martedì 22 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
Copenhagen: e così la montagna partorì il topolino
Mediaticamente vien detto che c’è il riscaldamento globale e allora si deve fare questo mercato sulle emissioni di CO2. Nel frattempo c’è un ambiente planetario – ambiente, non clima – che fa schifo e ne parla solo il Papa. Dobbiamo trovare l’unanimità internazionale sull’ambiente, che è già deteriorato.
Il deterioramento ha ormai colpito tutto il pianeta. Oceani compresi. I pesci sono imbottiti di metalli pesanti pure in Antartide. È necessario un approccio globale che affronti i tre poli del problema: energia, ambiente e clima.
Chi ha detto queste cose ?
giovedì 5 novembre 2009
Sotterriamo e non bruciamo le biomasse in agricoltura
Federico Valerio, sul suo blog, ha avuto una grande idea. I contadini utilizzano oggi grandi quantità di combustibili fossili per il trattore, pesticidi e concimi a profusione, grandi quantità di acqua, per produrre grano e frumento il cui valore di mercato a malapena copre i costi di produzione. Naturale quindi che si parli spesso della possibilità di sovvenzionare (tramite certificati verdi) la combustione di biomasse direttamente da parte delle aziende agricole, per recuperare energia dagli scarti, spacciandola come soluzione per sostenere una agricoltura a bassa rendita destinata a scomparire.Purtroppo questa pratica non è bene in accordo con il protocollo di kyoto e non sembra generalmente molto benefica dal punto di vista ambientale. Si bruciano infatti scarti in carbonio per immetterlo nell'atmosfera, recuperando qualche soldo per la vendita di energia elettrica e i certificati verdi. Analogamente, i terreni si impoveriscono, si inaridiscono, lavorarli diventa sempre più difficile per la perdita dello strato fertile, e i costi aumentano.
Ecco all'ra l'idea, anzichè sovvenzionare i contadini per bruciare le biomasse, li si potrebbe sovvenzionare per seppellire le biomasse nel proprio terreno, accedendo così ai crediti di carbonio che saranno istituiti anche in Europa, così come chiedono le conferenze sul clima, non ultima quella del prossima di Copenaghen.
Si fa quello che facevano i nostri nonni, ovvero il sovescio, che ha come beneficio la fissazione di gran parte del carbonio degli scarti all'interno del terreno (meno co2 in atmosfera), un terreno che assorbe più acqua, che si lavora con meno combustibile, più ricco di humus quindi con minori necessità di fertilizzanti.
Si sovvenzionerebbero i contadini per ridurre i loro costi globali anziché per aumentarli! La stessa cosa dovrebbe valere secondo me anche per le deiezioni agricole, incentivandone il riutilizzo in loco aumentandone così il valore di mercato. A quel punto incenerirle diventerebbe antieconomico e nessuno vorrà più farlo, con beneficio pure per il clima.
Trovate qui l'interessante articolo completo sul blog di Federico Valerio.
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Paolo Marani
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giovedì 14 maggio 2009
Cambiamenti climatici cancellati per legge
In totale controtendenza rispetto ai paesi occidentali più avanzati, è passata al senato della repubblica italiana una mozione che nega esplicitamente il coinvolgimento dell'uomo nei cambiamenti climatici.... l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici (e tra questi soprattutto all’anidride carbonica prodotta dall’uso dei combustibili fossili)
Incredibilmente si confondono le previsioni sul clima con i cambiamenti climatici, che non sono previsioni ma scenari con ampio margine di errore, sostenendo:
per sottolineare in merito come le previsioni climatologiche a lungo termine, attualmente effettuabili nei migliori centri di ricerca del mondo, siano ben lontane dall’essere affidabili, non essendo ancora sufficientemente conosciuti gli effetti climatici dovuti ad importanti elementi della fisica terrestre ...
... piuttosto che avviare un costosissimo e probabilmente velleitario sforzo di mitigazione del riscaldamento globale in atto, più proficuo potrebbe essere destinare le risorse disponibili, inevitabilmente limitate, all’adattamento a tale riscaldamento e alla promozione di interventi sul territorio finalizzati all'efficienza energetica .... per sottolineare che gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca
Come dire, secondo me non si scalda, ma se si scalda spendiamo i soldi in frigoriferi e in palafitte per le coste sommerse. E' il solito sistema all'Italiana, se per risolvere un problema occorrono interventi dolorosi, meglio impegnarsi per negare l'esistenza del problema, oppure aspettare il periodo emergenziale. (Vi ricorda niente di recentemente accaduto in Abruzzo?)
Leggete il documento del senato sui cambiamenti climatici.
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Paolo Marani
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11:02 AM
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mercoledì 18 marzo 2009
I consumatori in marcia per il clima
Alla vigilia della discussione europea sugli obiettivi per il clima, il Comitato "In Marcia per il Clima", nato in occasione della manifestazione del 7 giugno a Milano, torna oggi a proporre al governo e ai cittadini una serie di soluzioni che individuano, settore per settore, strumenti e politiche utili a tagliare i gas serra e raggiungere uno sviluppo moderno, pulito e redditizio per il Paese. Le organizzazioni del comitato promotore, tra cui il Movimento Difesa del Cittadino, hanno pertanto presentato questo documento condiviso al Governo per combattere i cambiamenti climatici.Iniziative come questa servono a orientare l’attenzione dell’opinione pubblica verso un problema, quello del clima, che ogni giorno si fa sempre più drammatico e difficile da risolvere. Con l’impegno di ognuno però possiamo farcela, questo l’intento cui crede il Movimento Consumatori. Ma la volontà di fare deve essere di tutti: dai governi al semplice cittadino. Il nostro impegno sta quindi nell’aderire e nell’appoggiare pienamente una campagna che siamo sicuri ha e avrà la forza di farsi sentire. Insieme per una società responsabile.
[Movimento Consumatori]
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Paolo Ricci
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lunedì 9 febbraio 2009
Cambiamenti climatici, l'irreversibile leggerezza dell'essere
Susan Solomon è una ricercatrice del National Oceanic and Atmospheric Administration che ha supervisionato una parte del lavoro dell'IPCC; insieme ad altri tre scienziati svizzeri e francesi ha da poco pubblicato l'articolo: Irreversible climate change due to carbon dioxide emissions. (1)Secondo l'articolo i cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di CO2 sono in larga parte irreversibili, almeno sulla scala temporale di un millennio.
In parole povere, le scelte che faremo nei prossimi decenni influenzeranno il pianeta e i nostri discendenti in saecula saeculorum.
Il motivo è illustato da questi due grafici. In alto si vede l'andamento futuro della CO2 in atmosfera ipotizzando che cresca al ritmo attuale del 2% all'anno fino a raggiungere livelli massimi di 450, 550, 650,750, 850 e 1200 ppm.
Dopo il picco si suppone che le emissioni si interrompano. Naturalmente non si tratta di previsioni realistiche, ma semplicemente di scenari volti a illustrare la risposta del sistema atmosferico. Dopo la fine delle emissioni la CO2 atmosferica decadrà perchè verrà assorbita dagli oceani, ma molto lentamente. Alla fine del millennio si prevede che rimanga ancora intorno al 40% del valore raggiunto al picco (meno il valore preindustriale di 280 ppm).
La temperatura continuerà a salire fintanto che le emissioni proseguiranno, ma dopo la loro eventuale interruzione non scenderà (grafico in basso, le curve hanno colori corrispondenti a quelli del grafico in alto).
Questo è un risultato della massima importanza. Se smettiamo di emettere CO2, la temperatura non scenderà per almeno mille anni. Ci aspetteremmo che la riduzione della CO2 dovrebbe ridurre il forcing radiativo e quindi almeno in parte la CO2, ma purtroppo non è così,perchè questo effetto verrà compensato dalla minore disponibilità degli oceani ad assorbire il calore dell'atmosfera.
Parlando in soldoni, il succo è questo:
I cambiamenti climatici ed il relativo innalzamento di temperatura accenderanno a breve un dibattito mondiale per stabilire se saranno o meno un disastro per l'umanità, oppure banalmente uno stato anomalo a cui l'umanità finirà per adattarsi. In ogni caso, le decisioni che prenderemo adesso avranno influenza per i prossimi mille anni e oltre, il danno già causato sarà pertanto irreversibile.
Siamo disposti a scommettere ora se vale la pena di intervenire oppure no ? Anche senza la matematica certezza che la situazione sia grave, siamo disposti a correre questo rischio sulle spalle dell'intero futuro dell'umanità ?
Saremo in grado noi tutti di sollevare lo sguardo dalle nostre preoccupazioni immediate ed effimere per preoccuparci del futuro ?
(1) PNAS 106,1704 (2009). L'articolo era stato già annunciato una decina di giorni fa sul sito NOAA, ma la versione integrale è disponibile solo da qualche giorno.
Leggi l'intervista alla Dr.a Solomon in occasione della presentazione del rapporto IPCC (febbraio 2007).
Fonte: EcoAlfabeta
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Paolo Marani
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4:42 PM
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giovedì 15 gennaio 2009
La tifoseria dei cambiamenti climatici
Desidero pubblicare un articolo di Luca Mercalli apparso sul quotidiano La Repubblica il 13 Gennaio 2009, dal nome "I negazionisti del gas serra". Parla nella sua consueta maniera semplice e diretta dello scontro fra catastrofisti e negazionisti, talvolta sempre più prossimo alla tifoseria calcistica. Questo atteggiamento, che vede fazioni contrapposte depositarie di certezze assolute, rischia seriamente di gettare discredito verso tutti gli studi sui cambiamenti climatici. Questi andrebbero invece perseguiti nell'ottica del massimo rigore e della massima trasparenza e collaborazione, in quanto il rischio potenziale delle conseguenze è troppo alto perchè la materia venga trattata con la consueta superficialità, tipica di molte testate giornalistiche.Karasjok, nella Norvegia settentrionale, è uno dei luoghi più freddi d' Europa, nel 1886 ha registrato 51 gradi sottozero. Nei giorni scorsi vi faceva più caldo che a Piacenza, con "soltanto" meno nove gradi, nel buio della notte polare. Lassù il dicembre 2008 si è chiuso con sette gradi oltre la media. Quindi, mentre nell'Italia innevata il riscaldamento globale non va più di moda, in Scandinavia si potrebbero fare titoli cubitali sulla sua avanzata.
L' aggettivo "globale" serve proprio per evitare questo continuo rumore di fondo focalizzando l' analisi su un dato significativo per l' intero pianeta. Michel Jarraud, segretario generale dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha dichiarato che «nonostante l' attuale freddo sull'Europa centro-meridionale, la tendenza generale rimane senza dubbio verso il riscaldamento». Ed è la stessa agenzia internazionale, che dal 1951 coordina le osservazioni meteorologiche di tutto il mondo, a ribadire che il 2008 è stato il decimo anno più caldo dal 1850 (il settimo in Italia dal 1800, dati Cnr-Isac) e ha visto una stagione degli uragani atlantici tra le più attive, con 16 eventi.
E i ghiacci artici in aumento? Frutto di un frettoloso giornalismo in cerca di scandali, basato su dati non correttamente interpretati a causa di differenti satelliti utilizzati dal 1979 a oggi per misurare la banchisa artica. (AspoItalia ha fatto chiarezza qui: www.aspoitalia.it). Ma è assurdo trasformare il problema del cambiamento climatico antropogenico in uno scontro da tifoseria calcistica: oggi fa freddo uno a zero per i negazionisti, domani fa caldo e segnano i serristi. Così come è assurda la divisione, aggressiva e improduttiva, tra elenchi di scienziati pro e contro: la scienza non si fa a maggioranza, ma verificando le ipotesi con fatti ed esperimenti.
L'Ipcc, tanto vituperato quanto poco conosciuto, non è certo depositario di verità assolute, ma ha posto in essere dal 1988, anno della sua fondazione, un serrato processo di validazione dei dati che è quanto di meglio oggi si sia riusciti a mettere in atto con la cooperazione di tutti i governi. Il riscaldamento degli ultimi decenni è inequivocabile e l'aumento dei gas serra è il processo fisico che ha maggiori probabilità di spiegarlo, come aveva già intuito nel 1896 il chimico svedese Svante Arrhenius.
Sulla previsione del futuro le incertezze sono molte di più, lo diceva già il Nobel per la fisica Niels Bohr, ma da quando nel 1967 Syukuro Manabe e Richard Wetherald del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton elaborarono la prima previsione numerica computerizzata del riscaldamento atmosferico causato dall'aumento dei gas serra, qualcosa si è imparato e il legame più CO2 uguale più caldo non è mai stato smentito. Semmai è la complessità delle interazioni nell'intero sistema terrestre - atmosfera, oceani, ghiacci, suoli, foreste, alghe, batteri, uomo - a rendere per ora limitata la comprensione del problema.
Il fatto che poi le risposte all'aumento della concentrazione di gas serra siano lente rispetto alla durata della vita umana e si esplicitino in molteplici modalità, ci priva di quella desiderabile verifica causa-effetto che in altri settori della scienza è talora più netta, ma meno diffusa di quanto si immagini. Se prendiamo la medicina, vediamo che sono ancora molte le patologie mal conosciute. Non per questo si rinuncia alla cura. E considerando il fumo, pur nella concorde affermazione della sua tossicità, nessuno è disposto a credere che quelle cupe minacce stampate sul pacchetto di sigarette si verificheranno proprio su di sé molti anni più tardi. Se le sigarette uccidessero all'istante, il nesso causa-effetto sarebbe chiarissimo e nessuno fumerebbe.
La posta in gioco sul riscaldamento globale è dunque così alta che la sua prevenzione, in sintesi la riduzione dell' uso di combustibili fossili a vantaggio di energie rinnovabili e sobrietà, presenta comunque vantaggi collaterali, come nel caso del fumo, clima o non clima. Consumare meno e meglio, ridurre inquinamento e rifiuti, chiudere i cicli produttivi in un pianeta limitato, è un progetto per la salvaguardia a lungo termine del nostro benessere. Personalmente detesto il caldo e adoro neve e freddo, non sono dunque un teologo del riscaldamento globale, preferirei senz'altro l'avvento di un' era glaciale. Ma le evidenze che qualcosa non funziona nel termostato terrestre sono tanto più numerose di quelle che minimizzano il problema, da non poterle trascurare.
Luca Mercalli - Repubblica 13/1/09
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martedì 21 ottobre 2008
20-20-20 L'italia dice NO
Come noto, l'Italia ha puntato i piedi in sede europea, trainando con se i paesi meno sviluppati, per contestare il famoso (famigerato) piano 20-20-20, che sarebbe in soldoni la necessità entro il 2020 di diminuire del 20% le emissioni, conseguendo il 20% come obiettivo di risparmio energetico e 20% di incremento delle energie rinnovabili. Il sig. B afferma che allo stato attuale il rapporto costi/benefici non è chiaro e il piano penalizzerebbe in maniera inaccettabile paesi come l'Italia molto forti sul lato manifatturiero, pertanto inevitabile divoratore di risorse.Cerchiamo di ritornare tutti nell'alveo di un ragionamento corretto. A prescindere dall'area di pensiero nobile o illuminato di appartenenza, quello che mi preme stabilire è: il piano 20-20-20 è una sciocchezza oppure ha un qualche fondamento scientifico ?
E' pacifico che fenomeni come l'iper regolamentazione, una certa politica miope di incentivi, una tassazione non equilibrata, possa potenzialmente causare danni più grandi di quelli che sulla carta intenderebbe risolvere, però non dobbiamo nemmeno prenderci in giro fino a questo punto!
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venerdì 19 settembre 2008
Diga di Ridracoli: 10 anni di cambiamenti climatici ?
Ritornando al grafico sull'andamento dell'invaso, tolti i periodi del 2003 e 2007 caratterizzati da evidenti anomalie, possiamo ravvisare in questi dati una qualche "tendenza" che evidenzi un peggioramento del clima ?
Portando tutti i dati su un banale "foglio Excel", è possibile calcolare con pochi click un andamento di tendenza lineare, su una media temporale pesata, ne risultano questi due grafici (con e senza gli anni 2002 e 2007 di anomalia):

Come sui può notare, c'è una pendenza non trascurabile decrescente sull'andamento medio del volume dell'invaso, ma tolti gli anni di anomalia la tendenza è assolutamente trascurabile. Da tutto ciò ne deduco due semplici considerazioni, se vogliamo piuttosto banali:
- La crisi idrica del 2007 è stata largamente sovrastimata dai media
- Non ci sono dati sufficienti per ravvisare previsioni di cambiamenti climatici radicali
Se però si ripetessero in sequenza, le cose potrebbero presto cambiare, la frequenza di eventi anomali è ad esempio evidente negli uragani che in fila indiana stanno devastando i Caraibi, nonchè nelle irregolarità delle correnti fredde in Artico, globalmente gli effetti si vedono, ma localmente sembrano fluttuazioni casuali, per cui addirittura qualche punto della terra sembra trarne cambiamenti positivi (come il raffreddamento in Antartide).
Fare considerazioni globali partendo da misurazioni locali è quindi sempre molto fuorviante e pericoloso, anche senza invocare sciagure climatiche prossime venture il risparmio idrico è comunque una scelta intelligente che va perseguita, data la scarsità di acqua potabile di buona qualità che abbiamo a livello mondiale, in un mondo sempre più sovrappopolato ed incline a standard sempre più alti di benessere.
Nota: La foto di apertura del post è live in tempo reale come fornita dalla webcam di Romagna Acque
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Paolo Marani
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mercoledì 6 agosto 2008
La bufala del petrolio abiotico
Questo articolo di Roberto Vacca scritto per il sole 24 ore davvero mi ha fatto imbufalire, rappresenta a mio parere un fulgido esempio di come utilizzare impropriamente un mezzo di informazione per trasformare gli auspici di taluni in verità scientifiche, inquinando le poche certezze che ci rimangono, e questo proprio utilizzando (guarda caso) l'organo ufficiale della confindustria.- Quanto petrolio c'è ancora rimasto là sotto ? TANTO
- Quanto petrolio c'è ancora di facile estrazione tale da non rischiare di essere consumato tutto già dalla macchina stessa che esegue le trivellazioni ? POCO
- I cambiamenti climatici sono opera dell'uomo ? SI, é assai probabile che siano legati strettamente allo sfruttamento del petrolio, ed anche se non lo fossero interamente non riusciremmo più ad arginarne le conseguenze in tempo se non si intervenisse comunque da subito.
Possiamo anche deliberare a maggioranza che cercando bene la forza gravitazionale è repulsiva, ma non cambieremmo di molto i connotati della realtà. Gente come Vacca, infondendo una fiducia sconfinata nella scenza miracolosa che saprà trovare una soluzione per garantire il "business as usual", in realtà ci sta facendo perdere tempo prezioso, avvicinandoci sempre più alla grande "smusata", cioè un collasso inevitabile ed irreversibile del mondo economico così come oggi (e non ieri) lo intendiamo.
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Paolo Marani
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mercoledì 9 luglio 2008
Summit G8, dimezzare le emissioni entro il 2050
Leggendo i rapporti sulle decisioni prese al G8 in Giappone, mi sono cadute le braccia, quasi come sono cadute a Berlusconi mentre con una pala tentava in maniera impacciata di piantare un albero per simboleggiare il rispetto dei grandi per il clima. Rispetto che, in soldoni, sembra più di facciata che altro, dato che si è deciso, contrariamente al parere della stragrande maggioranza dei climatologi, di ridurre della metà le emissioni di gas serra ma solo entro il 2050, senza tappe intermedie.Nel frattempo, supponendo una crescita costante ai livelli attuali delle emissioni, arriveremo nel 2050 a oltrepassare le 450 ppm di anidride carbonica equivalente, sufficienti (a quanto dicono gli esperti) per innalzare di due gradi centigradi la temperatura media del globo, considerato il massimo tollerabile per non produrre danni irreversibili.
Riguardo poi al petrolio, consapevoli di come l'economia mondiale ne sia dipendente tanto quanto un drogato lo è della cocaina, ci si aspettava qualche sforzo per incentivare il risparmio energetico, spingere verso l'utilizzo delle rinnovabili.. invece ? Invitano i paesi produttori ad estrarre di più! Sarebbe come cercare di risolvere il problema dello spaccio della droga incentivando gli spacciatori ad emettere dosi più sostanziose sul mercato!
giovedì 29 maggio 2008
Ridurre le emissioni entro il 2050, cioè mai
Ridurre della metà le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Lo hanno affermato i ministri dell'Ambiente del G8 riuniti a Kobe, in Giappone, ribadendo che sono proprio i paesi industrializzati a doversi impegnare in prima linea nella lotta contro il riscaldamento climatico. L'annuncio dei dirigenti dei principali paesi sviluppati (per l'Italia presente il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo) non ha al contrario fissato obiettivi di riduzione per il 2020. La dichiarazione, diretta a preparare il terreno per il vertice del G8 in luglio in Giappone, precisa anche che è responsabilità dei paesi ricchi di dare l'esempio in termini di diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Il testo tuttavia menziona solo indirettamente la raccomandazione della comunità scientifica di una riduzione dal 25% al 40% delle emissioni entro il 2020, sottolineando semplicemente che "la necessità di obiettivi intermedi efficaci come ribadito dal Giec (gruppo d' esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima dell'Onu) è stata espressa".fonte: APCom
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mercoledì 26 marzo 2008
Clima, risorse, rifiuti, tre problemi ed una soluzione
Il problema dei cambiamenti climatici, quello dell'esaurimento delle risorse, e quello della gestione dei rifiuti, sono tutti strettamente correlati. Oggi si parla politicamente assai più del primo, sul quale i governi si impegnano con accordi trans-nazionali per cercare di mitigare l'impatto sul clima, assai meno degli altri due.Del secondo problema, quello dell'esaurimento delle risorse, se ne parla a torto molto poco, in virtù del fatto che su questo problema non c'è davvero molto da fare, oltre che ribadire a chiare lettere come ogni grammo di risorsa non rinnovabile sia preziosa e che una volta consumata non si rigenera più. Mi riferisco soprattutto al petrolio ma anche al gas naturale, al carbone, all'uranio, al fosforo, al rame, tutti in via di progressivo ed inesorabile decremento di produzione. Per intenderci, essi non si esauriranno, semplicemente il divario fra domanda e offerta si allargherà sempre di più, creando un rialzo esponenziale dei prezzi fino a raggiungere un nuovo punto di equilibrio di mercato.
Del problema dei rifiuti, si parla genericamente solo in termini di costi, di degrado urbano e di salute pubblica, davvero poco se ne parla in termini energetici. Cosa conviene fare ? Riciclare ? Bruciare ? Seppellire tutto nelle buche ? Cercare di limitarne la produzione alla fonte ? Affidarci a multiutility come Hera che faccia sparire il problema al posto nostro in barba a qualsiasi bilancio ambientale ?
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Paolo Marani
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sabato 8 marzo 2008
La sindrome della rana bollita
Una immagine più di ogni altra spiega la reazione tipica della gente comune di fronte a tutte le ansiogene notizie sugli odierni sconvolgimenti climatici. Prendete una rana e buttatela nell'acqua bollente, con tutta probabilità zomperà fuori immediatamente spaventata a morte. Se invece la posate delicatamente in una pentola piena d'acqua a temperatura ambiente, non ne subirà alcun danno e nuoterà tranquilla. Se ora accendete il fuoco e lasciate crescere la temperatura, gradualmente, prima 40°, poi 50°, poi .... accetterà la situazione fino a lasciarsi bollire e morire. Se la rana potesse parlare nel frattempo vi risponderebbe alla stessa maniera di come le persone rispondono quando salta fuori il discorso dei cambiamenti climatici. Gli scienziati chiamano questo atteggiamento "sindrome della rana bollita" come metafora della situazione umana che si appresta a varcare la soglia di trasformazioni irreversibili.
Con grande sforzo, i governi riusciranno forse a collocare il mondo in uno scenario intermedio, ricordo che tutti i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo oggi (siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai) sono causati da un aumento di temperatura media di appena 0,75°C. Cosa succederà quando questi scenari si saranno verificati non è dato di saperlo con esattezza.Le cose sono due, o questi scienziati sono tutti pazzi e stanno sfruttando un rischio inesistente per giustificare interventi assurdamente costosi (la temperatura della pentola per qualche motivo si fermerà da sola), oppure realmente rischiamo di fare la fine delle rane bollite. In presenza di due ipotesi, una rassicurante ed una catastrofista, quale sceglere ? Davvero l'umanità può correre il rischio e non fare nulla ? E il principio di precauzione ?
Ad oggi, al di la di qualche lodevole conferenza internazionale ed impegni assai poco rispettati dai governi come il protocollo di Kyoto sul clima, abbiamo scelto la strada di lasciarci bollire, speriamo che le cose cambino presto, non mi va proprio giù di sentirmi una rana bollita per troppo tempo.
giovedì 6 marzo 2008
Conferenza a Cesena sui Cambiamenti climatici

GIOVEDI' 6 MARZO ore 20.30
Conferenza sul tema:
CAMBIAMENTI CLIMATICI ED ALTERAZIONI DEGLI ECOSISTEMI: DA QUESTIONE DI NATURA SCIENTIFICA A PRIORITA' DI CARATTERE SOCIALE.
Relatore:
PROF. RICCARDO SANTOLINI
DOCENTE PRESSO L'UNIVERSITA' DI URBINO - CORSO DI LAUREA "VULNERABILITA' TERRITORIALE E ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI"
Luogo della conferenza:
AULA MAGNA DEL CONVITTO ANNESSO ALL'ISTITUTO TECNICO AGRARIO DI CESENA VIA SAVIO 2400 Tel.0547-331130
Referenti: G.Paolo Missiroli - Massimo Mazzotti
COINVOLGETE ED INFORMARE QUANTA PIU' GENTE POSSIBILE, LA SALA PUO' CONTENERE PIU' DI 400 PERSONE A SEDERE.
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Paolo Marani
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martedì 4 marzo 2008
Effetto serra for dummies
Video: ByoBlu intuizioni ovvie
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Paolo Marani
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martedì 10 luglio 2007
I cambiamenti climatici sono una bufala ?
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Paolo Marani
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