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martedì 11 novembre 2008

Rifiuti urbani o rifiuti industriali ?

Come anche i sassi oramai sanno (purchè studiosi dell'argomento rifiuti), l'Emilia Romagna si colloca nella non invidiabile posizione di regione leader nella produzione dei rifiuti, superata di stretta misura solamente dalla Toscana, la quale produce oggi più di 700Kg/ab di rifiuti urbani. Questa considerazione, così come risulta dall'ultimo rapporto Apat 2007, non dice però tutta la verità.

La frazione che le statistiche considerano, cioè il rifiuto urbano (RU) di provenienza cittadina, quello per intenderci che rappresenta la base per il calcolo della raccolta differenziata, rappresenta solo una piccola parte dei rifiuti complessivamente prodotti, non tenendo infatti conto di quelli che sono i "rifiuti speciali" (RS), ovvero provenienti dalle attività produttive industriali, rifiuti pericolosi e non.

Pensate che mediamente, per ogni Kg di materiale che innocentemente noi cittadini buttiamo nel cassonetto, l'industria ha prodotto almeno 70kg di scarti, solo per lasciarci usare e buttare il nostro piccolo bene. Come scarti si intendono anche le acque reflue di lavaggio, gli sfridi, i materiali consumabili esausti, e altri residui industriali. Evidentemente gli scarti industriali saranno di tipo molto più omogeneo rispetto ai rifiuti urbani, pertanto assai più facilmente riutilizzabili nel ciclo produttivo. Non tutti verranno buttati, anzi, la maggiorparte verranno reintrodotti come materia prima seconda per altre produzioni, parte andranno in discariche speciali per elementi pericolosi, parte in discariche speciali non pericolose, parte come sovvallo e sottovaglio in discariche normali.

Nel grafico soprastante, nondimeno, emerge che a seconda della regione considerata le regioni possono produrre fino a 4Kg di rifiuti speciali contabilizzati e movimentati per ogni Kg di rifiuto urbano.

Guardate la campania come si colloca nella scala dei rifiuti speciali, praticamente è il fanalino di coda, ciò significa probabilmente o che esistono molte meno aziende oppure che le aziende fanno sparire i rifiuti speciali sottraendoli al conteggio del gestore.

Paradossalmente, emerge anche un altro fatto importante, maggiore è la percentuale di raccolta differenziata nei sistemi di tipo convenzionale (a cassonetti stradali), più grande è la produzione pro-capite sia di rifiuto urbano che di rifiuto speciale. Se li sommiamo fra loro scopriamo che l'Emilia Romagna (raccolta principalmente stradale), pur con una RD prossima al 50%, è addirittura peggio (seppur di poco) della Toscana (che ha una RD media un po inferiore, sempre prevalentemente stradale).

Come è possibile questo fatto ? Troppe aziende in Emilia Romagna e Toscana ? Cittadini più incivili e aziende più sprecone ?

Può essere, però esiste un altro fattore che non è stato adeguatamente considerato, ovvero la presenza di assimilati. Avere dati certi è molto difficile e occorrerebbero studi approfonditi, tuttavia possiamo stimare che almeno in Emilia Romagna, esaminando i dati ATO e i rendiconti MUD dei comuni in nostro possesso, la percentuale di assimilati arriva fino a un 35% di tutta la quota che risulta computata come raccolta differenziata urbana, ciò è dovuto in gran parte alla assimilazione di inerti, sfalci, residui di mobilifici, ortofrutta, grande ristorazione, sfridi artigianali, officine, uffici, etc. etc.

In sostanza, sorge il sospetto che l'incremento dei rifiuti urbani calcolati come Kg/Abitante sia direttamente correlabile con le politiche volte all'assimilazione sempre più spinta di rifiuti speciali, ciò allo scopo di permettere il mantenimento di un sistema industriale di raccolta ed al contempo ottemperare alle leggi che impongono di arrivare ad una RD del 50% per il 2009, previa multe salate in caso di inadempimento.

Il sistema stradale è poco costoso ma anche poco efficiente, pertanto ne aumentiamo artificialmente l'efficacia e "l'appeal" conteggiando più speciali, concetto semplice. Sia ben chiaro, io non sono contrario alle politiche di assimilazione spinta dei rifiuti, qualora essi siano realmente assimilabili come tali, però è un fattore che andrebbe decurtato dal reale computo della RD, altrimenti il sistema stradale ne risulta illegittimamente favorito.

La morale del discorso è che il puro numero di Kg/Abitante spesso riguarda più le politiche di assimilazione rispetto al reale virtuosismo della popolazione. Ad esempio, l'impiego del porta a porta a Forlimpopoli ha avuto un effetto indiscutibile di diminuzione di almeno il 20% del rifiuto urbano, in parte però perchè impedisce politiche di assimilazione "truffaldina", dato che non è nemmeno necessaria per ottenere alte RD superiori al 70%. Meno assimilati e più raccolta differenziata, pertanto riduzione molto marcata del conteggio del rifiuto urbano, anche senza l'introduzione di politiche veramente spinte di riuso, vuoto a rendere, etc.etc.

La considerazione che ne traggo è che il sistema a cassonetto stradale va cambiato assolutamente per evitare questi giochetti e mascherare così la reale portata dei numeri, tali da rendere inconfrontabili i risultati di città che adottano un sistema di raccolta diverso. Infine, un discorso serio andrebbe affrontato per contabilizzare correttamente i rifiuti industriali, che seppur molto più riciclabili rappresentano la parte assolutamente preponderante di tutto il rifiuto che viene prodotto e movimentato in Italia ogni anno.

giovedì 16 ottobre 2008

Meglio ridurre il rifiuto oppure aumentare la RD ?

In questo interessantissimo e ben documentato articolo di Terenzio Longobardi Ridurre o differenziare i rifiuti, si analizza l'effetto relativo comparato che si avrebbe adottando politiche di riduzione alla fonte degli imballaggi piuttosto che politiche di incremento della raccolta differenziata. La tesi in breve parte dalla constatazione che abbiamo raggiunto una sorta di PICCO dell'imballaggio, vuoi grazie alla recessione economica, vuoi per il fatto che imballare le merci più di così è oramai impossibile, pertanto se ne deduce che (alla luce della situazione consultiva attuale fornita dagli enti di monitoraggio) la via di incrementare il riciclo appare più promettente che il ridurre il solo imballaggio alla fonte, a parità di effetto voluto. Ciò indicherebbe un diverso ordine di priorità, che vedeva classicamente la riduzione alla fonte come preferibile.

Mi sento in parziale disaccordo con le conclusioni dell'articolo, secondo il quale una politica di riciclaggio (almeno degli imballaggi) è preferibile rispetto ad una politica di riduzione alla fonte.

Facendo riferimento ai dati APAT limitati alla regione Emilia Romagna, si scopre ad esempio che malgrado un aumento negli ultimi 10 anni della RD dal 10% al 40%, la produzione dei rifiuti è comunque aumentata da 2,2 milioni di tonnellate a 3 milioni di tonnellate in totale, lasciando la quota smaltita in discarica pressochè inalterata negli ultimi 5 anni. Ciò è dovuto a molteplici fattori, primo fra tutti il fatto che la RD spesso è gonfiata grazie agli assimilati, oltre al fatto che non tutta la RD viene effettivamente riciclata (i sovvalli tornano in discarica o vengono inceneriti).

Pertanto oggi in Emilia Romagna, regione virtuosa, si raccoglie il 40% di RD ma in discarica arriva pressochè uguale a prima, poiché l'aumento annuale di produzione "mangia" più o meno esattamente l'incremento di efficienza avuto nella RD.

Ora, sappiamo che passare dal 10% al 30% di RD è senz'altro più facile e meno costoso che passare dal 40% al 60%, prevedo pertanto che oltre a un PICCO della produzione dei rifiuti ci sarà un PICCO nella percentuale media di raccolta differenziata.

Ergo, se non riduciamo i rifiuti alla fonte non riusciremo a ridurre in futuro ciò che realmente importa, cioè lo spreco energetico dovuto alle discariche ed agli inceneritori. In altre parole, ammesso e non concesso che oggi, in termini di spesa e risultato atteso, risulti più efficiente lavorare sulla RD, da domani ciò potrebbe non esserlo più. Sicuramente non lo sarà mai perseguendo politiche industriali rigide come quelle che propone oggi Hera, le quali difficilmente senza ricorrere alla raccolta domiciliare riusciranno a superare il 50% di raccolta differenziata, non importa quanto investimento in denaro si possa fare su di essa.

La priorità deve essere pertanto RIDUZIONE FIRST! Accompagnata da politiche di raccolta domiciliare a bassa intensità di capitale ed alta intensità di manodopera, come il porta a porta appunto.

venerdì 8 febbraio 2008

Presentato il piano rifiuti APAT 2007

L'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT) ha presentato il 6 febbraio scorso il famoso rapporto annuale nel quale si fa il quadro complessivo della gestione dei rifiuti in italia e in emilia romagna. Il video integrale della presentazione del piano rifiuti è stato fornito gentilmente da radio radicale (la visione necessita di Real Player).

Non avevamo certo bisogno di aspettare il rapporto APAT del 2007 per sostenere quello che sospettavamo da tempo, la situazione dei rifiuti in italia è pressochè insostenibile, la campania rappresenta solo la punta di un iceberg. L'unica politica che abbia ancora un senso non è tanto l'aumento della raccolta differenziata (utile ma non risolutiva), quanto la riduzione della produzione del rifiuto alla fonte, attuabile agendo sulle attività produttive ed incentivando pesantemente le iniziative volte ad introdurre la raccolta differenziata domiciliare. Cosa aspettano gli amministratori ?

Il rapporto di sintesi e quello specifico per la regione Emilia Romagna potete scaricarli qui sotto.