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sabato 12 aprile 2008

Quanta CO2 si emette per produrre un kilowattora?

Da fonte Greenpeace, si ricava la seguente tabella di massima:

  • 940 grammi da incenerimento rifiuti solidi urbani Italia
  • 900 grammi da impianto tradizionale a carbone
  • 800 grammi da impianti a "carbone pulito"
  • 720 grammi da olio combustibile
  • 650 grammi valore medio Italia 2004 impianti termoelettrici (media da fonti fossili)
  • 530 grammi valore medio Italia 2004 (tutte le fonti)
  • 500 grammi da gas da impianto tradizionale
  • 370 grammi da gas da impianto a ciclo combinato (turbogas)
  • 0 grammi da idroelettrico
  • 0 grammi da eolico
  • 0 grammi da solare fotovoltaico
  • 0 grammi da biomasse
In sostanza, un inceneritore emetterebbe più CO2 di una centrale a carbone e quasi tre volte rispetto ad un impianto turbogas!
"Nei rifiuti è presente sia una componente organica, le cui emissioni di CO2 sono considerate nulle, che una componente di plastiche che invece è una fonte fossile a tutti gli effetti in quanto derivata dal petrolio, le cui emissioni vanno conteggiate"

spiega Giuseppe Onofrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
"Dai dati ufficiali che annualmente vengono presentati alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, risulta che a parità di energia prodotta i termovalorizzatori emettono più anidride carbonica rispetto alla media della produzione elettrica. Così gli incentivi che dovrebbero essere dedicati alle fonti rinnovabili - che hanno emissioni nulle di CO2 - vengono spesi per aumentarle".

Una centrale a biomasse emette inoltre zero solo se davvero utilizza biomasse e non assimilati a biomasse, cioè esclusivamente sfalci e residui di legno o cellulosa completamente rinnovabili.

Per quanto riguarda il nucleare, dato mancante, esso dovrebbe a rigore essere nullo, tuttavia come risulta dalla ricerca di Sergio Zabot sembra che il processo di arricchimento dell'uranio non sia propriamente neutro dal punto di vista dei carburanti fossili impiegati, pertanto andrebbe probabilmente aggiunto questo contributo. Anche il sole 24 ore ha pubblicato la stessa notizia.

lunedì 30 luglio 2007

Se un chilo di carne inquina peggio di un Suv

Dall'ennesimo studio sull'ambiente - questo è giapponese e apparirà sul prossimo numero di New Scientist - arriva un colpo basso ai carnivori, un chilo di bistecca produce una quantità di gas serra maggiore di quella che richiede un'attività evidentemente e pesantemente inquinante come guidare un Suv per tre ore. Lasciando, nel frattempo, tutte le luci di casa accese.

Il team guidato da Akifumi Ogino del National Institute of Livestock and Grassland Science, a Tsukuba, nella sua ricerca ha calcolato il costo ambientale derivante dall’allevamento di bestiame con metodi tradizionali, dalla successiva macellazione e dalla distribuzione della carne. Dimostrando come mangiarsi una fiorentina sia, in pratica, un oltraggio all'integrità della natura. Produrre un chilo di carne, hanno calcolato gli scienziati, immette nell’atmosfera l’equivalente di 36,4 chili di diossido di carbonio, il famigerato gas C02, principale imputato perresponsabile dell’effetto serra.
Si tratta, in gran parte, di emissioni di metano, rilasciato dal sistema digestivo del bestiame.
L’energia necessaria per produrre e trasportare il mangime necessario a nutrire l’animale è pari a quella che serve a tenere accesa una lampadina da 100-watt per quasi venti giorni. E se proprio dev'essere carne, almeno che sia biologica. Stavolta lo studio viene dalla Svezia ed è un po' datato, del 2002: sostiene che la carne di produzione biologica produce il 40 per cento in meno di gas responsabili dell’effetto serra e richiede l’85 per cento in meno di energia perchè l’animale mangia erba invece di mangime concentrato.

Fonte: www.lastampa.it


lunedì 2 luglio 2007

SENATO USA: Approvato piano per risparmio benzina

Oggi vogliamo segnalare questa notizia che riguarda gli americani, conosciuti nel mondo per essere poco attenti all'ambiente, i "soliti" spreconi che girano in SUV e hanno uno stile di vota tutt'altro che sobrio. Ebbene sfatiamo un pò questo mito e spezziamo una lancia a loro favore:malgrado l'operato di Bush molto distante dalle proposte del Protocollo di Kyoto, il Senato americano approva un piano per risparmiare benzina. L'obiettivo è ridurre i consumi del 40% in dieci anni: oggi la media è 3,7 litri ogni 25 miglia, il progetto mira ad arrivare a 35 miglia. Previsto un risparmio di oltre 2 milioni di barili di petrolio al giorno e una riduzione del 18% delle emissioni di CO2. Malgrado la pressione delle case automobilistiche, il Senato statunitense ha approvato ieri un progetto di legge mirato a ridurre da qui a dieci anni il consumo di carburante delle automobili. È il progetto di legge più significativo votato negli Usa negli ultimi 20 anni su questo argomento che incontra la resistenza delle potenti lobby dei costruttori. Il progetto prevede una riduzione dei consumi dei carburanti negli autoveicoli del 40% in dieci anni. Attualmente il consumo medio è di un gallone (3,7 litri) per 25 miglia (un miglio equivale a 1,6 chilometri). Il progetto mira a portare a consumi medi di 35 miglia per gallone. Secondo i senatori che appoggiano il disegno di legge, il progetto potrebbe far risparmiare agli Stati Uniti tra i 2 e i 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno e ridurrebbe del 18% le emissioni di anidride carbonica, oltre che un risparmio per i consumatori di 100 miliardi di dollari annui. Già nel 2002 la California, uno degli stati americani più "ambientalisti", aveva adottato una legge che impone ai costruttori di automobili di ridurre le emissioni dei veicoli del 30% entro il 2016.

giovedì 21 giugno 2007

G8 e obiettivi ambientali

Mentre noi stiamo qui a combattere "piccole" informazioni scorrette sul Tetrapak e sulla migliore gestione dello smaltimento dei rifiuti al G8 di Heiligendamm, in Germania, apparentemente non si è perso tempo sull'impegno della tutela ambientale secondo i notiziari, ma come commentare i risultati raggiunti?
Gli unici due punti fissati, sui numerosi proposti sono stati:
1.obiettivo minimo condiviso di riduzione del 50% delle emissioni climalteranti globali entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. 2.finalmente sono riusciti a far ammettere e mettere nero su bianco da Bush che i mutamenti climatici sono prodotti dell'attività umana. Doveva essere il G8 dell'Africa e dei cambiamenti climatici, invece rischia di essere ricordato come il summit dello scudo spaziale e delle nuove tensioni tra Stati Uniti e Russia. Direi che sono davvero pessimi risultati, dopo anni e fior di scienziati che segnalano il grave problema dell'inquinamneto da parte dell'uomo, "l'allievo" ripetente Bush (al 2° mandato) ha riconosciuto solo ora che tutto ciò è vero, dopo anni di negazione ad oltranza del problema. Forse sarebbe il caso che più che organizzare G7,8,9, si iscrivesse qualcuno ad un corso di laurea ambientale e soprattutto si insegnasse agli altri, che se sono accorti prima, di essere un pò più sinceri e di indignarsi di fronte a tanta "ignoranza/omissione". Ma veniamo al secondo punto, la riduzione del 50% delle immissioni inquinanti rispetto al 1990 entro il 2050: praticamente facciamo in tempo a distruggere il pianeta non una, ma anche due volte di seguito, oltre alla non troppo pessimistica previsione che potranno già essere morte migliaia di persone a causa delle conseguenze del cambiamento climatico, noi occidentali forse di morte lenta (tumori e affini) le popolazioni povere di fame per la desertificazione e l'impoverimento del territorio.Anche Bono Vox e gli altri vip che hanno partecipato come ospiti al G8 han detto che è stata tutta una farsa. Che dire? Quasi quasi è meglio essere colpiti dal famoso meteorite che dovrà passare vicino alla Terra fra qualche decennio, almeno potremmo sempre dire che non è stata responsabilità nostra, è più dignitoso.(Fonte: GREEN TG)

sabato 26 maggio 2007

L'Italia deve ridurre le emissioni di CO2

E' arrivato in questi giorni un monito severo dall'Unione Europea per l'Italia: deve ridurre le emissioni di CO2 del 6,3% per raggiungere gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto relativi al periodo 2008 - 2013. Questo in riferimento all'assegnazione di quote di Anidride Carbonica definite dal Piano Nazionale Italiano che deve essere condizionato dagli accordi di protocollo. “In Italia mancano ancora le condizioni per raggiungere gli obbiettivi del protocollo di Kyoto”. Queste le dichiarazioni del presidente dell’Anev, l’Associazione nazionale energia e vento, Oreste Vigorito, secondo cui il Governo dovrebbe eliminare tutte quelle barriere esistenti allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra l'altro si è da poco scoperto che, durante il periodo dell’ultima glaciazione, gli oceani avrebbero emesso nell’atmosfera circa 600 miliardi di metri cubi di Co2, l’anidride carbonica. Un processo innescato dallo scioglimento dei ghiacciai del nord Atlantico provocando, tra l’altro, il cambiamento delle correnti marine, corresponsabili delle emissioni. Questa scoperta evidenzia la capacità degli oceani e dei ghiacciai di trattenere la Co2 ed i conseguenti pericoli contemporanei a cui il pianeta sta andando incontro a causa del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici connessi a questo fenomeno.

martedì 22 maggio 2007

Sportine di plastica addio, dal 2010

Finalmente il sacchetto di plastica è messo al bando anche in Italia, ma dovremmo aspettare fino al 2010. La domanda si pone obbligatoria: sono oramai 20 anni che si sa che il sacchetto di plastica è altamento tossico (incenerimento) e dannoso all'ambiente (non è biodegradabile), ma perchè solo fra 4 anni ne sarà proibito l'uso? Con questa consapevolezza si potrebbe anche favorire l'uso di sportine di stoffa riutilizzabili nel frattempo; queste iniziative sembrano più rese spinte dall'unione europea che realizzate a favore dell'ambiente, però è un passo avanti, non c'è dubbio. Un emendamento della finanziaria 2007 prevede che tutti gli shopper (sportine di plastica) distribuiti dal 1° gennaio 2010 dovranno essere realizzati in materiali biodegradabili. La misura permetterà di ridurre di 400 mila tonnellate le emissioni di biossido di carbonio: ogni anno 200 mila tonnellate di petrolio vengono bruciate per produrre 300 mila tonnellate di sacchetti. Il provvedimento mette l’Italia al passo con la Francia (dove la legge contro le buste in plastica è entrata in vigore nel 2006) e, soprattutto, con le Direttive ambientali dell’Unione Europea. Secondo Coldiretti, per sostituire la plastica utilizzata nei sacchetti di plastica con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale basterà coltivare per questo scopo circa 200 mila ettari di terreno. Sono sufficienti, infatti, mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole per produrre circa 100 buste di bio-plastica.

Fonte: “Altraeconomia” di febbraio 2007