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mercoledì 25 febbraio 2009

Dissertazioni sul principio di precauzione

A causa della grande incertezza che abbiamo nell'affrontare temi che riguardano l'evolvere dell'umanità, prevedere il futuro sembra impresa impossibile, dominato come è da fenomeni altamente non lineari e dalla dinamica poco prevedibile. Esisteranno sempre persone disposte a sostenere: "se prevedere il futuro è impossibile, lasciamo che accada al mondo quello che deve accadere senza preoccuparcene troppo".

A causa della stessa identica incertezza, di fronte alle tante paure irrazionali o comunque frutto di non completezza nella comprensione delle cose, si invoca spesso anche il cosiddetto "principio di precauzione", che in soldoni afferma: "se non so prevederne le conseguenze, meglio evitarne la causa a prescindere".

La diatriba tra chi crede che il mondo si debba arrangiare da solo e chi crede che dobbiamo autolimitarci in tutto pur di non rischiare di danneggiarlo, sono due aspetti agli antipodi ma fin troppo comuni, che riassumono efficacemente due posizioni assolutamente estremiste. Taluni associano il primo comportamento ad una mentalità tipica di destra, il secondo comportamento ad una mentalità tipica di sinistra, anche se sovente è addirittura vero il contrario, basti pensare all'attuale PD così favorevole alla costruzione di inceneritori ovunque spacciandola per scelta inevitabile.

Ben pochi, a mio avviso, inquadrano la faccenda del principio di precauzione nella giusta ottica, che non è un "a priori" ma deve essere orientata al cercare di imparare una qualche lezione per induzione dal nostro passato. Molte cose che un tempo generavano grande preoccupazione, oggi sono state validate dal tempo e stemperate dalla consuetudine e dall'abitudine, come ad esempio la pillola anticoncezionale (tempo addietro considerata estremamente pericolosa). Il tempo aiuta quindi a stemperare giudizi irrazionali, però è un arma a doppio taglio, ci consente purtroppo di accettare di fatto come ragionevoli anche situazioni che in realtà non lo sono, poiché il loro impatto emotivo è dimenticato.

Per spiegarmi meglio, oggi ci si preoccupa fin troppo di rifiuti, di inquinamento elettromagnetico, di quello o quell'altro inceneritore o della nuova industria che le amministrazioni dall'oggi al domani hanno brama di costruire, chi si preoccupa più di un disastro immane accertato e riconosciuto come l'Ilva di Taranto e che continua tuttora ? E che dire dell'amianto ancora diffuso in molti prodotti industriali che continuerà a mietere tributi umani con un picco al 2015 ? E dei morti per la lavorazione del PVC a Porto Marghera ?

Ove cause di grave inquinamento sono state ampiamente accertate, li occorre intervenire, e quando si ripropongono industrie insalubri della stessa tipologia (le acciaierie sono immensi fornaci di inceneritori dopotutto) non serve affatto il principio di precauzione, serve dire: "Abbiamo già sperimentato ed ha provocato disastri che sono ancora sono sulla nostra coscienza, andiamoci cauti".

Ma tant'è quel che è stato è stato e non ci si pensa più, distorcendo i nostri giudizi e minando alla radice la possibilità di imparare dai nostri sbagli, spesso adducendo mirabolanti progressi della tecnica come fonte di rassicurazione e distrazione, oppure ancora peggio offrendo palliativi incredibili come costruire boschi attorno ai termovalorizzatori per sottolinearne la non pericolosità (oppure dipingerne i camini di azzurro cielo). Una follia!

Mi sono stufato poi di sentire parlare a sproposito di statistiche epidemiologiche per valutare la pericolosità o meno di un processo industriale.

Ad esempio, che probabilità ci sono che un inceneritore che ha funzionato per soli 10 anni oggi sia rilevante nelle casistiche di tumore misurate quest'anno ? Si potrebbero impiegare altri 10 anni solo per tentare di evidenziare una ulteriore correlazione di causa-effetto... ne vale veramente la pena ?

Eppure, utilizzando la "speculazione" piuttosto che la "misurazione", senza nemmeno invocare il principio di precauzione, sappiamo già che se esistono certe cause scatenanti dei tumori, qualcosa prima o poi succederà, esattamente come so che ci si può ammalare di mesotelioma se respiro fibre di amianto per anni, ma non è certo, devo avere sfortuna che queste fibre generino infiammazione, degenerino in tumore, etc. forse dopo 30 e più anni dall'esposizione. Il principio di precauzione quindi serve solo a limitare la probabilità di avere sfortuna! Ma non è da solo sufficiente per guidare razionalmente le scelte.

Quello che intendo sottolieare è che è possibile, pur nell'incertezza, avvallare alcuni concetti "speculativi" che non necessariamente devono essere scartati solo perché in assenza o in incapacità di effettuare delle "misure", specialmente quando certi meccanismi di azione sono noti o sono teoricamente plausibili, come ad esempio la pericolosità delle nanoparticelle e le polveri ultrafini.

Oggi vige uno strano concetto di scienza al contrario, che assolve con formula dubitativa qualsiasi porcheria, fino a che qualcuno non dimostra inoppugnabilmente il contrario, nei fatti come una giustizia iper-garantista che non condanna nessuno nemmeno con indizi schiaccianti. Al contempo condanna senza tregua le onde elettromagnetiche, con cui conviviamo da più di 80 anni.

Così tante cose recano danni alla salute che niente più reca "realmente" danni "comprovati" alla salute, in attesa di misurazioni che non saranno mai conclusive, perchè puramente statistiche. Ecco allora costruire inceneritori, riversare rifiuti tossici, eludere il risparmio energetico e continuare ad emettere gas in atmosfera, purchè rassicurati da adeguati palliativi.

In conclusione, non credete più ai "fatalisti" ma non credete nemmeno ai "precauzionisti" ad ogni costo, se qualcosa è dannoso non lo dimostrano le analisi epidemiologiche, perchè se si verificano danni accertati è già troppo tardi. Occorre ristabilire l'onestà intellettuale di chi impara dalle esperienze passate ed è in grado di offrire meccanismi verosimili e scientifici che spiegano la potenziale pericolosità dei fenomeni. Questo significa principio di precauzione.

martedì 23 dicembre 2008

Archimede e il suo codice perduto

In questi giorni pre natalizi sto scrivendo molto poco per il blog, in compenso sto leggendo molto, al contempo cercando di ridurre l'esposizione al mezzo televisivo al minimo indispensabile, giusto per non sembrare avulso dal mondo "civilizzato". In particolare, sto leggendo un libro molto interessante dal nome: "Il codice perduto di Archimede".

Il libro narra delle vicende accorse nella storia alle opere scritte dal matematico siracusano che visse attorno al III secolo avanti cristo. Archimede era un vero genio, in maniera del tutto inaspettata ed incredibile una copia inedita di un suo "palinsesto" è arrivato fino ai tempi moderni, deturpato poiché riutilizzato maldestramente da alcuni monaci del medioevo (che non capivano ovviamente un acca di ciò che vi era inscritto) per riciclarne la pergamena. Sopra alle pagine quasi illeggibili di Archimede, hanno manoscritto un testo di preghiere sacre, inconsapevoli del valore immenso di ciò che avevano grattato via dalla pergamena originale.

Per assoluto miracolo, con una probabilità di uno con infiniti zeri, in tempi recenti agli inizi del secolo scorso è stato ritrovato per puro caso, unica copia esistente al mondo. Grazie ai computer e alle tecniche moderne di elaborazione per immagini, solo pochi anni fa si è riusciti a decodificare realmente fra le pieghe ingiallite quanto scritto, fino a ricostruire integralmente le lettere che Archimede scriveva a Eratostene (quello del crivello), ove spiegava ad egli quello che è rimasto storicamente noto come "Il Metodo".

In cosa consiste il metodo di Archimede ? Ben millecinquecento anni prima di Galileo, Newton, Leibniz, ed altri matematici moderni, Archimede aveva già scoperto le leggi basilari del calcolo infinitesimale, alla base delle equazioni che governano il mondo della Fisica. Ciò che ne fa un testo straordinario è il "metodo" (appunto) impiegato da Archimede per arrivare a certe conclusioni, le quali hanno poi impiegato migliaia di anni per essere ri-affermate attraverso il cosiddetto metodo scientifico.

I suoi procedimenti erano esclusivamente mentali e logici, nessuna evidenza di esperienza sperimentale, solo un puro viaggio di natura geometrica speculando sulla sola forza dell'intelletto. Sostanzialmente ha dimostrato che il mondo si comporta così come è perché segue le leggi della logica, pur attraverso ragionamenti euristici portati al limite dell'infinitamente piccolo. La supremazia della logica sul mondo fisico porta quest'ultimo a comportarsi esattamente come dovrebbe collaborando affinché non entri mai in contraddizione con se stesso, senza speranza alcuna per il misticismo e la magia.

Archimede non aveva gli strumenti matematici moderni, ma fu comunque l'inventore "de facto" di ciò che oggi chiamiamo "equazione", la quale rappresenta un modo sintetico per rappresentare le relazioni fra oggetti visualizzati tramite "diagrammi". I diagrammi di Archimede sono i veri protagonisti dei suoi scritti, fu il primo infatti, a quanto si capisce, nel riuscire ad esprimere concetti geometrici astratti tramite diagrammi che non rappresentano per similitudine l'aspetto visivo del mondo fisico.

Ad esempio, in un suo trattato sui poligoni, disegna volutamente i lati come segmenti curvi e non come rette, poiché in quel contesto interessava porre l'evidenza sulle relazioni topologiche dei vertici, senza lasciarsi influenzare o fuorviare dall'aspetto dei lati in se che nel contesto citato erano assolutamente irrilevanti. D'altronde, anche la sua scrittura era piuttosto complicata e minimale, in quanto a quei tempi esistevano solo le lettere maiuscole e fra le parole non erano ammessi spazi, poteva quindi scrivere cose del tipo:

"SEALFASTAABETACOSICOMEBETASTAAGAMMAALLORAGAMMADIVIDEBETAALFAINPARTICHE...."

Archimede disegnava rette intendendo curve, spezzate intendendo archi, e archi intendendo lati, parlava per equazioni senza usare spazi, non dubito che fosse stato un testo di incredibile difficoltà per i matematici dell'epoca. Nondimeno, è stato in grado di ottenere risultati straordinari, come il calcolo dei baricentri di figure complesse, previsioni sulle leggi del moto per i proiettili balistici (ben prima di Newton), il calcolo delle aree e dei volumi di figure complicatissime. Nonché un valore incredibilmente preciso per la costante Pi-Greco.

A proposito, a lui dobbiamo i primi trattati sullo studio dei corpi galleggianti, elaborati puramente con l'intelletto e non, come vuole la credenza popolare, gridando "Eureka" mentre era disteso sulla vasca da bagno!!

Perché ho voluto raccontarvi tutto questo e con tanto malcelato entusiasmo ?

Credo che il motivo risieda in un concetto a mio parere fondamentale, per capire cosa ci accade intorno non è quasi mai indispensabile riuscire a rappresentare gli eventi nella maniera più accurata possibile, è sufficiente coglierne i nessi logici fondamentali e minimi. Potremmo chiamarlo: "raggiungere il nocciolo delle cose escludendo volutamente i dettagli irrilevanti".

Nel mondo moderno, si è sostanzialmente persa la sensazione di cosa è realmente rilevante e cosa non lo è, al punto che Oscar Wilde amava citare: "Nella vita moderna, non c'è niente di così indispensabile come il superfluo".


Video: Operazioni di conservazione sul palinsesto di Archimede

martedì 10 luglio 2007

I cambiamenti climatici sono una bufala ?

Che il clima stia cambiando lo sanno anche i sassi, quello che i sassi forse ancora non sanno è se i cambiamenti climatici sino di origine antropica (cioè causati dall'uomo, in particolare dall'aumento incontrollato dell'anidride carbonica), oppure no. Ci sono disarmanti evidenze di come la correlazione fra i livelli di CO2 e la temperatura media (non assoluta) porti a pensare che la risposta sia si, ovvero che l'uomo tramite la combustione di grandi quantità di materiale fossile in un breve periodo di tempo sia il principale responsabile dei cambiamenti che potrebbero potenzialmente portare ad un disastro su larga scala. La crescita dell'anidride carbonica è di tipo esponenziale, organismi internazionali come l'IPCC sono piuttosto allarmistici e impongono ai governi scelte decisamente radicali per evitare il peggio. In ogni caso, anche se si smettesse improvvisamente ora di bruciare combustibile fossile, i primi effetti positivi si potrebbero notare solo alla fine di questo secolo... è già tardi! E' chiaro che gli investimenti richiesti sono colossali, forse i risultati ottenibili potrebbero addirittura essere troppo modesti a fronte della spesa folle da sostenere, ed allora ecco che parte la teoria della bufala... L'obiettivo è ridurre la scienza ad una espressione di opinione, si introduce artificiosamente una teoria alternativa, studiata a tavolino solo per dire "guardate! C'è chi dice cose diverse, C'è chi dice che é tutta una montatura per spillare dei finanziamenti". Si arriva quindi alla teoria del complotto a scala globale. Ciò che realmente io credo sia devastante è il tentativo di fare passare nell'opinione pubblica l'idea che le verità in ambito scientifico non siano frutto dello studio, di modelli accreditati, di verifiche sperimentali, ma siano solamente atti di fede, e come tali confutabili tramite qualsiasi proclama alternativo, anche se strampalato, meglio ancora se in televisione. Ne volete una prova ? Basta rivedere la puntata di matrix dedicata ai cambiamenti climatici, ("Il grande caldo, bufala o verità", canale cinque, 6 Luglio scorso). Una intera puntata che anzichè documentare il perchè la comunità scientifica ritiene che esista un pericolo serio da non sottovalutare si dilunga nel ripetere continuamente "E' tutta una bufala, è tutta una bufala". Credo che un atteggiamento simile, ancora più che ridicolo, sia meramente indice di come la cultura scientifica nel nostro paese sia destinata ad un lento ed inesorabile declino.