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giovedì 17 dicembre 2009

Revocato ancora una volta il divieto della vendita di apparecchi ad alto consumo energetico


Una volta tanto che il governo italiano sembrava avere fatto qualcosa di buono, come l'approvazione nella finanziaria del 2007 dell'obbligo di un piano graduale di dismissione delle lampade ad incandescenza e apparecchi a basso risparmio energetico, arriva sempre qualcosa di storto. Come segnalatomi da questo post della attentissima Anna Barbi, presidente del movimento consumatori di Forlì, sembra che sia stata decisa una clamorosa marcia indietro sul fronte del risparmio energetico in italia.

La vicenda per la verità è piuttosto complessa, ne ho trovato una esauriente spiegazione qui. In sostanza, si è addotta la scusa che il regolamento emesso nel 2007 (governo Prodi) per la finanziaria 2008, e che appunto prevedeva dal 1° gennaio 2011 la partenza della messa al bando delle lampadine a incandescenza, era in realtà in contrasto con la normativa europea, la quale prevedeva di iniziare già dal 2009 uno specifico piano di dismissione. Quindi il regolamento andava rimosso... ma per sostituirlo con che ? Con niente! Ma dato che niente significa acquisire per valida la normativa europea vigente, sembrerebbe che già ora non dovrebbe essere possibile trovare in vendita lampade ad incandescenza da oltre 100W!

Ovvio che così non è, pertanto per sanare questa contraddizione saremo costretti a posticipare la data di entrata in vigore della normativa europea (che vale fra l'altro anche per alcune categorie di elettrodomestici inferiori alla classe A), oppure inventarcene una nuova (molto più probabile) che consenta di continuare ad utilizzare elettrodomestici ad alto consumo energetico sostenendo che facendo altrimenti si penalizzerebbero le imprese già sull'orlo del collasso con costi aggiuntivi.

Nella pratica, per raddrizzare una norma italiana buona ma che non rispondeva correttamente alla normativa europea, se ne sta preparando una che rischia di essere addirittura in palese contrasto con essa! Un bel passo avanti davvero. In aprile il divieto era stato rimosso dal governo, poi in maggio è stato reintrodotto grazie a un emendamento del PD, infine notizia di questi giorni ancora rimosso, con somma gioia dell'ANIE, che riunisce i produttori di elettrodomestici. Un tira e molla infinito.

A lanciare l'allarme su questa situazione insostenibile è stato recentemente il senatore PD Roberto della Seta, in commissione ambiente, che ha dichiarato:
Si tratta di un colpo di mano inaccettabile, un danno per l’industria italiana, l’ennesima prova che questa maggioranza sta isolando l’Italia dall’impegno globale contro i cambiamenti climatici e per l’innovazione energetica. In tutti i Paesi industrializzati, da Obama alla Merkel, chi governa cerca di stimolare in ogni modo l’innovazione energetica, spingendo sul risparmio, sull’efficienza, sulle energie rinnovabili, nella consapevolezza che ciò serve a combattere l’inquinamento e i cambiamenti climatici e serve anche a fronteggiare l’attuale crisi economica abbattendo i costi energetici a carico di famiglie e imprese e stimolando l’innovazione tecnologica. Solo in Italia ci sono una maggioranza e un Governo che si muovono in direzione opposta.

La tesi è che gli aiuti del governo dovrebbero essere mirati alle aziende che innovano, sgravandole dai relativi costi di investimento, anziché distribuiti a pioggia come fosse acqua nel deserto. Ciò mi  trova completamente d'accordo. Nel frattempo però, a causa di questi continui ripensamenti del governo italiano, non ci si capisce davvero più nulla.

Insomma, possiamo comprarci per natale il tostapane da 2000W e il faretto da 500W per illuminare quell'angolo buio del tinello, oppure no ? Io non l'ho ancora capito, e voi ?

martedì 1 settembre 2009

Addio alle lampadine ad incandescenza, finisce un era

Ci siamo, comincia infatti da oggi in tutta Europa la morte delle lampadine a incandescenza, avviata per mano del Parlamento Europeo, che le ha dichiarate fuorilegge e le mette al bando per sostituirle gradualmente con quelle ad alta efficienza energetica. Le prime a sparire dal commercio saranno quelle ad alta potenza, 100W e oltre, contando di rimuoverle gradualmente dagli scaffali entro 5 anni. Il piano di dismissione partirà in Italia dal 2010.

Di acqua ne è passata sotto i ponti da quando Thomas Edison è riuscito nell'impresa di ottenere luce nel 1875 impiegando fili di cotone carbonizzato percorso da corrente elettrica. Lo sviluppo della lampadina ad incandescenza ha attraversato velocemente la storia fino ai nostri giorni, migliorandosi costantemente, grazie soprattutto all'introduzione del vuoto spinto e alla realizzazione dei fili con tungsteno, al punto che non esistono oggi praticamente più spazi di miglioramento per questa vecchia tecnologia.

Il vero grosso problema delle lampade a incandescenza è appunto il fatto che sono ... incandescenti! Cioè raggiungono temperature di centinaia di gradi, motivo per cui emettono luce anche nello spettro visibile. In realtà emettono assai più energia nello spettro infrarosso, cioè dissipano l'energia elettrica molto più sotto forma di calore che di luce. E' per questo motivo che sono così inefficienti dal punto di vista energetico, convertendo in luce solo circa il 15% di quanto consumano in termini di energia elettrica.

Oggi nuove tecnologie di produzione luminosa si stanno affacciando prepotentemente, come le fluorescenti compatte e le luci a led. In passato costose, delicate e generatrici di uno spettro di luce molto freddo, sono costantemente migliorate fino a raggiungere performance comparabili con le lampade convenzionali, occupando poco spazio e consentendo al contempo un notevole risparmio energetico. Unica nota a sfavore, sono più costose (anche se durano in proporzione di più) e creano qualche problema aggiuntivo per il loro riciclo, dato che nella loro composizione sono presenti pericolosi e inquinanti vapori di mercurio.

Ultimamente, le lampade fluorescenti sono diventate molto più risparmiose da quando sono stati introdotti i reattori elettronici al posto dei tradizionali reattori elettromeccanici a starter, cosa che oltre a risparmiare qualche watt consente di eliminare il fastidioso sfarfallio tipico dei neon. Per rendervi conto dello sfarfallio, provate a inquadrare una lampada al neon tradizionale con una macchina fotografica digitale, vi accorgerete che la luce non è affatto stabile ma "lampeggia" alla frequenza di rete (50Hz). Taluni provano un senso di fastidio alla vista se non addirittura mal di testa se sottoposti ad esposizioni prolungate. Le nuove lampadine superano anche questo problema, offrendo al contempo una tonalità decisamente più "calda".

La sostituzione delle lampadine per uso domestico a livello mondiale con lampadine a Led o a risparmio energetico porterà un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO2. A livello europeo si risparmieranno circa 10 miliardi in elettricità e le emissioni diminuiranno di 38 milioni di tonnellate, secondo i dati di una ricerca riportati da e-gazzette.

Il prossimo passo è migliorare il costo e il rendimento della tecnologia a LED per intervenire anche nella pubblica illuminazione, in alcuni comuni pionieri come Torraca lo stanno già facendo.

Fonte: Ecoblog


domenica 30 agosto 2009

Il test della Blower Door per case a basso consumo energetico

Le auto consumano energia, ce ne accorgiamo immediatamente se non altro ogni volta che occorre rifornirle di benzina o di gasolio al distributore. Sembra naturale quando si acquista un auto nuova farsi alcune semplici domande su quanto consuma, e mettere in conto anche queste informazioni per valutarne poi l'acquisto. Perchè con le case non succede lo stesso ?

Anche una casa infatti consuma energia, in larga parte per riscaldarsi e migliorare il comfort di chi vi abita dentro. Forse a causa del fatto che le bollette del gas sono comunemente pagate sotto forma di tariffa a domiciliazione bancaria, come fossero un "abbonamento" a un telefonino, sovente si tende a pagarle senza rendersi realmente conto di quanto gli sprechi possano contribuire a gonfiarne i costi. All'arrivo di una bolletta esorbitante viene naturale dare a noi stessi la colpa di avere consumato troppo. E se invece fosse semplicemente la nostra casa a consumare troppo, perchè non é ben coibentata o isolata opportunamente dall'esterno ?

Anche se lentamente, cominciano a diffondersi anche in Italia concetti come quello di casa passiva, ovvero case così ben isolate e coibentate, ma soprattutto senza spifferi, tali da riscaldarsi senza necessità di alcuna caldaia di combustione, semplicemente con l'energia termica emessa dalle persone che risiedono all'interno o grazie ai pannelli solari. Tuttora fenomeno di nicchia, case in standard passivo che consumano meno di 3 litri di gasolio / m2 per anno cominciano ad apparire quà e la e saranno una vera ancora di salvezza quando i prezzi dei combustibili fossili convenzionali cresceranno oppure qualora dovessero rilevarsi indispensabili drastiche riduzioni di emissioni di gas serra a causa dei problemi dovuti ai cambiamenti climatici. Ma chi ha già una casa cosa può fare fin da ora per migliorare il suo risparmio energetico ?

Una delle tecniche possibili, appresa durante il corso estivo EUZ sostenuto recentemente in Germania, è quello di ricorrere al test della Blower Door. Il concetto è semplice, una casa a basso consumo energetico è una casa senza spifferi, questi sono causa infatti di rilevanti ponti termici in grado di disperdere il calore dell'ambiente, specialmente nelle giornate quando spira un forte vento. Il test della Blower Door consente di evidenziare i principali spifferi, generalmente provenienti da porte, finestre, sottotetto, camini, quadri elettrici.


Inizialmente la casa viene interamente sigillata chiudendo tutte le finestre, in modo da creare la condizione per il minimo ricambio di aria possibile, poi al posto della porta principale viene applicata una porta ermetica pneumatica contenente un potente ventilatore di intensità regolabile. Un dispositivo di misura digitale, consente di monitorare la differenza di pressione fra l'interno dell'abitazione e l'esterno a pressione atmosferica, con scala espressa in pascal.

Attivando il ventilatore, si genera una depressione all'interno dell'abitazione di circa 50 pascal, ciò causa un richiamo di aria dall'esterno all'interno attraverso gli spifferi, con un flusso di aria talmente potente che è facile addirittura sentire a mano i getti di aria che entrano. In base alla potenza assorbita dalla ventola e alla differenza di pressione standard, si è in grado di stabilire la "portata" di aria che si sta movimentando. Questa portata, divisa per il volume totale dell'abitazione, fornisce un coefficiente 'n' che ha l'unità di misura della frequenza, e che indica quante volte ogni ora l'aria interna contenuta nel volume della abitazione viene "ricambiata" completamente (frequenza di ricambio d'aria). Un valore n<=1,5 indica una casa a risparmio energetico molto impermealizzata, Un valore n<=0,6 indica uno standard eccellente da casa passiva.



Per rendere meglio visibili gli spifferi, può essere utilizzata una macchina termografica oppure un generatore di fumo posto all'esterno (simile a quello usato nelle discoteche), in modo da evidenziare immediatamente sia l'intensità che la posizione degli spifferi principali, dai quali entrerà un intenso getto di fumo.

Che fare allora se si rilevano degli spifferi ? La soluzione consiste nell'impermeabilizzare le parti colpevoli utilizzando, nel caso del sottotetto, dello speciale nastro adesivo e della carta con funzione di barriera al vapore. Nel caso di un camino che trapassa il sottotetto (come simulato nell'immagine sotto) può essere applicata una cuffia di gomma a tenuta d'aria, nel caso di porte e finestre possono essere sostituite o impermeabilizzate meglio le guarnizioni a tenuta stagna sul battente.

Alcune aziende italiane si sono già attrezzate per eseguire questo innovativo blower door test, chiamato talvolta minneapolis blower door, e data la sua relativa economicità dovrebbe diventare pratica comune in ogni fase di certificazione energetica degli edifici.

giovedì 27 novembre 2008

L'alba dei morti dementi, dal piano anticrisi alla social card

Berlusconi annuncia pubblicamente il suo nuovo "new deal" per uscire dalla crisi, sostenendo che stanzierà oltre 16 miliardi di euro per spese in infrastrutture, allo scopo di rilanciare l'economia in piena recessione.

Quali infrastrutture ?

Ovvio, quelle quasi tutte inutili e impattanti per il territorio, purché assai remunerative per gli amici imprenditori, come i trafori del Frejus, TAV, Ponte sullo stretto, Expo di Milano, i soliti piani di cementificazione selvaggia e devastazione del territorio. Nonché spreco totale di soldi pubblici. Tanto valeva allora pagare gente per scavare buche e altra gente per riempirle, come forma di finanziamento pubblico senza fare troppi danni.

Anche in Inghilterra hanno in mente provvedimenti simili, un piano anticrisi di investimenti per rilanciare l'economia, ma loro come dichiarano di spenderli tutti questi soldi ?

Creando migliaia di posti di lavoro nel settore del risparmio energetico, coibentazione delle case, infrastrutture energetiche rinnovabili. Ci rendiamo conto che in Spagna, ad esempio, grazie agli investimenti fatti, riescono già ad ottenere in condizioni favorevoli fino al 40% di energia elettrica dal solo eolico ?

C'è arrivato persino Obama!

Ma ci pensate che contemporaneamente si potrebbe aiutare tantissime persone dando lavoro qualificato e dignitoso, ed al contempo fare un favore enorme all'ambiente ? Anzi più di un favore, poiché investire sul risparmio e riduzione dei consumi energetici ci affranca dalla dipendenza del petrolio, ci consente di risparmiare nella bolletta, diminuisce le emissioni di CO2, sbloccando risorse preziose per tante altre attività. Questo si che rimetterebbe in moto l'economia reale, quella che davvero serve al paese per migliorare il proprio status riallineandolo a quello degli altri paesi europei.

Certo che se però guardiamo nel resto dell'Europa le cose sono comunque sconfortanti, il piano anticrisi del G15 è totalmente orientato a salvare gli istituti di credito, niente di più.

Poi arriva Bertolaso che denuncia la situazione disastrosa delle scuole italiane ed afferma che occorrerebbero oltre 10 miliardi di euro (che non si trovano) per ristrutturare i fatiscenti edifici scolastici (oltre 40.000 stabili).

Se proprio in Italia rimanesse un barlume di buon senso, anziché finanziare pedemontane, viadotti, parcheggi smisurati, trafori infiniti, ponti, non sarebbe meglio spendere parte di quei fondi per ristrutturare le scuole italiane, ed il resto per coibentare le case (come vorrebbero gli inglesi) e fare così un grosso favore all'ambiente ? Macché, riescono pure ad intralciare il conto energia per l'incentivazione del fotovoltaico.

Introduciamo per legge la raccolta domiciliare in tutti i comuni al di sotto dei 100.000 abitanti, vincolando i gestori a reinvestire gli enormi utili accumulati con le tariffe dei cittadini ad assimere personale utile per il Porta a Porta, anche usando in parte gli incentivi statali una-tantum se servono. Questo si che creerebbe posti di lavoro stabili e migliorerebbe la gestione del rifiuto e dell'ambiente! Investiamo in centri del riciclo di eccellenza come quello di Vedelago, finanziamo i progetti più avanzati dei nostri ricercatori come il KiteGen di Massimo Ippolito, o il solare termodinamico di Rubbia. Dubito che si possa finanziare seriamente la ricerca scientifica, dato che i fondi per l'istruzione sono stati appena tagliati per l'ammontare di 8 miliardi di euro in 3 anni dal de-ministro Gelmini, salvo poi dichiarare che forse un po di questi soldi andrebbero restituiti ai ricercatori.

Sono convinto dall'evidenza che i provvedimenti di questo "pseudo" governo siano più rivolti ai prenditori alla Ligresti, (chiamarli imprenditori mi é sembrato troppo) piuttosto che a supporto del volgo (ex classe media) che stenta a mantenere un tenore di vita decente. Tutto quello che sanno ipotizzare è la "social card", una sorta di paghetta del babbo tirchio (40 euro al mese) regalata al solo scopo di incentivare i consumi (e fare bella figura in TV). Impossibile anche volendo non considerarla una presa per i fondelli.

La solita Italietta governata da una masnada di furbastri, speriamo la storia li spazzi via senza pietà al più presto. Si confidava in un nuovo rinascimento, potremo invece assistere in diretta al film "L'alba dei morti dementi".

mercoledì 29 ottobre 2008

Rinnovabili, costano troppo ?

Talune persone, in buona fede, specialmente coloro che rispondono prevalentemente a logiche di tipo economico, sono molto scettiche di fronte alle energie rinnovabili basandosi sul principio che sono costose, intermittenti, a bassa resa, troppo incentivate, incapaci di soddisfare la domanda, insomma considerano l'apporto dato dalle rinnovabili di poco valore. Sono ovviamente le stesse che, in maniera a mio parere miope, spalleggiano le fonti nucleari, l'incenerimento dei rifiuti con recupero di energia, le biomasse, i biocarburanti, viste come unica alternativa immediata alla diminuzione della produzione da parte delle energie fossili convenzionali (petrolio, gas, carbone).

Le rinnovabili non hanno affatto un "valore" decisamente minore, caso mai hanno un "costo" decisamente maggiore, cosa comunque tutta da dimostrare nella prospettiva di un futuro non BAU (che non è un cane, ma significa "Busines as Usual") di aumento drammatico del costo per l'energia fossile. In ogni caso, l'insostenibilità dei costi é cosa già NON vera (allo stato attuale) per l'eolico, anche senza ricorrere troppo furbescamente all'accaparramento dei certificati verdi ...

Come ricorda sempre Maurizio Pallante, inoltre, le rinnovabili in se NON HANNO SENSO se non sono precedute dall'utilizzo di tecnologie a risparmio energetico. Ad esempio, riempire gli edifici scolastici di pannelli fotovoltaici non ha senso se prima non sostituiamo tutte le lampade con unità a basso consumo temporizzate, o non riusciamo a coibentare efficacemente il sottotetto e le aule per evitare troppe dispersioni termiche. Chiudere i buchi del secchio è molto più efficiente che cambiare il tipo di approvvigionamento dell'acqua, sempre per dirla alla Maurizio Pallante.

Il fatto che le rinnovabili siano intermittenti non ne riduce di per se il valore (gli elettroni sono sempre elettroni) caso mai complicano la gestione della nostra obsoleta infrastruttura di distribuzione la quale non è in grado assolutamente di modularne completamente l'utilizzo di modo tale che ogni KWh prodotto coincida assolutamente con il KWh consumato. Ciò avviene a causa dell'architettura distributiva della rete, il cosiddetto "equilibrio" di distribuzione, che è pensato per un sistema in cui poche grandi centrali forniscono energia a una miriade di tanti piccoli utilizzatori. Ciò tuttavia è un problema squisitamente tecnologico, NON fisico.

La valenza enorme delle rinnovabili, sta nel fatto che sono ... SOSTENIBILI, cioè risolti i problemi tecnici e accettati i relativi costi forniscono un apporto "virtualmente illimitato" allo sviluppo di una società ancora basata sull'energia elettrica. Semplicemente, le rinnovabili sono un INSULTO verso tutti coloro che non vogliono accettare l'idea (peraltro inevitabile perchè vera) che esistano dei LIMITI ALLO SVILUPPO, ai quali volenti o nolenti l'umanità si dovrà adattare. Con meno consumi, le rinnovabili danno un buon contributo, con gli sprechi attuali non lo daranno mai!

Capito che uno sviluppo energetico illimitato è un non senso, il costo delle rinnovabili non è più tale ma diventa una opportunità (di occupazione, di sviluppo tecnologico, di educazione, di cultura).

Sarebbe come dire: l'umanità è riuscita ad inviare sulla Luna una nave spaziale, non perché abbia banalmente investito tanto denaro e sostenuto dei costi, ma perché molte persone hanno lavorato d'ingegno affinché tutto ciò fosse possibile. Se fosse bastato del vile denaro per produrre un risultato come questo, avremmo dovuto comprare la tecnologia, che ne so, dagli abitanti di Giove, risparmiandoci tanti anni di costosi studi e di fatica intellettuale.

Insomma, il sunto è che esistono cose, come la sostenibilità e gli equilibri naturali, che oggettivamente non hanno prezzo, costano volontà politica e sacrifici, e pertanto in termini monetari non hanno nemmeno "costo".

La sostenibilità non ha prezzo, per tutto il resto c'è mastercard!

lunedì 21 luglio 2008

Il governo boicotta la certificazione energetica degli edifici

Nella riunione delle commissioni di Bilancio e Finanza della camera dei deputati del 10 luglio 2008 è stato presentato dal governo un emendamento in cui si prevede l’eliminazione dell’obbligo di attestazione di certificazione energetica nella compravendita e locazione delle residenze. Non poche le reazioni contrarie al provvedimento da parte di Associazioni, Ordini Professionale e Aziende del settore. Il Kyoto Club è sconcertato dall’emendamento presentato a firma del Governo e in una nota presente nel proprio sito si legge: “Una stralcio, questo, che indebolirebbe tutto il sistema della certificazione energetica degli edifici in Italia e che è in palese contraddizione con il recente decreto legislativo n. 115 del 30 maggio 2008 che lo stesso Governo ha voluto per accelerare la normativa che stabilisce un quadro di misure volte al miglioramento dell’efficienza degli usi finali dell’energia anche per l’edilizia”, ha detto Mario Gamberale, direttore operativo del Kyoto Club.

Un altro aspetto molto grave è che “tale emendamento va in aperto contrasto con una delle principali finalità della Direttiva europea 2002/91/CE – continua Gamberale – cioè quella che riguarda l’obbligo di informare i cittadini, tramite appunto il certificato energetico, sui consumi energetici dell’edificio”. Secondo Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club “l’indebolimento della certificazione energetica degli edifici risulta tanto più incomprensibile in quanto si tratta di uno degli strumenti più efficaci per contrastare gli alti prezzi dell’energia”. “Considerando il numero delle compravendite annuali di alloggi – spiega Silvestrini - la riduzione dei consumi indotta dalla trasformazione del mercato legata alla certificazione si può stimare cautelativamente in 80 ktep/a (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio). Al 2020 il risparmio cumulativo ammonterebbe a 6 milioni di tep”. “Cioè, con questa semplice misura che porta evidenti vantaggi economici ai cittadini e al paese – conclude il direttore scientifico del Kyoto Club - si risparmierebbe cumulativamente una quantità di energia pari a 8 anni di produzione di una centrale nucleare da 1.300 MW che, nell’ipotesi più favorevole, entrerebbe in funzione non prima del 2020”.

Riassunto delle norme di legge

La certificazione energetica fu introdotta dalla legge 10 del 1991 ma i decreti attuativi non sono mai stati pubblicati fino al luglio 2005 (un ritardo che dire vergognoso è dire poco!).

il 27.7.05 esce a sorpresa il decreto ministeriale 178 “Regolamento di attuazione della legge gennaio 1991 n.10” che modifica le prescrizioni del DPR 412/93. Il 19.08.05 nuovo colpo di scena, esce il decreto legislativo n.192 “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico”.

Il decreto n.192 abroga il precedente DM 178 DOPO SOLI 23 GIORNI!!! (14 anni non sono stati sufficienti per scrivere bene una legge!)

l'anno dopo il 3/11/2006 lo va a modificare nuovamente e stabilisce che le linee guida per la certificazione sarebbero state pubblicate entro un anno, nel frattempo alcune regioni si sono mosse autonomamente (Es. la Lombardia).

Siamo all'estate 2008 ed esiste un testo di linee guida approvato dalla conferenza stato regioni ma mai pubblicato, se mai lo sarà.

Morale della favola ? Modifica e modifica, alla fine si risolve tutto all'Italiana, dopo gravissimi ritardi non se ne fa mai niente, almeno fino a quando l'unione europea non ci metterà per l'ennesima volta in mora per palese inadempienza.

Fonte: EnergyManager.net

domenica 1 luglio 2007

Pallante e il protocollo di kyoto

L'italia ha preso l'impegno di ridurre del 6,7% la produzione di CO2 entro il 2010. Invece l'emissione dell'italia è aumentata nel frattempo del 13%, se volessimo tenere fede all'impegno preso dovremmo in pochissimi anni diminuirle di un ammontare superiore al 30%, evidentemente è impossibile, che fare allora ? Maurizio Pallante indica una via di sostenibilità responsabile che sarebbe bello venisse applicata a largo spettro. Risparmio energetico, comportamenti consapevoli, politiche rivolte alla ricerca verso un utilizzo consono delle energie alternative e la realizzazione di case a basso consumo, incentivazione dell'autoproduzione sia di beni alimentari che di energia (fotovoltaico, micro-cogenerazione). Fra e politiche virtuose c'è anche la gestione dei rifiuti orientata al riuso e al riciclo spinto, aumento del compostaggio e drastica riduzione di ogni forma di incenerimento. La raccolta di tipo porta a porta non è un fine ma solo un utile strumento per andare verso questa direzione. Queste sono le basi del movimento detto della Decrescita. Avere uno stile di vita che da altrettanto benessere consumando un terzo delle risorse anzichè il triplo è possibile. Ci auguriamo a fine settembre di riuscire ad invitare Maurizio Pallante a Cesena per la nostra serata conclusiva di raccolta delle firme per la petizione.