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domenica 7 agosto 2011

Unica tariffa rifiuti per molti comuni del forlivese

Il 3 agosto scorso, presenti quasi tutti i sindaci dell'area Forlivese e Cesenate, si è deliberata all'assemblea di ATO (ente che verrà sciolto a fine anno in tutta l'Emilia Romagna perchè soppresso) la uniformazione delle tariffe TIA sui rifiuti su gran parte dei piccoli comuni collinari (vedi articolo).

I vari giornali locali hanno riportato la notizia, chi più e chi meno, con grande entusiasmo e soddisfazione per questo risultato, sottolineandolo come una importante conquista della nostra amministrazione.

Evidentemente una qualche semplificazione in quella che era una babele di tariffe andava fatta, non c'era un comune del Forlivese in cui i cittadini pagassero la tariffa rifiuti come in un altro, anche a parità di servizio (gestito in regime di monopolio da Hera). 

In questo articolato tariffario estratto dalla sezione tariffe del sito di ATO FC trovate tutto di tutto, ma per arrivare a calcolare la semplice tariffa media di un comune si deve passare da una selva tale di coefficienti da scoraggiare qualsiasi laureato in economia e commercio. (Una semplice e trasparente tabellina riassuntiva con i dati medi comune per comune non mi è riuscito di trovarla)

Però, un momento, se è vero che ogni comune aveva una tariffa un po diversificata, non é forse perché rifletteva davvero un profilo di costi non proprio uguale, oppure aveva magari messo in cantiere qualche politica virtuosa (o semplicemente diversa) nella gestione dei rifiuti sul proprio territorio. 

Nei fatti, ci saranno alcuni comuni che adesso si troveranno a pagare assai di meno, ad esempio una famiglia di Dovadola di quattro persone che abita in una casa di 100 metri quadrati pagherà una bolletta dei rifiuti annua di 139 euro, contro i 228 pagati finora, altri che pagheranno di più, come Bagno di Romagna, dove la tariffa attuale peggiorerà notevolmente.

Sulla carta, sembra quindi una buona cosa, ma cosa succede realmente uniformando a tutti le modalità di calcolo delle tariffe ?

Ce lo spiega in questo articolo Palmiro Capacci, ex assessore all'ambiente di Forlì:

Perché il cittadino di Modigliana che nel 2010 ha prodotto 515 Kg di RSU deve pagare come il cittadino di Longiano che ne ha prodotti 1286 kg.? Perché un comune che fa una elevata raccolta differenziata, quindi minor costi di smaltimento, non deve avere uno sconto in tariffa?

Eccolo il vero nocciolo della questione, c'è il sospetto che imponendo a tutti i piccoli comuni di uniformare le tariffe, nessun sindaco possa poi saltarsene fuori con l'idea di voler andare controcorrente per migliorare il servizio, al di la del volere di Hera. 

Se il sindaco di un piccolo comune montano decidesse, in un lampo di illuminazione, di intraprendere ad esempio la strada del porta a porta, forse ci penserebbe un po su ed esclamerebbe: "Ma se i miei cittadini spenderanno comunque uguale a quelli del comune vicino, a me, di fare il porta a porta, chi me lo fa fare ?"

A mio parere si sarebbe dovuto partire con una base tariffaria uguale per tutti, ma lasciare comunque ai singoli comuni la possibilità di premiare con tariffe incentivanti sulla quota variabile i risultati ottenuti in termini di raccolta differenziata, per premiare i comportamenti virtuosi come l'introduzione della raccolta domiciliare.

Il messaggio dato da Hera è "devi essere contento perchè paghi come il tuo vicino", invece dovrebbe essere "devi essere contento perchè paghi per quanto produci".

giovedì 3 settembre 2009

Sale la protesta per l'iva non dovuta ad Hera

Secondo quanto riporta il giornale "la voce", sono già circa 300 i Cesenati che si sono informati presso le associazioni per richiedere il rimborso dell'IVA ingiustamente versata ad Hera per la tariffa di igiene urbana. Pare che questa violazione sia sussistita per almeno 10 anni, pertanto il rimborso dell'iva non dovuta per tutto questo periodo porterebbe ad una entrata extra non indifferente per i cittadini. Adoc a Cesena (associazione per la difesa dei consumatori) ha già raccolto le oltre 300 istanze di rimborso dei cittadini, fornendo moduli prestampati per la richiesta. La somma media da restituire pare ammonti a qualche centinaio di euro.

La sentenza numero 238/2009 della Corte Costituzionale è chiara: si può chiedere il rimborso dell'IVA che non risulta dovuta!

Spero non vada a finire come per la questione della tassa sui depuratori. La Corte costituzionale aveva deliberato ad ottobre 2008 che la tassa sulla depurazione non era dovuta se non esisteva l'impianto di depurazione, sono partite un sacco di richieste di rimborso da parte dei cittadini. Senonché qualche mese dopo è uscita una legge su tutt'altra materia in cui è stato inserito un articolo che consentiva ai gestori di non rimborsare nulla ai richiedenti in quanto bastava che fosse depositato il progetto di costruzione dell'impianto di depurazione perchè fosse esigibile la tassa. Una cosa da folli.

Il movimento consumatori FC ci informa che anche a San Piero in Bagno il circolo Salvador Allende aveva raccolto 250 richieste di rimborso spedite ad Hera e si son trovati beffati.

E' dura fare valere i diritti dei consumatori, se anche in presenza di sentenze esecutive si riesce comunque a trovare l'inghippo, passare la festa e "gabbare lo santo".

martedì 30 giugno 2009

Ennesima proroga per mantenere i vituperati Cip6

Il brutto regalo che Prodi fece in finanziaria 2007, che ripristinava temporaneamente l'istituto dei Cip6 per consentire il completamento dello sfortunatissimo inceneritore di Acerra, sta producendo come era lecito prevedere effetti dannosi a posteriori, consentendo infatti all'attuale governo un appiglio per reintrodurre gli incentivi, allargandone ulteriormente le maglie di utilizzo.

La bozza allo studio interviene su un articolo della Finanziaria 2007 che stabiliva l'emanazione di un decreto da parte del ministro dello Sviluppo economico (sentite le commissione parlamentari) per definire le modalità e le condizioni per un'eventuale riconoscimento degli incentivi in deroga. Con questo intervento si sposta quindi ulteriormente il termine per il completamento della procedura al 30 giugno 2010.

Nello stesso pacchetto all'esame del consiglio dei ministri sono previste altre incredibili proroghe, come quelle che riguardano il passaggio di molti comuni da tassa (Tarsu) a tariffa (Tia) per la raccolta dei rifiuti urbani, e il posticipo dal 1 gennaio 2010 al 1 gennaio 2011 per la messa al bando nei supermercati dei sacchetti di plastica non biodegradabili. La motivazione ufficiale per questo ultimo indecente provvedimento è quello di "consentire un impatto morbido sul sistema produttivo e di distribuzione commerciale".

Ovvero, in tempi di crisi se c'è da raggranellare qualche risorsa meglio posticipare i vincoli che costringerebbero le aziende ad un minor impatto ambientale, cosa evidentemente vista da questo governo come un puro e semplice costo inutile.