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venerdì 30 settembre 2011

Il bilancio del bidone

Ci sono persone che predicano la sostenibilità e i buoni stili di vita, ce ne sono altre invece che davvero tentano di mettere in pratica nel quotidiano le cose in cui credono. Dal gennaio del 2011 una giovane coppia di Cesena, Chiara Benedetti e Paolo Montevecchi con i loro due figlioletti Davide e Matteo ci stanno davvero provando, a vivere ad impatto zero!

Da quasi un anno mantengono infatti un blog dal nome Il Bilancio Del Bidone, dove settimana dopo settimana raccolgono le loro esperienze sul tentativo di vivere per quanto possibile senza produrre rifiuti. Il blog è davvero ben fatto e pieno di consigli utili, dai pannolini lavabili alla autoproduzione del pane. 

Per ogni attività casalinga (da loro direttamente sperimentata) c'è una interessante valutazione di quanto rifiuto viene realmente risparmiato, i pro e i contro, come sono cambiate le loro abitudini, quali sacrifici sono stati realmente necessari. Il loro obiettivo è di arrivare a una riduzione dell'80% sull'ammontare totale dei rifiuti prodotti in un anno.

Oggi sono arrivati alla 38-esima settimana della loro battaglia,e la loro tenacia ci ha incuriosito al punto da decidere di rivolgere loro una breve intervista, che gentilmente ci hanno concesso. Vi avviso che è un po lunghetta, ma ne vale veramente la pena. L'intervista è a cura degli amici Gabriella Severi e Stefano Fabbri.

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Come’è venuta l’idea?
Siamo partiti da percorsi mentali differenti. L’idea ci è venuta due anni fa, quando sono nati i nostri due figli, Davide e Matteo. Paolo voleva utilizzare i pannolini lavabili, per una questione esclusivamente ecologica, visto che non comporta un grande risparmio economico (la famiglia Montevecchi possiede 20 pannolini, che di solito è il quantitativo per un solo bambino, ndr). L’utilizzo dei pannolini lavabili è stato sicuramente l’aspetto più traumatico della nostra esperienza; sono dotati di un velo protettivo, che in realtà protegge ben poco; il pannolino, infatti, si sporca parecchio e deve essere lavato a mano (sul blog il commento di Paolo è scuramente esaustivo!). Questo ci ha creato qualche problema all’asilo, dove ci è stato chiesto di utilizzare i pannolini usa e getta. Abbiamo deciso di accettare la richiesta, senza fare troppe resistenze.
La nostra idea è quella di portare avanti questi comportamenti per sempre, anche perché le scelte troppo complicate le abbiamo scartate a priori, come per esempio staccare il frigorifero.
Un’altra ragione che ci ha spinto a provare questa esperienza è stata la buchetta della posta sempre piena di pubblicità: ogni famiglia è  bombardata quotidianamente da una quantità eccessiva di messaggi pubblicitari. Non credo che esistano famiglie che vogliano comprarsi un televisore nuovo ogni mese!? Abbiamo conservato la pubblicità di una settimana e l’abbiamo pesata: mezzo chilo di carta! Ci è sembrata un’esagerazione!

E’ un progetto indipendente?
La nostra è stata un’idea assolutamente indipendente. L’idea di fare il blog, di sistematizzare le nostre idee e le nostre esperienze è nata dalla puntata di Report sulle transition towns.
Quindi, abbiamo cercato su internet quello che si poteva fare per modificare i nostri stili di vita; molte idee sono nate leggendo forum vegani e blog tematici. Abbiamo confrontato le soluzioni e abbiamo cominciato a sperimentare, un esperimento a settimana.

Come vi organizzate? Avete un planning?
Abbiamo preparato un piano di sperimentazione, trovando 30 argomenti, poi portati a 52, per completare l’anno. Questa esperienza ci ha fornito diversi spunti, permettendoci di scoprire tante cose, che riguardano la nostra salute, e di modificare alcune nostre abitudini, alimentari e non, come per esempio la riduzione del consumo di carne.

Dal punto di vista economico avete notato qualche cambiamento?
Prima di iniziare il nostro percorso, volevamo fare il calcolo delle spese, ma purtroppo siamo riusciti a farlo solo per il primo mese; quindi, non avendo stilato un vero e proprio bilancio, non abbiamo la percezione di quanto si possa risparmiare. Di certo, abbiamo apportato sensibili riduzioni di consumo al nostro stile di vita: io (Paolo), per esempio, ho smesso di andare a lavorare in auto; da diversi mesi non acquistiamo vestiti, non compriamo giocattoli da Natale. Le persone che ci stanno accanto, amici e parenti, continuano a fornirci qualsiasi tipo di bene, credendo di farci un piacere, ma in realtà la nostra è una scelta volontaria e consapevole.
Acquistiamo materie prime, in grandi quantitativi, perché costano meno e producono meno rifiuti. Ogni tanto, per esempio, compriamo il latte direttamente in fattoria e lo utilizziamo sia per il consumo tradizionale sia per fare formaggi. Anche se il fatto di avere due bambini piccoli ci porta a consumare moltissimo latte, almeno un litro al giorno, e a volte siamo costretti ad acquistare il latte al supermercato qui vicino.

Fino ad ora come sta andando?
In questi mesi è aumentata in noi la consapevolezza di cosa mangiamo e di cosa produciamo in termini di rifiuti. I miei nonni (Chiara) facevano il formaggio in casa; i miei genitori lo hanno sempre visto fare, ma non hanno appreso questa tradizione e soprattutto non l’hanno tramandata a me. Il fatto di dover apprendere tramite internet come produrre del formaggio, quando nella famiglia dei miei veniva fatto in casa, la considero una grossa perdita dal punto di vista culturale. Ora i miei nonni non ci sono più e mi piacerebbe perlomeno imparare dai miei genitori come coltivare l’orto.

Avete “contagiato” qualcuno a voi vicino?
La nostra esperienza ha contaminato poco chi ci sta intorno. Ci sono persone che sono già predisposte a un certo genere di comportamento consapevole, alcune coppie ci hanno seguito, mentre da parte delle nostre famiglie abbiamo avuto un po’ di ostruzionismo. Ci piacerebbe parlare e condividere la nostra esperienza anche con i vicini di casa e le famiglie del nostro quartiere, ma ancora non lo abbiamo fatto.


Cosa non è andato a buon fine cosa invece vi ha dato grande soddisfazione?
La cosa che ci è venuta peggio in assoluto è stato il gelato. Quello continueremo a comprarlo in gelateria. E un altro tentativo fallimentare è stato quello della coppetta mestruale: su internet ho letto moltissime recensioni positive, ma io non mi sono trovata per niente bene.
Mentre, per quanto riguarda le cose che ci sono venute bene, abbiamo provato grande soddisfazione nel fare il pane e i detersivi. Siamo molto contenti di utilizzare prodotti che non intossicano, come per esempio l’argilla che utilizziamo come shampoo.

Il ruolo di Internet è stato importante?
E’ stato fondamentale. Si possono ottenere informazioni e conoscenze immediate e, nel nostro caso, ci hanno permesso di soppiantare la mancanza di trasmissione di tradizioni, come quella del formaggio.
Esistono tantissimi siti che parlano di esperimenti ed esperienze simili alla nostra, ma ci sembravano quasi tutti scatole vuote, dove sembrava più importante il messaggio dell’azione. Noi, invece, abbiamo provato a comunicare con l’esterno a modo nostro: il nostro blog è costituito da schede tematiche, che chiunque può leggere e mettere in pratica. L’obiettivo del blog è quello di dare spunti alle persone.

Cosa acquistate?
Non facciamo molti acquisti, anche se è difficile organizzare la spesa a lungo termine. Per noi è più importante la riduzione del rifiuto rispetto all’alimento biologico. Compriamo pasta, poca, cereali come riso e farro, e un po’ di carne; nel corso del bilancio del bidone abbiamo appreso quanto spreco di acqua  sia necessaria per l’industria durante macellazione e quanti danni arrechi alla salute l’utilizzo frequente di questo alimento, siamo quindi diventati più responsabili nell’acquisto e nel consumo di carne. Il resto, pane e formaggio, lo produciamo in casa. Coltiviamo un piccolo orto ad uso personale e acquistiamo i legumi al mercato, purtroppo non li abbiamo ancora trovati sfusi.

I G.A.S.: Avete qualche consiglio o critica costruttiva rivolta ai Gruppi di Acquisto Solidale?
Troppi rifiuti ed imballaggi. Abbiamo acquistato due chili di parmigiano e ci sono stati dati due tocchi separati, ognuno con il proprio imballaggio. Ci è sembrato uno spreco. Indubbiamente, il fatto che la nostra priorità sia la riduzione dei rifiuti piuttosto che il mangiar sano non implica che tutti debbano pensarla come noi, però ci sembra giusto farlo presente e condividerlo con gli altri. Il Gas ha potenzialità incredibili; si vede che c’è fermento. Sono organizzazioni che hanno un’architettura molto solida e secondo noi la riduzione dei rifiuti e il mangiare biologico sono due aspetti che possono coesistere.

Se il vostro esperimento finisse oggi, l’obiettivo di riduzione si potrebbe considerare raggiunto?
Siamo partiti dicendoci “peseremo tutto”. In realtà non lo facciamo quasi mai. Produciamo ancora troppi rifiuti di carta, per via degli imballaggi del cibo, come il latte o le pubblicità in buchetta! Nel periodo dal 12 luglio al 12 agosto abbiamo prodotto 447 gr di indifferenziata e ci sembra un buon risultato, mentre di umido ne produciamo ancora tanto, in quanto gli scarti di frutta e verdura pesano molto, ma ci stiamo attrezzando per richiedere una compostiera.

Per quali motivi consigliereste ad una famiglia di seguirvi nella riduzione dei rifiuti domestici?
Riteniamo che sia umanamente degradante buttare via dell’immondizia. Ogni volta che buttiamo qualcosa nel bidone pensiamo sempre che possa far male a qualcuno! Produrre rifiuti ci sembra una cosa troppo complessa; sembra assurdo, ma il nostro comportamento semplifica la vita.
Quando si acquista un prodotto, bisogna pensare di adottarlo, di doversene prendere cura e di non poterlo portare al bidone. In questo modo si diminuirebbe l’acquisto. Per esempio, noi donne siamo incentivate all’acquisto di riviste che prevedono un regalo. Se penso di dovermelo tenere per i prossimi 60 anni e che posso tranquillamente farne a meno, probabilmente eviterei di comprarlo. Bisogna pensare come se non esistessero bidoni in strada.

Voi non guardate la TV, è utile per acquistare meno?
Non guardare la tv può sicuramente influire. La tv induce all’acquisto. Ridurne il consumo ha lasciato più posto alla spazio relazionale. Si sente meno bisogno del consumo, un po’ come la passeggiata al parco anziché in centro, con tutte le vetrine che invogliano inevitabilmente il consumatore.

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La conclusione di questa intervista è che ridurre i rifiuti è possibile ed anche piacevole. In casa Montevecchi i giocattoli spesso vengono creati con materiali di riciclo, come ad esempio i cartoncini del cibo per gatti, dove sono raffigurate sagome rappresentanti la quotidianità di questa famiglia ( loro stessi, la bici con carrellino per bimbi, i rifiuti ed i loro contenitori), in questo modo si dà maggiore consapevolezza ai bambini circa l’importanza delle scelte che vengono fatte. 

L’idea di ridurre i rifiuti, lentamente li ha portati a conoscere meglio cosa mangiamo e consumiamo ogni giorno, per indurli a scelte consapevoli nell’acquisto di alimenti sani e qualitativamente migliori e ad utilizzare ciò che è strettamente necessario e compatibile con l’ambiente. 

Il loro stile di vita sobrio ci ricorda i saggi consigli di Serge Latouche, spesso citato anche da Paolo e Chiara. I Montevecchi sono davvero un esempio da emulare sotto molti punti di vista e consultando il loro sito sicuramente troverete degli spunti di riflessione per il vostro futuro. 



sabato 28 novembre 2009

Evento MIZ nella settimana europea per la riduzione dei rifiuti


Il Comune di Cesena, in collaborazione con alcune realtà locali come il Movimento Impatto Zero e Viaterrea, aderisce alla prima Settimana europea di Riduzione dei Rifiuti che si terrà dal 21 al 29 novembre in tantissime città sparse in tutta Europa, fra cui ovviamente anche Cesena.

Per l’occasione, verranno promosse diverse iniziative ed azioni concrete sul tema della riduzione del rifiuto, del riuso e della raccolta differenziata. Vi invitiamo a partecipare e a collaborare con noi nello sviluppo di piccole azioni quotidiane per ridurre i rifiuti ed aumentare la raccolta differenziata:

Sabato 21 novembre h 15 – 18
Museo di Scienze naturali - Cesena

DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE
l'ecologia e il concetto di rifiuto in natura a cura della Ass.Viaterrea

Sabato 28 Novembre h. 17.30
Sala Consigliare – Comune di Cesena

CONFERENZA PUBBLICA
"Negozio leggero: buone pratiche per una spesa sostenibile e rispettosa dell’ambiente”
Al termine della conferenza verrà offerto un aperitivo con i prodotti del mercato equo e solidale

Domenica 29 Novembre, Quartiere Oltresavio (VEDI MAPPA)
Sala P.zza A. Magnani – Cesena h. 10.00 – 18.00

RIVESTITI, RIUSAMI e RIGIOCA: non si butta via nulla!
Scambio/baratto di capi di abbigliamento, libri, oggettistica varia e giocattoli per bambini (per ogni oggetto che si porta di qualsiasi tipologia si riceve un buono per sceglierne un altro). Sarà inoltre possibile portare vecchi PC rotti e/o inutilizzati o parti di essi per essere recuperati e trasformati dal gruppo di TRASHWARE, per ogni pezzo portato si riceveranno buoni scambio in omaggio.
A cura del MIZ Movimento Impatto Zero ass. di volontariato ONLUS

DISIMBALLIAMOCI

Stand espositivo dove viene disimballata una spesa media di famiglia per valutare quanti e da che tipo di imballaggi è composta, fornendo indicazioni sulla differenziazione dell'imballaggio, sul suo smaltimento e su soluzione alternative più leggere e sostenibili.
A cura del MIZ Movimento Impatto Zero ass. di volontariato ONLUS

DIFFERENZIAMOCI 
Area informativa tramite proiezione di filmati, spiegazioni dirette e visione dal vivo di come si differenziano, recuperano e smaltiscono correttamente i rifiuti e dell'utilizzo di nuovi materiali compostabili e riutilizzabili.
A cura del MIZ Movimento Impatto Zero ass. di volontariato ONLUS

Domenica 29 Novembre, Quartiere Oltresavio
Sala P.zza A. Magnani – Cesena h. 15.00 – 17.00

PICCOLO LABORATORIO “L’arte della manutenzione della bicicletta” 
A cura degli Amici della bici (come fare piccole riparazioni alla bici del ciclista urbano..... escluse quelle in carbonio...)

N.B. Se volete darci una mano per organizzare assieme l'evento e partecipare con noi, ci si ritrova per gli ultimi dettagli Mercoledì 25 dalle ore 21 presso il Centro La Pace in via Chiaramonti a Cesena. Siete tutti invitati, il vostro contributo volontario sarà molto prezioso.

Per informazioni su questa iniziativa promossa dal comune di Cesena:
Assessorato alla Sostenibilità Ambientale - ambiente@comune.cesena.fc.it - Tel. 0547-356414/356399 www.comune.cesena.fc.it - www.cesenadialoga.it


Per informazioni sulle iniziative del MIZ:
www.movimentoimpattozero.it - Barbara, Cell.349.3207788

venerdì 11 settembre 2009

A Colorno sanno come ridurre i rifiuti


Marco Boschini, coordinatore dell'associazione comuni virtuosi, nonchè assessore all'ambiente di Colorno, decisamente lo sa fare.

P.S. Vi aspettiamo Sabato 12 alla Festa del Riciclo e Domenica 13 allo Sc'arti Party.

lunedì 13 luglio 2009

Il new deal di Lucchi sui rifiuti

La parola "new deal" è una fra le più evocate in assoluto nel mondo politico, fa tornare alla mente Delano Roosvelt e la sua ricetta per uscire dalla famosa crisi del 29, (che è poi anche la stessa ricetta che si vorrebbe proporre oggi, cioè costruire, consumare e spendere). Forse però, in questo caso, il riferimento pare essere solamente una "licenza poetica" del giornalista.

Si, perchè "new deal" significa letteralmente "nuovo corso", in quanto si basa (o dovrebbe basarsi) su idee completamente nuove e di rottura con il passato. Tanto nuove però queste idee non sono, dato che questa famigerata storia delle varie R (in numero variabile di 3, 4, 6, 8 a scelta) risale addirittura al decreto Ronchi 22/97, quindi di oltre 12 anni fa, poi aggiornato nel monumentale Testo Unico 152/2006, che ribadisce ancora una volta il concetto di come le strategie di riduzione e riuso vadano sempre applicate dai Comuni in via prioritaria rispetto allo smaltimento. Ovviamente si è fino ad oggi fatto tutt'altro, puntando tutto sullo smaltimento e poco sui limiti alla produzione.

Siamo comunque contenti che si riscoprano queste "perle dimenticate" e si riconosca come un serio approccio al problema dei rifiuti non possa che passare da una approfondita analisi e applicazione di tutte le metodologie che tentano di ridurre il rifiuto alla fonte. Mi sento di considerarne alcune applicabili abbastanza facilmente, tanto per iniziare (i valori in Kg sono le riduzioni procapite di rifiuti che ci si aspetta di osservare in media):

  • Raccolta domiciliare Porta a Porta (-90Kg)
  • Promozione capillare del compostaggio domestico (-30Kg)
  • Promozione prodotti con imballaggi a rendere (-12Kg)
  • Limite nei doppi/tripli imballaggi nel packaging (-10Kg)
  • Mercatini dell'usato comunali per mobili/giocattoli (-8Kg)
  • Documentazione paperless in scuole e uffici (-8Kg)
  • Last minute market, sprechi grande distribuzione (-6Kg)
  • Regole restrittive per volantini pubblicitari (-4Kg)
  • Incentivi all'uso dell'acqua del rubinetto (-2Kg)
  • Utilizzo di pannolini lavabili e riciclabili (-2Kg)
  • Distribuzione di sacchetti e borse multiuso (-1Kg)

Fonte dei dati: European Campaign for waste reduction – ACR+ (www.acrplus.org)

Quando si passerà dai generici propositi R-compatibili al mettere in atto davvero alcuni di questi provvedimenti, capirò che il "new deal" sarà davvero alle porte, per il momento accontentiamoci delle belle dichiarazioni e dei nobili intenti diffusi mezzo stampa.

giovedì 16 ottobre 2008

Meglio ridurre il rifiuto oppure aumentare la RD ?

In questo interessantissimo e ben documentato articolo di Terenzio Longobardi Ridurre o differenziare i rifiuti, si analizza l'effetto relativo comparato che si avrebbe adottando politiche di riduzione alla fonte degli imballaggi piuttosto che politiche di incremento della raccolta differenziata. La tesi in breve parte dalla constatazione che abbiamo raggiunto una sorta di PICCO dell'imballaggio, vuoi grazie alla recessione economica, vuoi per il fatto che imballare le merci più di così è oramai impossibile, pertanto se ne deduce che (alla luce della situazione consultiva attuale fornita dagli enti di monitoraggio) la via di incrementare il riciclo appare più promettente che il ridurre il solo imballaggio alla fonte, a parità di effetto voluto. Ciò indicherebbe un diverso ordine di priorità, che vedeva classicamente la riduzione alla fonte come preferibile.

Mi sento in parziale disaccordo con le conclusioni dell'articolo, secondo il quale una politica di riciclaggio (almeno degli imballaggi) è preferibile rispetto ad una politica di riduzione alla fonte.

Facendo riferimento ai dati APAT limitati alla regione Emilia Romagna, si scopre ad esempio che malgrado un aumento negli ultimi 10 anni della RD dal 10% al 40%, la produzione dei rifiuti è comunque aumentata da 2,2 milioni di tonnellate a 3 milioni di tonnellate in totale, lasciando la quota smaltita in discarica pressochè inalterata negli ultimi 5 anni. Ciò è dovuto a molteplici fattori, primo fra tutti il fatto che la RD spesso è gonfiata grazie agli assimilati, oltre al fatto che non tutta la RD viene effettivamente riciclata (i sovvalli tornano in discarica o vengono inceneriti).

Pertanto oggi in Emilia Romagna, regione virtuosa, si raccoglie il 40% di RD ma in discarica arriva pressochè uguale a prima, poiché l'aumento annuale di produzione "mangia" più o meno esattamente l'incremento di efficienza avuto nella RD.

Ora, sappiamo che passare dal 10% al 30% di RD è senz'altro più facile e meno costoso che passare dal 40% al 60%, prevedo pertanto che oltre a un PICCO della produzione dei rifiuti ci sarà un PICCO nella percentuale media di raccolta differenziata.

Ergo, se non riduciamo i rifiuti alla fonte non riusciremo a ridurre in futuro ciò che realmente importa, cioè lo spreco energetico dovuto alle discariche ed agli inceneritori. In altre parole, ammesso e non concesso che oggi, in termini di spesa e risultato atteso, risulti più efficiente lavorare sulla RD, da domani ciò potrebbe non esserlo più. Sicuramente non lo sarà mai perseguendo politiche industriali rigide come quelle che propone oggi Hera, le quali difficilmente senza ricorrere alla raccolta domiciliare riusciranno a superare il 50% di raccolta differenziata, non importa quanto investimento in denaro si possa fare su di essa.

La priorità deve essere pertanto RIDUZIONE FIRST! Accompagnata da politiche di raccolta domiciliare a bassa intensità di capitale ed alta intensità di manodopera, come il porta a porta appunto.

lunedì 13 ottobre 2008

Mercatino dell'usato di Friburgo


Il mercatino dell'usato all'interno delle stazioni ecologiche di Friburgo è una attività da valutare con attenzione e possibilmente da imitare anche nel nostro territorio. Organizzazioni analoghe nella nostra zona le troviamo nell'esperienza del gruppo Mani Tese a Faenza, oppure nel Campo Emmaus a Cesena. La differenza sostanziale consiste nel fatto che, come nel caso di Friburgo, l'attività non è privata ma pubblica e gestita direttamente all'interno della stazione ecologica di raccolta degli ingombranti e dello stoccaggio della raccolta differenziata.

Gli operatori ecologici del comune, in virtù del servizio di sgombero cantine o conferimento di ingombranti, decidono se il materiale può essere utile come rivendita, allestendo un vano in cui i cittadini possono (pagando una modesta quota di ingresso) girare per cercare materiale di loro interesse, pagato a prezzo simbolico (foto 1, 2, 3, 4). Una simile integrazione con le isole ecologiche si svolge in Italia, che io sappia, solo a Sesto fiorentino in Toscana, ne abbiamo parlato in un precedente articolo.

I mercatini dell'usato come frutto di associazioni di volontariato sono realtà già esistenti ma generalmente piccole e limitate territorialmente, certamente assai più ridotte rispetto a grandi aziende franchising tipo "Il Mercatino", già diffuso capillarmente sul territorio nazionale, che però ricarica notevolmente una quota di giusto compenso sul valore della merce venduta. Una gestione pubblica coadiuvata in tutto o in parte dal volontariato ed ubicata direttamente nelle stazioni ecologiche avrebbe notevoli vantaggi:

  • Diffusione pianificata e capillare sul territorio
  • Sinergia con gli impianti di trattamento e recupero della differenziata
  • Nessuno scopo di lucro (nei mercatini privati il 50% o più del valore del bene venduto rimane al gestore come profitto di impresa)
  • Nessun obbligo di tesseramento come venditore o acquirente
  • Minore inquinamento dovuto a viaggi di trasporto presso altre sedi di smistamento
  • Possibilità di offrire lavoro a categorie svantaggiate o protette
  • Risparmio per il cittadino e per le persone indigenti
  • Notevole incremento del riuso dei materiali
  • Minore conferimento in discariche ed inceneritori
  • Aumento della quota imputabile di raccolta differenziata

Sarebbero infinite le ragioni per preferire una pianificazione dei mercatini all'interno delle isole ecologiche anziché presso soggetti commerciali terzi, non da ultimo la possibilità di prepararsi, in caso di forte recessione e crollo dell'economia, di fronte all'eventualità che il nuovo clima di "austerity" renda necessaria le spigolatura dei rifiuti.

domenica 28 settembre 2008

Come riciclare gli oggetti impossibili

Si stanno facendo progressi nel campo del riciclaggio degli oggetti e dei materiali più comuni, ma cosa succede ai prodotti che non rientrano nei normali piani della raccolta differenziata? Se da un lato i programmi di raccolta porta a porta aiutano a semplificare e unificare la separazione dei rifiuti dall'altro molti oggetti resteranno necessariamente fuori dai cassonetti della differenziata. In Inghilterra esistono iniziative interessantissime che varrebbe la pena di applicare anche nella nostra vituperata Italia capitale della "monnezza". Citiamo alcuni esempi.

Per smaltire un mazzo di chiavi che non servono più le si può buttare in un cassonetto dei rifiuti metallici misti oppure spedirle a keys for kindness, una associazione inglese che ricicla chiavi e manda il ricavato ad enti di beneficenza.

Si prevede che tra non molto il numero delle sveglie elettriche abbandonate nei rifiuti crescerà in modo allarmante (oramai tutte sostituite dai telefonini con la funzione di sveglia) e diverranno ufficialmente RAEE "rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche", cioè rifiuti elettronici che vanno consegnati a strutture apposite di raccolta e smaltimento dove ci si occupa di smontarle in condizioni di sicurezza. Oppure si può affidarle a Wombling, una società che ritira piccole apparecchiature elettroniche per rimetterle a nuovo e rivenderle oppure smontarle per riciclarne i più minuscoli componenti.

Una delle domande più frequenti riguarda lo smaltimento delle videocassette. Sono un problema perché la cassetta, essendo di plastica, può essere riciclata mentre il nastro invece no. Basterebbero iniziative come quella di keymood, che ricicla completamente i nastri delle cassette, ma richiede un modesto contributo per le spese di smaltimento in discarica: quindici sterline (meno di venti euro) per 50 videocassette, venti sterline fino a 140 pezzi. Il riciclaggio di dvd e cd e gratuito.

Con l'arrivo dell'estate tante donne si accorgono di avere cassetti straripanti di collant smagliati. E' inutile sperare di recuperarli: riparare come si deve una calzamaglia che non sia di pura lana è pressochè impossibile. Tights-please raccoglie collant vecchi o smagliati e lì invia in Etiopia ad Addis Abeba (fistola hospital) che accoglie le donne colpite da fistola post parto, facendone certo un uso migliore di una discarica. Si possono inviare collant a: Ethiopia Tights Appeal, Tightsplease, 2nd Floor Albion Court, 18-20 Frederick Street, Hockley, Birmingham B1 3HE Gran Bretagna.

Gli armadi di tante famiglie sono notoriamente stracolmi di teli ed asciugamani lisi e logori, lo stesso vale per le lenzuola. Tutti i manufatti tessili dovrebbero essere riutilizzati, per esempio come stracci, finché è possibile farlo. Oggi siamo abituati a trattare il cotone come un prodotto economico e di poco valore eppure basta considerare il suo impatto ambientale e sociale per capire che è vero semmai il contrario. Non è ancora possibile però recuperare e rigenerare completamente le fibre su larga scala. Fortunatamente ci sono società come Lm Barry che ritirano e riciclano ogni tipo di prodotto tessile. Gran parte delle lenzuola e degli asciugamani sono tagliate a brandelli o striscioline e usate per fabbricare strofinacci industriali per pavimenti, donando alla fibra nuova vita. Una fine un po ingloriosa, direte. Ma è pur sempre meglio della discarica dove finiscono a macerare i prodotti tessili che non vengono riciclati, spesso impregnati di sostanze tossiche come coloranti e ritardanti di fiamma.

Insomma, per farla breve, riciclare in maniera industriale molti oggetti complessi della nostra quotidianità è prossimo all'impossibile, ciò non toglie però che nell'ottica di un utilizzo parsimonioso e sobrio delle risorse nonché soprattutto del riuso, possano esistere nicchie economiche per le quali questi "rifiuti" hanno ancora un (seppur modesto) valore.

[Via The Observer]

giovedì 20 marzo 2008

Forlimpopoli e il mistero del rifiuto perduto

A Forlimpopoli con l'introduzione del sistema di raccolta "porta a porta" la quantità di rifiuti raccolti è calata considerevolmente di quasi un 18%. Dove è finito questo rifiuto?

La risposta che va per la maggiore è che, i cittadini della Città Artusiana che odiano tale sistema, carichino le loro sportine di pattume sull'auto e le portino nei comuni confinanti (per quelli di S.Leonardo basta attraversare la strada). Andiamo allora ad analizzare cosa è successo nei comuni limitrofi.

A FORLI' nel 2007 i rifiuti raccolti da HERA sono aumentati solo dello 0,55% contro un aumento medio degli anni precedenti del 3,5%. Sembra proprio che i cassonetti di Forlì non piacciano più di tanto ai Forlimpopolesi.

Andiamo a vedere a BERTINORO. A prima vista sembrerebbe proprio che gli "artusiani" abbiano una vera e propria passione a scaricare il proprio pattume sul colle, infatti Bertinoro segna nel 2007 un aumento record di rifiuti, più 21%. Se si guarda con attenzione la questione è meno semplice di quanto parrebbe, infatti l'aumento di Bertinoro è dovuto per la massima parte alla raccolta differenziata, più 87% e solo del 5% è stato l'aumento del rifiuto indifferenziato.

Ora è difficile immaginare che un cittadino di Forlimpopoli che odia tanto differenziare i rifiuti a casa sua tanto da recarsi presso un cassonetto di un altro Comune, poi quando è sul posto apra i suoi sacchetti e metta il vetro nel cassonetto del vetro, la carta in quello della carta e via di seguito. In realtà se va a guardare nel dettaglio i dati dell' aumento di Bertinoro si scopre che esso proviene dal rifiuto assimilato delle attività produttive che è stato introdotto nel ciclo dell' RSU.

L'esempio più eclatante di questo meccanismo è Rocca San Casciano che si è vista quasi raddoppiare la "produzione" dei rifiuti, ma nessuno ha mai pensato che sono stati quei dispettosi dei loro vicini a portaglieli (suggerimento: un importante mobilificio è entrato recentemente nel computo degli assimilati). In conclusione una certa migrazione di rifiuti è certamente da mettere nel conto, ma bisogna prendere atto che il sistema di raccolta porta a porta induce a produrre meno rifiuti, perché non avendo più il cassonetto non lo si riempie più di ciò che rifiuto non è, parlo ad esempio degli sfalci in campagna che rimangono dove dovrebbero rimanere, cioè sul terreno, o dei rifiuti che non dovrebbero andarci, parlo dei rifiuti speciali pericolosi o non assimilabili.

Fonte: Comunicato stampa di Palmiro Capacci

martedì 19 febbraio 2008

Il rifiuto migra, noi restiamo a casa ?

Una delle critiche più frequentemente rivolte al sistema di raccolta domiciliare "Porta a Porta" è il sospetto di come esso induca la migrazione del rifiuto verso le località adiacenti (che non adottano questo sistema). Si evince infatti sperimentalmente come l'adozione di questo schema di raccolta dei rifiuti comporti una riduzione del quantitativo globale pesato dal gestore, stimabile attorno al 20%. A Forlimpopoli ad esempio, mentre nel 2006 si erano raccolte 7.704.000 tonn. di rifiuto (per 12.500 abitanti), nel 2007, anno dell'introduzione del porta a porta, le tonnellate raccolte sono state esattamente 6.331.000 tonn., pari ad una diminuzione netta del 19.7%!!!

Dove è finito questo rifiuto mancante ? I gestori dei sistemi tradizionali a cassonetto affermano con tracotanza ed anche una punta di fastidio come, dato che la produzione al consumo non è calata di molto, essendone stato contabilizzato assai di meno, questo rifiuto deve per forza essere migrato altrove. A sostegno di questa tesi, al di la della banale argomentazione logica sopra esposta, non c'è però assolutamente nessun riscontro logistico. I comuni adiacenti non appaiono avere subito complessivamente l'incremento atteso del 20% dovuto alla migrazione. Inoltre, salvo qualche sporadico caso di malcostume di alcuni cittadini che sono usi a gettare i sacchetti ai bordi delle strade (casistica comunque presente anche con il sistema tradizionale) non si verificano complessivamente statistiche di abbandono ne del rifiuto urbano ne degli ingombranti tali da evidenziare la veridicità di questa migrazione. Non parliamo poi delle multe verso cittadini "beccati" a scaricare rifiuti illegalmente, che io sappia non ne è mai stata emessa una! Dove sono finiti allora ?

La nostra teoria è quella che il sistema domiciliare porti all'uso più razionale delle risorse, anziché buttarle se ne trovano nuovi utilizzi, il fatto stesso di doverle gestire e separare in casa incentiva la pratica del riuso e relega l'usa e getta solo allo strettamente necessario. Non è possibile dare una dimostrazione scientifica del perché il rifiuto cali così clamorosamente, però questo è oramai un dato di fatto assodato. A sostegno di questa tesi, basti considerare il caso del consorzio Priula di Treviso, in cui esattamente dal 2002 si è verificato il classico gradino di riduzione del rifiuto, del valore tipico pari ad 1/6 del totale prodotto.

Il consorzio Priula comprende ben 23 comuni attorno alla città di Treviso, per un totale di oltre 220.000 abitanti, non si può certo quindi dire che il dato non sia statisticamente significativo. Ovviamente ci potrà sempre essere chi sostiene che in Italia si fanno le cose all'italiana, mentre nel resto dell'Europa (sempre più civile per definizione) le cose vanno diversamente. Sono andato pertanto a scovare uno dei rapporti ambiente della EEA (European Environment Agency) che si riferisce al caso della Danimarca, dove il sistema porta a porta (chiamato Pay-per-Kg) è attivato da molto tempo.

La Danimarca è uno dei paesi che produce più rifiuti pro-capite al mondo (ed anche uno dei paesi che ha il maggior tasso di inceneritori per abitante), ha tuttavia investito moltissimo nella raccolta differenziata. Nella tabella si evince come la media di produzione di rifiuto procapite nei comuni che adottano il sistema tradizionale arrivi alla stratosferica cifra di 876Kg/ab, mentre dove è impiegato il porta a porta si ritorna ad una accettabile media di 592 kg/ab. Sorpresi ? La riduzione è addirittura superiore al 30%!!! Nel caso della Danimarca esiste da tempo la "tariffa puntuale" e questo induce probabilmente un incentivo ancora maggiore verso la non produzione del rifiuto.

Il porta a porta con la tariffa puntuale è quindi il classico caso di strategia win-win.

mercoledì 23 maggio 2007

A Trento Progetto Ecoacquisti

La Provincia Autonoma di Trento, nel rispetto del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, ha avviato una serie di iniziative denominate “Progetto Ecoacquisti”: questo lavoro coinvolge in maniera attiva la Provincia stessa, le Amministrazioni comunali e comprensoriali, i cittadini ed alcuni esercizi commerciali, per promuovere la riduzione dei rifiuti. Si stanno definendo gli accordi con i supermercati e per l’anno prossimo la campagna prenderà forma anche nei singoli comuni. Perchè non proporlo anche nella provincia Forlì-Cesena?

L'obiettivo principale del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti 2002 è la riduzione dell’incremento della produzione lorda dei rifiuti urbani, dall’1,5% annuo ad una crescita nulla entro il 2017.

Gli obiettivi del progetto "ecoacquisti":
• PROMUOVERE NEI CITTADINI COMPORTAMENTI
E ACQUISTI PIU' CORRETTI

• STIMOLARE I COMMERCIANTI AD USARE E
VENDERE PRODOTTI ECOCOMPATIBILI

… e di conseguenza …

• STIMOLARE I PRODUTTORI A PRODURRE BENI
PIU' ECOCOMPATIBILI