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martedì 24 marzo 2009

Statistiche europee sui rifiuti aggiornate al 2007

Arrivano i bilanci europei e nazionali sulla gestione dei Materiali Post Consumo, aggiornati a tutto il 2007. Nell'Europa dei 27, la produzione media pro capite è a 522 chili; un italiano medio ne ha prodotto poco più, 550 chili.

Le stime del centro di ricerca di ISPRA, relative allo stesso anno, ci attribuisce qualche chilo in meno (546 kg) ma questo stesso Ente certifica che, nel 2006, i kg procapite prodotti da un italiano medio erano 550. Quindi il 2007 è il primo anno in cui in Italia la continua crescita della produzione procapite di rifiuti non solo si è fermata ma ha dato segni di decrescita. Era ora!

Questo dato va di pari passo con la produzione complessiva di MPC di origine urbana ed assimilata che, in Italia, nel 2007 è stata di 32,5 milioni di tonnellate, solo l'0,1 % in più rispetto all'anno precedente; al momento la crescita più bassa. Vedremo come è andata nel 2008 e ancor più come andrà nel 2009.

E' il caso di ricordare che nel 2007 abbiamo continuato a consumare e produrre rifiuti come se niente fosse e quasi nessuno prevedeva l'arrivo della crisi globale e la conseguente riduzione dei consumi. con un presumile riflesso sulla produzione di rifiuti.

Tornando all'Europa, vediamo che fine fanno i MPC degli Stati più virtuosi.

La Germania (con 564 chili a testa) ne ricicla il 46% ( è la migliore della classe ) e invia al compostaggio un altro buon 18%.

Il Belgio (produzione 492 kg a testa) ricicla il 39% e composta il 23%.

L'Austria (produzione procapite 597 chili) ricicla il 21% e composta il 38% (il risultato migliore tra i paesi europei, per quanto riguarda il compostaggio).

Tutte queste tre nazioni, insieme all'Olanda, riciclano e compostano più rifiuti di quanti non ne mandino ai rispettivi inceneritori.

Belgio, Germania e Austria, nel 2007, hanno incenerito rispettivamente il 34, il 35 e il 28 % dei loro MPC.

La discarica, utilizzata in Italia per il 46% dei MPC nazionali, non è sparita da nessuna parte.

Belgio, Germania, Austria hanno fatto ricorso alle discariche per il 4, 1, 13 % rispettivamente.

In questa classifica europea, l'Italia spicca per la quota compostata, pari al 33%, che la pone al secondo posto, subito dopo l'Austria, mentre il riciclaggio si ferma al l' 11%, la stessa percentuale dei nostri rifiiuti inceneriti.

Insomma se riuscissimo a riciclare come la Germania (46%: obiettivo ancora lontano, ma ampiamente raggiunto in diverse regioni) e a compostare come l'Austria (38%; ci siamo quasi) ci saremmo tolti di mezzo l'84% dei nostri MPC. Pertanto , con gli attuali inceneritori (11 % di incenerimento) e solo un 5% di discarica potremmo chiudere a basso impatto ambientale il ciclo di tutti i rifiuti prodotti in Italia.

Ovviamente tutto diventa più facile se nel frattempo, come pare stiamo cominciando a fare, impariamo a produrre meno rifiuti.

Come sapete chi è al governo e all'opposizione non la pensa proprio così e, grazie ai facili guadagni dei certificati verdi e dei CIP 6 dati agli incenritori, aspira a farci diventare la prima nazione inceneritorista in Europa.

Da un articolo originale di Federico Valerio

N.B. Il grafico si riferisce in realtà all'anno 2003, ma le ripartizioni ad oggi non sono molto diverse.

martedì 21 ottobre 2008

20-20-20 L'italia dice NO

Come noto, l'Italia ha puntato i piedi in sede europea, trainando con se i paesi meno sviluppati, per contestare il famoso (famigerato) piano 20-20-20, che sarebbe in soldoni la necessità entro il 2020 di diminuire del 20% le emissioni, conseguendo il 20% come obiettivo di risparmio energetico e 20% di incremento delle energie rinnovabili. Il sig. B afferma che allo stato attuale il rapporto costi/benefici non è chiaro e il piano penalizzerebbe in maniera inaccettabile paesi come l'Italia molto forti sul lato manifatturiero, pertanto inevitabile divoratore di risorse.

Cerchiamo di ritornare tutti nell'alveo di un ragionamento corretto. A prescindere dall'area di pensiero nobile o illuminato di appartenenza, quello che mi preme stabilire è: il piano 20-20-20 è una sciocchezza oppure ha un qualche fondamento scientifico ?

E' pacifico che fenomeni come l'iper regolamentazione, una certa politica miope di incentivi, una tassazione non equilibrata, possa potenzialmente causare danni più grandi di quelli che sulla carta intenderebbe risolvere, però non dobbiamo nemmeno prenderci in giro fino a questo punto!

Intendo dire che non è possibile ogni volta utilizzare la legge come una coperta corta a seconda di chi si vuole riscaldare, quando nasce a tutela di qualche interesse viene sostenuta a spada tratta, quando solo rischia di lederne altri viene bistrattata all'inverosimile. Leggi del genere in materia ambientale, per quanto perfezionabili, hanno la caratteristica di ledere TUTTI gli interessi, perchè NESSUNO vuole realmente ridurre le proprie emissioni, così come nessuno vuole ridurre il PIL o peggio diminuire i consumi energetici (ad esso storicamente proporzionali).

Allora, il punto non è burocrazia si o burocrazia no, la riduzione delle emissioni è davvero indispensabile oppure, dato che siamo in recessione (se mai ne usciremo) è rimandabile ?

Pretendere di rinviare una decisione così cruciale solo per un mero conto della serva del rapporto costi/benefici, fra l'altro dettato da un problema congiunturale di crisi economica, mi sembra una stupidata colossale.

Occorre concentrarci sul capire se perseverando con lo sfruttamento attuale delle risorse andremo verso il disastro oppure no, perché se mai questo disastro arriverà, sappiate che quisquilie come la democrazia (e la burocrazia) passeranno completamente in secondo piano, sull'onda della devastante crisi sociale causata da un mondo non più in grado fisicamente di sostenerci tutti, agli attuali ritmi di crescita dei consumi. Il problema va anche al di la della crescita dei mari di qualche metro, per il quale basterebbe evacuare qualche centinaio di milioni di persone e costruire qualche milione di palafitte... il concetto è, siamo disposti a correre il rischio e i costi futuri di uno sconvolgimento climatico globale ?

Ridurre le emissioni, va fatto oppure no ? Oppure meglio difendere le nostre rendite finanziarie e spendere i nostri soldi sani in un mondo malato ? Secondo il mio parere ne vale la pena, siamo di fronte ad un immenso esperimento a scala globale dalle conseguenze incerte e dai rischi altissimi, in cambio di un bel po di carta che chiamiamo volgarmente soldi possiamo comprarci una assicurazione sul nostro futuro, e migliorare al contempo la salute dei cittadini.