più che i costi sono scaricati sulle tariffe.

Aggiungiamo poi come questa soluzione è richiesta da una certa vulgata pseudo-ambientalista ed è largamente condivisa dalla opinione pubblica spaventata da traffici illeciti sui fanghi. In conclusione i fanghi essendo brutti, sporchi, neri ed anche un po’ puzzolenti sono in se la rappresentazione del male, per questo l’importante è allontanarli in discarica o ad un inceneritore (occhio non vede inquinamento non nuoce). Certo questo allontanamento determina un aggravio nelle bollette ma il fenomeno causa effetto non è evidente e nessuno lo mette in rilievo. Credo che questi fanghi adeguatamente controllati nei requisiti di qualità ed adeguatamente trattati debbano ritornare sul terreno, non certamente tal quali ma previa una azione di compostaggio con la restante frazione organica proveniente dai rifiuti.

Il compost ottenuto, se tutti i passaggi sono stati corretti, sarà un ottimo emendate per i terreni agricoli, restituirà ai terreni carbonio. Il compost è un ottimo emendate ma ha uno scarso potere concimante, qui rientra in gioco la pollina che ha caratteristiche opposte per cui andrebbe ad integrarsi perfettamente. In conclusione credo che vada costruito un sistema che integra tutti questi materiali organici il risultato sarebbe un prodotto veramente ottimo per l’agricoltura e ridurremmo gli impatti ambientati determinati da discariche ed inceneritori, ottenendo peraltro un beneficio economico,. Credo che diversamente ed in modo specifico vada affrontato il discorso sulle biomasse.

Forlì,12.04.08
Palmiro Capacci

domenica 4 maggio 2008

Guadagni super per Hera, ma la differenziata non si fa

Riportiamo una dichiarazione integrale di Stefano Angeli, consigliere comunale dei gruppi della libertà-Pdl di Cesena.
Con un certo orgoglio Hera ha annunciato in questi giorni guadagni record, dividendi da urlo, affari d’oro, ed in effetti questa è la vera missione di questa società creata appositamente dagli ex DS emiliano romagnoli, che certo di affari se ne intendono. Sono i dividendi di Hera oggi la vera priorità delle nostre amministrazioni di sinistra e tutto deve ruotare attorno a questo ed esserne funzionale. Per questo ci si oppone e si bocciano in consiglio comunale le proposte di fare la raccolta differenziata porta a porta, nonostante tutti siano (a parole) d’accordo che sia questo il miglior sistema per ridurre l’impatto dei rifiuti sull’ambiente e sulla salute. Sempre per questo motivo, i dividendi, i nostri sindaci di sinistra accettano che Hera faccia pagare ai cittadini l’acqua di Ridracoli, ma dia loro da bere quella dei vecchi ed inquinati pozzi di falda. Anche in questo caso l’acqua di Ridracoli sarebbe più buona e salutare, non provocherebbe la subsidenza e costerebbe alla collettività meno energia sprecata per pomparla e depurarla, ma ad Hera costerebbe un po di più, dato che deve comprarla da Romagna Acque, e quindi i famosi dividendi record potrebbero essere messi in discussione. Sempre per questo motivo le amministrazioni acconsentono che Hera, col teleriscaldamento, venda ai cittadini acqua calda, prodotto di scarto della produzione d’energia elettrica, ad un prezzo come se fosse gas. Il centrosinistra nostrano quindi si schiera, Pd in testa, a difesa totale del dividendo, anche a costo d’andare contro gli interessi dei cittadini e addirittura di fare brutte figure come quella sul voto in consiglio comunale a Cesena contro la differenziata porta a porta, dopo che a parole l’avevano sostenuta tutti. Sia chiaro un liberale come me non è contrario al profitto di una azienda, il dividendo sarebbe un obiettivo logico ed accettabile per una azienda privata in regime di libero mercato, ma Hera è un’azienda a maggioranza pubblica, nata dalla fusione di aziende municipalizzate ed in regime di monopolio assoluto, una azienda che eroga per conto delle pubbliche amministrazioni servizi essenziali e dove i dirigenti ed i consigli d’amministrazione sono nominati dai partiti che governano la regione, con un sistema rigidissimo di spartizione. Per questo non è politicamente accettabile che ad Hera vadano i dividendi record mentre ai cittadini vanno servizi sempre meno efficienti e super bollettoni da pagare, con la totale compiacenza dei nostri sindaci.

Che dire, certamente si tratta di un analisi lucida e spietata, che va direttamente al punto della questione, gli interessi economici di Hera sono sempre prevalenti rispetto ad ogni altra logica, tanto vale che Hera fosse stata privatizzata al 100% in modo da evitare un inquinamento così persistente quanto inossidabile della gestione pubblica nei piccoli comuni.