mercoledì 30 aprile 2008

In Europa gli inceneritori vengono sempre più tassati

In Europa, dopo anni di sostegno all’incenerimento, e un’attenta verifica sui suoi effetti, si è scelto di cambiare direzione: i contributi sono stati diminuiti (in Inghilterra sono meno della metà rispetto all’Italia) o, nella maggior parte dei casi, tolti. Ora, nello stato preso per tanti anni come riferimento, dove la produzione dei rifiuti pro capite raggiunge i livelli più alti in assoluto, la Danimarca, è stata introdotta una tassa sull’incenerimento. Lo smaltimento tramite incenerimento è quindi equiparato sostanzialmente alla discarica. Una tassa simile è stata introdotta da pochi anni anche in Svezia.

Cosa sta succedendo ? Si è scoperto che il grosso problema dell'utilizzo della combustione come forma di smaltimento, al di la degli aspetti di pericolosità ambientale su cui non vorrei soffermarmi, consiste nella disincentivazione attiva verso le politiche volte alla riduzione dei rifiuti alla fonte e nella competizione economica verso forme più pulite di smaltimento.

Le nazioni che spingono sull'incenerimento, sono anche le nazioni che hanno una produzione di rifiuto pro-capite più alto, tanto più se la pratica è sovvenzionata con soldi pubblici, questo non può essere un caso. Gli imprenditori privati che accettano di entrare nel mercato pilotato e drogato dello smaltimento sovvenzionato guadagnano infatti posizioni di privilegio all'interno delle amministrazioni, condizionandole pesantemente e ponendo in essere seri vincoli nei riguardi di ogni tentativo della politica di ridurre il rifiuto alla fonte. A Brescia, dove esiste il più grande inceneritore d'Europa (oltre 750.000 ton/anno smaltite), il rifiuto supera i 2Kg/procapite al giorno, il che è indicativo di come il sistema stesso spinga nella direzione opposta rispetto alla risoluzione di un problema.

Ancora c'è qualcuno che si meraviglia del come, nella nostra piccola realtà locale, grandi aziende come Hera riescano a bloccare sistematicamente i tentativi dei cittadini di introdurre sistemi virtuosi tipo il Porta a Porta ? Il riciclo è solo una fastidiosa perdita di guadagno!

Solo l’Italia va controtendenza, pensando all’incenerimento come panacea alla gestione dei rifiuti e alla produzione di energia. Spulciando i dati Terna risulta come il contributo totale dato dalla termovalorizzazione (rifiuti + biomasse) in rapporto al dislocamento nazionale di potenza elettrica installata sia di appena 1.2GW su oltre 50GW totali, addirittura inferiore dell'eolico, che ammonta in Italia, già fanalino di coda d'Europa, a più di 2GW. Parlando in termini di energia elettrica ceduta alla rete (considerando come il rendimento tipico di una centrale elettrica a rifiuti e biomasse non superi il 12%) siamo ben al di sotto dello 0,5%, contributo pertanto trascurabile.

martedì 29 aprile 2008

Il petrolio è morto, viva il petrolio

Partiamo dal punto fondamentale, siamo sull'orlo di una crisi energetica senza precedenti, picchisti o non picchisti lo stile di vita basato sui consumi fossili folli non durerà a lungo se non si prendono seri provvedimenti fin da ora. Malgrado non sia impossibile che qualche paese lontano tiri fuori dal cilindro un giacimento di petrolio ancora incontaminato, in grado forse di spostare il problema più in la di qualche anno, ciò non modifica di una virgola l'enorme dilemma che abbiamo di fronte. Per la prima volta nell'esistenza dell'umanità abbiamo la "certezza" che i nostri figli avranno molte meno risorse dei nostri padri, un futuro di contrazione dei consumi e una limitazione delle possibilità di mobilità che oggi ci sembrano ovvie ed assodate (auto privata, aviazione, viaggi oltreoceano).

A questo punto si delineano due strategie di intervento

Gli sviluppisti ottimisti
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Sono coloro che, ad ogni costo, desiderano trovare un sostituto energetico che possa sopperire gradualmente all'apporto mancante del petrolio, in modo da continuare il nostro stile di vita occidentale come se nulla fosse. Fra questi sono da annoverare i nuclearisti straconvinti e i fautori dei biocarburanti, entrambi i quali tenderanno a minimizzare qualsiasi rischio di impatto sia ambientale che economico, all'insegna di "l'importante è che il sogno della modernità continui". Sono generalmente sviluppisti visionari che credono nell'ideale del libero mercato e nella fiducia verso la scienza, capace sempre di trovare soluzioni ai problemi di mano in mano che si verificheranno. Pensano che le grandi opere portino sviluppo e ricchezza, che la spinta propulsiva del mondo continuerà ad essere l'economia della crescita, e che unico paracadute per garantire il benessere di uno stato sia l'incremento continuo del PIL.

I fatalisti della decrescita
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Sono coloro che, malcelando un certo pessimismo che spacciano per realismo, sostengono che la "decrescita" sarà inevitabile, che il futuro sarà completamente diverso da come lo immaginiamo oggi. Ottimisti di facciata, convinti e compiaciuti che un giorno esterneranno un "te l'avevo detto" quando le cose si metteranno davvero male, vere e proprie cassandre ad orologeria. Affermano che l'unica maniera per arginare la "smusata" che ci aspetta sia quella di affidarci al ritorno di un senso di sobrietà ed una riscoperta dei valori fondamentali da preservare, che non sono la produzione energetica a tutti i costi ma l'agricoltura sostenibile, l'autoproduzione, il corretto uso idrico, il risparmio energetico spinto, la microgenerazione in "networked power grid", le fonti rinnovabili. Fra questi da annoverare i sostenitori dell'eolico e del fotovoltaico, coloro che passano il tempo a misurare l'efficienza e il rendimento delle fonti energetiche marginali, coloro in generale che credono che una "nuova narrazione del mondo" è possibile. Odiano gli sprechi di risorse e la pubblicità, amano il riuso, il riciclo, i veicoli elettrici, e si compiacciono di avere performance ambientali migliori dei propri vicini di casa.

Beh, per quanto mi riguarda, io sono uno dei soci fondatori del movimento della decrescita di Maurizio Pallante, pertanto non avrete difficoltà a capire dove posso collocarmi nella grezza dicotomia che ho appena evidenziato.

lunedì 28 aprile 2008

Rifiuti: La corte europea condanna l'Italia

La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha condannato il 10 Aprile scorso l'Italia per la tardiva e quindi non corretta applicazione della direttiva volta a prevenire le ripercussioni negative sull'ambiente derivanti dalla non corretta gestione delle discariche di rifiuti.

In sostanza, l'Italia applica alle discariche nuove il trattamento più favorevole, previsto per le discariche preesistenti, al contrario di quanto previsto dalla direttiva. Anche per i rifiuti pericolosi, le regole transitorie previste non sono state applicate alle discariche preesistenti mentre sono state applicate solo per quelle nuove, sempre in contrasto con la normativa comunitaria.

La direttiva europea definisce le nozioni di rifiuti e di discariche - che suddivide in tre categorie: le discariche per rifiuti pericolosi, per rifiuti non pericolosi nonché per rifiuti inerti - e prevede che gli Stati membri elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento dei rifiuti, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari.

La Corte ha riconosciuto valide le obiezioni sollevate dall'esecutivo europeo ed ha condannato l'Italia al pagamento di tutte le spese. Mi viene il sospetto che sotto gli scantinati del parlamento ci sia una zecca clandestina che stampa moneta falsa.... altrimenti non si spiega la superficialità con cui la stampa prende notizie di questo genere.

domenica 27 aprile 2008

Intervista a videoregione sul v2-day


Carlo Laurenzi e Luca Landi del Meetup di Forlì sono stati intervistati stamattina da videoregione come ospiti della trasmissione Buongiorno Romagna. Bravissimi ragazzi, tenete alta la bandiera della libertà di informazione. Il conteggio totale delle firme raccolte in occasione del v2day è arrivato a 1700 a Cesena e 2400 a Forlì.

sabato 26 aprile 2008

V2-Day, ignorato dai media ma non dalla gente

Stamattina nessun giornale locale ne ha parlato, nemmeno un trafiletto, nonostante ciò è davvero difficile non avere notato le migliaia di persone che hanno partecipato ieri, anche a Cesena, al V2-Day promosso da Beppe Grillo. In totale sono state raccolte all'incirca poco meno di 1500 firme, il che è stato un ottimo risultato, soprattutto considerato il fatto che i quesiti referendari erano 3, pertanto ognuno dei presenti ha dovuto firmare per ben 3 volte su moduli distinti. Fino ben oltre l'orario massimo che si era stabilito, i bravissimi ragazzi del meetup di Cesena, coadiuvati anche dai ragazzi del MIZ, hanno raccolto tutte le firme che hanno potuto, scrivendo ininterrottamente sui moduli dalle 9 di mattina fino alle 20 di sera. Grande successo di partecipazione democratica quindi, nonostante i timori di vedere invalidato tutto il lavoro svolto a causa di un cavillo burocratico che se impugnato rischia di vedere vanificata l'intera iniziativa. Un particolare ringraziamento va a Iliana, DiPlacido e Fabbri, i nostri tre super consiglieri che si sono gentilmente prestati come autenticatori in questo vero e proprio "tour de force" referendario. Anche la diretta con Grillo dalla piazza di Torino, pur con qualche piccola difficoltà tecnica, si è svolta regolarmente, tanti erano infatti i curiosi che si sono assiepati attorno ai monitor per ascoltare gli strali del comico genovese, che davvero non si è risparmiato. Sulla libertà di informazione si basa la creazione di un cittadino consapevole dei propri comportamenti politici, oggi ispirato più dalla propaganda che da un reale spirito critico, impossibile da ottenere senza una informazione realmente libera ed indipendente da ogni tipo di condizionamento. Non so giudicare se la data del 25 aprile fosse opportuna, la festa della liberazione meritava di essere rispettata, sono tuttavia convinto che manifestare il dissenso rispetto a questo modo addomesticato di rappresentare la realtà e l'informazione sia un atto coraggioso del quale i padri della nostra democrazia sarebbero stati orgogliosi. Ieri dovevamo liberarci dal nazifascismo, oggi da una larga fetta di informazione falsa ed asservita strumentalmente al potere politico ed economico. Proviamo a ripartire da questo punto, per tessere un nuovo rapporto fra la politica e la società civile, due mondi che non si frequentano più.

giovedì 24 aprile 2008

Tutti in piazza per il V2-Day di Beppe Grillo



Il 25 Aprile Beppe Grillo, sull'onda del successo avuto l'8 settembre scorso, ha indetto il V2-day, una manifestazione per la raccolta di firme destinate a tre referendum abrogativi. Il tutto parte da una constatazione secondo la quale l’informazione in Italia, sia essa scritta che televisiva, è sostenuta quasi integralmente da gruppi politici e/o finanziari e dunque non propriamente libera. Unito a questo c’è il dato di fatto della “occupazione” abusiva (sentenza della corte europea) delle frequenze radiotelevisive da parte di mediaset, in riferimento esplicito allo scandaloso caso rete4/europa7.

Il 25 Aprile Beppe Grillo, come detto, proporrà tre referendum:
  • Abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa
  • Abolizione dell’ordine dei giornalisti
  • Abolizione della legge Gasparri (Testo Unico normativo della radiotelevisione)

Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria:

Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all'anno. L'editoria può quindi a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati, tante testate locali che svolgono con onestà il loro lavoro. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l'ingerenza della politica e dell'alta finanza nell'informazione.

Il lettore non conta nulla per l'editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).

Per saperne di più niente di meglio che rivedere la famosa puntata di Report di Milena Gabanlli sullo stato dell'editoria italiana.

Abolizione dell'ordine dei giornalisti:

Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L'albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia. Nel 1963 l'albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti, con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione.

L'informazione è libera e l'ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.

Abolizione della legge Gasparri:

La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive. La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate abusivamente da Rete 4. La Corte ha evidenziato inoltre che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte Costituzionale, che ha bocciato la legge Gasparri. Di fatto, dunque, la legge Gasparri è a tutti gli effetti incostituzionale!

Tutto quanto detto finora non va contro i giornalisti, anzi, sarebbero “liberati” da quei vincoli che ne impediscono la piena affermazione delle loro capacità. L'ordine dei giornalisti esiste ad esempio in pochissimi paesi al mondo, tipicamente quelli che hanno avuto regimi dittatoriali in passato, come in Portogallo e Spagna (catalogna). Per essere considerati giornalisti deve essere sufficiente un titolo di studio ed avere svolto praticantato presso una redazione, l'informazione non deve essere appannaggio di una "casta" di privilegiati con la tessera.

Anche a Cesena ovviamente si terrà il banchetto di raccolta firme, appuntamento quindi per il:

V2-Day: "Libera informazione in Libero stato"
Raccolta firme dalle ore 9 alle ore 19 presso la
GALLERIA URTOLLER
a CESENA


Aggiornamento: Il V2-Day avrà il suo spazio virtuale anche su SecondLife

Una pagina nera di democrazia

Il patto di sangue fra Hera e il comune di Cesena non ha tardato a dare l'ennesima prova di se, ieri sera 23 Aprile, durante il passaggio al voto della petizione a favore del Porta a Porta. La petizione popolare è stata bocciata, le oltre 2000 firme di cittadini gettate alle ortiche, alcuni amministratori costretti, per ragioni di partito, a votare contro un documento da loro stessi firmato. Il primo timido tentativo di democrazia partecipata, caso inedito a Cesena, dove un illuminato regolamento comunale prevede il passaggio al voto delle petizioni di origine popolare, è fallito miseramente fra le patetiche dichiarazioni di intenti sia della giunta che di larga parte dell'opposizione.

In breve, i fatti si sono svolti in questo modo; La petizione portata all'ordine del giorno, letta integralmente in aula, in fase di dichiarazione di voto ha ricevuto un consenso pressoché unanime (fatto distinguo per Forza Italia, che non ne condivideva alcuni specifici aspetti), tutti uniti appassionatamente nel sottolineare l'importanza del coinvolgimento diretto dei cittadini, la necessità di ridurre la quantità dei rifiuti da smaltire, l'ottemperanza dei limiti di raccolta differenziata che il comune stenta a raggiungere. Nel sentire le varie dichiarazioni di voto ci si sarebbe aspettati un plebiscito bulgaro a favore, invece.... si vota contro.

Sarebbe come se mi chiedessero di decidere di che colore dipingere la facciata della mia casa ed io rispondessi: "trovo giusto che sia di un colore ispirato alla natura, che ricordi un grande prato lussureggiante, che faccia venire in mente l'idea della speranza, che inizia per v... e finisce per e, pertanto la dipingiamo nera. Io mi sarei vergognato come un porcospino nudo a fare affermazioni di questa natura, ma evidentemente non sono un politico abbastanza scafato.

Il pubblico presente era ammutolito dalla pochezza dimostrata dalla giunta, in primis dalle sconcertanti dichiarazioni del sindaco, che a seguito del suo auto-elogio per il presunto coraggio manifestato dalla sua giunta, ha talmente irritato il pubblico da costringerlo ad abbandonare l'aula per protesta durante il suo intervento.

Assieme alla petizione erano presenti in discussione due altri ordini del giorno sullo stesso tema di base. Il primo, promosso da tutti i gruppi non di maggioranza, chiedeva sostanzialmente una decisione vincolante sui tempi e modi per applicare il porta a porta. Era evidente come tali vincoli avrebbero rischiato di provocare un muro contro muro, così infatti si è verificato, portando il tutto ad una sonora bocciatura dalla maggioranza, che non desidera certo imbarcarsi in vincoli imposti da scelte non da lei originate.

Il secondo ordine del giorno, promosso dal PD (ed a ruota da Rifondazione che fa parte integrante della maggioranza), in sostanza non chiedeva nulla di nulla, composto come era da una sequela irritante di frasi autoincensanti e autoreferenziali, dove il porta a porta era nominato timidamente in un unica riga come una fra le tante scelte possibili. Ovviamente, questo documento assolutamente scandaloso, che rappresenta null'altro che un modo forbito di esprimere il vuoto decisionale spinto, è l'unico che è stato approvato a maggioranza, essendo del tutto innocuo e non vincolando alcunché, figuriamoci l'avvio del porta a porta in tempi stretti.

Sia Nazario Sintini che Gianfranco Rossi del PD, al contrario di Monica Donini che pure aveva firmato la petizione ma correttamente ha lasciato l'aula (come il senso del pudore avrebbe richiesto) sono rimasti ed hanno votato contro. L'unica morale che se ne può trarre è che la firma di certi consiglieri vale quanto la moneta fuori corso, tali atteggiamenti sono assai gravi, irrispettosi verso i cittadini e minano in profondità le istituzioni democratiche, vanno pertanto adeguatamente denunciati alla pubblica opinione. Un cittadino ha il diritto di sapere come gli amministratori si sono comportati in aula prima di decidere a chi affidare le proprie sorti.

L'intero evento è stato integralmente registrato da Tele Osservanza, appena sbobinati gli interventi provvederemo ad effettuare una sintesi degli aspetti più salienti e pubblicarli in rete.

Oggi è quindi un giorno triste per la città, hanno vinto i conti taroccati di Hera e l'autoreferenzialità di una politica incapace di sceglere per il vantaggio dell'ambiente e dei cittadini. Hanno vinto i politicanti di mestiere che utilizzano il consenso di cittadini male informati per coltivare l'interesse economico di parte, contro chi desidera solo una politica pulita seria e trasparente. Di trasparenza se ne è vista assai poca ieri sera, complimenti Cesena!

mercoledì 23 aprile 2008

Il porta a porta a Cesena: Rassegna stampa

Si moltiplicano a dismisura i commenti dei giornali locali nei riguardi della campagna sul Porta a Porta promossa a Cesena dal MIZ. In data 23 Aprile si terrà infatti in consiglio comunale l'atteso voto sulla petizione, coadiuvato da numerosi interventi politici all'ordine del giorno a sostegno dell'iniziativa. Ovviamente, la posizione del PD è quella più fortemente ostruzionista, essendo forza di governo, preferendo al solito assecondare ciecamente i voleri economici di Hera, anziché ascoltare le ragioni dei cittadini. La stessa Hera del resto ha candidamente affermato sul "Corriere Cesenate" di essere un mero "strumento esecutivo", pertanto i comuni che desiderino iniziare la sperimentazione possono tranquillamente (a suo avviso) rivolgersi ad ATO per richiedere l'adozione del progetto. Tali affermazioni sono poco più che prese in giro, in quanto il conflitto di interessi fra Hera ed i Comuni coinvolti è talmente grave ed evidente da essere stato esplicitamente ammesso dal sindaco Conti in persona e dagli alti dirigenti del PD. Senza il benestare della multiutility, assai ben poco si muove. A questo punto, era logico aspettarsi dal PD una controproposta mirante alla disarticolazione di qualsiasi possibilità di avviare il porta a porta entro le prossime elezioni amministrative, ed infatti così è stato. Verranno forzati i consiglieri a votare contro la petizione, nonostante alcuni di essi l'abbiano addirittura firmata, evitando così che qualcuno potesse persino votarla (orrore, non sia mai) solo perché ritenuta giusta. Nel frattempo, i tre sindacati maggiori, la diocesi, i giornali locali, i quartieri, chiedono un atto di coraggio alla giunta che, alla luce della recente sconfitta elettorale, sembrava oramai un atto dovuto, invece nisba. Eppoi c'è ancora qualcuno che si domanda un perché dei tanti elettori delusi dalla incapacità al cambiamento di questo centrosinistra.

martedì 22 aprile 2008

Earth Day - Giornata mondiale della terra

Oggi si festeggia la giornata mondiale della Terra in ricordo di quel 22 aprile 1970 quando venti milioni di americani si mobilitarono per una dimostrazione a favore della salvaguardia dell’ambiente. Da allora il 22 aprile è diventato l’Earth Day, un evento internazionale, celebrato in 174 Paesi del mondo, che ha per scopo la sensibilizzazione del pubblico sui temi della conservazione dell’ambiente. E' una buona occasione per pensare al nostro pianeta e alle problematiche relative all'inquinamento, alla distruzione degli ecosistemi e all'esaurimento delle risorse d'energia non rinnovabili.

Come da tradizione ormai consolidata, la copertura mediatica riservata all'evento è vastissima, soprattutto attraverso mezzi specializzati come il canale tematico anglosassone Discovery Channel (sky 422), e ovviamente con l'ausilio di Internet. Il sito di riferimento dell'Earth Day per l'Italia è www.howgreenareyou.it, dove è possibile fare un simpatico test per misurare la propria attitudine verso i comportamenti ecologisti. Da segnalare sempre sul sito le interviste ad Erri de Luca, Piergiorgio Odifreddi, Al Gore, ed altri personaggi noti.

Il 23 aprile si vota in Comune per il porta a porta a Cesena



Finalmente ci siamo!!!

La petizione a favore dell'avvio della raccolta dei rifiuti porta a porta a Cesena, verrà messa ai voti in consiglio comunale il giorno mercoledì 23 aprile (inizio consiglio ore 18:30). E' veramente importante essere presenti, primo per far capire all'amministrazione locale che ai cittadini interessa il futuro della loro città, secondo per far pressione sugli amministratori i quali dovranno assumersi, di fronte ai presenti, la responsabilità di votare a favore o contro la nostra petizione!!! Sapremo così quali politici hanno veramente a cuore un futuro migliore per la nostra città e quali invece rispondono solo a logiche di partito o al proprio tornaconto.

Questo evento è il culmine di un'attività iniziata due anni fa e nella quale noi membri del M.I.Z abbiamo investito molto del nostro tempo. Il desiderio di coinvolgere tutte le parti sociali ci ha portato ad incontrare i quartieri, i sindacati, la diocesi e le varie forze politiche presenti sul territorio; questo ci ha permesso di confrontarci, di chiarire i dubbi che di volta in volta ci venivano posti e di ottenere quindi un appoggio pressoché unanime.

Da questi incontri è emerso soprattutto il problema della riduzione del rifiuto e del costo per il cittadino, la raccolta Porta a Porta soddisfa entrambe le esigenze, infatti, dove già attuata, porta ad una riduzione del 20% del rifiuto ed alla possibilità di applicare la tariffazione puntuale.(tariffazione puntuale: paghi in base a quanto rifiuto indifferenziato produci, + differenzi - paghi, cosa che solo con il porta a porta si può fare).

Facciamoci sentire!!!
Vi aspettiamo numerosi in consiglio comunale!!!

Per info: Barbara 349/3207788

lunedì 21 aprile 2008

Ritorno del nucleare in Italia

Una nuova ventata di ottimismo politico, a seguito del rinnovamento radicale della futura compagine di governo, mira ad infondere fiducia e sicurezza sul futuro panorama energetico italiano. Avanti tutta per coloro che vedono nel ritorno del nucleare (spesso in maniera teologica ed acritica) un modo per ritornare ai tempi d'oro dell'energia a basso costo. Non si contano i proclami per tapezzare l'Italia di centrali nucleari.

Se il petrolio arrivasse nel frattempo a 250$ al barile, non si crederà mica che i costi di costruzione di codesti impianti (da cui dipende sostanzialmente il costo del kWh nucleare) rimangano invariati ?

Anche il costo del combustibile nucleare ne risentirebbe, pure se incide in maniera minore rispetto al costo di costruzione, ma comunque incide.

In sostanza l'energia nucleare è un derivato del petrolio, petrolio economico=nucleare economico, petrolio costoso=nucleare costoso. Questo succede tra l'altro anche per le altre energie rinnovabili. Dunque a lungo termine, in uno scenario di prezzi petroliferi alti, vince la tecnologia che ha il più breve tempo di ritorno dell'investimento energetico iniziale. E questa non è il nucleare.

Dai conti di Domenico Coiante nei documenti disponibili sul sito www.aspoitalia.net si vede che al livello attuale dei prezzi degli idrocarburi il costo del kWh nucleare per impianti nuovi (costruiti con i prezzi di listino attuali e gli aggravi dovuti a ritardi e varianti) è pari circa al prezzo del kWh prodotto da gas (70-80 euro/MWh) e ben superiore ai 40-50 necessari per il carbone "pulito", non c'è da stupirsi che in un mercato liberalizzato un operatore preferisca quest'ultima opzione per realizzare profitti a breve termine ed al carbone in un ottica di più lungo periodo piuttosto che mettersi a combattere con enti locali e comitati NO-NUKE per realizzare una centrale che pareggia i costi dopo tre decenni od oltre.

Il caso di ENEL e Slovenske Elektrarne è emblematico; L'Italia è uscita dal nucleare da un tempo relativamente breve, non ci sono stati salti tecnologici di rilievo nel frattempo ed Enel conosce bene le problematiche del nucleare avendone gestito il fallimento economico e tecnologico del programma italiano sancito poi politicamente dal referendum. Enel non ha programmi per il nucleare in Italia, avete mai sentito un esponente di Enel chiedere il riavvio dei programmi atomici ? Gli altri operatori come ENI, Edison etc. men che meno. Tutti pensano a gas e carbone.

Chi spinge per il nucleare da noi sono le aziende di impiantistica e costruzioni, le uniche che non correrebbero rischi perché l'impianto gli verrebbe comunque pagato anche se poi lavorasse in perdita o dovesse essere fermato per problemi, ma queste sarebbero rogne per gli operatori.

Ebbene quali sono le attività di Enel nel nucleare ? Partecipazione alle operazioni dei reattori francesi (già ammortizzati finanziariamente perchè costruiti con sostanziosi aiuti statali e militari quando ancora la liberalizzazione europea non era partita) e riassetto di un vecchio impianto di tecnologia sovietica in Slovacchia, a poche centinaia di km dal NordEst o dalla Baviera, affamate di energia a basso costo per uso industriale.

Perchè non buttarlo giù e rifarlo nuovo con tecnologia EPR, gusci di contenimento ad alta garanzia di sicurezza, etc ? Risposta: perchè costerebbe troppo tempo e denaro e il kWh prodotto non sarebbe più competitivo col carbone o col gas oltre ad arrivare tardi sul mercato che quell'energia la vuole oggi.

Se si vuole sapere come si comporterà realmente il nuovo governo in materia di nucleare è presto detto:

  1. propaganda martellante in tv: "costruiremo n impianti supermoderni e supersicuri e risolveremo il problema energetico in italia"
  2. Alcune aziende di impiantistica e costruzioni riceveranno commesse per costosi "studi di fattibilità" che porteranno a costosi buchi nell'acqua. Queste cose saranno fatte passare in tv come "avviati i lavori per il nucleare"
  3. Nel frattempo Enel ed altri operatori continueranno (con l'appoggio del governo) a partecipare alle attività di "revamping" di vecchi reattori sovietici in giro per l'est europeo, perchè quello è l'unico nucleare competitivo e tutto sommato anche abbastanza sicuro, visto che in 40 anni di attività c'è stato un solo incidente severo.
Qui da noi ci tocca il carbone pulito e il gas. Quando ci sarà poco gas faranno lavorare gli impianti a carbone gasificato, quando ci sarà poco carbone, non si sa.

Per maggiori informazioni sull'argomento, consultate Indipendenza Energetica: Mito e Realtà, realizzato da Eugenio Saraceno di Aspo Italia.

domenica 20 aprile 2008

Tassa rifiuti senza freni, in 5 anni +30%

Nel periodo 2003-2007 le tariffe dei servizi erogati dagli enti locali sono aumentate in media del 20%, trainate da rifiuti (+29,3%), acqua (+23,7%) e trasporto pubblico locale (+18,4%).

Lo dice l'ultima analisi condotta dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. La Cgia ha poi voluto analizzare anche la differenza tra gli aumenti registrati dalle tariffe rispetto all'aumento dell'inflazione (pari a +11,2%), verificatosi sempre nello stesso periodo. Il risultato, secondo l'associazione, è che le tariffe locali sono aumentate di quasi 9 punti, addirittura 18,1 punti in più per i rifiuti e 12,5 per l'acqua.

Più contenuti, invece, gli aumenti registrati dalle tariffe controllate dalle Authority (pubbliche) che mediamente sono stati del 14%. Il gas ha subito un incremento del 23,8%, l'energia elettrica del 22,1% mentre le tariffe telefoniche sono diminuite del 9,1%.

Se le prospettive di crescita dei prezzi saranno le stesse anche per il quinquennio successivo, occorrerà rivedere in modo radicale cosa intendiamo per politiche di sviluppo e privatizzazione dei servizi essenziali. Pur con l'attuale impennata dei prezzi ancora non si parla seriamente di riduzione di produzione dei rifiuti, di riduzione degli sprechi di acqua, di incentivi alla mobilità sostenibile, di risparmio energetico e contributi alla co-generazione familiare.

Ah, dimenticavo, le tariffe telefoniche sono scese del 9%, con questa magra consolazione ci sentiamo tutti un po più ricchi.

venerdì 18 aprile 2008

Novità dal parlamento europeo in materia di rifiuti

Pochi giorni fa, la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha adottato il rapporto, redatto dalla deputata Caroline Jackson (Regno Unito, Popolari), sulla proposta di una nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo Socialista e dalla Sinistra Unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti.
Si è riusciti a non far considerare gli inceneritori, indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica, come una forma di recupero. Siamo riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l’incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l’Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili.

Umberto Guidoni - parlametare europeo

Di particolare rilevanza è stata l'adozione di una gerarchia dei rifiuti, costituita da 5 livelli e con un ordine di priorità ben preciso. Gli Stati membri si devono impegnare per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo, il riciclaggio (e altre forme di recupero fra cui NON l'incenerimento) e, ultima istanza, lo smaltimento finale dei rifiuti, purché avvenga in modo sicuro ed ecologico. Si ribadisce che l'incenerimento agisce come ultimo anello della catena per diminuire gli sversamenti in discarica, e non a monte della politica di gestione.

Altro successo è stato conquistato con la definizione di obiettivi di riduzione e di riciclaggio ben precisi: il 50% dei rifiuti domestici e il 70% di quelli delle costruzioni e degli industriali devono essere riciclati. Tra alcune settimane, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, dovrà definitivamente approvare la direttiva.

Come saprete, infine, la Corte di Giustizia europea ha condannato l'Italia per il mancato rispetto della normativa europea in materia di discariche: l'ennesima condanna che l'Italia subisce in materia ambientale. La Commissione monitorerà l'adeguamento del nostro Paese alla sentenza, in caso contrario ci sarà una procedura d'infrazione che prevede multe dai 10 milioni di euro in su.

mercoledì 16 aprile 2008

Tutela dell'ambiente nell'era del centro-destra

Fuori il Pecoraro Scanio, dentro assai probabilmente il già sperimentato Altero Matteoli, già ministro dell'ambiente del vecchio governo Berlusconi, noto per le sue dichiarazioni contrarie all'applicazione del protocollo di Kyoto in Italia e soprannominato "cuore di cemento". Corrono voci che il ministero dell'ambiente non esisterà neppure più, sembra infatti che Matteoli sia destinato alle Infrastrutture (al posto di DiPietro), con delega in materia di opere pubbliche ed ambiente, il che sarebbe come dire che i grandi costruttori potranno approvarsi da soli le valutazioni di impatto ambientale delle loro grandi opere. Veltroni aveva promesso che le pratiche per il rilascio delle VIA (valutazioni di impatto ambientale) avrebbero richiesto solo tre mesi anziché anni come succede ora, sono convinto che il nuovo governo riuscirà a fare ancora meglio, approvandole di ufficio ancora prima di riceverle. Ecco in breve le linee guida del nuovo governo in materia di ambiente ed energia:

  • rifinanziamento della "Legge Obiettivo" e delle Grandi Opere, con priorità alle Pedemontane lombarda e Veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all'Alta Velocità ferroviaria
  • rifiuti: raccolta differenziata e realizzazione dei termovalorizzatori (ovvero inceneritori)
  • rilancio del trasporto aereo, valorizzazione e sviluppo degli "HUB" di Malpensa e di Fiumicino
  • partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione
  • incentivi alla cogenerazione e alle fonti rinnovabili: solare, geotermico, eolico, biomasse e rifiuti urbani
  • realizzazione dei rigassificatori, diversificazione degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il carbone pulito

Scompaiono dalle camere le Sinistre Arlecchine, con Verdi e Rifondazione annessi, che per quanto poco sono riuscite comunque a ottenere qualcosina (ina-ina) in materia ambientale, soprattutto dal punto di vista dei principi guida, come il no alle grandi opere inutili, l'abolizione dei Cip6, l'allargamento delle oasi protette.

Che fine faranno le battaglie per il Cip6? E la Tav? E il Ponte di Messina che sembrava archiviato definitivamente? La maggior parte delle risposte le avete già sopra, per il resto non rimane che attendere.

Avanti finchè dura la cuccagna


PIL + CONSUMI + CRESCITA + RICCHEZZA = ?

I neo-parlamentari forse non hanno ben capito che la cuccagna di avere tanta energia, fertilizzanti e acqua non durerà per sempre e che sarebbe opportuno iniziare ad attrezzarsi per un futuro non esattamente roseo.

La cosa più sensata e urgente da fare sarebbe investire ogni euro e ogni possibile "tesoretto" nell' istallazione di fonti energetiche rinnovabili, in modo da preparare una transizione dolce al post-petrolio. Peccato che in parlamento non ci sia più nessuno che abbia questo senso di urgenza.

A 40 anni di distanza, le parole di Bob Kennedy così preveggenti (e che gli sono costate il collo) sono attuali più che mai. Continuiamo pure ad inseguire il sogno allucinogeno della crescita e dello sviluppo economico senza fine, finché dura.

martedì 15 aprile 2008

Commento post elettorale

Scusatemi, sapreste dirmi quando parte il prossimo treno per la Spagna ?

sabato 12 aprile 2008

Quanta CO2 si emette per produrre un kilowattora?

Da fonte Greenpeace, si ricava la seguente tabella di massima:

  • 940 grammi da incenerimento rifiuti solidi urbani Italia
  • 900 grammi da impianto tradizionale a carbone
  • 800 grammi da impianti a "carbone pulito"
  • 720 grammi da olio combustibile
  • 650 grammi valore medio Italia 2004 impianti termoelettrici (media da fonti fossili)
  • 530 grammi valore medio Italia 2004 (tutte le fonti)
  • 500 grammi da gas da impianto tradizionale
  • 370 grammi da gas da impianto a ciclo combinato (turbogas)
  • 0 grammi da idroelettrico
  • 0 grammi da eolico
  • 0 grammi da solare fotovoltaico
  • 0 grammi da biomasse
In sostanza, un inceneritore emetterebbe più CO2 di una centrale a carbone e quasi tre volte rispetto ad un impianto turbogas!
"Nei rifiuti è presente sia una componente organica, le cui emissioni di CO2 sono considerate nulle, che una componente di plastiche che invece è una fonte fossile a tutti gli effetti in quanto derivata dal petrolio, le cui emissioni vanno conteggiate"

spiega Giuseppe Onofrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
"Dai dati ufficiali che annualmente vengono presentati alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, risulta che a parità di energia prodotta i termovalorizzatori emettono più anidride carbonica rispetto alla media della produzione elettrica. Così gli incentivi che dovrebbero essere dedicati alle fonti rinnovabili - che hanno emissioni nulle di CO2 - vengono spesi per aumentarle".

Una centrale a biomasse emette inoltre zero solo se davvero utilizza biomasse e non assimilati a biomasse, cioè esclusivamente sfalci e residui di legno o cellulosa completamente rinnovabili.

Per quanto riguarda il nucleare, dato mancante, esso dovrebbe a rigore essere nullo, tuttavia come risulta dalla ricerca di Sergio Zabot sembra che il processo di arricchimento dell'uranio non sia propriamente neutro dal punto di vista dei carburanti fossili impiegati, pertanto andrebbe probabilmente aggiunto questo contributo. Anche il sole 24 ore ha pubblicato la stessa notizia.

giovedì 10 aprile 2008

Libertà di opinione, opinioni in libertà


Riporto in calce, assolutamente privo di commenti, la trascrizione integrale dell’intervento di Berlusconi a Omnibus (La 7) del 10 aprile 2008, non credo serva aggiungere altro.

Polito la seconda domanda, mi promette che questa volta non farà licenziare nessun giornalista della Rai che la pensa in maniera sgradevole per lei come avvenne l’altra volta con l’editto bulgaro?

Berlusconi allora l’altra volta io non ho fatto licenziare in vita mia nessuno, e non ho fatto licenziare tanto meno qualcuno in Rai dove io non ho mai messo il naso, ho detto una battuta convinto che fosse una battuta diretta solo…

Piroso …e qualcun altro ce l’ha messo il naso Presidente.

B. beh, ma contro la mia volontà perche’ io non volevo assolutamente che si arrivasse alla decisione poi e’ stato lo stesso Biagi che ha deciso per una lauta eh… eh… risposta alle sue esigenze di… che… ha preferito di lasciare, ma io ho insistito fino all’ultimo che Biagi restasse in Rai. Cosa avevo detto; avevo detto che certi giornalisti come Biagi e Santoro avevano fatto un uso criminoso della televisione; continuo a sostenerlo anche adesso, soprattutto violando le regole della comunicazione elettorale, qualche volta…con Santoro basta che la gente guardi ancora oggi quello che combina Santoro e che fa combinare a Travaglio nella sua trasmissione per capire che e’ qualcosa che in una moderna democrazia non si dovrebbe permettere perche che Travaglio possa accusare chiunque di tutto, e di piu’senza avere un contraddittorio…

Polito quindi licenzia Travaglio allora

B. …è una cosa che non dovrebbe essere possibile in un servizio pubblico pagato coi soldi di tutti,

Polito …che fa lo licenzia Travaglio?

B. porto a confronto ciò che han fatto le reti che io ho fondato e da cui mi sono distaccato quattordici anni fa, non c’e’ nella storia di mediaset una sola, non solo un solo ciclo di trasmissioni alla Santoro, ma una sola trasmissione, uno speciale che sia d’attacco alla sinistra o personaggi di interesse della sinistra.

Piroso però Presidente Tremonti ad Annozero ci è andato tranquillamente ha esposto le sue ragioni cioè…

B. scusi, sia oggettivo Direttore lei si vergognerebbe di aver qui una trasmissione come Annozero e non la permetterebbe mai, che poi ogni tanto ci siano degli alibi per cui fanno arrivare Tremonti, e in quella trasmissione lo fanno parlare, questo e’ l’alibi che non contraddice la regola della trasmissione.

Polito ma Presidente, ma la mia domanda è proprio questa: la chiudete Annozero ?

B. …ma non sarò io, io non ho mai, nemmeno, nemmeno, non ho mai, con…io sono l’editore più liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana…

Polito …e allora accetti anche Santoro

B. …lo domandi a tutti i direttori e giornalisti di Mediaset e della Mondadori, si ricordi cosa disse Montanelli, da cui qualche volta mi dividevano le idee, io non ho mai fatto un intervento sulla libertà dei singoli giornalisti, non ho mai imposto nulla al contrario di quello che fa la sinistra gravando di telefonate continuative i poveri direttori dei telegiornali e delle trasmissioni della Rai…

Polito vabbà le telefonate è meglio lasciarle stare

B. …domandi, domandi, scusi… ai direttori, io ho ricevuto una telefonata da Saccà e ne ho approfittato per fare quello che si chiede ad un leader politico di riparare a delle ingiustizie, a delle persone che pur essendo brave si vedevano preferite a chi aveva rapporti di altro tipo con chi decideva in Rai. Quindi quella telefonata che ho ricevuto, l’ho utilizzata per quello, con la mia segretaria che mi mandava le comunicazioni che erano venute da varie fonti, tra l’altro il fratello di una di queste attrici che e’ un nostro consigliere di Rieti e che mi sottoponeva il fatto di una scelta che era stata fatta dal produttore privato e disdetta per una vicinanza amicale da un funzionario della Rai che era, vabe’ mi scusi, io per dire…

Polito vabbè ma quelle sono raccomandazioni, sono raccomandazioni, succede a tutti.

B. …io non ho paura di ricevere nessuna smentita quando dico che io le telefonate non le faccio, che la sinistra ne fa tre o quattro al giorno allo stesso direttore minacciandoli, minacciandoli di antipatia o di rappresaglie future

Polito chi è questo direttore?

B. guardi non sto a fare nomi, domandi ai suoi colleghi direttori, non potranno smentirmi…

Polito glielo chiederemo…

B. guardi, io sono da sempre l’editore ed il politico più liberale della storia della Repubblica Italiana.

mercoledì 9 aprile 2008

Appunti sulla decrescita

L'intervento di Mauro Bonaiuti alla serata per la Decrescita e il Consumo Critico di ieri sera é stato davvero molto interessante. Da docente di Economia quale Bonaiuti è, la sua attenzione resta focalizzata su cosa implica la crescita dal punto di vista socio-economico. Cercherò di riassumere brevemente il suo pensiero. Il passaggio da una società incentrata sulle relazioni individuali delle piccole comunità locali ad una società globalizzata in cui le relazioni sono "mediate" dall'economia a larga scala, genera una impersonificazione che si traduce in un disagio e disinteresse della collettività verso una visione condivisa dell'evoluzione della nostra specie. Faccio un esempio, se scambio un prodotto agricolo con il mio vicino, non posso prescindere da chi é, come vive, cosa pensa, come si relaziona con me, mentre se compro in un ipermercato non mi interessa assolutamente niente ne da dove arriva ne che storia ha avuto quel prodotto per arrivare fino a me. Questa de-responsabilizzazione, mediata dal marchio, dalla pubblicità, dal consumo indotto, genera individualismo che portato all'eccesso sconfina con l'apatia e il disinteresse nei riguardi delle grandi tematiche economiche, ambientali, sociali. La stessa cosa sta avvenendo anche nel mercato del lavoro, legando il fenomeno del precariato alla depersonalizzazione del lavoratore operato dall'impresa troppo cresciuta, che considera il lavoratore come un numero, pertanto intercambiabile, cioè perennemente precario. Altra analisi interessante è quella svolta da Bonaiuti nei riguardi delle cooperative, le quali hanno da tempo abbandonato, anche stavolta a causa delle loro esagerate dimensioni, le caratteristiche di mutuo soccorso sancite dalla costituzione che ne contraddistinguevano le origini. Oggi una cooperativa é inserita anch'essa a pieno titolo nel miraggio della crescita, necessità di ampliare il giro di affari, entrare nei meccanismi dell'alta finanza, creare alleanze politiche, creare lobby di interesse, accaparrarsi i servizi di banche compiacenti, ne più ne meno che le normali aziende. L'illusione della crescita perenne e continua genera quindi nelle aziende eccessiva ipertrofia e depersonalizzazione, concentrando il potere in mano a pochi individui, sfuggendo in qualche modo al controllo democratico del popolo. In sostanza, crescita eccessiva in campo economico significa riduzione di democrazia. Occorre porre un limite concettuale alla crescita in senso capitalistico, la quale in presenza, come probabile, di una imminente crisi energetica, potrebbe scatenare nei governi una reazione di due tipi, se non gestita, l'autoritarismo oppure la dissoluzione sociale. Anche se siamo ancora agli inizi di questi grandi processi di tipo post-industriale, una certa sensibilità verso queste tematiche a stento comincia ad emergere fra la gente. I gruppi di acquisto solidale, la partecipazione attiva dei cittadini nelle reti distribuite di generazione energetica (pannelli solari, fonti rinnovabili), una maggiore attenzione al risparmio energetico, sono tutti atteggiamenti che ci permettono un "atterraggio morbido" in caso di decrescita forzata ed instabilità del sistema finanziario. Quando i paesi industrializzati inizieranno a scannearsi per l'accaparramento delle poche risorse disponibili, una nuova narrazione del mondo sarà ancora possibile. Occorrerà abbandonare la "teologia universale capitalistica" e cercare di allargare la mente verso orizzonti nuovi, dove termini oggi tabù come decrescita, sobrietà, sostenibilità, compatibilità ecologica, non saranno più temi di nicchia come avviene oggi ma fondamenti indispensabili per la sopravvivenza umana. Aziende più piccole e dinamiche, più tecnologia al servizio del risparmio energetico e della tutela dell'ambiente, più relazioni personali e più autoproduzione e autoconsumo, equivalgono a più democrazia e più felicita, cosa che la folle crescita del PIL da sola non è affatto in grado di garantire.

lunedì 7 aprile 2008

Serata sulla Decrescita e Consumo Critico

La sinistra arcobaleno organizza per domani a Forlì una serata a tema dal titolo "Decrescita e Consumo Critico", alle ore 20.30 presso la sala ex.Avis in via Giacomo della Torre. Saranno presenti Alex Bassetti del gruppo inGASati di Forlì e il prof. Mauro Bonaiuti dell’università di Modena, economista ed appartenente alla RES (Rete di Economia Solidale). Sarà una serata importante per fare il punto sul delicato tema della "decrescita", ovvero come contrastare l'idea perversa della assoluta necessità di uno sviluppo incontrollato basato sulla crescita economica, ignorandone le pericolose conseguenze ambientali e socio-economiche. Si parte da una critica strutturale del concetto di PIL (che chi ci governa continua ad invocare come totem) fino ad arrivare al consumo critico e l'autoproduzione, non chè al ritorno verso una società rurale in grado di coniugare il contatto con la natura con il progresso tecnologico. Possiamo incrementare il nostro benessere anche senza berci in un sol sorso tutte le risorse del pianeta. Il MIZ parteciperà all'evento come spettatore ed invita chi crede in queste tematiche a fare altrettanto.

Alta velocità ... di rapina

L'alta velocità, l'alta capacità, l'alta intensità di sfruttamento del suolo e cementificazione dell'ambiente, rappresenta davvero una opportunità di sviluppo per il paese o piuttosto una occasione d'oro delle mafie per rinsaldare i loro rapporti economici con lo stato ? Come è possibile che le stesse opere che si realizzano in tutti i paesi europei qua da noi possono arrivare a costare fino a quattro volte tanto ? Come è possibile che le aziende "general contractors" dietro agli appalti pubblici per la realizzazione delle grandi infrastrutture, siano sempre le stesse, tipo FIAT, IMI, ENI, ENEL, FINMECCANICA, IMPREGILO ? Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, sembra non avere dubbi, il malcostume della politica in Italia dilaga senza speranza nei grandi appalti pubblici. Nel filmato, il magistrato invita i cittadini a riappropriarsi dell'ambiente e difenderlo ad ogni costo. Le innumerevoli ferite inferte al territorio, in nome della crescita e dello sviluppo, sono troppo spesso giustificate più dal giro di denaro e di tangenti che si mettono in moto, piuttosto che da reali necessità della popolazione, a dispetto e disinteresse della tutela del bene collettivo. Pensiamoci bene ogni qualvolta si sente dire da un politico la frase "Ma questo va fatto perché serve al paese".


domenica 6 aprile 2008

Kyoto mon amour

Il protocollo di Kyoto, la cui prima stesura risale al 1997, recepito da oltre 170 paesi, inclusi tutti i paesi industrializzati tranne gli USA (che ancora non lo ha accettato), si pone alcuni semplici obiettivi per la salvaguardia del clima. Nell'unione europea, e quindi anche in Italia, è entrato in vigore solamente nel 2005.
  • Riduzione complessiva mondiale del 5,2% delle emissioni di gas serra nel 2012 rispetto al livello del 1990
  • Riduzione per la sola Europa dell'8% nel 2012 rispetto alle emissioni del 1990
  • Riduzione per la sola Italia del 6,5% nel 2012 rispetto alle emissioni del 1990
La maggior parte dei climatologi sostiene che gli obiettivi nel Protocollo di Kyoto sono semplicemente delle scalfitture della superficie del problema. L'accordo punta a ridurre le emissioni dai paesi industrializzati soltanto intorno al 5%, mentre vi è il consenso, tra la maggior parte dei climatologi che, per evitare le peggiori conseguenze del riscaldamento complessivo, sono necessari tagli alle emissioni dell'ordine del 60% complessivamente.

Per quanto riguarda l'Europa, c'è stata effettivamente una riduzione di pochi punti percentuali nell'emissione dei gas serra, ma questa é dovuta in larga misura al crollo economico dei paesi dell'est, mentre l'Europa occidentale ha compensato aumentando globalmente di oltre l'8% le emissioni anziché ridurle, salvo in pochi paesi virtuosi come la Germania.

E in Italia cosa si è fatto ?

L'Italia importa gran parte delle risorse energetiche primarie ed ha una capacità di produzione di energia minima, pari a circa 30 Mtep, pertanto deve importare ben 165,5 Mtep di energia dall'estero, pari al 84,6% della domanda energetica nazionale. I valori evidenziano una quasi totale dipendenza energetica dall'estero, situazione non dissimile da quella di molti altri paesi occidentali industrializzati. Il fabbisogno energetico italiano è fortemente dipendente dal petrolio per il 45% e dal gas per il 32%. A questo punto, come suggerisce il Trattato di Kyoto, la riduzione delle emissioni e dei consumi energetici può avvenire fondamentalmente in due modi:
  • Riduzione del consumo di energia fossile attuale della stessa percentuale, quindi di 3.8 Mtep all'anno.
  • Sostituzione con la produzione derivante dalle energie rinnovabili.
Sull'energia rinnovabile, sintetizzando la situazione italiana, i dati ENEA 2005 mostrano un contributo dell'energia rinnovabile pari all' 8.3% del consumo complessivo che deriva in gran parte dalla produzione idro-geotermoelettrica (5.5%), mentre le altre rinnovabili assieme contribuiscono per l'1.3% (inclusi gli inceneritori). Inoltre, poiché il contributo dell'elettricità importata dall'estero proviene essenzialmente dalla produzione nucleare di Francia e Svizzera, si considera come "rinnovabile" anche la quota del 5% d'importazione. Pertanto nelle statistiche europee viene attribuita all'Italia una quota di produzione di energia rinnovabile pari a circa il 13% del consumo nazionale di energia. In sostanza, di vere rinnovabili in Italia non si produce quasi nulla, tranne l'idroelettrico, anzi continuiamo ad "assimilare" come rinnovabili anche la quota di nucleare francese e la produzione (non rinnovabile) derivante dalla combustione rifiuti.

Chiedete pure ad un amministratore locale qualsiasi, isolato dal suo contesto comunale, se considera importante agire per ottemperare al protocollo di Kyoto, risponderà sicuramente di si, ma alla fin fine cosa si decide di incisivo nelle assemblee comunali al di la dei buoni propositi ?

Il grafico in alto, stralciato dal piano energetico provinciale della provincia di Forlì-Cesena, mostra dati assolutamente sconsolanti, non si è fatto ancora nulla di nulla, l'incremento della CO2 dedotta dai dati storici è assolutamente lineare ed apparentemente inarrestabile.

Se non iniziamo ora e fin dai comuni e dalle province a prendere seri provvedimenti non ci saranno effetti nemmeno a scala regionale, ne nazionale, ne globale.

venerdì 4 aprile 2008

Quanta energia si risparmia riciclando

Per una valutazione corretta riguardo alla convenienza del riciclo rispetto alle altre forme di smaltimento è impossibile prescindere da questioni banalmente energetiche. Considerare solo gli aspetti economici è totalmente fuorviante quando siamo in presenza di una molteplicità di interessi che non convergono verso lo stesso fine. La convenienza per il cittadino è quella di avere una tariffa più bassa possibile, la convenienza di un gestore di servizi di igiene pubblica è quella di avere il minor costo possibile (e quindi massimizzare l'utile, trattando la maggiore quantità di rifiuto possibile). La convenienza di una industria cementifica è quella di sostituire il più possibile il carburante dei forni per realizzare il cemento con combustibili meno costosi. La convenienza di chi costruisce inceneritori è quella di vendere energia ed accedere ai certificati verdi. Ma quale è la convenienza dell'ambiente ? Ovviamente la convenienza è quella di riciclare tutto il possibile ed utilizzare esclusivamente processi rinnovabili, e fra le varie modalità sceglere quella che ha il minor dispendio di energia, la quale gira e rigira non può che arrivare dal sole. Il punto di vista energetico è quindi determinante per stabilire la convenienza di un processo rispetto ad un altro, ed è l'economia monetaria a doversi adattare, non il viceversa. La tabella illustrata sopra (dati Arpa Emilia Romagna) mostra una stima grossolana di quanta energia è necessaria per processare un kg di materiale vergine riferita a quanta energia è necessaria per ricavare lo stesso materiale trattando la materia prima seconda. Per un bilancio energetico completo occorre inserire tutte le altre voci della filiera, la raccolta, il trasporto, la forza lavoro necessaria, l'impiantistica, ma comunque questo dato ci consente di fare una stima di massima abbastanza attendibile. Se quanto raccolgo finisce in discarica, perdo l'intera energia necessaria per produrre una unità in peso dello stesso bene. Se quanto raccolgo finisce all'incenerimento, perdo quasi altrettanto, occorre sommare l'energia che recupero bruciando (frazione minima anche se il materiale non è metallico e brucia bene). Se quanto raccolgo finisce al riciclaggio, dipendentemente dalla sua purezza, riesco a recuperare a seconda del tipo di materiale, da 1/3 fino ai 9/10 dell'energia che avrei dovuto impiegare per produrre la stessa unità di materiale. Il maggior recupero si ottiene per quei materiali ormai molto costosi come il rame, l'alluminio, il piombo, molto meno tentando di riciclare il ferro, ma comunque con un bilancio molto promettente. In conclusione, per i materiali ferrosi sia la discarica che l'incenerimento sono un ottimo modo per buttare via energia e soldi, l'unica alternativa è il recupero diretto ad alta qualità, ottenibile cercando di non mescolare mai il materiale con altri estranei. Cioè il Porta a Porta, sia per le imprese che per le utenze domestiche.

giovedì 3 aprile 2008

Messaggio congiunto dei sindacati sul Porta a Porta

I segretari di CGIL, CISL, UIL, hanno deciso di unirsi ed emettere un comunicato congiunto, inviato sia alla stampa che agli organi competenti comunali, in cui esprimono il loro convincimento nell'affrontare la strada della raccolta domiciliare nel territorio di Cesena. Giorni fa abbiamo incontrato tutte le rappresentanze del mondo del sindacato ed abbiamo trovato un clima assolutamente collaborativo e favorevole alle nostre proposte. Fa onore ai sindacati (finalmente uniti) essere stati di parola ed avere elaborato assieme questo documento di sostegno che rilanciamo integralmente. Oggi si sarebbe dovuta tenere una riunione del consiglio con all'ordine del giorno il voto sulla petizione del porta a porta, dopo la riunione dei capigruppo si è deciso per opportunità e per mancanza di tempo (ci sarà la discussione del bilancio partecipativo) di posticipare il voto alla prossima riunione, presumibilmente verso fine aprile. L'opera di sensibilizzazione nel frattempo va avanti, dopo la curia, i sindacati, i quartieri, e tanti esponenti della giunta, gli unici che rimarranno contrari al porta a porta saranno solo gli alti dirigenti di Hera ed i loro "infiltrati" politici, ma convinceremo anche loro, statevene certi.

mercoledì 2 aprile 2008

Perchè NO-TAV

Non sono poche le persone che sono contrarie alla TAV, pertanto è giusto saperne di più e capirne i perchè. In sintesi, i tempi di realizzazione per completare l’opera sono stimabili nell’ordine dei 15-20 anni. Pur prevedendo di lavorare parallelamente alle tratte nazionale ed internazionale sarà quest’ultima, col tunnel di base, a comportare imprevisti e tempi lunghi, come insegna l’esperienza delle gallerie TAV appenniniche. Per la tratta italiana, tra S. Didero e Settimo, nei prossimi 10-12 anni, funzioneranno 11 cantieri con enorme consumo di energia e petrolio, con inquinamento dei suoli e delle acque, con centinaia di camion e mezzi di scavo che di giorno ed in qualche caso anche di notte assilleranno le popolazioni con polvere, rumore e gas di scarico, paralizzando per giunta la viabilità locale. Già l'autostrada che passa per la val di susa si caratterizza per il passaggio massiccio di veicoli pesanti, con la parallela vecchia ferrovia addirittura sottoutilizzata. Il costo totale dell'opera è stimato sui 16 miliardi di euro, solo alcuni dei quali in dote dall'Unione Europea, il resto finanziato dalle tasse e dal debito pubblico. Il cantiere della TAV Bologna-Firenze ha dimostrato chiaramente il livello di precisione con cui si possono stimare i costi di opere così faraoniche, dato che dopo 10 anni di lavori la stima iniziale è stata quadruplicata. L’impresa che si impone per la realizzazione dell’opera è IMPREGILO (di Romiti figlio, gruppo FIAT) primo contraente di TAV in Italia, già tristemente nota per lo scandalo delle ecoballe in Campania.

Cosa succederebbe se gli stessi soldi si potessero spendere per le energie rinnovabili ?
  • Installare pannelli solari FW costa mediamente sui 7.000€ per kWp (di picco)
  • Con 18 miliardi di euro si potrebbe installare una potenza di 2,6GWp (Gigawatt di picco)
  • Una famiglia media ha bisogno di 3000KWh anno, ottenibili con 2.7kWp (ca 20mq)
  • La potenza installata, considerata una famiglia media di 4 persone, sarebbe sufficiente in teoria per soddisfare i bisogni di 950.000 famiglie !!!!
In sintesi, con gli stessi soldi della TAV si potrebbe ipotizzare di rendere indipendenti 4 milioni di persone dalla rete elettrica nazionale, con il risultato equivalente alla costruzione di 1 grossa centrale nucleare! Potremmo sopperire per metà della quota del 12% che attualmente importiamo dall'estero. Non consideriamo poi quanto lavoro indotto ci sarebbe per installare milioni di metriquadri di pannelli solari, sicuramente molti più che nei cantieri della TAV. Preferite questo oppure sapere che una mozzarella vi arriverà dalla Francia con qualche ora di anticipo ?

martedì 1 aprile 2008

Diario di Bordo in Val di Susa

Gente onesta e caparbia quella di Chiomonte in Val di Susa, che si oppone strenuamente e con tutte le proprie forze all'ennesimo scempio perpetuato ai danni dell'ambiente, con le solite promesse mai mantenute di portare ricchezza e benessere a palate. Sulla multipla di Cinzia (ovviamente rigorosamente a Metano) stipata fino all'orlo, 6 persone in tutto, partiamo in mattinata da Forlì per arrivare a Chiomonte in Val di Susa verso l'una del pomeriggio, con un tempo grigio ma non piovoso, appena in tempo per la "polentata". Parcheggiati nei pressi della località "la colombaia", ci aspetta una lunga strada che si inerpica in salita da percorrere a piedi, tipo via crucis, sul lato della quale dall'inizio alla fine sono state appese infinite tele artistiche provenienti da tutte le parti d'Italia. Incredibilmente, a metà strada ci troviamo davanti a ... "Maurizio Pallante" e compagna che ci salutano calorosamente. Arrivati in cima, il calore della gente ci colpisce immediatamente, fra le bancarelle di gadget e di prodotti tipici, in tanti hanno portato qualcosa da mangiare da distribuire ai presenti, polenta, formaggi, vino, caffè e dolci. Poi una lunghissima fila per arrivare ordinatamente di fronte al notaio e lasciare così la firma per entrare in possesso dell'agognato fazzoletto di terra. Un metroquadro della Val di Susa è nostro, altri lotti sono stati acquistati dal Meetup di Forlì, dal Clan-Destino, più qualche decina di deleghe per altri amici. In totale una quindicina di metri quadrati, neanche lo spazio per aprirci un chiosco della piadina. Ma tant'è, l'importante è essere presenti e dare la nostra parte per la causa. Abbiamo parlato molto con la gente del posto, persone molto disponibili e sincere, meritano tutto il rispetto che le amministrazioni locali non hanno saputo dargli. In nome delle superiori necessità del progresso (per lo meno quello dei costruttori) si ripete fino alla nausea la liturgia che la TAV serve, è indispensabile per il paese, ma a cosa serva veramente nessuno lo dice. Questa è gente semplice che si accontenta di poco, il contentino di qualche finanziamento a pioggia o qualche offerta di lavoro non li incanta più, molto hanno già dato e poco hanno avuto in cambio, soprattutto una vallata già sfregiata da viadotti e manufatti di cemento. Non voglio esprimermi se un nuovo tratto ad alta velocità per le merci serva davvero oppure no in questa regione, so solo che progetti così ambiziosi fatti senza pianificarli accuratamente con le popolazioni locali rischiano di provocare lotte sociali senza fine e distruzione dell'ambiente. Ma ammodernare il vecchio tracciato ferroviario ancora in attività non era proprio possibile ?