Visualizzazione post con etichetta Gestione rifiuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gestione rifiuti. Mostra tutti i post

giovedì 13 maggio 2010

Incontro sui rifiuti al quartiere oltresavio, 21 Maggio a Cesena


Si terrà il 21 Maggio a Cesena, nella sala del quartiere oltresavio di Piazza Magnani, l'importante appuntamento

“DIFFERENZIAMOCI – I RIFIUTI DA PROBLEMA AD OPPORTUNITA’: RIDURRE, RICICLARE, RIUTILIZZARE”

E’ un’iniziativa organizzata dal circolo Pd dell’Oltresavio, in collaborazione con i gruppi consigliari del Pd di Provincia e Comune di Cesena. Vista l’importanza del tema, la sensibilità di molti cittadini, ed i progetti che il Comune stia portando avanti sui rifiuti, l’incontro è un’ottima occasione di confronto, anche per fare il punto e raccontare alla città cosa si sta facendo e dove vogliamo andare in materia di gestione corretta dei rifiuti urbani.


E' prevista la partecipazione dell'assessore Lia Montalti, del sindaco Paolo Lucchi che offrirà un breve saluto e Massimo Bulbi rieletto presidente della provincia al secondo mandato, colui che qualche anno fa esternò questa emblematica frase a proposito dell'inceneritore sovradimensionato di Coriano a Forlì:

"Costruire l'inceneritore è come comprarsi una macchina nuova, hai in previsione di farti una grande famiglia e ti compri la station wagon, domani magari non ti serve più una macchina così grande, e tu che fai ? La butti ?"

Nella felice metafora, la famiglia numerosa erano le previsioni di crescita del rifiuto urbano indifferenziato in provincia, che in tempi di boom economico si pensava potesse arrivare alle stelle. Invece, con la crisi, i rifiuti totali prodotti in provincia (e in Italia) sono addirittura complessivamente diminuiti dal 2008. Si teme che impianti sovradimensionati oggi rischiano di richiamare rifiuti dalle province limitrofe, disincentivando la realizzazione di pratiche realmente virtuose per la gestione dei rifiuti, come il riciclo spinto e la differenziazione domiciliare porta a porta.

Nella speranza di vedervi numerosi, ecco il volantino dell'evento.

venerdì 2 aprile 2010

Mc Rusco, quanti rifiuti per un panino

Alberto Vaccari, Capogruppo PD del Comune di Casalgrande, dalle parti di Reggio Emilia, scrive della sua interessante esperienza in un McDonald, posto dove ultimamente si sprecano i proclami su presunte virtù ambientali,  ma nella cui sostanza si manifestano tutte le contraddizioni delle moderne economie di plastica:

Sono sempre stato affascinato dai colori del McDonald’s. Bimbi felici che giocano, famiglie spensierate che mangiano chiacchierando, mille luci, colori, un’aria moderna e ‘sana’. Insomma, un’apparenza che contrasta decisamente con l’effetto concreto sul fegato e le coronarie degli avventori.

Ma, si sa, i bimbi hanno il potere di far trasgredire anche il più incallito dei papà.

E così, ieri sera, in quel di Modena, ho portato le mie due figlie “a cena al Mc”. Non entro nel dettaglio di ciò che abbiamo mangiato. Passo direttamente alla fine del pasto. Esaurito tutto, non c’era più cibo o bevanda sul tavolo, avevo davanti una quantità enorme di rifiuti. Per il pasto di un adulto e due bambine piccole, elenco sul tavolo:

-         2 scatoloni piccoli Happy Meal
-         2 scatole per crocchette
-         Una decina di tovaglioli
-         1 scatola di cartone per hamburger
-         3 sacchetti di cartone per patatine
-         3 tovagliette
-       1 bicchierone (cartone?) per bibita
-       3 cannucce di plastica
-       2 bottigliette di plastica
-       1 tappo per bibita in plastica
-       2 sacchetti in cellophane dei giochini omaggio
-       2 bustine di alluminio del dolcetto

L’elenco, già di suo, provoca fastidio in qualunque coscienza minimamente attenta all’ambiente. La visione reale, però, è decisamente peggiore: mettendo tutto ciò che è carta e cartone dentro agli scatoloni Happy Meal, e schiacciandoli con tutta la forza, non si riesce a scendere al di sotto di un cubo di 20cm di lato. Un volume enorme, per un misero e frugale pasto. E anche un certo peso, stranamente.

A questo punto, tenendo sempre ben separati la carta, la plastica e l’alluminio, vado verso i cestini dei rifiuti. E qua c’è la vera grande sorpresa: anche in una città notoriamente attenta alla raccolta differenziata, dove ci sono i bidoncini separati fin dalle scuole materne, al McDonald’s c’è un UNICO bidone compattatore. Tu butti dentro tutto, carta plastica e alluminio, e questo schiaccia comprime sminuzza tutto insieme.

Mi chiedo: ma che fine farà tutto ciò?

Continua su Crisis

lunedì 26 gennaio 2009

Crollano i prezzi dei materiali di recupero, colpa della crisi

A causa della crisi sono crollati i prezzi dei materiali destinati al recupero. Nessuno li vuole, riciclare non è più economicamente vantaggioso. Le difficoltà in cui versa la raccolta differenziata in Italia si colgono da un comunicato stampa della Regione Toscana.

L'assessore all'Ambiente ha aperto un tavolo regionale (che brutta espressione!) con gli enti che si occupano di riciclaggio per cercare rimedi alla "generale difficoltà del sistema legata alla crisi dei consumi e al crollo dei costi delle materie prime". Dato che non si tratta solo di una questione locale, l'assessore vuole che la questione sia portata all'attenzione di un "tavolo nazionale".

Ora in Toscana non ci sono problemi per riciclare il vetro e l'alluminio. Però il prezzo della plastica di recupero è crollato del 70%: e se incassi solo quattro soldi dalla vendita, come fai a pagare le operazioni di raccolta e trasporto? La carta di recupero toscana veniva esportata, ma all'estero nessuno più la vuole. Al momento è "destinata a cartiere italiane". Notate: destinata a cartiere italiane. Non si dice "venduta". Messo ancora peggio, sempre in Toscana, il recupero del legno: è "in netta difficoltà".

Allora, dicevo, cosa bisogna fare? Buttare tutto in discarica o nell'inceneritore? No. Secondo me il problema dei rifiuti si risolve semplicemente non producendo rifiuti.

Quando acquistiamo un flacone di detersivo, paghiamo sia il contenuto (l'unica cosa che serve) sia il contenitore. E poi paghiamo di nuovo la bolletta dei rifiuti perché qualcuno ci porti via da casa quello stesso contenitore.

Ci avete mai pensato? E' un'autentica follia. Per fortuna che ci sono il vuoto a rendere e i prodotti alla spina.

Temo però che i prodotti alla spina non piacciano ai piani alti dei palazzi di governo. Lì, mi pare, si persegue il concetto che tutto fa Pil, e che le imprese possono guadagnare due volte producendo i contenitori inutili: prima vendendoli ai consumatori con qualcosa dentro, e poi facendosi pagare dai consumatori per portarli via quando sono vuoti. Ma questo è un altro paio di maniche.

Contenitori, confezioni e imballaggi assortiti probabilmente non sono del tutto eliminabili. In larga parte sì, però: e cominciamo ad arrivare fin lì. Ne trarranno beneficio sia l'ambiente sia le nostre tasche. I pochi rifiuti che non si può fare a meno di produrre, quelli sì che, secondo me, devono andare alla raccolta differenziata e al riciclaggio.

Non importa se dal punto di vista economico è più conveniente seppellirli da qualche parte o addirittura bruciarli (e in questo caso la convenienza, per chi gestisce gli inceneritori, sta nei famosi Cip6): tutto ciò che, non più utilizzato, viene avviato ad una nuova vita non impoverisce le risorse del pianeta.

Se ricicli carta e cartone, non tagli alberi. Se riusi le lattine, non estrai altro metallo dalle miniere, che non ne possono certo fornire una quantità infinita. L'ho già detto: la questione secondo me va posta così.

Fonte: Blogeko


martedì 11 novembre 2008

Rifiuti urbani o rifiuti industriali ?

Come anche i sassi oramai sanno (purchè studiosi dell'argomento rifiuti), l'Emilia Romagna si colloca nella non invidiabile posizione di regione leader nella produzione dei rifiuti, superata di stretta misura solamente dalla Toscana, la quale produce oggi più di 700Kg/ab di rifiuti urbani. Questa considerazione, così come risulta dall'ultimo rapporto Apat 2007, non dice però tutta la verità.

La frazione che le statistiche considerano, cioè il rifiuto urbano (RU) di provenienza cittadina, quello per intenderci che rappresenta la base per il calcolo della raccolta differenziata, rappresenta solo una piccola parte dei rifiuti complessivamente prodotti, non tenendo infatti conto di quelli che sono i "rifiuti speciali" (RS), ovvero provenienti dalle attività produttive industriali, rifiuti pericolosi e non.

Pensate che mediamente, per ogni Kg di materiale che innocentemente noi cittadini buttiamo nel cassonetto, l'industria ha prodotto almeno 70kg di scarti, solo per lasciarci usare e buttare il nostro piccolo bene. Come scarti si intendono anche le acque reflue di lavaggio, gli sfridi, i materiali consumabili esausti, e altri residui industriali. Evidentemente gli scarti industriali saranno di tipo molto più omogeneo rispetto ai rifiuti urbani, pertanto assai più facilmente riutilizzabili nel ciclo produttivo. Non tutti verranno buttati, anzi, la maggiorparte verranno reintrodotti come materia prima seconda per altre produzioni, parte andranno in discariche speciali per elementi pericolosi, parte in discariche speciali non pericolose, parte come sovvallo e sottovaglio in discariche normali.

Nel grafico soprastante, nondimeno, emerge che a seconda della regione considerata le regioni possono produrre fino a 4Kg di rifiuti speciali contabilizzati e movimentati per ogni Kg di rifiuto urbano.

Guardate la campania come si colloca nella scala dei rifiuti speciali, praticamente è il fanalino di coda, ciò significa probabilmente o che esistono molte meno aziende oppure che le aziende fanno sparire i rifiuti speciali sottraendoli al conteggio del gestore.

Paradossalmente, emerge anche un altro fatto importante, maggiore è la percentuale di raccolta differenziata nei sistemi di tipo convenzionale (a cassonetti stradali), più grande è la produzione pro-capite sia di rifiuto urbano che di rifiuto speciale. Se li sommiamo fra loro scopriamo che l'Emilia Romagna (raccolta principalmente stradale), pur con una RD prossima al 50%, è addirittura peggio (seppur di poco) della Toscana (che ha una RD media un po inferiore, sempre prevalentemente stradale).

Come è possibile questo fatto ? Troppe aziende in Emilia Romagna e Toscana ? Cittadini più incivili e aziende più sprecone ?

Può essere, però esiste un altro fattore che non è stato adeguatamente considerato, ovvero la presenza di assimilati. Avere dati certi è molto difficile e occorrerebbero studi approfonditi, tuttavia possiamo stimare che almeno in Emilia Romagna, esaminando i dati ATO e i rendiconti MUD dei comuni in nostro possesso, la percentuale di assimilati arriva fino a un 35% di tutta la quota che risulta computata come raccolta differenziata urbana, ciò è dovuto in gran parte alla assimilazione di inerti, sfalci, residui di mobilifici, ortofrutta, grande ristorazione, sfridi artigianali, officine, uffici, etc. etc.

In sostanza, sorge il sospetto che l'incremento dei rifiuti urbani calcolati come Kg/Abitante sia direttamente correlabile con le politiche volte all'assimilazione sempre più spinta di rifiuti speciali, ciò allo scopo di permettere il mantenimento di un sistema industriale di raccolta ed al contempo ottemperare alle leggi che impongono di arrivare ad una RD del 50% per il 2009, previa multe salate in caso di inadempimento.

Il sistema stradale è poco costoso ma anche poco efficiente, pertanto ne aumentiamo artificialmente l'efficacia e "l'appeal" conteggiando più speciali, concetto semplice. Sia ben chiaro, io non sono contrario alle politiche di assimilazione spinta dei rifiuti, qualora essi siano realmente assimilabili come tali, però è un fattore che andrebbe decurtato dal reale computo della RD, altrimenti il sistema stradale ne risulta illegittimamente favorito.

La morale del discorso è che il puro numero di Kg/Abitante spesso riguarda più le politiche di assimilazione rispetto al reale virtuosismo della popolazione. Ad esempio, l'impiego del porta a porta a Forlimpopoli ha avuto un effetto indiscutibile di diminuzione di almeno il 20% del rifiuto urbano, in parte però perchè impedisce politiche di assimilazione "truffaldina", dato che non è nemmeno necessaria per ottenere alte RD superiori al 70%. Meno assimilati e più raccolta differenziata, pertanto riduzione molto marcata del conteggio del rifiuto urbano, anche senza l'introduzione di politiche veramente spinte di riuso, vuoto a rendere, etc.etc.

La considerazione che ne traggo è che il sistema a cassonetto stradale va cambiato assolutamente per evitare questi giochetti e mascherare così la reale portata dei numeri, tali da rendere inconfrontabili i risultati di città che adottano un sistema di raccolta diverso. Infine, un discorso serio andrebbe affrontato per contabilizzare correttamente i rifiuti industriali, che seppur molto più riciclabili rappresentano la parte assolutamente preponderante di tutto il rifiuto che viene prodotto e movimentato in Italia ogni anno.

sabato 1 novembre 2008

E' nato il "porta e incassa"

Tempo fa avevamo parlato dell'esperienza di recoplastica, purtroppo risultata in larga perte deludente, in cui si sanciva però un principio giustissimo: "il cittadino deve avere la possibilità di rivendere direttamente il proprio materiale adatto al riciclo".

Ora sembra che la stessa idea, non mediata da una azienda privata, ma inserita direttamente in forma di decreto-legge sia approdata al consiglio dei ministri ed abbia avuto l'approvazione in un nuovo decreto straordinario per la gestione dei rifiuti. Questa norma, prevista inizialmente solo per la regione campania, sancisce la possibilità teorica, da parte del cittadino, di conferire direttamente materiale riciclabile alla piattaforma Conai, vedendoselo pagare cash. Praticamente il progetto recoplastica ma gestito in modo pubblico.

Il quotidiano "La Repubblica" riporta le dichiarazioni del sottosegretario Guido Bertolaso:

L'articolo 1 del decreto - aggiunge Bertolaso - consente ai cittadini della Campania di sviluppare in modo autonomo il riciclo della spazzatura. Ogni cittadino può andare con la spazzatura alla mano alla più vicina piattaforma Conai (consorzio nazionale imballaggi) e ricevere un compenso economico per i rifiuti riciclabili.

Questo articolo si aggiunge ad altri dei quali si è già parlato sui principali quotidiani, come la reclusione fino a tre anni per chi abbandona ingombranti fuori dagli appositi spazi (e che dire poi per chi brucia quelli tossici?) e il commissariamento dei comuni inadempienti (come se molti comuni non fossero già pluricommissariati).

La novità si ritiene estremamente interessante perchè potrebbe prefigurare un precedente al quale altre regioni potrebbero adeguarsi, ne parla anche Ugo Bardi in questo post. Finalmente un provvedimento che va nella direzione giusta, incentivando davvero il riciclo al pari di forme avanzate di raccolta domiciliare come il "porta a porta", non a caso è stato già denominato "porta e incassa".

N.B. Se siete un po masochisti, potete trovare qui tutti i riferimenti di legge sulla gestione straordinaria dell'emergenza rifiuti in campania, mentre trovate qui il decreto-legge del governo (in fase di pubblicazione) approvato il 31 ottobre 2008 riguardante le nuove disposizioni in oggetto

lunedì 29 settembre 2008

Succede a Friburgo: Rifiuti, Parte #2

Nel post precedente abbiamo parlato a grandi linee come funziona il servizio di raccolta rifiuti nella città di Friburgo, con particolare riferimento alla caratteristica innovativa del cassonetto indifferenziato la cui gestione è affidata al cittadino e non al gestore. In questa seconda parte vedremo più in dettaglio come è organizzata ASF, la società di gestione Friburghese, e quali accorgimenti hanno adottato per minimizzare gli impatti ambientali ed organizzare un corretto piano industriale.

Innanzitutto qualche dato sulla dimensione di ASF:
  • 263 dipendenti (50 amministrativi, 2 in formazione)
  • 50 camion raccolta rifiuti
  • 44 fra spazzatrici e mezzi di servizio (spargisale, manutenzione)
  • 3 Isole ecologiche attrezzate
  • Bacino di 204.000 utenze in 15.500 ettari di superficie
  • Nessun subappalto verso categorie di lavoratori protetti
  • Utilizzo di personale stagionale con sgravi fiscali
  • Servizio di officina meccanica per i mezzi del comune
  • 27 milioni di euro di fatturato
I risultati di gestione, in breve, sono la raccolta di 56.000 tonnellate all'anno di indifferenziato (tutto portato all'inceneritore), che rappresentano un quantitativo pari a circa 270Kg/ab/anno. Se compariamo questi dati con quelli di Cesena, dove si producono circa 470 Kg/ab/anno, scopriamo che i cittadini di Friburgo producono poco più della metà del nostro rifiuto indifferenziato!

Come già accennato, ASF è una spa (Gmbh) con maggioranza pubblica (53%), mentre la restante quota privata (47%) appartiene al gruppo REMONDIS, che tra l'altro opera anche in Italia ed è salita all'onore della cronaca per essere l'azienda tedesca che smaltisce l'immondizia campana (ad un costo davvero esorbitante).

Fra i servizi offerti alla città c'è lo sgombero delle cantine e dei solai, il servizio è gratuito esclusivamente se prenotato con largo anticipo di calendario e solo per massimo due giorni all'anno, altrimenti è a pagamento su chiamata diretta, così come il ritiro a domicilio degli ingombranti (Hera invece offre gratuitamente lo stesso servizio).

L'elenco dei materiali ritirati comprende rifiuti biologici (organico), carta e cartone, plastiche, residui ferrosi, macerie, sfalci dei giardini (ritirati a parte solo 2 volte all'anno!), campane del vetro, indifferenziato domiciliare, cassonetti stradali condominiali multimateriale, cassonetti speciali per grandi unità conferitive, come per il locale McDonald (vedi foto)

Le 3 isole ecologiche distribuite in città rappresentano il fulcro a cui tutti i mezzi fanno riferimento, siamo stati in una di queste isole (ove sono ubicati anche gli uffici amministrativi) per vedere come funzionano.

Il modello è simile al nostro, arrivano camion attrezzati per raccoglere le varie tipologie di rifiuto, la caratteristica importante è che all'interno dei centri si possono stoccare i rifiuti differenziati in grossi container per ottimizzarne il trasporto verso i centri di smaltimento e di recupero (vedi foto).

Attorno alla stazione ecologica, al di la di spessi muri divisori, sorgono a stretto contatto centri privati di trattamento della parte differenziata, vetro, plastiche (vedi foto), in questo modo evitano di trasportare parte del materiale differenziato raccolto verso altri centri di recupero e trattamento, lavorandolo in loco. Le aziende private del recupero operano quindi in sinergia con le stazioni ecologiche, nell'intero complesso entrano perciò rifiuti ed escono direttamente materie prime seconde! Ciò significa molti meno mezzi pesanti in giro per la città.

Inoltre, le isole ecologiche sono spesso ubicate nei pressi della ferrovia, la parte indifferenziata da smaltire viene infatti caricata su giganteschi treni container ed inviata all'inceneritore tramite treni su rotaia, con un impatto ambientale ridotto. L'inceneritore è situato ad una trentina di km da Friburgo, i vagoni entrano direttamente dentro la sede dell'inceneritore in modo da evitare completamente le fasi di carico e scarico utilizzando mezzi su gomma.

Va sottolineata la maniera con cui vengono raccolti i rifiuti speciali non industriali. Questi prodotti, tipicamente molto tossici e pericolosi, come vernici, solventi, detersivi, materiale elettrico, collanti, etc. non sono generalmente portati dai cittadini alla stazione ecologica ma nemmeno vengono abbandonati in cassonetti specifici nelle strade. Periodicamente, alcuni piccoli mezzi del servizio rifiuti, stazionano nelle principali piazzali della città e aspettano i cittadini per fare conferire direttamente la merce agli operatori, i quali la prendono in carico e la suddividono per tipologia, per il successivo trasporto verso la stazione ecologica. Questo modo di procedere ha notevoli vantaggi, è comodo per il cittadino e consente un accurato controllo di sicurezza del conferimento.

Menzione particolare merita la gestione della parte umida industriale (ristoranti, mense scolastiche, distributori di prodotti alimentari). In questo caso si attua un ritiro ad hoc, considerabile come porta a porta. I mezzi prelevano il materiale umido in speciali autobotti e conferiscono non alla stazione di compostaggio ma ad un impianti di trattamento speciali, forniti di enormi autoclavi riscaldate, in cui viene prodotto del biogas utilizzato per alcuni mezzi pubblici e per la produzione di energia elettrica rinnovabile.

Il biometano prodotto dai residui organici permette, secondo i dati forniti da ASF, di generare un volume di affari annuo pari a ben 1 milione di euro, riducendo al contempo il rifiuto organico al 10% del suo volume originario, nonché perfettamente biostabilizzato, tale da poter essere mescolato al materiale con cui si produce il "compost" proveniente dal trattamento del normale rifiuto umido urbano. Incredibilmente, il rifiuto umido urbano stesso viene trattato con una pre-selezione manuale, in modo da destinare una quota di questo alle stesse autoclavi per il recupero di energia, ed il resto al compostaggio o allo smaltimento.

Con questo sistema di gestione, il governo tedesco conta di arrivare al 2020 chiudendo TUTTE le discariche in Germania (escluse solo le poche e costosissime utilizzate per gli speciali pericolosi). Sono al contempo stanziati dal governo fondi per la mimetizzazione, riqualificazione e bonifica delle aree dismesse, trasformate da ex-discariche a parchi pubblici.

Ultima nota sulle virtù del sistema delle isole ecologiche Friburghesi, la possibilità di allestire all'interno dei mercatini dell'usato, analoghi ad esperienze tipo quella di Mani Tese a Faenza. Gli operatori ecologici del comune, in virtù del servizio di sgombero cantine o conferimento di ingombranti, decidono se il materiale può essere utile come rivendita, allestendo un vano in cui i cittadini possono (pagando una quota di ingresso) girare per cercare materiale di loro interesse, pagato a prezzo simbolico (foto 1, 2, 3, 4). Una cosa simile si svolge in Italia, che io sappia, solo a Sesto fiorentino in toscana, ne abbiamo parlato in un precedente articolo.

E' meglio quindi il porta a porta sul modello di forlimpopoli oppure il modello partecipativo di Friburgo ? Credo che una risposta sia impossibile darla con sicurezza. La gestione di friburgo fa ampia leva sul senso civico dei cittadini tedeschi, si basa sulla condivisione delle risorse e la responsabilità civica dei cittadini. La possibilità di poter scegliere la tariffa, applicata in Italia, sono convinto porterebbe le persone a optare comunque per la tariffa minima, a costo di comportamenti "da furbo" tipo manipolare il doppiofondo del cassonetto o conferire a quello del vicino se sprovvisto di lucchetto. Ha l'indubbio vantaggio di tagliare le gambe a chi si lamenta del servizio, se vuoi un trattamento migliore basta che paghi di più, il sistema porta a porta è invece più equo, rigido, e tende alla responsabilità individuale e non collettiva.

Dal punto di vista educativo il porta a porta appare migliore, in quanto abitua il cittadino a rendersi conto costantemente che il rifiuto è qualcosa che deve imparare gestire, e non solo uno scomodo manufatto da fare sparire alla vista quanto prima. Il porta a porta crea a mio avviso cittadini più attenti all'ambiente e fa crescere il senso civico delle persone.

Il sistema di Friburgo mantiene la capacità di una ottimizzazione industriale spinta, a costo di riempire le strade di una moltitudine di cassonetti, poco visibili più per le virtù urbanistiche di quei luoghi (ogni casa ha un suo giardino dove nasconderlo) che per come funziona il sistema in se. Nelle giornate di raccolta i cassonetti verticali a rotelle sono sicuramente molto più ingombranti e deturpanti dei piccoli contenitori del porta a porta, nelle altre giornate rimangono comunque visibili nelle strade (se non dispongo di un giardino dove nasconderli).

L'idea di rendere proprietari i cittadini del cassonetto è tuttavia molto valida, peccato che a Cesena si stia andando in direzione diametralmente opposta, proponendo i "cassonetti di prossimità", pasticcio ideato da Hera con l'intento di fare risparmiare il gestore (pur di raggiungere qualche % in più di differenziata) deturpando al contempo il paesaggio senza dare in cambio nessun beneficio ambientale e di senso civico.

Per quanto riguarda una comparazione fra i costi del porta a porta ed il sistema in uso a Friburgo, il costo sembrerebbe allineato, con un vantaggio teorico di quest'ultimo in termini di flessibilità del servizio, il che si traduce nella possibilità di differenziare il costo in base alle reali esigenze di ogni singolo cittadino, e non di una media estrapolata dal totale degli utenti coinvolti, entrambi i sistemi sono comunque ad alto impiego di manodopera, impensabile adottarlo con un mono-operatore (vedi foto). Il sistema di Friburgo non consente migrazione del rifiuto, la cui tentazione esiste invece con il porta a porta (anche se di lieve entità) dato che normalmente si paga per il singolo svuotamento dell'indifferenziato.

In soldoni, il porta a porta ha senso nelle piccole realtà a relativamente bassa densità abitativa, dove l'amministrazione ha un contatto più diretto con il cittadino e consente notevoli risparmi e ottime performance ambientali di raccolta differenziata, (ben oltre il 55% di RD ottenuto a Frigurgo). Il sistema tedesco appare superiore nei grandi certi urbanizzati, coniugando una gestione industriale con la flessibilità e soprattutto il coinvolgimento diretto del cittadino, proprietario e gestore del cassonetto. Il sistema attuale di Hera basato sull'ingombrante cassonetto stradale, ... lasciamo perdere, costa poco ma è inefficiente ed impossibile da migliorare fino ad arrivare ai minimi standard europei, sarebbe a mio avviso da sostituire completamente con approcci più moderni ed ambientalmente sostenibili.

Nella terza parte si parlerà di urbanistica ed energie alternative.

Succede a Friburgo: Rifiuti, Parte #1

Luogo comune vuole che di fronte a problemi difficili di natura economica, tecnica, politica, due siano le reazioni tipiche dell'Italiano medio dotato di coscienza civile. La prima è quella di indignarsi, denunciare e gridare il proprio sdegno, magari coinvolgendo il politico di turno, sempre deviato dalla retta via a causa di interessi occulti ed inconfessabili. La seconda è quella di svilire le scelte gestionali locali, inevitabilmente frutto di superficialità ed ignoranza, citando (talvolta a sproposito) cosa fanno gli altri paesi europei sullo stesso tema, secondo una visione esterofila per cui tutto ciò che fanno altrove è migliore di ciò che facciamo noi in Italia.

In materie complesse quali quelle della gestione dei rifiuti urbani, indignarsi è fin troppo facile, invocare la necessità della raccolta differenziata, lottare o meno contro gli inceneritori, denunciare la complicità fra scelte politiche pubbliche e private. Anche peccare di esterofilia senza sapere esattamente come funzionano le cose all'estero ma solo in virtù del "sentito dire" è un atteggiamento che non avvicina alla verità.

E' per questo motivo che ho deciso di accettare l'invito rivoltomi da Paolo Lucchi, candidato sindaco del comune di Cesena, il quale ha voluto che una delegazione di tecnici ambientali (fra i quali mi sento onorato di essere stato incluso) andasse a visitare quella che forse è la città simbolo per eccellenza di un modo virtuoso di concepire l'ambientalismo: Friburgo. Ne abbiamo già parlato in un passato articolo sul nostro blog. Il movimento dei primi verdi tedeschi "Die Grunen" è infatti nato proprio a Friburgo, come conseguenza dell'opposizione spontanea della popolazione verso la costruzione di una grande centrale nucleare, nei primi anni 70.

Come lavorano a Friburgo per garantire una efficace gestione del rifiuto ? Lo abbiamo chiesto ai responsabili della ASF, che altro non è che l'analogo tedesco della nostrana Hera (foto 1, 2 ,3, 4, 5). In effetti alcune somiglianze ci sono, "in primis" il fatto di essere una azienda privata con maggioranza a controllo pubblico, il 53% delle azioni è infatti detenuto direttamente dal comune di Friburgo, oltre all'ovvio fatto che tratta anch'essa di rifiuti. Le somiglianze finiscono però immediatamente quando se ne analizza la composizione e soprattutto le dimensioni, assai più piccole.

Il core-business di ASF è limitato alla gestione della raccolta del rifiuto e spazzamento stradale, non si tratta qundi di una multiutility in senso classico che riunisce in se più servizi, tipo energia, gas, acqua, etc. La dimensione territoriale é inoltre limitata all'ambito comunale, senza nessuna smania di espansione nazionale e relative fusioni societarie.

Il sistema di Friburgo non può essere classificato ne come sistema tradizionale a cassonetti stradali ne come porta a porta, è un sistema alternativo molto interessante, nato con l'evidente intento di coniugare i costi di una gestione industriale con obiettivi ambientali ben specifici, il tutto condito da sano pragmatismo tedesco.

La parte più caratterizzante del sistema è che il contenitore del rifiuto indifferenziato è di proprietà del cittadino!

Questa caratteristica lo avvicina molto alle virtù del sistema porta a porta, con la differenza importante che il contenitore (dotato di rotelle) non viene riposto all'interno dell'abitazione bensì lasciato fuori per strada, tipicamente in qualche nicchia ben nascosta o fra i ramagli del giardino. (vedi foto)

La tariffa per il cittadino è quanto di più democratico possa venire in mente, le persone si auto organizzano in unità di conferimento, possono esserlo ad esempio palazzine multifamiliari che mettono in comune il bidone dello smaltimento dell'indifferenziato, infatti scelgono loro in completa autonomia la qualità del servizio ed il relativo costo, in funzione di alcune tabelle di possibilità.

Per il computo della tariffa occorre incrociare tre elementi:
  • Numero di persone che conferiscono
  • Capienza del cassonto in litri
  • Frequenza desiderata di raccolta
Un intestatario (che diverrà il proprietario fisico del cassonetto) dichiara quante persone o famiglie verranno a conferire in quella unità, pagando una quota fissa in base al numero dei componenti (1,2,3,4, 5 persone, più di 5 persone anche divise su più famiglie).

Viene poi scelta una capacità standard di carico del cassonetto in litri, tre sono le selte possibili: 35L, 60L, 140L. In realtà il cassonetto è sempre lo stesso, stretto, nero, alto e dotato di rotelle, però viene installato un "doppiofondo" che ne limita la capacità a quanto pattuito per contratto (vedi foto).

Viene infine scelta la frequenza d raccolta, settimanale oppure ogni 14 giorni.

Sul sito di ASF (nei link seguenti tradotto in automatico da Google translator perchè in tedesco) c'è una pagina che documenta come funziona il computo della tariffa. Per i più pigri c'è anche un calcolatore tariffa online che permette di sapere esattamente quanto si pagherà.

Come risulta evidente, il cittadino paga davvero in base al "servizio" che richiede, nessun parametro esoterico come la dimensione dell'appartamento, ciò consente un notevole risparmio a patto di produrre poco rifiuto indifferenziato. Riunendo più persone nella stessa unità conferitiva di 35L (il minimo) e svuotata ogni 14 giorni, la tariffa risulta essere particolarmente bassa. Esiste comunque il vincolo di legge di dichiarare una capacità minima di svuotamento di 5 litri a persona per settimana. E' inoltre concesso un bosus di 8€/anno per ogni unità conferitiva che decide di fare il compostaggio domestico anzichè utilizzare il bidone dell'umido.

In sostanza, la tariffa minore possibile si ottiene con 5 persone che decidono di acquistare assieme un cassonetto di 35L e lo svuotano ogni settimana facendo anche compostaggio, cioè pari a 225-8 = circa 44 euro a testa! Il massimo che si può spendere è invece indicizzato su una persona sola che usa la capacità massima di 140L e che svuota ogni settimana, cioè pari a circa 362€ per persona.

Chiunque può ritagliarsi il servizio in modo da spendere da 44€ a 362€, se spendo meno sono COSTRETTO a produrre meno rifiuti. Questa è davvero una tariffa, anni luce dal selvaggio sistema a cassonetti dove pagando una tassa posso fare essenzialmente ciò che voglio e senza alcun controllo. Anzi, se sono abusivo nemmeno pago la tassa, ma faccio ciò che voglio ugualmente, dato che il cassonetto è pubblico ed incustodito.

A Friburgo, se non mi fido del vicino, posso comunque comprare per 50€ un bel lucchetto, con cui assicurarmi da conferimenti impropri nel mio cassonetto personale.

Per la restante parte differenziata, verso la quale il cittadino non deve nulla, è il comune che provvede a dislocare nelle varie vie cassonetti pubblici per organico, vetro, metalli e plastica. Questi cassonetti sono identici come foggia a quelli dell'indifferenziato, stretti ed alti, ma di colore diverso, per la plastica sono utilizzati invece sacchi gialli (vedi foto) che i cittadini posizionano, ad orari prestabiliti, in opportune piazzole stradali di raccolta, un po come avviene da noi in molti paesi montani.

Per quanto riguarda il vetro, esistono campane fisse di raccolta differenziata per separare le componenti di vetro trasparenti, quelle verde scuro, e quelle marroni (vedi foto).


Per questa puntata è tutto, succede a Friburgo continuerà presto con la seconda parte.



domenica 24 agosto 2008

Serata sui rifiuti a Santa Sofia

Si è svolta ieri sera a Santa Sofia, alla festa del PD (in una atmosfera un po surreale dovuta alle poche decine di persone presenti) un dibattito dal titolo "Raccolta porta a porta: come e perchè". Le ore 18 del sabato pomeriggio non erano in ogni caso propizie per dare risonanza ad un evento del genere, non di meno noi siamo stati presenti. I relatori erano tuttavia di pregio, ed includevano l'onnipresente Roberto Sacchetti di Hera, il sindaco di Forlimpopoli Paolo Zoffoli, il sindaco di S.Sofia Foietta, il presidente del consiglio provinciale di Forlì, qualcun altro di cui non ricordo più il nome, ed infine il consigliere regionale Gianluca Borghi, che ha sostituito in extremis Paolo Lucchi futuro candidato sindaco di Cesena.

Volutamente il dibattito si intitolava "come e perchè" anzichè il più consueto "se, come e perchè", lasciando sottointeso come il "se" fosse un problema già superato, ovvero che il PD riuscisse finalmente ad aprire un dibattito (necessariamente interno, data la scarsa audience presente) per definire qualche dettaglio in più su come verrà improntata la prossima probabile legislatura provinciale e comunale in tema di trattamento rifiuti. Come ci si poteva aspettare, la farragginosità e la vuotezza intellettuale dei contenuti hanno fatto da controaltare all'impossibilità di annunciare alcunchè riguardo al futuro programma elettorale, inanellando generiche dichiarazioni di intenti e buoni propositi senza prospettare alcun impegno concreto, nemmeno indiretto. Il "come e perchè" del titolo è stato pertanto completamente disatteso, mentre il "se" è risuonato ancora irrimediabilmente alla ribalta, in qualità della tanta e numerosa disinformazione che continua a permeare gli alti dirigenti del PD in tema di gestione della raccolta differenziata.

Si è "menato il can per l'aia" insomma, con le solite arcinote dichiarazioni strumentali di Sacchetti il quale continua a paventare il drammatico pericolo della migrazione dei rifiuti. Non mi aspettavo tuttavia di sentire dal sindaco Zoffoli, che tanto ha investito in prima persona sul tema della raccolta domiciliare, arrampicarsi sugli specchi sostenendo che Forlimpopoli rappresenta una "eccezione fortunata" e che non se la sentirebbe lui in primis di esportare a Santa Sofia ilo stesso modello di raccolta, a causa della "estrema diversità (?!?) territoriale che renderebbe improponibile una trasposizione dell'esperienza". La realtà dimostra ovviamente il contrario, pleonastico sarebbe anche il solo citare l'ovvietà per cui un sistema domiciliare vada tarato e dimensionato per le particolarità del territorio, mentre era necessario sottolineare che le esperienze dove già la domiciliare opera comprendono sia piccole comunità montane che interi quartieri di grandi città con alta densità abitativa, senza soluzione di continuità.

Non è stato sufficiente nemmeno il ribadire con forza da parte del MIZ, per avere una risposta operativa decente sul da farsi, i vincoli di legge del 65% di RD da raggiungere entro il 2012, con annessa limitazione della possibilità di ricorrere agli assimilati, per avere risposta. Inutile quindi strappare ai presenti uno straccio di impegno per i piani di gestione dei rifiuti urbani nel prossimo futuro, tra l'altro già decisi in fase di negoziazione tariffe e definizione del piano triennale fra ATO ed Hera.

L'unico messaggio che è passato è "ci penserà Hera, ci fidiamo di lei". Ad onor del vero Gianluca Borghi si è distinto, ponendo il punto di vista della regione Emilia Romagna, auspicandosi una gestione più coraggiosa ed innovativa del sistema industriale emiliano romagnolo di trattamento rifiuti, che ha retto fino a questo momento e del quale va orgogliosamente fiero date le ampie garanzie di autosufficienza che ha comportato. Ignora tuttavia la china pericolosa verso la quale questo sistema sta scivolando, il conflitto di interesse insanabile e continuativo fra il direttivo del PD ed i vertici di Hera (buffo sentire Sacchetti che si introduce tentando maldestramente di vestire i panni del politico imparziale), il sistematico tentativo di affossamento sia dell'esperienza di Forlimpopoli che delle tante altre esperienze già mature che aspettano di partire sul territorio (Meldola, Ronco, Cesena, Bertinoro, ...).

Se ne esce con una linea del PD appiattita supinamente sulle posizioni di Hera, nonchè generici appelli (dal sapore un po ipocrita) verso la "responsabilizzazione dei cittadini da effettuare con l'educazione ambientale", che rischiano così essi stessi di diventare, chiedendo il sistema domiciliare, più responsabili degli stessi amministratori che dovrebbero governarli. Ciliegina sulla torta, le affermazioni (che dire strumentali è dire poco) di Sacchetti il quale arriva a sostenere che "Il veneto non è un buon modello" in quanto "nel sole 24 ore di oggi una inchiesta della magistratura ha accertato che è stata trovata (una) discarica abusiva", e che quindi il sistema domiciliare è fallimentare (?!?). Ma che c'azzecca direbbe qualcuno ?

Già, noi forse non abbiamo discariche abusive, però in compenso abbiamo 8 inceneritori con capacità di smaltimento sproporzionata alle reali necessità, gli scandali di "fangopoli", Agrofertil che preme nel costruire inceneritori a pollina, una gestione del servizio dettata più da esigenze di remunerazione degli azionisti che di tutela della salute pubblica, costi del servizio in continua impennata senza alcuno sforzo di riduzione del rifiuto alla fonte! Insomma, da qualsiasi parte la si guardi, appare evidente che, salvo sorprese dell'ultimo minuto assai improbabili, non saremo in grado nemmeno questa volta di dare una sterzata decisa di carattere ambientale alle prossime amministrative.

venerdì 8 agosto 2008

La spigolatura dei rifiuti


Vorrei segnalare questo interessantissimo e dettagliato articolo scritto da Ugo Bardi di Aspo Italia sulla gestione dei rifiuti

Il documento pone l'accento verso un punto di vista scientifico-sociologico, illustrando in maniera a mio parere ispirata ed esemplare come sarà l'evoluzione futura nella gestione dei rifiuti in un mondo a scarsa densità energetica, spiegando il perchè non ci possiamo permettere fin da ora di lasciarla esclusivamente alle leggi del libero mercato. L'analisi del concetto di "spigolatura" applicata ai rifiuti rappresenta a mio parere un originale contributo di saggezza, come solo il professor Bardi e pochi altri saprebbero infondere.

Tento di esporre un breve riassunto (tagliato con l'accetta) dei concetti esposti.

La presenza di pratiche di gestione sprecone in senso energetico in merito alla raccolta rifiuti odierna (scavare un buco e via, incenerire, buttare), è giustificata oggi dalla possibilità di accedere ad energia a basso costo ed alto "EROEI", pertanto ci sarà sempre per l'economia margine sufficiente per sprecare, il rifiuto non può essere considerato un valore, l'economia stessa rifiuta infatti l'idea di rifiuto considerandolo un disvalore.

Nelle società agricole questo semplicemente non succedeva, la "spigolatura" (pratica del raccogliere e smaltire i residui di una lavorazione nei campi per l'auto-sostentamento) era permessa ed anzi incentivata, in quanto permetteva la vita di persone che sfruttavano "efficientemente" le inefficienze del sistema agricolo, compensando un EROEI molto basso di quest'ultimo. Queste presunte inefficienze, in realtà erano preludio di un concetto di efficienza più alto e nobile, il permettere la sopravvivenza anche a chi non aveva i mezzi necessari per accedere ai vantaggi di una agricoltura di massa.

I nostri ricchi rifiuti vengono oggi spesso spediti al (presunto) terzo mondo, specialmente Africa e Cina, dove intere economie di sussistenza sono possibili in barba al prevedibile degrado ambientale. Ebbene, con l'approssimarsi di un epoca in cui l'EROEI dato dallo scarso e costoso da estrarre petrolio diventerà sempre più basso, fioriranno anche da noi queste pratiche, che ora consideriamo deleterie e marginali, mentre invece se ben organizzate possono diventare il seme per ritornare ad un uso consapevole e sostenibile delle risorse.

Largo spazio quindi a considerazioni puramente energetiche ma diseconomiche sulla gestione dei rifiuti (riciclare costa ma fa risparmiare molta più energia che quella ottenuta bruciandoli). Fra queste pratiche quelle sicuramente più virtuose sono la raccolta domiciliare (porta a porta), il riuso dei manufatti nei mercati dell'usato, l'auto produzione di beni di consumo, riparare anzichè comperare, il recupero dei materiali spinto all'estremo e sostenuto tipicamente da lavoro umano non meccanizzato.

L'articolo è davvero lungo, lo so, ma credo meriti veramente una attenta lettura per arrivare a capire le radici del problema ed intravvedere qualche abbozzo di possibile soluzione. Come riusciremo a gestire i nostri rifiuti la dice lunga su quale razza di mondo ci appresteremo a vivere nel nostro immediato futuro.

P.S. Avete notato che oggi è il giorno 08/08/08 e il post è uscito alle 08:08 ??
Sarà un segno del destino!

venerdì 6 giugno 2008

La soluzione miracolosa per il problema dei rifiuti

Soluzioni tecnologiche miracolose in materia di trattamento rifiuti se ne sono sempre viste decine e decine, come il Thor, ma ben poche di esse hanno mai passato la fase prototipale, ed assolutamente nessuna ha consentito di sopperire alla mancanza di decisioni di tipo politico.

E' un po la stessa cosa in medicina, siamo devastati dalle malattie cardiovascolari ? Ecco la pillola miracolosa che abbassa il colesterolo, così puoi ritornare in pace e rifiutarti di mettere in discussione il tuo vecchio stile di vita. Con che coraggio poi si va a chiedere alla popolazione di impegnarsi per raccogliere in maniera differenziata, se passa l'idea che una soluzione tecnologica magica a portata di mano renderà il tutto uno sterile ed inutile esercizio ?

Sul sito del CNR è chiaramente specificato che sistemi meccanici come questo (da non confondere con il sistema TMB, trattamento meccanico biologico) nascono con l'intento di rendere inutile la raccola differenziata cittadina. E' ovviamente una sciocchezza dal punto di vista ambientale, ma qualche amministratore potrebbe perfino crederci.

La rinnovata fiducia nei prodigi taumaturgici della tecnologia lasciamola a chi ci crede. Già esiste un fantastico sistema di separazione meccanica dei rifiuti, poco costoso per la collettività, esente da brevetti e royalties, efficace ed efficiente sia dal punto di vista ambientale che per creare lavoro, usa soprattutto la forza muscolare come fonte di energia primaria e si chiama "raccolta differenziata domiciliare".

Separare il rifiuto dopo averlo sminuzzato e ri-mescolato non sarà mai più conveniente di non produrlo affatto o recuperarlo all'origine, anche se ci sarà sempre qualche imprenditore capace di affermare il contrario. Come simpatizzante e appartenente al gruppo di ASPO Italia, istituzione scientifica che si occupa di energia e tecnologie applicate, vorrei segnalare questo articolo:


Estraggo da esso la frase più interessante scritta da Ugo Bardi:
Nella questione dei rifiuti, non c'è una tecnologia miracolosa che li fa sparire spedendoli nella galassia di Andromeda. Quello dei rifiuti è un problema di gestione, cosa che abbiamo scritto fino dalle prime righe del rapporto. Ovvero, lo smaltimento è un processo che va in diversi stadi, dove il primo, e quello più importante di tutti, è quello di creare meno rifiuti possibili. Dagli scarti che non si può fare a meno di creare, occorre recuperare il massimo possibile attraverso tecniche come la separazione, la raccolta porta a porta, e altre cose. L'ultimo stadio, quello dello smaltimento vero e proprio, può voler dire mettere i rifiuti in discarica, oppure anche bruciarli. Ma l'obbiettivo e di farci arrivare la minor quantità di materiale possibile.

Credo che abbia centrato il punto, l'accento non deve mai essere posto sulla soluzione "miracolosa" ma sulla pianificazione gestionale, che come tale, per essere davvero considerata integrata, deve essere multidisciplinare ed adottare tutte le tecnologie e gli accorgimenti adatti di mano in mano ad arrivare alla soluzione finale, mantenere il sistema in equilibrio e garantire una sufficiente tutela dell'ambiente.

Non ci sono scorciatoie per semplificare un sistema complesso, ma ci sono metodologie gestionali che affrontano il problema meglio di altre, fra queste il concetto di "raccolta domiciliare" ritengo sia imprescindibile ed indispensabile.

martedì 3 giugno 2008

Thermal-value-generators

Si sta tenendo in questi giorni a Granada in Spagna la Waste Management 2008, conferenza internazionale in materia di gestione dei rifiuti, riciclaggio, tecnologie di sostenibilità. Volevo segnalarla in quanto come inviato di eccezione, è presente all'evento Ugo Bardi, noto ricercatore e docente di chimica all'università di Firenze, nonché presidente di ASPO Italia. Il professor Bardi ci informa giornalmente tramite il suo blog di tutto quanto succede alla conferenza, sicuramente potremo aspettarci a breve termine da lui un reportage completo di tutti i vari interventi. Eventi del genere dovrebbero avere risonanza molto maggiore di quanto sia possibile con il tamtam dei soli "addetti ai lavori". Altrimenti, anziché aquisire sensibilità su tutte le alternative valide che in europa vengono praticate in tema di trattamento rifiuti, rimarremo indissolubilmente legati alla follia dei "thermal-value-generators", termine inesistente che, detto di fronte a qualsiasi europeo, non può che suscitare ilarità, eppure in Italia sembra non esista altro sistema. Potete trovare i primi resoconti giornalieri del professor Bardi qui di seguito:

sabato 16 febbraio 2008

Energia da incenerimento ?

Il CEWEP è una organizzazione a livello europeo che comprende 240 gestori di impianti di "termovalorizzazione" suddivisi in 16 stati della comunità europea. I membri di questa organizzazione producono annualmente una serie di report molto interessanti nei quali si fa il punto sull'utilizzo di questo strumento dal punto di vista energetico. Va fatto notare che la parola "termovalorizzatore" non esiste in nessuna lingua tranne che in italiano, si parla infatti genericamente di impianti WtE (Waste-to-Energy), ovvero di impianti a recupero di energia.

Verrebbe da chiedersi se dal punto di vista energetico recuperare energia dai rifiuti sia una cosa saggia, se possa essere o meno un modo per diversificare l'offerta di energia, oppure lo si faccia esclusivamente perché si tratta di una delle tante possibilità. Va fatto notare, in ogni caso, come gli impianti di incenerimento dei rifiuti siano soggetti in molti paesi europei ad una "tassazione" disincentivante analoga a quanto già avviene per le discariche. Tali tasse vanno da un minimo di 7€/tonn per il Belgio fino ai 45€/tonn per la Danimarca. In italia, quasi mi vergogno a dirlo, tramite il meccanismo dei Cip6, riusciamo a dare dai 20€/tonn ai 40€/tonn di sovvenzioni!

A prescindere dal caso abnorme Italiano, il fatto stesso che questi impianti siano disincentivati economicamente porta i soggetti economici al cercare di recuperare quanto più margine possibile attraverso il recupero energetico. Non è pertanto scorretto affermare che la pratica della produzione di energia da rifiuto è una necessità imposta dal rendere economicamente sostenibili i costi per la realizzazione di questi impianti. Ma vediamo ora quanta energia essi effettivamente producono e soprattutto quanto è la loro efficienza.

Il grafico a torta in cima mostra sul totale dell'energia immessa sotto forma di combustibile da rifiuto quanta di questa ritorna in maniera utile sotto forma di elettricità, quanta sotto forma di calore, e quanta infine viene complesivamente sprecata per perdite termodinamiche ed altro. Il grafico necessita di una breve spiegazione.

Le parti blu e azzurre si riferiscono alla energia "sprecata", ovvero non recuperabile, parte di questa risulta ancora contenuta nelle ceneri prodotte e soprattutto nei "fumi caldi" emessi il cui calore non è più recuperabile. Una piccola parte di energia sprecata è in realtà immessa nell'impianto a partire da combustibili fossili, ad esempio tramite iniezioni di metano che servono a mantenere e regolare la temperatura interna assecondando la potenzialità termica variabile del combustibile da rifiuto.

L'insieme di tutta questa energia "sprecata" ammonta grossolanamente a circa il 50%, ed è quella compresa nelle aree blu e azzurre. Il restante 50% è energia utile che esce dall'impianto, conteggiata nelle aree di colore arancio e verde. Il colore arancio si riferisce all'energia di tipo "termico", ovvero al calore generato e non convertito in altra forma adatto per essere utilizzato come sorgente per il teleriscaldamento. Il calore utile rappresenta circa il 30% dell'energia totale prodotta da un termovalorizzatore. Se l'impianto non è utilizzato per produrre teleriscaldamento, tutta questa energia viene semplicemente sprecata.

L'area verde invece rappresenta l'elettricità totale prodotta, pari a circa il 14% del totale. Interessante notare come 1/4 di questa energia serva esclusivamente per alimentare l'impianto stesso (self demand) e permettere ad esso di operare autonomamente scollegato dalla rete elettrica, l'energia elettrica realmente esportata e pertanto utile risulta essere appena un 10%.

In sostanza, dividendo in maniera grossolana per capirci meglio:
  • 100 entra come energia contenuta nel rifiuto
  • 50 si perde nel processo di combustione
  • 10 va ad alimentare l'impianto stesso
  • 30 esce sotto forma di calore per teleriscaldamento
  • 10 esce sotto forma di elettricità da immettere in rete
Entra 100 ed esce 10 in elettricità !!!! WOW!!!!! Ovvero i 9/10 di quanto immesso si butta via oppure serve per riscaldare le case adiacenti.

Adesso si comincia a capire il perchè in Austria, in Danimarca, ed altri paesi l'inceneritore viene costruito a ridosso dei centri urbani... perchè altrimenti non recupererebbero abbastanza come teleriscaldamento! Mentre l'energia elettrica prodotta è in ogni caso pochissima. Tralasciamo il fatto evidente come recuperare il rifiuto e riutilizzarlo come materia prima seconda consenta di recuperare ben 3 volte più energia (in media) rispetto a bruciare i rifiuti, il discorso si allargherebbe troppo.

Per inciso, se volete sapere in italia quanta energia da termovalorizzazione si estrae rispetto agli altri paesi europei, consultate la mappa del cewep, scoprirete che l'italia è addirittura uno dei paesi che usa di meno l'incenerimento in Europa per abitante, gli impianti sono fra i più vetusti, e l'energia recuperata è comunque molto poca, quella fornita da poco più di 3 milioni di tonnellate di rifiuti l'anno (contro i 12 della Francia e i 16 della Germania). Di questi, una frazione minima proveniente da CDR (combustibile da rifiuto), la quasi totalità da rifiuto tal quale stabilizzato e deumidificato. Potete trovare molti dati significativi nella brochure del cewep, che ovviamente sponsorizza l'incenerimento come pratica virtuosa e sostenibile.

venerdì 8 febbraio 2008

Presentato il piano rifiuti APAT 2007

L'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT) ha presentato il 6 febbraio scorso il famoso rapporto annuale nel quale si fa il quadro complessivo della gestione dei rifiuti in italia e in emilia romagna. Il video integrale della presentazione del piano rifiuti è stato fornito gentilmente da radio radicale (la visione necessita di Real Player).

Non avevamo certo bisogno di aspettare il rapporto APAT del 2007 per sostenere quello che sospettavamo da tempo, la situazione dei rifiuti in italia è pressochè insostenibile, la campania rappresenta solo la punta di un iceberg. L'unica politica che abbia ancora un senso non è tanto l'aumento della raccolta differenziata (utile ma non risolutiva), quanto la riduzione della produzione del rifiuto alla fonte, attuabile agendo sulle attività produttive ed incentivando pesantemente le iniziative volte ad introdurre la raccolta differenziata domiciliare. Cosa aspettano gli amministratori ?

Il rapporto di sintesi e quello specifico per la regione Emilia Romagna potete scaricarli qui sotto.

mercoledì 16 gennaio 2008

La filiera del rifiuto

I rifiuti non sono un deposito, sono un flusso, tanto è vero che si parla di "filiera del rifiuto" e gestione "integrata" del rifiuto. Ciò significa che il flusso del materiale rifiuto deve essere gestito attraverso la pianificazione di tante attività poste in sequenza, tali da non interrompere mai in nessun punto la loro trasformazione e il loro trasferimento, pena il collasso dell'intero sistema. A sua volta, la gestione della RSU (rifiuto solido urbano) è solo una piccola parte di un processo più grande di trasformazione che parte dalla risorsa materia prima fino ad arrivare alla dismissione completa dei beni prodotti, il cosiddetto dalla culla alla tomba. E' sufficiente che un anello non funzioni più perchè l'intero flusso venga interrotto, come scrive Guido Viali nel bellissimo articolo "quali misure per l'emergenza rifiuti". Molto interessante è anche il suo "incenerire è un po morire".

Guido Viale é una persona molto in gamba, si occupa di ricerche economiche e sociali, ha scritto il libro "Un mondo usa e Getta", inoltre collabora con varie testate online con autorevolissimi interventi che nella loro sconcertante semplicità fanno capire molto bene le dimensioni dei problemi che siamo tenuti ad affrontare in materia di trattamento rifiuti nonché offrono notevoli spunti di riflessione sui tanti possibili modi per riuscire ad affrontarli.