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sabato 12 settembre 2009

Oggi è la giornata mondiale senza sacchetti di plastica

Perché ci ostiniamo ad usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche fino a cento anni ? La domanda retorica si riferisce ovviamente alle buste di plastica, solo in Italia se ne producono circa 300 mila tonnellate all'anno, che considerando quanto sono leggere equivalgono in termini numerici a qualcosa come 2 miliardi di pezzi (da 10 grammi ciascuna) prodotti, non ogni anno... ma ogni mese!. Sono l'equivalente di 320 mila tonnellate di petrolio, oppure 200 mila tonnellate di CO2 a vostra scelta. Praticamente 400 sacchetti all'anno procapite. Numeri impressionanti! (fonte)

Ovviamente ben poche di esse sopravvivono dopo il primo utilizzo, spesso sono riutilizzate per veicolare immondizia oppure (peggio) gettate a brandelli da qualche parte. Se non intercettate dal servizio di raccolta pubblica prima o poi arrivano semplicemente nei fiumi e quindi in mare, sminuzzandosi in coriandoli trascinati dalle correnti. fino al pacifico. Anche quando vengono raccolte, hanno una probabilità di oltre il 40% di venire semplicemente bruciate in un inceneritore, oppure pressate in discarica, dove i batteri le degraderanno impiegando decine e decine di anni.

E' per questo spreco assurdo e irrazionale che il MIZ già da tempo ha deciso di aderire all'iniziativa Porta la Sporta a cura dell'associazione dei comuni virtuosi. Abbiamo realizzato a cura della nostra associazione due diverse tipologie di shoppers riusabili. La prima è di Juta, materiale nobile e molto resistente (ma poco pieghevole), tagliate e cucite a cura dell'ENAIP impiegando ragazzi disabili. La seconda è di un tessuto simile al lino, quasi altrettanto resistente ma più leggero e comodo per fare la spesa, che stiamo stampando in serigrafia in questi giorni in tempo per essere esposte al decrescifest. Le utilizzeremo come forma di autofinanziamento per la nostra associazione, regalandola agli anziani e agli studenti che si vogliono tesserare con noi.

Ritornando ai famigerati sacchetti, nel 2010 sarebbero dovute scomparire per bontà di illuminate leggi europee, invece sembra proprio che in Italia non se ne farà nulla come al solito. Non credo molto alle giornate dedicate a questo o a quello, perchè secondo me dovremmo dedicarci a cose ben fatte tutti i giorni dell'anno, però almeno oggi pensaci: Non usare sacchetti di plastica per la tua spesa, e se proprio devi farlo riutilizzali il più possibile.

Oppure fai come noi.. porta la sporta!

N.B.1 Nella foto, una borsa di Juta con il nostro logo del miz, tanto resistente da contenere comodamente la nostra cagnetta Camilla, che gentilmente si è prestata per la foto di rito ;o)

N.B.2 Il comune di Cesena pare aderisca ufficialmente a porta alla sporta, ma noi non ce ne siamo neanche accorti, aspettiamo qualche atto concreto.

martedì 30 giugno 2009

Ennesima proroga per mantenere i vituperati Cip6

Il brutto regalo che Prodi fece in finanziaria 2007, che ripristinava temporaneamente l'istituto dei Cip6 per consentire il completamento dello sfortunatissimo inceneritore di Acerra, sta producendo come era lecito prevedere effetti dannosi a posteriori, consentendo infatti all'attuale governo un appiglio per reintrodurre gli incentivi, allargandone ulteriormente le maglie di utilizzo.

La bozza allo studio interviene su un articolo della Finanziaria 2007 che stabiliva l'emanazione di un decreto da parte del ministro dello Sviluppo economico (sentite le commissione parlamentari) per definire le modalità e le condizioni per un'eventuale riconoscimento degli incentivi in deroga. Con questo intervento si sposta quindi ulteriormente il termine per il completamento della procedura al 30 giugno 2010.

Nello stesso pacchetto all'esame del consiglio dei ministri sono previste altre incredibili proroghe, come quelle che riguardano il passaggio di molti comuni da tassa (Tarsu) a tariffa (Tia) per la raccolta dei rifiuti urbani, e il posticipo dal 1 gennaio 2010 al 1 gennaio 2011 per la messa al bando nei supermercati dei sacchetti di plastica non biodegradabili. La motivazione ufficiale per questo ultimo indecente provvedimento è quello di "consentire un impatto morbido sul sistema produttivo e di distribuzione commerciale".

Ovvero, in tempi di crisi se c'è da raggranellare qualche risorsa meglio posticipare i vincoli che costringerebbero le aziende ad un minor impatto ambientale, cosa evidentemente vista da questo governo come un puro e semplice costo inutile.

martedì 16 giugno 2009

Sacchetti in MaterBi, sono davvero così biodegradabili ?

Secondo questo post di Ugo Bardi di Aspo Italia, le aspettative riposte sui famigerati sacchetti di MaterBi prodotti dalla Novamont sarebbero eccessive.

C'è una differenza notevole fra i termini "biodegradabile" e "compostabile", all'atto pratico i polimeri in oggetto non sarebbero affatto completamente biodegradabili ma solamente compostabili, secondo una normativa specifica (EN 13432) che lascerebbe risultare compostabile anche tante cose che normalmente non lo sono, per il solo fatto di avere la capacità di ridursi in pezzetti molto molto piccoli. Quindi il MaterBi è si compostabile ma nemmeno tanto efficacemente, solo quanto basta per superare la normativa.

Forse molte innovazioni sono benefiche e sostenibili solo se ci crediamo, o solo se ce lo fanno credere. Ed in molti casi siamo proprio noi a volerci credere a tutti i costi, anche se alla prova sperimentale non tutto è assolutamente bello come sembra.

Il fatto secondo me però è un altro, la raccolta tradizionale dell'umido si è sempre fatta con i tradizionali sacchetti di plastica in polietilene, in quanto all'ingresso degli impianti di compostaggio industriale, inserito il materiale nelle tramogge, ci sono delle lame che "rompono" i sacchetti di plastica e li separano dal contenuto umido.

Con il MaterBi questo non sarebbe più necessario, così si avrebbe un risparmio di costo. Però risulta veramente difficile convincere TUTTI ad utilizzare sacchetti particolari senza operazioni globali del tipo raccolta "porta a porta".

Però, se si fa il porta a porta, i sacchetti non sono necessari poiché i bidoncini dell'umido sono normalmente foderati internamente con uno strato di cartone riciclato pressato, in quanto devono garantire la traspirabilità e l'evaporazione (così non si producono cattivi odori).

Insomma, i sacchetti richiederebbero il porta a porta, ma il porta a porta non richiederebbe i sacchetti. Non ne vedo uscita per quanto riguarda la "raccolta", al massimo saranno utili per quanto riguarda la "spesa al supermercato", ma a quel punto sono infinite volte meglio i sacchetti RIUSABILI, quelli si ad impatto zero.

Leggi l'articolo originale: Ma i sacchetti biodegradabili, lo sono veramente ?

Update: Ad onor di cronaca, un rappresentante della Novamont ha risposto ai rilievi di Ugo Bardi sui sacchetti in MaterBi, aggiungendo considerazioni molto interessanti.

lunedì 22 ottobre 2007

Ambientalismo all'italiana

Riporto un articolo di Federico Valerio, che nel suo blog mostra i rischi a cui andiamo incontro spacciando per ecologismo sostenibile scelte dettate dal puro impatto emotivo. Senza una accurata analisi scientifica delle conseguenze non è opportuno spingere scelte che sulla carta sembrano andare verso una direzione ecologica. Esempi ne abbiamo a bizzeffe, dall'assurdità dei biocarburanti, per finire all'utilizzo del "mater-bi" prodotto dal mais per la realizzazione delle plastiche biodegradabili. Nell'articolo si mostra come queste plastiche, se mescolate alla plastica normale, ne impediscono il riciclo (non sono compatibili). Anzichè fare come si fa in Inghilterra, dove i sacchetti di plastica sono pesantemente tassati e si incentiva l'uso dei sacchetti riusabili di materiale tessile, si vuole spingere nel consumo di materiali biodegradabili, pur di non cambiare le abitudini al consumo della gente. Quello che sembra un passo avanti, rischia di creare più problemi di quelli che risolve.

La rivoluzione italiana ai sacchetti di plastica sarà quella preannunciata da Ermete Realacci, ministro all'ambiente in pectore del prossimo governo Veltroni: i sacchetti di plastica saranno sostituiti da sacchetti di bio-polimeri, secondo il brevetto Novamont che con mezzo chilo di mais ed un chilo di olio di girasole produce 100 sacchetti biodegradabili.

L'articolo sottolinea che entusiasti dell'idea sono anche gli agricoltori che stimano che per produrre le 300.000 tonnellate di bioplastiche che dovranno sostituire le equivalenti tonnellate di polietilene, oggi usate per produrre 15 miliardi di sacchetti, basta coltivare a mais e girasole 200.000 ettari di terreno.

Questa soluzione viene spacciata per ecologica invece è una "puttanata" (scusate l'espressione poco scientifica), in quanto di ambientale non ha proprio un bel niente.

In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili.

L'onorevole Realacci ha un'idea di quanto combustibile fossile, quanta acqua, quanti fertilizzanti, quanti pesticidi ci vuole per coltivare 200.000 ettari a mais e girasole, necessari per produrre 300.000 tonnellate di bio-plastiche usa e getta?

Qualcuno ha fatto i conti di quanta anidride carbonica viene rilasciata durante queste fasi di lavorazione e in quelle necessarie per passare dal mais al polimero finito?

L'unico serio utilizzo delle plastiche bio-degradabili è che queste devono sostituire le attuali pellicole e vaschette di plastica utilizzate per confezionari alimenti.

E' anche necessario che questi materiali biodegradabili, necessariamente monouso, e comunque anch'essi riducibili con una intelligente riprogettazione dei sistemi di distribuzione ed imballaggio, possano essere facilmente individuati come materiali compostabili da raccogliere in modo differenziato, insieme alla frazione umida, per avviare il tutto al riutilizzo, rigorosamente ed esclusivamente sotto forma di compostaggio o di fermentazione anaerobica.

Precisare che i trattamenti finali per le bio-plastiche devono essere solo tecniche di trattamento biologico non è casuale.

C'è una subdola conseguenza della scelta promossa dall'onorevole Realacci: la sostituzione delle attuale 300.000 tonnellate di sacchetti in plastica di sintesi, con 300.000 tonnellate di sacchetti di bioplastiche farà diventare quest'ultimi biomasse.
A questo punto, in base ai nuovi accordi, la loro combustione si potrà legittimamente avvalere dei soliti famigerati certificati verdi, a cui si aggiungeranno anche i contributi CONAI, in quanti i sacchetti sono degli imballaggi e la loro combustione, per legge, è una forma di riciclo.

Segnalo infine un altro problema che i sacchetti biodegradabili hanno: sono incompatibili con la raccolta differenziata delle plastiche finalizzate al riciclo di quest'ultime.

Questo significa che scarti di polietilene mescolati a scarti di biopolimero tipo mater-bi non possono essere più riciclati come materie plastiche ed è impensabile separare i due materiali.

Unica soluzione mandare il tutto ai termovalorizzatore!!

Per cortesia qualcuno fermi questa follia!

martedì 22 maggio 2007

Sportine di plastica addio, dal 2010

Finalmente il sacchetto di plastica è messo al bando anche in Italia, ma dovremmo aspettare fino al 2010. La domanda si pone obbligatoria: sono oramai 20 anni che si sa che il sacchetto di plastica è altamento tossico (incenerimento) e dannoso all'ambiente (non è biodegradabile), ma perchè solo fra 4 anni ne sarà proibito l'uso? Con questa consapevolezza si potrebbe anche favorire l'uso di sportine di stoffa riutilizzabili nel frattempo; queste iniziative sembrano più rese spinte dall'unione europea che realizzate a favore dell'ambiente, però è un passo avanti, non c'è dubbio. Un emendamento della finanziaria 2007 prevede che tutti gli shopper (sportine di plastica) distribuiti dal 1° gennaio 2010 dovranno essere realizzati in materiali biodegradabili. La misura permetterà di ridurre di 400 mila tonnellate le emissioni di biossido di carbonio: ogni anno 200 mila tonnellate di petrolio vengono bruciate per produrre 300 mila tonnellate di sacchetti. Il provvedimento mette l’Italia al passo con la Francia (dove la legge contro le buste in plastica è entrata in vigore nel 2006) e, soprattutto, con le Direttive ambientali dell’Unione Europea. Secondo Coldiretti, per sostituire la plastica utilizzata nei sacchetti di plastica con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale basterà coltivare per questo scopo circa 200 mila ettari di terreno. Sono sufficienti, infatti, mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole per produrre circa 100 buste di bio-plastica.

Fonte: “Altraeconomia” di febbraio 2007