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lunedì 6 aprile 2009

La crisi come grande opportunità

La crisi globale può trasformarsi da preoccupazione a grande opportunità.

In un mondo impazzito perché drogato dal paradigma della crescita infinita, sia economica che di sfruttamento indiscriminato e insostenibile delle risorse, occorre un periodo di riflessione per riprendere in mano ciò che realmente ci rende uomini.

Ciò condurrà auspicabilmente al ritorno del considerare la solidarietà come un valore, e la sobrietà, il senso della misura, l’umiltà nel rapportarsi ad un mondo in troppo rapida trasformazione, come una necessità.

Il riconoscimento di una nuova dimensione etica e morale dell’economia è elemento imprescindibile per condurre l’umanità verso un nuovo tipo di sviluppo, basato sul benessere distribuito delle persone anziché sull’egoistica predazione delle risorse a scopo monetario.

In altre parole, la decrescita, se gestita con intelligenza e lungimiranza, non potrà che farci del bene nel lungo periodo, non dobbiamo pertanto temerla oltre misura. Spero ci riconduca ad un mondo più reale, degno di essere preservato per i nostri figli, riavvicinandoci tutti al senso intimo delle cose.

E' per questo che quando sento parlare di vincoli economici e burocratici al recupero dei materiali, oppure di gestione privatistica dell'acqua, oppure di cambiamenti climatici che ci fanno bene, mi arrabbio come una pantera.

P.S. A Cesena ieri notte verso le 22:30 il terremoto si è avvertito distintamente, è sempre inquietante quando dalla tranquillità la natura ritorna improvvisamente a farsi sentire, giusto per ricordarci chi comanda realmente.


giovedì 2 aprile 2009

Dove non riesce la ragione riesce la crisi

Ci si è indaffarati tanto ultimamente, specialmente nel mondo ambientalista, per informare le persone di come sia assurdo vivere in un mondo fatto di sprechi e di bisogni superflui. Tante realtà di volontariato sul territorio hanno cercato di proporre modelli basati sulla sobrietà, rispetto della natura, buone pratiche e soprattutto sani stili di vita.

Tutto pressoché inutile! La relativa abbondanza di risorse di cui abbiamo goduto negli anni passati ci ha fatto perdere completamente di vista il concetto fondamentale di sostenibilità.

Dove non sono arrivate le prediche della ragione è riuscita però lo spauracchio della crisi, a quanto sembra dall'indagine di Repubblica dal nome "Racconta la crisi". Il quotidiano ha raccolto le opinioni dei tanti lettori ai quali è stato chiesto con quali cambiamenti pratici si stanno adattando a un mondo in cui le risorse sembrano essere in continua diminuzione. Le risposte sono state illuminanti.

- Tagliare il telefono fisso. Qualcuno racconta di aver optato per Internet via satellite, per risparmiare 150 euro di tasse a Telecom.

- Bere l'acqua del rubinetto. Ci siamo tanto sgolati per promuovere l'acqua der sindaco per motivi ambientali, ed ecco che i nostri concittadini scoprono che l'acqua in bottiglia è un costo inutile e basta.

- Pane, dolci, pizza fatti in casa. Triste rinunciare alla pizzeria, ma bello fare in casa il pane caldo e genuino. E lo fanno quasi tutti.

- Cena dagli amici. Tanti, tantissimi raccontano di aver rinunciato al ristorante ma di aver inaugurato un bel giro di cene a casa degli amici.

- Bicicletta. Molti raccontano una riscoperta della bici per i piccoli spostamenti, e ne sono inaspettatamente entusiasti.

- GAS. C'è chi si è iscritto ai Gruppi di Acquisto Solidale e racconta di risparmiare tantissimo e mangiare molto meglio.

- Orti. Alcuni confessano di aver inaugurato il primo orticello della loro vita, e attendono l'estate per raccogliere i frutti.

- Libri e cultura. Tantissimi hanno riscoperto le biblioteche comunali e ne sono contenti. Altri approfittano delle iniziative cittadine per teatri o spettacoli gratuiti o a prezzi popolari.

- Alimentazione. A fronte di tanta gente che ahinoi fa spesa al discount, molti portano da casa il pranzo in ufficio, con sicuro vantaggio per la salute. Altri lamentano di dover diminuire il consumo di carne... cosa che però fa bene a noi e al pianeta. Meno alcolici e bevande varie.

- Internet. Sembra che nessuno ci rinunci, e che sia una fonte di risparmio. Si usa per confrontare i prezzi, per informarsi dopo aver tagliato la spesa del giornale o l'abbonamento a Sky, si usa per scaricare libri e musica, e persino per far giocare i bambini coi videogiochi gratuiti.

- Abbigliamento. Molti ricorrono purtroppo alle bancarelle cinesi, ma altrettanti hanno riscoperto il gusto dello scambio tra amici e parenti e il riadattamento di capi di buona qualità.

- Centri commerciali. Tanti, tantissimi dichiarano di non andarci più. Meglio una passeggiata in campagna, dice qualcuno, e nell'insieme c'è la sensazione che agli shopping center gli italiani stiano di buon grado dicendo addio per sempre.

- Vacanze e weekend. I picnic ai bimbi piacciono! racconta una mamma. E poi, vacanze a casa dei nonni, a casa di amici, gite fuori porta.

Continua sul blog crisis

mercoledì 4 marzo 2009

Serve un new deal che accompagni dolcemente la decrescita

Questo articolo é stato spudoratamente copiato dal blog Crisis, perché quando talune verità le si riesce a dire bene e con stile, non c'è alcun bisogno di trovare spunti originali. Sono convinto che sia davvero questa la strada da seguire per uscire dalla crisi e accompagnare così in maniera morbida l'inevitabile decrescita:

Che lo Stato debba pesantemente metter mano al portafoglio è inevitabile. Che regalare quattrini sia una cavolata, è scontato. Che si debba pensare ad un new deal è sacrosanto. Eppure, forse c'è un modo per riuscire a mettere insieme le tre cose. Offrire un sussidio di disoccupazione ai precari, e contemporaneamente avviare un programma importante per le infrastrutture... ma infrastrutture che ci aiutino concretamente a vivere meglio nei prossimi difficili anni.

Non la TAV, ma i trenini pendolari in provincia. Serviranno, a chi non usa più la macchina. Non nuove autostrade, ma manutenzione degli acquedotti (pubblici!): l'acqua costerà sempre di più. Non monumentali centrali nucleari, ma energia rinnovabile e diffusa. Non inutili inceneritori, ma bonifica generale di tutti i siti inquinati del Paese e trasformazione in aree per la produzione agricola di biocarburanti (non ci si può più produrre cibo). Non pomposi grattacieli e centri congressi per improbabili Expo o Olimpiadi, ma manutenzione di scuole ed ospedali.

Ci vuole un new deal che accompagni dolcemente la decrescita: il Paese, tra qualche tempo, dovrà vivere con meno. I cittadini se la passeranno male assai. E sarà fondamentale che le strutture e i servizi pubblici siano efficienti: ogni servizio in più, sono soldi in meno di cui una famiglia avrà bisogno. E al lavoro, pala e piccone, i precari e i disoccupati col sussidio: a casa prendi 400 euro, se vieni a lavorare per il Paese invece avrai uno stipendio.

Suona sovietico? Chissenefrega. Suona ingenuo? Questo è probabile. Ma altrettanto ingenuo è pensare che i miliardoni di Monorchio vadano ai soliti prenditori traforisti, ricadendo poi per non si sa quale miracolo nelle tasche dei precari. E ingenuo è anche sognare centrali nucleari e ponti sugli stretti: non si faranno mai. Mai! Non c'è tempo, non ci sono più risorse, stiamo scivolando nel caos generale. Un caos che, tra qualche anno, si dipanerà tra mozziconi di inutili cattedrali rimaste incompiute.

(... Continua su Crisis)

Almeno qualche considerazione mi preme aggiungerla.

In tempi di stagnazione o di crisi, la ricetta economica professata dai governi è sempre stata quella di avviare grossi piani di infrastrutture e lavori pubblici, il cosiddetto new deal di Roosveltiana memoria. In effetti ha spesso funzionato, fiumi di denaro dirottati per la costruzione di grandi opere pubbliche possono assorbire la sfiducia e dare lavoro a milioni di persone, rilanciando l'economia e ponendo le basi per una rinnovata spinta di tipo economico.

Questo però era il passato, oggi il mondo è purtroppo profondamente diverso, il new deal è destinato a non funzionare più, perchè deve fare i conti con fattori che in precedenza non esistevano.

Il motivo principale del successo dei piani di sviluppo pubblico, ciò che aveva il fine di risollevare l'economia, non era tanto il lavoro o le iniezioni di capitale in se, quanto l'aumento del rateo di sfruttamento dell'energia a basso costo e buon mercato. Ovvero, si esce da una crisi estraendo risorse a ritmo forsennato, bruciandole in un immenso potlach, raccogliendone i frutti per incrementare la ricchezza e il benessere.

Oggi l'energia a buon mercato è finita, un piano di opere pubbliche e conseguente rilancio dei consumi energetici rappresenterebbe solamente un modo per avviarsi più velocemente verso la spirale recessiva. Forse l'ultimo new deal che in pratica ci è rimasto da spendere è proprio quello "green" di Obama, dove l'energia che consumiamo oggi ci potrà servire per costruire l'infrastruttura energetica (rinnovabile) di domani.

Chi pensa di potere uscire dalla crisi attuale costruendo TAV, ponti, grandi autostrade, inceneritori, mega-centrali nucleari, grattaceli, expo, con lo scopo di dare lavoro ma sprecando inesorabilmente preziose risorse naturali, temo che sarà costretto a rivedere presto i suoi piani. Non ha capito che il mondo è cambiato profondamente, e che come si suol dire si sta dando la zappa sui piedi.

sabato 31 gennaio 2009

La decrescita delle banche

Che la crisi delle banche internazionali fosse una cosa seria già lo si sapeva, che però la capitalizzazione e il valore di mercato delle stesse si fosse ridotto così tanto in soli due anni davvero andava al di la della seppur fervida immaginazione. Tutto questo denaro è semplicemente sparito, forse non era mai realmente esistito, creato grazie ad una economia di carta fatta di prodotti derivati e mutui subprime. In ogni caso tutti agivano come se il denaro delle banche fosse realmente li, al sicuro, a ricordarci di quanto ci eravamo tanto arricchiti. Il brusco risveglio è appena iniziato, quando ne vedremo l'effetto sull'economia reale ?

mercoledì 17 dicembre 2008

Hera e l'arroganza dei monopoli radicali


Questa frase è stata scritta negli anni 70' da Ivan Illich:

«Per monopolio radicale intendo un tipo di dominio di un prodotto che va molto al di là di ciò che il termine solitamente indica. Generalmente si intende per monopolio il controllo esclusivo, da parte di una ditta, sui mezzi di produzione o di vendita di un bene o d'un servizio.

I monopoli di questo tipo sono dei pericolosi sottoprodotti dello sviluppo industriale... Questo primo tipo di monopolio restringe le possibilità di scelta del consumatore o addirittura lo fa trovare di fronte a un unico prodotto sul mercato, ma raramente limita in altri sensi la sua libertà.

Un uomo assetato può desiderare una bibita analcolica, fresca e gassata, e trovarsi astretto alla scelta di una sola marca, ma resta libero di togliersi la sete bevendo birra o acqua.

Solo se e quando la sua sete si traduce senza possibli alternative nel bisogno forzato, nell'acquisto obbligatorio d'una bottiglietta di una certa bibita, soltanto allora si installa il monopolio radicale.

Non intendo il dominio di una certa marca, ma la necessità industrialmente creata di servirsi di un tipo di prodotto. Si ha monopolio radicale quando un processo di produzione industriale esercita un controllo esclusivo sul soddisfacimento di un bisogno pressante, escludendo ogni possibilità di ricorrere a tal fine, ad attività non industriali.»

Ivan Illich, La convivialità, pp 89-90

Mi stupisco della sua genialità e di come avesse compreso (negli anni '70!) dinamiche che hanno mostrato tutti i loro effetti solo dopo il 2000. Oggi aziende come Hera, che agiscono in regime di integrale monopolio di fatto, stanno effettivamente esercitando enormi pressioni per negare, all'origine, l'ingresso di altri operatori nel settore della raccolta rifiuti, facendosi scudo delle loro necessità industriali.

In sostanza, quello che aziende come Hera affermano, come ad esempio che il porta a porta non conviene o che gli inceneritori sono indispensabili, è il frutto di questo sciagurato tentativo di ridurre tutto a business, mantenuto in piedi grazie al ricatto continuo che viene esercitato all'interno dei piccoli comuni.

Sarà forse questo il motivo per cui, un tale di nome Roberto Sacchetti, in pieno conflitto di interessi e di ruoli, siede nel consiglio di amministrazione di Hera e contemporaneamente è astato nominato a capo della direzione strategica delle politiche ambientali del PD ?

Consigliere di nomina politica che guadagnano oltre 100.000 euro all'anno, possono essere imparziali nelle loro scelte politiche ? Io credo di no, salvo eccezioni non potranno nei fatti che difendere le necessità del monopolio che rappresentano.

Sarebbe come se il garzone dipendente di un salumiere aprisse un centro culturale per lo studio dei salumi, e decidesse, dopo accurate indagini, che l'unico salume che vale la pena di mangiare è quello che produce il suo padrone.

Propongo che le rappresentanze politiche parcheggiate nei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica (ex municipalizzate) siano pagate direttamente dai comuni, e non dalle società stesse, e che siano sostituite ogni due anni per evitare sodalizi di affari. Solo così potranno entrare concetti come "tutela dei bisogni reali collettività" all'interno delle decisioni politiche in materia ambientale.

Pensate che negli USA, alla direzione della task-force ambientale di Obama, hanno messo addirittura un premio nobel per la fisica, esperto di energie rinnovabili e alternative, da noi se va di lusso mettono qualche portaborse.



mercoledì 3 dicembre 2008

Dalla crisi alla decrescita

Vorrei rilanciare, per chi non lo avesse ancora letto in rete, questo bel post di Alessandro Ronchi, che personalmente condivido appieno dalla prima all'ultima riga. Non potendo aggiungere altro ritengo utile citarlo in forma integrale, aggiungendo solo qualche link per evidenziare le tragiche verità di cui parla:

In questo clima di crisi economica i furbetti tentano di sfruttare il panico per fare, come al solito, i propri interessi, seguiti da chi, al governo del territorio o del nostro Paese, si trova a dover proporre soluzioni per uscirne.

Recentemente il Governo ha limitato le possibilità per i privati e le imprese di ottenere incentivi e detrazioni sugli interventi per il risparmio energetico.

Nello stesso tempo ha parlato della necessità di aumentare i consumi, senza parlare di cosa e come si debba consumare in una società sostenibile economicamente ed ecologicamente tentando, invano, di tornare ad un sistema che strutturalmente non si regge in piedi.

Dalla concorrenza al ribasso su prezzi e diritti di chi lavora, alla rincorsa alla disoccupazione, allo sfruttamento di tutte le risorse come se fossero infinite ed a costo zero. Se c’è un insegnamento che dovremmo trarre da questa situazione è proprio il segnale chiaro della necessità di regole sensate ed uguali per tutti, di una economia che si basa sulle reali necessità e disponibilità del territorio, di risparmio nell’uso delle risorse che sono finite e non rinnovabili.

E’ per questo che il taglio agli incentivi alle energie alternative ed al risparmio energetico è una iniziativa gravissima e stupida: se c’è una cosa che deve crescere, in tutto il Pianeta, è proprio il lavoro che porta alle famose tre sostenibilità: sociale, economica ed ambientale. Lo stesso vale per il contesto locale, nel quale la crisi rischia di diventare il pretesto con il quale concedere sfruttamento del territorio senza regole ed in maniera discrezionale, non uguale per tutti.

In questo momento devono essere date possibilità di crescita alle aziende che intendono investire sul territorio, ma allo stesso tempo si deve fare molta attenzione alla speculazione, che è una delle cause del crollo dei mercati finanziari. Il passato recente dimostra che i nostri dubbi erano fondati, che costruire più del necessario non porta solo problemi ambientali e sociali ma alimentano anche bolle che, allo scoppio, mettono in crisi soprattutto i più deboli.

Oggi chi crede che l’ambiente sia un costo da tagliare in momenti di ristrettezze economiche, purtroppo non ha compreso le grandi occasioni che abbiamo perso e stiamo perdendo. Se avessimo lavorato di più in passato sul risparmio energetico avremmo creato posti di lavoro non delocalizzabili in Cina, pagati senza continui sostegni pubblici ma con il taglio dei consumi di fonti fossili provenienti quasi esclusivamente dall’estero, ed allo stesso tempo migliorando la qualità del nostro Paese.

Il Sole ed il Vento non salgono di prezzo da un anno all’altro, al contrario del Petrolio. Lo stesso ragionamento si può fare per l’acqua, che da bene comune si vuole trasformare in risorsa privata, per i rifiuti che gettiamo e bruciamo e che rappresentano uno spreco continuo di materie prime che importiamo dall’estero.

Purtroppo questa concezione di una economia nuova, di cui ha recentemente trattato un bell’articolo sul Sole 24 Ore (non proprio un quotidiano ecologicamente estremista) e che ha giustamente riempito la campagna elettorale di Obama, è totalmente sconosciuto a tutti i partiti oggi presenti nel nostro Parlamento.

Mentre sulle sciocchezze si possono inscenare teatrini, sul ritorno al nucleare, sulle opere inutili e su tante altre questioni che oggi dovrebbero prendere una strada diversa assistiamo a continui inciuci e strette di mano sottobanco. Oggi più che mai è necessario un cambiamento, un passaggio verso la giusta misura delle cose, non ad una crescita fine a sè stessa dei consumi. Altrimenti non usciremo dalla crisi, ed a questa continueranno a seguirne ciclicamente altre.

Io vedo in queste parole l'idea della decrescita.

giovedì 27 novembre 2008

L'alba dei morti dementi, dal piano anticrisi alla social card

Berlusconi annuncia pubblicamente il suo nuovo "new deal" per uscire dalla crisi, sostenendo che stanzierà oltre 16 miliardi di euro per spese in infrastrutture, allo scopo di rilanciare l'economia in piena recessione.

Quali infrastrutture ?

Ovvio, quelle quasi tutte inutili e impattanti per il territorio, purché assai remunerative per gli amici imprenditori, come i trafori del Frejus, TAV, Ponte sullo stretto, Expo di Milano, i soliti piani di cementificazione selvaggia e devastazione del territorio. Nonché spreco totale di soldi pubblici. Tanto valeva allora pagare gente per scavare buche e altra gente per riempirle, come forma di finanziamento pubblico senza fare troppi danni.

Anche in Inghilterra hanno in mente provvedimenti simili, un piano anticrisi di investimenti per rilanciare l'economia, ma loro come dichiarano di spenderli tutti questi soldi ?

Creando migliaia di posti di lavoro nel settore del risparmio energetico, coibentazione delle case, infrastrutture energetiche rinnovabili. Ci rendiamo conto che in Spagna, ad esempio, grazie agli investimenti fatti, riescono già ad ottenere in condizioni favorevoli fino al 40% di energia elettrica dal solo eolico ?

C'è arrivato persino Obama!

Ma ci pensate che contemporaneamente si potrebbe aiutare tantissime persone dando lavoro qualificato e dignitoso, ed al contempo fare un favore enorme all'ambiente ? Anzi più di un favore, poiché investire sul risparmio e riduzione dei consumi energetici ci affranca dalla dipendenza del petrolio, ci consente di risparmiare nella bolletta, diminuisce le emissioni di CO2, sbloccando risorse preziose per tante altre attività. Questo si che rimetterebbe in moto l'economia reale, quella che davvero serve al paese per migliorare il proprio status riallineandolo a quello degli altri paesi europei.

Certo che se però guardiamo nel resto dell'Europa le cose sono comunque sconfortanti, il piano anticrisi del G15 è totalmente orientato a salvare gli istituti di credito, niente di più.

Poi arriva Bertolaso che denuncia la situazione disastrosa delle scuole italiane ed afferma che occorrerebbero oltre 10 miliardi di euro (che non si trovano) per ristrutturare i fatiscenti edifici scolastici (oltre 40.000 stabili).

Se proprio in Italia rimanesse un barlume di buon senso, anziché finanziare pedemontane, viadotti, parcheggi smisurati, trafori infiniti, ponti, non sarebbe meglio spendere parte di quei fondi per ristrutturare le scuole italiane, ed il resto per coibentare le case (come vorrebbero gli inglesi) e fare così un grosso favore all'ambiente ? Macché, riescono pure ad intralciare il conto energia per l'incentivazione del fotovoltaico.

Introduciamo per legge la raccolta domiciliare in tutti i comuni al di sotto dei 100.000 abitanti, vincolando i gestori a reinvestire gli enormi utili accumulati con le tariffe dei cittadini ad assimere personale utile per il Porta a Porta, anche usando in parte gli incentivi statali una-tantum se servono. Questo si che creerebbe posti di lavoro stabili e migliorerebbe la gestione del rifiuto e dell'ambiente! Investiamo in centri del riciclo di eccellenza come quello di Vedelago, finanziamo i progetti più avanzati dei nostri ricercatori come il KiteGen di Massimo Ippolito, o il solare termodinamico di Rubbia. Dubito che si possa finanziare seriamente la ricerca scientifica, dato che i fondi per l'istruzione sono stati appena tagliati per l'ammontare di 8 miliardi di euro in 3 anni dal de-ministro Gelmini, salvo poi dichiarare che forse un po di questi soldi andrebbero restituiti ai ricercatori.

Sono convinto dall'evidenza che i provvedimenti di questo "pseudo" governo siano più rivolti ai prenditori alla Ligresti, (chiamarli imprenditori mi é sembrato troppo) piuttosto che a supporto del volgo (ex classe media) che stenta a mantenere un tenore di vita decente. Tutto quello che sanno ipotizzare è la "social card", una sorta di paghetta del babbo tirchio (40 euro al mese) regalata al solo scopo di incentivare i consumi (e fare bella figura in TV). Impossibile anche volendo non considerarla una presa per i fondelli.

La solita Italietta governata da una masnada di furbastri, speriamo la storia li spazzi via senza pietà al più presto. Si confidava in un nuovo rinascimento, potremo invece assistere in diretta al film "L'alba dei morti dementi".

martedì 18 novembre 2008

Niente riciclaggio in tempo di crisi

Si sta verificando in questi mesi, soprattutto per effetto della crisi economica, un fatto realmente strano: Il crollo dei prezzi delle materie prime, specialmente plastiche. Come conseguenza del tutto inaspettata, sta crollando anche il prezzo delle materie prime seconde, e con esse la convenienza del riciclaggio.

Abbiamo appena pochi mesi fa guardato con molto interesse ad esperienze come quelle di Recoplastica, le cui aspettative sono andate in parte deluse, consapevoli però che un mercato in grado di valorizzare adeguatamente il "rifiuto" sia indispensabile in un futuro non troppo lontano, allo scopo di garantire l'efficacia del riciclo.

Lo riporta il Times:

Le aziende che raccolgono i rifiuti differenziati stanno finendo lo spazio per conservare la carta, le bottiglie di plastica e l'acciaio perché i prezzi sono così bassi da rendere invendibili i materiali (...) che ora non valgono più nulla. Il crollo dei prezzi è stato causato da una discesa della domanda per i materiali riciclati, specialmente dalla Cina, dove le industrie manifatturiere risentono della crisi economica. Stuart Foster, di Recoup, racconta che il mix di plastiche si vendeva a 200 sterline a tonnellata, e in sole 4 settimane il prezzo è precipitato praticamente a zero.


Sta accadendo in pratica, anche per le materie prime ed i rifiuti riciclati, quello che sta accadendo in questi ultimi mesi al prezzo del petrolio, in cui un surplus temporaneo di offerta (causato da un calo della domanda) sta letteralmente abbattendo i prezzi fino ai livelli del 2004. Eppure, la produzione è in stallo, fissa a 84 milioni di barili al giorno da qualche anno.

A me sembra che il sistema stia rivelando tutte le sue assurdità: c'è ancora convenienza economica nel produrre e comprare plastica nuova, ma non ce ne è più per riciclare quella vecchia? Demenziale.

Mai come ora avremmo bisogno di trovare alternative al petrolio, il cui picco è oramai conclamato, pertanto riciclare tutto quello che possibile sembrerebbe semplicemente un fatto imperativo. L'aumento dei prezzi del petrolio, che portava con se anche l'aumento delle materie riciclate, avrebbe dovuto rendere conveniente queste ultime, invece le dinamiche di mercato sembrano volere che questo stile di vita energivoro debba continuare fino all'inesorabile momento in cui di risorse non ce ne saranno più a sufficienza per tutti.

Oggi siamo in recessione pertanto i prezzi scendono, cosa succederà domani quando ritornerà la crescita economica, invocata a gran voce da tutti ?

Fonte: Petrolio

domenica 19 ottobre 2008

Lavoratori precari senza protezione

Marco Biagi, nel suo “Libro Bianco”, scriveva che una delle priorità per riformare il mercato del lavoro era proprio «disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza».

Dato che è defunto e pertanto non può reagire, non protesterà notando quanto si sta facendo scempio dei suoi reali intendimenti, in chi cerca di utilizzare solo una parte del suo lavoro. Di sicuro si è raggiunto ampiamente il risultato dell'incremento della flessibilità, grazie soprattutto ai contratti atipici (in realtà già previsti in forma simile dal passato pacchetto Treu, quello dei CO.CO.CO), ma ignorando completamente quegli ammortizzatori sociali che avrebbero fatto da contrappeso ai pericoli di instabilità e insicurezza del mercato del lavoro, così come lo stesso Biagi voleva.

E' per questo che mi indigno contro coloro che, al solo sentire critiche sull'attuale regolamentazione del lavoro precario, ribattono che "così si infanga la memoria del povero Biagi". Mi verrebbe voglia di rispondere... Mavafff!

Oggi che l'economia sta andando a picco e che il tanto decantato capitalismo sta crollando come un castello di carte a causa della globalizzazione dei mercati, che ne sarà della enorme massa di precari che rappresentano il presente di tanti giovani ? Ci sarà abbastanza liquidità e crescita per assumerli tutti ?

Penso proprio di no! ... Rimane sempre San Precario.

venerdì 26 settembre 2008

The Crash Course

Chris Martenson ha realizzato un rapido corso di economia in 22 lezioni.

Ci spiega in un inglese semplice e diretto (e con molti grafici comprensibili) di come il sistema economico mondiale DEVE cambiare radicalmente il prima possibile per evitare il collasso e minimizzare i danni.

E’ un appello ragionato alla decrescita economica..

The Crash Course

mercoledì 30 luglio 2008

Stato illuminato e lungimirante oppure stato di polizia

Questo interessantissimo articolo tratto dal Blog di ByoBlu, pur con una crudezza a dir poco didascalica, contiene un concetto che gira nella mia testa da molto tempo, e che Claudio Messora è riuscito ad esprimere benissimo; qual'è la differenza fra un Governo che pensa al futuro del paese in maniera lungimirante (come forse quello spagnolo) e un governo che strumentalizza il sentimento popolare per raggiungere secondi fini non dichiarati (vedi alla voce P2), miranti al controllo sociale mediatico e paramilitare in previsione di un futuro fatto di crisi economico-energetica e lotte sociali senza quartiere:

Ma forse a tutta questo c'è uno scopo non dichiarato. Forse, con l'esercito già dispiegato nelle città, sarà più facile gestire la vera crisi. Quella degli italiani in fila per il pane, che assaltano le banche nel tentativo di riprendersi i risparmi.

Pensateci, il petrolio è già pressoché al picco, il gas naturale arriverà al picco con tutta probabilità nel 2014-2016, due sono le soluzioni possibili, lavorare per un "nuovo" futuro basato su paradigmi differenti dagli attuali, incentrati su una economia orientata al risparmio energetico ed all'utilizzo razionale delle risorse, oppure creare uno stato di polizia per pilotare il consenso e stroncare sul nascere qualsiasi velleità di rivolta quando i cittadini scopriranno che la cuccagna dell'economia che regala benessere a tutti è finita..

La conclusione è chiara e si può riassumere nella frase: é stato bello finchè è durato. Ora diamoci da fare per rifondare il seme di una nuova società in grado di affrontare il futuro, con legalità ma senza i manganelli.