mercoledì 17 dicembre 2008

Hera e l'arroganza dei monopoli radicali


Questa frase è stata scritta negli anni 70' da Ivan Illich:

«Per monopolio radicale intendo un tipo di dominio di un prodotto che va molto al di là di ciò che il termine solitamente indica. Generalmente si intende per monopolio il controllo esclusivo, da parte di una ditta, sui mezzi di produzione o di vendita di un bene o d'un servizio.

I monopoli di questo tipo sono dei pericolosi sottoprodotti dello sviluppo industriale... Questo primo tipo di monopolio restringe le possibilità di scelta del consumatore o addirittura lo fa trovare di fronte a un unico prodotto sul mercato, ma raramente limita in altri sensi la sua libertà.

Un uomo assetato può desiderare una bibita analcolica, fresca e gassata, e trovarsi astretto alla scelta di una sola marca, ma resta libero di togliersi la sete bevendo birra o acqua.

Solo se e quando la sua sete si traduce senza possibli alternative nel bisogno forzato, nell'acquisto obbligatorio d'una bottiglietta di una certa bibita, soltanto allora si installa il monopolio radicale.

Non intendo il dominio di una certa marca, ma la necessità industrialmente creata di servirsi di un tipo di prodotto. Si ha monopolio radicale quando un processo di produzione industriale esercita un controllo esclusivo sul soddisfacimento di un bisogno pressante, escludendo ogni possibilità di ricorrere a tal fine, ad attività non industriali

Ivan Illich, La convivialità, pp 89-90

Mi stupisco della sua genialità e di come avesse compreso (negli anni '70!) dinamiche che hanno mostrato tutti i loro effetti solo dopo il 2000. Oggi aziende come Hera, che agiscono in regime di integrale monopolio di fatto, stanno effettivamente esercitando enormi pressioni per negare, all'origine, l'ingresso di altri operatori nel settore della raccolta rifiuti, facendosi scudo delle loro necessità industriali.

In sostanza, quello che aziende come Hera affermano, come ad esempio che il porta a porta non conviene o che gli inceneritori sono indispensabili, è il frutto di questo sciagurato tentativo di ridurre tutto a business, mantenuto in piedi grazie al ricatto continuo che viene esercitato all'interno dei piccoli comuni.

Sarà forse questo il motivo per cui, un tale di nome Roberto Sacchetti, in pieno conflitto di interessi e di ruoli, siede nel consiglio di amministrazione di Hera e contemporaneamente è astato nominato a capo della direzione strategica delle politiche ambientali del PD ?

Consigliere di nomina politica che guadagnano oltre 100.000 euro all'anno, possono essere imparziali nelle loro scelte politiche ? Io credo di no, salvo eccezioni non potranno nei fatti che difendere le necessità del monopolio che rappresentano.

Sarebbe come se il garzone dipendente di un salumiere aprisse un centro culturale per lo studio dei salumi, e decidesse, dopo accurate indagini, che l'unico salume che vale la pena di mangiare è quello che produce il suo padrone.

Propongo che le rappresentanze politiche parcheggiate nei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica (ex municipalizzate) siano pagate direttamente dai comuni, e non dalle società stesse, e che siano sostituite ogni due anni per evitare sodalizi di affari. Solo così potranno entrare concetti come "tutela dei bisogni reali collettività" all'interno delle decisioni politiche in materia ambientale.

Pensate che negli USA, alla direzione della task-force ambientale di Obama, hanno messo addirittura un premio nobel per la fisica, esperto di energie rinnovabili e alternative, da noi se va di lusso mettono qualche portaborse.



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