domenica 8 febbraio 2009

Da Bogotà al Prim di Cesena

Nella precedente puntata Da Copenhagen al PRIM di Cesena, abbiamo cercato di mostrare come agire sulla mobilità urbana significhi lavorare sul lungo termine, in favore di una strategia per la "sostenibilità" delle scelte per il futuro. Non è tanto in discussione la fluidità o meno del traffico ma realmente la possibilità concreta di mantenere in futuro un concetto di "mobilità" nei termini in cui lo conosciamo oggi.

Continuiamo pertanto a mostrare altri esempi di come il problema è stato affrontato in altre realtà urbane, aprendo prima una breve parentesi su alcuni dati salienti che mi sento in dovere di condividere con voi, e che sono necessari alla comprensione del discorso.

Tasso di urbanizzazione del pianeta

Nel 1900, sul totale degli abitanti del pianeta, solamente 150 milioni vivevano in contesti cittadini, pari al 10% della popolazione totale (fonte AIIG). Nel 2000 le persone che risiedevano stanzialmente in contesti "urbani" sono passate a 2,8 miliardi, pari ad un incremento di 19 volte in un secolo. Nel 2007 (ultimi dati reperibili) si è passati a oltre i 3,3 miliardi di persone, concentrate prevalentemente in asia, superando così il 50% della popolazione mondiale... In meno di un decennio le nuove urbanizzazioni hanno superato di decine di volte il totale di quelle che esistevano nel 1900, che a loro volta hanno impiegato l'intera storia dell'umanità per crearsi ... assolutamente incredibile! Ciò ci ha reso per la prima volta nella storia classificabile come "specie urbana"

Intuite la impressionante progressione geometrica che c'è sotto ? Riuscite ad immaginare la potenza di uno spostamento colossale simile ? Nel 1900 solo una manciata di città in tutto il mondo raggiungevano il milione di abitanti, oggi sono 414! Fra esse, spiccano oltre 20 megalopoli con oltre 10 milioni di residenti. Tokio con 35 milioni (ha più abitanti di tutto il Canada). Città del messico con 19 milioni (Tanti quanti l'intera Australia). Poi New York, Sao Paulo, Bombay, Teheran, Dehli, Shangai, Calcutta, Jacarta. Un esodo biblico dalle campagne alle città, accompagnato da altrettanto intenso desiderio di mobilità urbana

Ma cesena è piccola, che c'entrano le megalopoli ?

Che c'entra Cesena, città periferica che in confronto, con meno di 100.000 abitanti, sembra uno sputo di mosca ? C'entra, perchè pensate di moltiplicare per 100 i problemi di viabilità di Cesena ed arriverete ad una pallida idea delle difficoltà che i governi hanno dovuto già affrontare per garantire la mobilità in colossi del calibro di Tokio. Pensate solo al fatto che la maggioranza di questi abitanti urbani sono necessariamente pendolari, e che quindi hanno bisogno di una rete di mobilità per sopravvivere, a meno di non iniziare coltivare grano nelle terrazze. Le esperienze delle megalopoli sono importanti per capire se certe scelte possono essere adatte anche a realtà sociali più contenute, caratterizzate da dinamiche simili.

Come si sono trasformate città in così feroce espansione ?

L'espansione fuori controllo ha comportato soprattutto una perdita di identità, le città tendono ad assomigliarsi diluendosi in enormi periferie omogenee, imponendo un nuovo concetto di urbanizzazione che sacrifica la tradizione urbanistica per una nuova filosofia, votata al soddisfacimento delle necessità del trasporto privato. La progettazione delle periferie odierne, quelle che "sembrano fatte con lo stampino" per intenderci, ne sono l'esempio lampante per chiunque. Moderne ma senza anima, e con gravissimi problemi di mobilità e inquinamento, che a stento si riescono a gestire a causa della cementificazione selvaggia e totale del territorio. 

Cosa fare per evitare questo pericolo e riappropriarsi finalmente di una dimensione umana della città senza i relativi problemi strutturali ? Per dirla con le parole dell'ambientalista Francesca Lyman
... Occorre cercare di recuperare la pianificazione urbana tradizionale, appartenente ad un epoca nella quale le città erano pensate per gli abitanti e non per le automobili.

Un esempio di intervento sostenibile, la città di Bogotà

Una delle trasformazioni urbane più interessanti si è verificata a Bogotà, in Colombia, città ove Enrique Penalosa è stato eletto sindaco nel 1998 a soli 43 anni. Allora solamente il 30% degli abitanti possedeva un automobile, ma la crescita e il desiderio di mobilità era insostenibile (oggi conta quasi 7 milioni di abitanti) ed occorrevano interventi radicali

Penalosa si è reso conto che una città con servizi adatti agli anziani ma soprattutto ai bambini avrebbe potuto funzionare per tutti, ha così intrapreso un programma piuttosto incisivo di interventi urbanistici che prevedevano:

  • Impedimento fisico dei parcheggi sui marciapiedi.
  • Recupero di 1200 zone(!) destinate a parchi pubblici ed aree verdi.
  • Costruzione della rete interconnessa di piste ciclabili più grande al mondo.
  • Coinvolgimento dei cittadini nella piantumazione pubblica (oltre 100.000 alberi).
  • Zone enormi completamente pedonalizzate per fasce orarie.
  • Programma ambizioso di estensione dei servizi pubblici (Bus Transmilenio).

Il sindaco Penalosa ha dichiarato:

Uno spazio pubblico pedonale di alta qualità, in modo particolare i parchi, sono la testimonianza di una vera democrazia che funziona (...) I parchi e gli spazi pubblici protetti dalle auto sono importanti per una società democratica perchè sono gli unici posti dove le persone si incontrano in modo egualitario (...) I parchi sono ritenuti un lusso, mentre non ci si rende conto come le strade, che altro non sono che lo spazio pubblico per le auto, ricevono infinitamente più risorse e meno tagli nel bilancio rispetto ai parchi, che sono lo spazio pubblico per i bambini (...) Perchè gli spazi pubblici per le auto sono considerati più importanti degli spazi pubblici per i bambini ?

In un suo articolo, sostiene che in un mondo in via di totale urbanizzazione esiste un conflitto insanabile fra l'automobile e la città, superata una certa soglia critica, ovvero quando l'esigenza di movimento a causa delle attività economiche si moltiplica a dismisura, le automobili sono piuttosto causa di immobilità.

Ritorniamo al Prim

Cesena, lungi da avere ancora problematiche al livello di una megalopoli, potrebbe trarre vantaggio da atteggiamenti simili verso la mobilità. Pedonalizzare il centro in fasce orarie, riqualificare il sistema dei parchi e ciclo-pedonalizzare completamente la parte "storica" della città. Impedire il parcheggio nelle vie ad ampio flusso veicolare, creare percorsi alternativi pernon creare singoli punti critici. Separare incisivamente la parte destinata agli uomini da quella destinata alle auto

Mi piace sostenere che una città vivibile non è solo quella dove il traffico è scorrevole, ma quella ritagliata a misura d'uomo, dove potere lasciare in sicurezza l'auto fuori dal centro e percorrere le vie della città guardando i palazzi, riscoprendone l'identità che li caratterizza, senza disdegnare di fare shopping leggero, di tanto in tanto, pur di non rimanere fagocitati dagli ipermercati.

Foto: Simon Bolivar Metropolitan Park, Bogotà
Fonte: Lester Brown, Piano B3.0

giovedì 5 febbraio 2009

La vedo (N)era

Sparare su Hera oramai è come sparare sulla croce rossa. Nelle infinite ramificazioni dei suoi "business" tentacolari si occupa oramai quasi di tutto, avendo a che fare direttamente o indirettamente con la tutela ambientale, Acqua, Gas, Rifiuti, Elettricità. Risulta naturale quindi che Hera attiri su di se una montagna di critiche e di malcontento, specialmente in occasione di ogni aumento tariffario pianificato da Ato.

Proprio per l'estrema importanza del ruolo cruciale che occupa, è importante che la vigilanza dei cittadini nei confronti del suo operato sia sempre attento e puntuale. Proprio in quanto fornitrice di servizi ambientali essenziali ai cittadini, è indispensabile verificare non solo il rispetto scrupoloso della legge (questo lo si da per scontato) quanto pretendere un comportamento orientato alla massima trasparenza e al di sopra di ogni sospetto.

Pur essendo sulla carta in mano pubblica (oltre il 57% delle azioni è in mano ai Comuni), come società per azioni tenderà inevitabilmente ad agire assecondando una logica privatistica nella gestione, come è naturale che sia. E' normale quindi che Hera stessa sia condizionata pesantemente nelle proprie scelte in funzione delle necessità di remunerazione degli azionisti, però non deve dimenticare che il fine ultimo non è arricchirsi ma fornire servizi ai cittadini al costo minore possibile compatibilmente con la qualità attesa e la giusta remunerazione del capitale.

Riporto al proposito un comunicato di Stefano Angeli, in larga parte condivisibile pur con qualche distinguo:

Che Hera non abbia soddisfatto le aspettative che ci erano state presentate alla sua creazione è cosa ormai arcinota, non c’è stato alcun miglioramento dei servizi, anzi a volte il contrario, e le tariffe sono aumentate dal 2002 mediamente del 40%. Molte volte in questi anni abbiamo sottolineato come i servizi di erogazione dell’acqua fornissero spesso poca qualità a costi elevati, o come le tariffe dei rifiuti fossero lievitate negli ultimi anni, senza che il servizio prendesse la strada decisa di una raccolta differenziata efficace.

Inoltre abbiamo tutti osservato come le agenzie Ato, che avrebbero dovuto controllare l’operato di Hera, valutarne i piani d’investimento e le proposte tariffarie, siano state del tutto inutili ed impotenti a fronte della volontà della società. Ora pare che da alcune settimane i sindaci, in gran segreto, abbiano siglato una nuova struttura degli Ato stessi, ma di questa delicata faccenda i consigli comunali, inspiegabilmente, non sono stati assolutamente né coinvolti, né informati delle decisioni prese.

Eppure quello delle agenzie d’ambito è uno dei nodi cruciali da risolvere nei rapporti tra enti soci ed holding. La privatizzazione della società si è infatti fermata in mezzo al guado creando di fatto interessi conflittuali tra chi deve controllare e chi dovrebbe essere controllato. Gli Ato avrebbero dovuto, ad esempio, controllare la regolarità di realizzazione delle opere e degli investimenti di Hera, ma non ne avevano alcuna possibilità essendo costituiti da pochissimo personale addirittura “prestato” dalla stessa Hera.

Al cittadino intanto arrivano nei bollettoni le conseguenze di questo monopolio pubblico-privato a cui tutto sembra essere concesso anche se entra in palese contrasto con gli interessi di società totalmente pubbliche, come Romagna Acque, o con l’interesse stesso del cittadino. Uno degli imperativi della prossima legislatura dev’essere una totale e radicale revisione del ruolo degli Ato che risolva la situazione di conflitto d’interesse attuale dei sindaci e che avvii una fase di vera apertura al mercato dei servizi.

Una liberalizzazione, anche in questo campo, che porti al cittadino reali benefici e dia possibilità di vero controllo disinteressato agli enti locali.

Stefano Angeli
Libertà e Futuro

Io personalmente mi dissocio dall'affermazione piuttosto perentoria che la qualità dei servizi erogati non sia stata soddisfacente, gran parte della rete idrica ereditata era un vero colabrodo, specialmente a Bagno di Romagna, dove sono stati fatti molti interventi di ammodernamento della rete, oppure a Ferrara la cui rete idrica era una delle più inefficienti della Romagna, Gli investimenti quindi sono stati fatti, anche se taluni ne contestano la reale efficacia.

Probabilmente, se fosse rimasta una gestione interamente pubblica e frammentata, non si sarebbero potute reperire tutte le enormi risorse finanziarie per sistemare le falle e ammodernare la rete, ma soprattutto non si sarebbero realizzati così tanti impianti di depurazione delle acque reflue, indispensabili per ridurre l'impatto ambientale delle attività agricole e industriali..

Il problema principale, dove credo che il comunicato abbia colto nel segno, è invece il conflitto di interessi, o meglio l'intruglio di opportunismi che lega a doppio filo le scelte del gestore e le scelte della politica. E' fin troppo facile alimentare il sospetto che talune scelte siano state dettate più da reciproci vantaggi fra politica e azienda, piuttosto che da reali intenti di tutelare gli interessi dei cittadini.

Se la stessa volontà ed efficienza (nel finanziare ad esempio costosi progetti di incenerimento) fosse stata applicata alla realizzazione di un efficace servizio "porta a porta", sono convinto che avrebbero ottenuto comunque un risultato industriale importante, economico per i cittadini ed efficiente. Evidentemente i guadagni auspicati non erano all'altezza, e grazie alla scusa di Ato si é ribaltato sempre e comunque la responsabilità delle scelte fatte sulle amministrazioni, che per inciso non fanno molto più che assecondare ciò che Hera desidera.

Perchè le amministrazioni sono così supine ? Principalmente penso sia per il pesante impatto sulle casse comunali causato dai dividendi che l'amministrazione incassa, pari a circa due milioni di euro all'anno solo per Cesena. Oltre ovviamente alla solita logica di spartizione, in piena ottemperanza del famoso manuale Cencelli, che vede all'interno del consiglio di Hera vari politici di professione, scelti fra la maggioranza con criteri poco trasparenti, non sempre competenti nell'esercitare un reale ruolo di controllo.

Come se ne esce da questa situazione di grave stallo ? Vorrei proprio chiederlo ai nostri candidati sindaci.

martedì 3 febbraio 2009

L'acqua di Cesena è meno buona delle altre, che fare ?

Ritorniamo ancora una volta a parlare dell'acqua, elemento che riveste una importanza fondamentale per la vita di tutti, assai più del petrolio o di qualsiasi altra sostanza. Passata la crisi idrica del 2007, tamponata provvisoriamente attingendo l'acqua dal CER (canale emiliano romagnolo). Paradossalmente, oggi abbiamo il problema opposto, l'abbondanza di precipitazioni ha riempito completamente l'invaso (come tra l'altro è quasi sempre successo in passato) fino a rendere necessaria la tracimazione nel Bidente. Potete trovare qui i dati della diga in tempo reale e qui una analisi dei dati storici degli ultimi 10 anni.

Qual'è il problema allora ?

Da almeno un anno si sono susseguite in comune varie interpellanze a proposito della scarsa trasparenza con cui si attua a Cesena la miscelazione fra l'acqua di Ridracoli e l'acqua proveniente dalle tre falde di Cesena. Sul sito di Hera dovrebbe comparire una tabella aggiornata che rende conto delle politiche di miscelazione, dapprima sono sparite, poi sono riapparse magicamente a seguito delle varie interpellanze in oggetto. In ogni caso questi dati, disponibili qui, non sono aggiornati affatto in tempo reale.

Ma che c'entra la miscelazione con la qualità dell'acqua ?

Il succo della polemica è che le acque di falda potabilizzate sono di qualità relativamente scarsa rispetto a quella ottima di Ridracoli, gli emungimenti provocano subsidenza del terreno, e tendono a raccogliere e concentrare tutti i pesticidi agricoli e gli spandimenti dell'area a monte delle falde stesse. Pertanto, essa sarà inevitabilmente carica di nitrati e altri composti critici per la salute pubblica.

Perché, pur avendo la diga che tracima, utilizziamo acqua di falda ?

Appunto, non essendo pubblicati i dati in tempo reale sulla miscelazione, a meno di continue interpellanze, non è possibile dimostrare direttamente quale miscelazione è stata apportata. Ovviamente, la convenienza a miscelare il più possibile scaturisce dal fatto che l'acqua di falda costa assai meno rispetto a quella di Ridracoli, dato che quest'ultima deve essere acquistata dal consorzio Romagna Acque. Ciò consente enormi guadagni ad Hera, soprattutto se acquisirà la gestione all'ingrosso dell'acqua, anche giocando sulla miscelazione, a discapito della qualità delle acque erogate. Dobbiamo pertanto assicurarci che la miscelazione sia commisurata alla reale necessità e non solo ad interessi economici.

Il livello di miscelazione, anche se il gestore non lo divulga, possiamo però cercare di ottenerlo indirettamente!

Per farlo, è sufficiente tenere d'occhio i dati sui parametri della qualità dell'acqua forniti dal gestore e correlarli quelli del consumo istantaneo dell'acqua di ridracoli proveniente da romagna acque. In particolare consideriamo la differenza fra Cesenatico e Cesena, a Cesenatico l'acqua è di Ridracoli al 100%, a Cesena no.

Nitrati Cesena: 16 Ml/L
Nitrati Cesenatico: 6 Ml/L
(Media I° semestre 2008, limite di legge per la potabilità = 50 Ml/L)

Notate niente di strano ? Certo, i valori sono in media almeno tre volte più alti. Conoscendo la serie storica dei dati sui nitrati e la serie storica dei dati di miscelazione, nonché la serie storica dei consumi puntuali, è possibile costruire una funzione empirica che stima la percentuale di miscelazione attuale in funzione dei valori attuali dei nitrati. Non ho ancora avuto il tempo materiale di inventare questa funzione, però in teoria è possibile e nemmeno troppo difficile, ipotizzando una correlazione lineare. Affinché tale funzione sia affidabile occorrerebbe conoscere i valori dei nitrati rilevati in una giornata in cui il 100% dell'acqua proveniva dalla falda e una serie di analisi aggiornate al mese corrente. Se li avete per favore mandatemeli!

In ogni caso, ad occhio direi che siamo oggi sull'ordine del 30% di falda e oltre, anche ora che ridracoli sta tracimando. E' lecito ? Io credo di no, abbiamo tutto il sacrosanto diritto di avere la migliore qualità dell'acqua possibile, a costi sostenibili.

Potremmo vincolare il gestore a pagare il servizio in funzione della qualità dell'acqua fornita ?

Credo che l'adeguamento tariffario in base alla qualità sia molto difficile, perché gran parte della tariffa è decisa a livello nazionale. Quello che paghiamo per la tariffa acqua è diviso in tre parti:

1- Servizio acquedotto (acqua potabile)
2- Servizio fognatura
3- Servizio depurazione

Tutte e tre le voci combinate rappresentano il prezzo finale, composto da una parte fissa e da una variabile in funzione dei consumi a metrocubo. Attualmente la tariffa del servizio idrico è definita sulla base dei provvedimenti normativi emessi dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) e dal Ministero delle Attività Produttive Commercio e Artigianato.

Le disposizioni per la definizione della tariffa dei tre servizi sono contenute nella delibera CIPE n. 131 del 19 dicembre 2002. Nello spulciare la legge ho trovato però una possibilità, l'articolo 13 della legge 36/94 recita:

La tariffa del servizio idrico è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica, del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia.

Quindi, a norma di legge, sarebbe possibile intervenire su parte della quota variabile per tenere conto della qualità, ma dato che la tariffa è uniformata all'interno dell'ambito territoriale ottimale dubito che una qualsiasi modifica sarebbe molto significativa, ed in ogni caso avvantaggerebbe anche chi già riceve l'acqua buona, non solo coloro che hanno subito pratiche di miscelazione più penalizzanti come Cesena.

Io insisto che dobbiamo richiedere la pubblicazione in tempo reale del dato della miscelazione, e tempestarli di interpellanze (dato che è un ente a controllo pubblico, almeno sulla carta) per sapere il perché delle scelte fatte.