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mercoledì 14 ottobre 2009

Le primarie del PD e la questione ambientale

Leggo dal sito ecoalfabeta un interessante raffronto fra le politiche ambientali dei tre candidati che si contendono le primarie del PD: Franceschini, Bersani, Marino. Il tema è interessante poiché, a dispetto di quanto si potrebbe pensare (visto l'andazzo del passato), forse per la prima volta nel partito si fanno davvero delle primarie vere, e le differenze fra i tre candidati si sentono eccome!

Allego la tabella di riepilogo:































































FranceschiniBersaniMarino
NucleareNO chiaronon ne parlaNO chiaro
Energie rinnovabiline parla in generalene parla in generalene parla in dettaglio (1)
Mobilità sostenibilela definisce meno soffocata dal trasporto su stradane parla senza spiegare cosa sia (2)la definisce passaggio dalla gomma al ferro
Consumo di territorioNO chiaronon ne parlaNO sfumato
SostenibilitàCompare 4 volteCompare 5 volte, tra cui crescita sostenibile (3) Compare 7 volte
Inceneritorinon ne parlanon ne parla (4)parla di ridurre al massimo la parte residua da incenerire
Rifiutisistemi moderni di smaltimento non ne parlariusare, riciclare, obiettivo rifiuti zero
Reati ambientaliInserire nel codice penalenon ne parlanon ne parla


La mia personale opinione è che Ignazio Marino vinca a mani basse dal punto di vista del solo programma ambientale.

Sembra l'unico che capisce la maggiore sostenibilità del trasporto su rotaia, che si espone sul dilemma degli inceneritori, che ha in mente l'obiettivo rifiuti zero, che parla del KiteGen e di energie alternative rinnovabili destinate a sostituire gradualmente il petrolio, che ha quindi in ultima analisi una qualche visione dell'enorme problema dato dalla riduzione della disponibilità di risorse naturali che ci aspetta nell'immediato futuro. E' quindi nel complesso Marino molto bene informato e meritevole di attenzione.

Legenda tabella:

(1) Marino è l'unico che parla di eolico di alta quota (cioè il KiteGen) solare a concentrazione, biomasse e geotermico di terza generazione.

(2) A ben guardare, si parla di cura del ferro per le città, senza virgolette e senza però spiegare cosa sia. Sarebbe la diffusione del tram su rotaie di ferro. Non si poteva essere un po' più espliciti? E fuori città?

(3) Il filosofo Bersani non si preoccupa dell'ossimoro "crescita sostenibile, anzi, ci regala questa perla: «Non crediamo che sviluppo e ambiente siano fra loro alternativi: al contrario, l’ambiente è una risorsa essenziale per la crescita sostenibile, per l’innovazione e il ripensamento dei modelli di consumo.»

(4) Non ne parla, ma è noto che da ministro ha avuto un discutibile atteggiamento repressivo nei confronti dll'ordine dei medici dell'Emilia Romagna che ha denunciato i pericoli per la salute dati dagli inceneritori.

venerdì 12 giugno 2009

Italia rinvia il divieto di vendita delle lampade a incandescenza

Il Governo italiano continua nella sua politica di opposizione a tutte le politiche ambientali che vanno per la maggiore in Europa e in tutto l’occidente. Dopo aver negato l’esistenza dei cambiamenti climatici, l’ineffabile maggioranza di centrodestra ha deciso di creare in Italia l’unica eccezione europea al divieto di vendere lampadine a incandescenza di potenza pari o superiore ai 100 watt.

Dal primo settembre di quest’anno la vendita di queste lampadine sarà vietata in tutta Europa, ma non in Italia. Le lampade inquinanti sono salvate dal disegno di legge 1195, dopo che la finanziaria 2008 le aveva proibite a partire da gennaio 2010. Le associazioni ambientaliste, e in primo luogo il Wwf, protestano, visto che cambiando cinque lampadine da 100W a incandescenza con altrettante a basso consumo, in un anno si risparmiano 175kg di Co2.

Il discorso riguarda anche i frigoriferi, visto che uno di classe AA+, per cui tra l’altro esistono sgravi fiscali, fa spendere meno di 34 euro di elettricità all’anno, mentre quello di classe C fa impennare la bolletta fino a 92 euro. Insomma, una vera e propria inversione di rotta, quella del Governo, che consentirà di continuare a vendere in Italia lampadine e frigoriferi a bassa efficienza energetica.

Fonte: Ecoblog


lunedì 1 giugno 2009

Sindaco, c'è posta per te


Non importa chi si imporrà alle prossime elezioni amministrative, l'associazione Comuni Virtuosi coordinata da Marco Boschini ha deciso di inviare a tutti i sindaci degli 8100 comuni italiani il DVD da loro realizzato dal nome "L'Anticasta, l'italia che funziona". Quì sopra ne potete apprezzare un brevissimo trailer. Il documentario è una sorta di viaggio nei comuni a cinque stelle (da non confondere con quelli di Grillo), comuni nei quali non si sono fatti solo proclami da campagna elettorale ma si sono realizzate realmente cose.

L'associazione Comuni Virtuosi è andata alla scoperta di persone e progetti che se non fossero veri sembrerebbero incredibili. Uno schiaffo all'immobilismo della politica e agli sprechi della CASTA, l'esempio concreto che un altro modo di fare politica non solo è possibile, ma si sta già facendo. Realtà straordinarie dal punto di vista del risparmio energetico e economico, della mobilità sostenibile, della produzione di energia da fonti rinnovabili, della gestione dei rifiuti, dell'acqua e del territorio... queste informazioni devono diffondersi a macchia d'olio fra chi avrà l'onere/onore di governarci. Perchè cittadini consapevoli non sono sufficienti, servono anche amministratori capaci.

L'iniziativa si chiama sindaco c'è posta per te.

sabato 27 settembre 2008

Efficienza economica ed incenerimento dei rifiuti

Si sente spesso parlare del concetto secondo cui l'economia, grazie alla spinta competitiva, tenderà a massimizzare sempre e comunque l'efficienza di un sistema di produzione, in quanto se non lo facesse un "competitor" arriverebbe ben presto a creare lo stesso bene ad un prezzo inferiore, facendoti uscire dal mercato. In base a questa ipotesi, l'aumento della concorrenza dovrebbe essere in grado di produrre magicamente strategie via via migliori per creare lo stesso bene in forma più economica, quella che si chiama "innovazione di processo", da non confondere con l'innovazione di prodotto che mira alla sostituzione del bene con altri di caratteristiche superiori.

Chi nutre una fede cieca ed indissolubile verso questi principi economici capitalistici ne trae spunto per alimentare il proprio ottimismo di fronte alle gravi crisi che abbiamo di fronte, non importa quale problema avremo davanti, sguinzagliando il libero mercato esso si risolverà, e sempre, nella maniera più efficiente possibile. Finisce il petrolio ? La soluzione c'è già, sono i petrolieri ed i governi cattivi che non vogliono che si sappia, i nostri scienziati sono ovviamente pronti al nastro di partenza capaci di sfornare dal cilindro gli elementi del nostro futuro.

Siamo davvero sicuri che un sistema che tende alla massima efficienza locale della singola impresa sia sempre e comunque indirizzato a produrre il migliore fra i sistemi possibili globalmente ?

Prendiamo ad esempio il problema rifiuti, limitiamoci alla nicchia di mercato dell'imprenditore che decide di entrare nel business dello smaltimento. Esso si inserisce a pieno titolo nella "catena del valore", il suo orizzonte spaziale parte dall'approvvigionamento delle materie prime (rifiuti), passa per il trattamento degli stessi (supponiamo li incenerisca) e termina con la vendita del proprio prodotto, che sarebbe poi l'energia elettrica, nonché lo smaltimento delle proprie scorie (residui, ceneri).

Da un punto di vista termodinamico, sappiamo che l'incenerimento non è il sistema più efficiente per preservare l'energia globale immessa in tutta la filiera che va dall'estrazione mineraria fino allo smaltimento in discarica, riciclare ma soprattutto riusare sono molto ma molto meglio in termini energetici, però mettiamoci per una volta nei panni dell'imprenditore che entra nel "business" dell'incenerimento.

Come massimizzo, io imprenditore, la mia "efficienza" ? Attraverso tre semplici postulati.

  • Diminuendo il costo delle materie prime che mi occorrono, in base alla stima di produzione data dal mercato.
  • Diminuendo il tempo e il costo del mio processo produttivo di trasformazione per unità di prodotto.
  • Massimizzando il ricavo totale dovuto alla vendita del mio prodotto lavorato sul mercato.
Nel caso di un qualsiasi imprenditore che non bara e non detiene posizioni dominanti di monopolio, la legge della domanda e dell'offerta consente inevitabilmente di collocarsi in un punto di equilibrio, auspicabilmente superiore al "breakeven" (lavoro e non ci rimetto). Questo equilibrio è dettato sostanzialmente dalle dinamiche di mercato del settore in cui opero e dai vincoli della legislazione a cui sono soggetto, tutte e tre le voci sopra riportate ammettono pertanto un valore ottimale considerati questi vincoli.

Nel caso dell'imprenditore "inceneritorista", cosa succede ?

Tenderà a fare si che il costo delle materie prime sia il più basso possibile, addirittura negativo! Infatti, in questo caso si può addirittura essere pagati per "smaltire" le materie prime in ingresso (rifiuto).

Diminuirà il costo del processo, perseguendo a man bassa qualsiasi possibilità di accedere (anche impropriamente) a Certificati Verdi, CIP6, finanziamenti agevolati, tanti macchinari automatici e meno mano d'opera possibile.

Massimizzerà il ricavo rivendendo il prodotto lavorato (elettricità) al prezzo tutelato pari a ben tre volte il suo valore di mercato, con contratti decennali, producendo più elettricità che può.

Uniamo queste tre spinte, considerando l'inesauribilità della sete di energia elettrica (il mercato è disposto a comprarne indipendentemente dalla quantità prodotta), aggiungiamo il fatto che la materia prima non costa quasi niente, mettiamoci pure i finanziamenti pubblici a fondo perduto per gli investimenti in capitale immobilizzato......

Ma cristo santo, se me ne danno la possibilità vorrei costruire un inceneritore anche io!!!


Questa nicchia economica é quindi fuori dalle regole di un mercato normale, il punto di incontro fra domanda ed offerta non esiste, l'unica cosa che esiste è il vincolo di "smaltire solo fino alla quantità autorizzata", che dovrà pertanto essere la più alta possibile (vedi caso Brescia), da qui il desiderio di fare inceneritori sovradimensionati e sempre più grandi, cosa assai più facile se chi deve autorizzare e chi deve costruire è sovente la stessa entità (leggi Hera e politici locali dentro i consigli di amministrazione).

In questo esempio, il raggiungimento del massimo dell'efficienza economica locale, conduce ad un peggioramento della condizione economica globale, perché è evidente che se costruissimo tutti un inceneritore sotto casa avremmo problemi enormi:

  • Esaurimento rapido delle materie prime e delle risorse minerarie
  • Spese sanitarie ed inquinamento fuori controllo
  • Impossibilità di perseguire qualsiasi altra politica di tutela ambientale

In Germania, gli inceneritori sono pubblici, non generano energia elettrica, lo smaltimento costa molto, sono pianificati dallo stato e non dalle aziende che gestiscono il rifiuto.

Comincio a capire perché la Germania incenerisce molto più di noi ma ha al contempo una struttura di gestione industriale del rifiuto molto più attenta ed efficiente, specialmente riguardo alla raccolta differenziata, al punto che i tedeschi prevedono entro il 2020 di chiudere gran parte delle discariche di rifiuti urbani ed allargare la raccolta differenziata in tutti i centri urbani ben oltre il 50%.

Da noi rimangono i conflitti di interessi, anzi solo gli interessi.

giovedì 3 luglio 2008

Luca Mercalli e la sua utopia quotidiana

Sul problema dell'esaurimento delle risorse e della crisi energetica incalzante, si dice che spesso c'è un deficit di informazione. Io non credo che sia così. E' vero che di informazione corretta non se ne fa mai abbastanza, ma da alcuni anni anche in Italia si parla molto di clima, di energia, di necessità di cambiare stili di vita e così via, parole cui tuttavia non fanno seguito adeguate reazioni da parte della politica nazionale e della società civile.

Cito uno scritto di Luca Mercalli:

Il problema credo che sia più di tipo psicologico: non recepiamo ciò che non vogliamo sentire e a cui non vogliamo credere. Come modesta testimonianza riproduco qui sotto il testo di un mio articolo uscito il 6 maggio 2007 su Repubblica, circa 800.000 copie di tiratura, in grado di arrivare a un buon numero di intellettuali, politici, tecnici e imprenditori, persone insomma che fanno parte della classe dei "decisori" di un paese, o comunque di coloro che possono influenzarli. Come non fosse mai stato scritto. Non un commento, se volete pure negativo, non una volontà di saperne di più, un dibattito. Silenzio totale. Tutto ciò che è scritto calza con quanto stiamo vivendo oggi, potrei ripubblicarlo tal quale. Con la differenza che abbiamo perso un altro anno...


La nostra utopia quotidiana, di Luca Mercalli
La Repubblica, domenica 06.05.2007

La visione fideistica della scienza e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una soluzione, e chi mette sull´avviso che forse non è così scontato, è bollato di catastrofismo.

In realtà da decenni circolano nella comunità scientifica analisi rigorose e credibili che avvertono come i cambiamenti climatici, l´esaurimento del petrolio e di altre risorse naturali, l´aumento della popolazione e delle disparità sociali, siano altrettante bombe innescate pronte a esplodere in rapida sequenza, amplificando i danni. Ma in genere si rimuove tutto rifugiandosi nel classico effetto Cassandra, dimenticando che la sfortunata aveva comunque ragione. E´ questa la sorte toccata pure ad un eccellente esercizio scientifico voluto da un grande manager italiano, Aurelio Peccei, animatore del Club di Roma, che nel 1972 pubblicò il rapporto "I limiti dello sviluppo" in collaborazione con il MIT di Boston.

Ancora oggi si vitupera questo studio come non veritiero. Chi parla, in genere non l´ha nemmeno letto. Oggi è in libreria per gli Oscar Mondadori l'edizione aggiornata "I nuovi limiti dello sviluppo", quello che considero il manuale di istruzioni del pianeta Terra: ad oltre trent´anni di distanza i conti riveduti e corretti portano sempre al collasso della società se non si cambia rotta in tempo. Jared Diamond ha sviluppato il tema su base storica in "Collasso" (Einaudi), mostrando come è piuttosto comune che nel passato alcune civiltà abbiano ignorato i segni di cambiamento e si siano estinte.

Oggi viviamo in un villaggio globale e uno scacco coinvolgerebbe tutti. Sui cambiamenti del clima basta concedere un po´ di attenzione ai rapporti dell´IPCC, che è un´Agenzia delle Nazioni Unite, non un covo di no-global; sulla crisi del petrolio basta guardarsi il film svizzero "A crude awakening" (www.oilcrashmovie.com) o visitare il sito di ASPO, l´associazione per lo studio del picco del petrolio (www.peakoil.net) che ha pure una sezione italiana. E se non
basta, quale fonte più autorevole dell´Unione Europea? La sua agenzia ambientale (Eea), con sede a Copenhagen, ha elaborato il progetto Prelude, scenari per l´Europa del 2030 (www.eea.europa.eu/prelude). Per capire che il collasso non è escluso, bastano alcuni titoli: Big Crisis, Great Escape... Insomma, un problema lo si inizia a risolvere considerandolo. Lo si studia, lo si affronta e ci si prepara psicologicamente.

Io e mia moglie lo stiamo facendo da anni, con soddisfazione economica, profonda motivazione e perfino divertimento. Abbiamo il tetto ricoperto di pannelli solari, abbiamo sostituito un anonimo prato all´inglese con un fiorentissimo orto, abbiamo applicato l´isolamento termico al solaio e installato vetri doppi e stufa a legna, conserviamo l´acqua piovana, evitiamo i centri commerciali e riduciamo i nostri acquisti inutili, facciamo una raccolta differenziata spinta, intessiamo con il vicinato rapporti di cooperazione invece che di competizione, conserviamo saperi antichi amalgamandoli con tecnologie moderne.

La nostra Utopia è già realtà, non serve essere né eremiti né invasati, basta essere realisti, attenti ad un mondo che cambia rapidamente e che domani sarà molto diverso rispetto a quanto vogliono farci credere gli spot pubblicitari. Se non vogliamo che il medioevo di Utopia prenda brutalmente il sopravvento, dobbiamo prima di tutto fare un esercizio psicologico per uscire dal circolo vizioso tipo "la tecnologia ci salverà", provare a mettere in dubbio qualche certezza, e riacquistare il contatto con il mondo fisico e i suoi limiti.

Non viviamo in un videogioco, ma su un pianeta fatto di aria, acqua, rocce, foreste, batteri, petrolio e carbone, il tutto regolato da leggi fisiche ferree. Vinceranno quelle se non sapremo dare una svolta all´uso delle risorse. Il tragico destino di Utopia non si realizzerà solo se noi metteremo in pratica ogni giorno un pezzetto dei suoi addestramenti. Del resto, tra gli scenari di Prelude, c´è pure "Evolved Society", un mondo dove non esisterà più il minaccioso e rombante Suv, ma disporremo tutti di una sobria abitazione a energia rinnovabile e di un computer in rete con il quale condividere conoscenza e promuovere la convivialità.

Non è un´utopia sognare un mondo migliore.

Luca Mercalli

mercoledì 16 aprile 2008

Tutela dell'ambiente nell'era del centro-destra

Fuori il Pecoraro Scanio, dentro assai probabilmente il già sperimentato Altero Matteoli, già ministro dell'ambiente del vecchio governo Berlusconi, noto per le sue dichiarazioni contrarie all'applicazione del protocollo di Kyoto in Italia e soprannominato "cuore di cemento". Corrono voci che il ministero dell'ambiente non esisterà neppure più, sembra infatti che Matteoli sia destinato alle Infrastrutture (al posto di DiPietro), con delega in materia di opere pubbliche ed ambiente, il che sarebbe come dire che i grandi costruttori potranno approvarsi da soli le valutazioni di impatto ambientale delle loro grandi opere. Veltroni aveva promesso che le pratiche per il rilascio delle VIA (valutazioni di impatto ambientale) avrebbero richiesto solo tre mesi anziché anni come succede ora, sono convinto che il nuovo governo riuscirà a fare ancora meglio, approvandole di ufficio ancora prima di riceverle. Ecco in breve le linee guida del nuovo governo in materia di ambiente ed energia:

  • rifinanziamento della "Legge Obiettivo" e delle Grandi Opere, con priorità alle Pedemontane lombarda e Veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all'Alta Velocità ferroviaria
  • rifiuti: raccolta differenziata e realizzazione dei termovalorizzatori (ovvero inceneritori)
  • rilancio del trasporto aereo, valorizzazione e sviluppo degli "HUB" di Malpensa e di Fiumicino
  • partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione
  • incentivi alla cogenerazione e alle fonti rinnovabili: solare, geotermico, eolico, biomasse e rifiuti urbani
  • realizzazione dei rigassificatori, diversificazione degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il carbone pulito

Scompaiono dalle camere le Sinistre Arlecchine, con Verdi e Rifondazione annessi, che per quanto poco sono riuscite comunque a ottenere qualcosina (ina-ina) in materia ambientale, soprattutto dal punto di vista dei principi guida, come il no alle grandi opere inutili, l'abolizione dei Cip6, l'allargamento delle oasi protette.

Che fine faranno le battaglie per il Cip6? E la Tav? E il Ponte di Messina che sembrava archiviato definitivamente? La maggior parte delle risposte le avete già sopra, per il resto non rimane che attendere.