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martedì 16 agosto 2011

Osservazioni al piano energetico comunale di Cesena


Sono scaduti Lunedì 8 agosto scorso i termini per la presentazione delle osservazioni al Piano Energetico Comunale (PEC) del comune di Cesena. Si tratta di un documento importante per ogni amministrazione comunale, tramite il quale si forniscono gli indirizzi necessari agli interventi per contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici (riduzione della Co2) e alla pianificazione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili sul territorio comunale.

Il Movimento Impatto Zero è stato chiamato dalla lista civica 5 stelle per contribuire alla stesura delle osservazioni, cosa che ha dato origine a questo documento.

Per la stesura del piano, il comune di Cesena ha creato una società privata ma a capitale interamente pubblico, di nome Rinnova, la quale rimarrà ativa negli anni seguenti per monitorare e rendere operativo il piano stesso, veicolandone i relativi investimenti. Questo consente di aggirare il patto di stabilità dei comuni garantendo il dispiego delle risorse necessarie per conseguire gli obiettivi previsti dal piano.

Il piano tratta principalmente degli interventi da effettuare negli edifici scolastici e in quelli della pubblica amministrazione, fornendo solo indicazioni complessive di massima e non precise condizioni di progetto. Gran parte del piano è dedicata alla necessità di incentivare le varie fonti energetiche alternative, con una comparazione della loro efficacia specifica al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati per il prossimo quinquennio.

Come si può dedurre facilmente da questa sintesi del PEC presentata dal comune, esso è affetto da un inevitabile vizio di fondo, si basa infatti su dati di emissione della CO2 che risalgono al 2007 (Data dell'ultimo bilancio energetico comunale). A pag.10 del documento di sintesi si riprendono le stime emissive della CO2 al 2007 e le si proiettano linearmente fino al 2020, ignorando completamente che nel frattempo è intervenuta una crisi sistemica che ha drasticamente ridotto le emissioni globali e i relativi consumi.

Il rischio è pertanto di sovrastimare gli interventi necessari per rientrare nel protocollo di kyoto e garantire il rispetto delle direttive europee 20-20-20. A ciò si unisce un assoluto sbilanciamento del piano a favore delle biomasse dedicate (con 5 Km2 di superficie da reperire), senza tuttavia tenere in debito conto il loro bassissimo eroei, quindi la assai discutibile efficacia delle stesse in termini di mitigazione complessiva della CO2 e riduzione dell'inquinamento da polveri sottili.


Scarica il Piano Energetico Comunale di Cesena

Scarica le Osservazioni al PEC presentate dal MIZ/M5S.

lunedì 13 giugno 2011

Seppellito il nucleare, ora occorre trovare la direzione giusta

Geremy Rifkin è l'archetipo del sognatore visionario, che con onestà intellettuale si è "riconvertito" diverse volte.

Inizialmente sognava una "civiltà dell'idrogeno" in cui gettare le basi di un nuovo concetto di mobilità, ora è diventato un promotore ad oltranza delle rinnovabili, relegando l'idrogeno a solo vettore per lo stoccaggio temporaneo di energia, rinunciando quindi alle complicatissime infrastrutture che avrebbero dovuto portare l'idrogeno in ogni distributore di benzina.

Credo (o meglio spero) che il paradigma dominante sarà invece, anche in Italia, quello che adesso appoggia, ovvero energie rinnovabili realmente distribuite, senza centri di oligopolio e senza processi di grande produzione industriale monopolistica. In poche parole la democrazia dell'energia.

Ora che il referendum ci ha fatto fare il necessario passo indietro dalla direzione sbagliata, è ora di fare quei passi avanti che tutti si aspettano, verso un futuro dove decrescita non è una parolaccia, e sobrietà diventa uno stile di vita.

A quel punto, le rinnovabili saranno in grado di sostenere perfettamente il nostro nuovo modello di civiltà, ne sono sicuro.

Fonte: Viaterrea

lunedì 7 marzo 2011

Il governo ci riprova, stop per decreto alle rinnovabili


Gli obiettivi di installazione nazionale per il Fotovoltaico, fissati per l'Italia in 8 GWatt entro il 2020, rischiano di essere raggiunti ben prima, grazie a un sistema di incentivi (Conto energia) che, così come in altre parti di europa, sta alla base delle migliaia di posti di lavoro creati con la Green Economy.

Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani (meglio noto come produttore della trasmissione televisiva "Colpo Grosso", non è uno scherzo), si prepara a portare in parlamento l'ennesimo decreto vergogna, che di fatto azzererà il regime di incentivi (anzichè ridurlo gradualmente alla diminuzione naturale dei costi) una volta raggiunto l'obiettivo degli 8 GW di installato, cioè fra pochi mesi. ** Proposta oggi fortunatamente stralciata **

Tutte le principali associazioni ambientali e di categoria si sono quindi ritrovate in questi giorni a Roma per un Sit-In di protesta, senza però essere ricevuti dal ministro Romani, intenzionato a proseguire sulla strada di affossare sul nascere la Green Economy italiana, con il silenzio imbarazzante del ministro dell'ambiente Prestigiacomo.

Cosa dice in sostanza il decreto in via di approvazione ?

1) Stop agli incentivi previsti dal conto energia per il fotovoltaico una volta raggiunto l'obiettivo degli 8mila MW installati. Una potenza a suo tempo ipotizzata per il 2020, ma che secondo i dati del Gestore dei servizi energetici (Gse) verrà raggiunta in realtà nel giro dei prossimi mesi. Facile capire che gli effetti sul comparto sarebbero catastrofici, con un blocco immediato da parte delle banche dei finanziamenti di nuovi impianti. Sarà emanato un altro provvedimento entro aprile, a cura di Paolo Romani, che chiarirà come andranno rimodulati gli incentivi futuri.

2) Taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico. Anche in questo caso il messaggio sarebbe fin troppo chiaro: meglio stare alla larga dagli investimenti nelle rinnovabili perché sono una zona franca dove tutto è possibile, compresi provvedimenti in grado di penalizzare anche chi ha già tirato fuori i soldi.

3) Introduzione di aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt. Giusto per tagliare le gambe a eventuali competitori dei grandi gruppi industriali.




Update1: Sembra che il ministro Prestigiacomo si sia svegliato e abbia esternato una pervicace difesa agli incentivi sulle rinnovabili, vedremo se Romani terrà in considerazione i suoi provvidenziali e giustissimi rilievi.

Update2: La saga continua, sembra che le pressioni abbiano indotto il ministro Romani a stralciare dal provvedimento il limite di 8GWatt sul conto energia, ma pare abbia lasciato l'aberrante iniziativa di vietare ai Comuni di intervenire nei propri regolamenti edilizi per favorire iniziative sul fotovoltaico. E poi si incensano di volere il federalismo... boh!

Update3: Ecco finalmente il testo definitivo del Decreto Romani appena approvato, una disamina critica la potete trovare qui. Il solito spezzatino di proposte buone mescolate con altre indecenti, tanto da fare apparire il tutto nel complesso come il meno peggio che poteva capitare.

Update4: Niente da fare, il decreto "ammazza rinnovabili" ha ricevuto la firma di Napolitano. Il suo grave vizio di non costituzionalità non è stato evidentemente tenuto in debito conto. Il decreto sancisce di fatto la retroattività del taglio agli incentivi per il fotovoltaico, in quanto si parla di loro annullamento se l'impianto non risulta ancora allacciato entro il 31 Maggio 2011. Ora che è passato il principio che diritti acquisiti possono essere retroattivamente cancellati per decreto, vogliamo vedere se faranno lo stesso anche con i famigerati cip6, che saranno ancora erogati per anni e anni agli inceneritori, proprio per diritti similmente acquisiti ?? Io scommetto di no!

venerdì 30 aprile 2010

Ridurre la dipendenza dal petrolio, solita promessa da marinaio

Quante volte ci siamo sentiti ripetere da chi ci governa: "dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dal petrolio" ?

Essere dipendenti da qualcosa che non riusciamo a produrre da soli non è si per se un problema, o per lo meno non lo è fino a quando questo bene è abbondante e a buon mercato. Sembra tuttavia opinione concorde ai più informati che l'epoca del petrolio per tutti, a causa del famigerato picco del petrolio, stia per volgere definitivamente al termine. Ce ne sarà ancora tanto per un bel po, ma non sarà per noi, perché solo chi controlla i pochi giacimenti ancora produttivi sarà in grado di procurarselo.

Illuminante a questo proposito il post di Crisis dove si passano in rassegna gli ultimi 25 anni di dichiarazioni dei presidenti americani in merito al problema dell'indipendenza energetica:

- Richard Nixon, 1974. Alla fine di questo decennio, nel 1980, gli Stati Uniti non dipenderanno più da nessun Paese estero per il fabbisogno energetico. Petrolio importato: 36,1%.

- Gerald Ford, 1975. Dobbiamo ridurre le importazioni di petrolio di un milione di barili al giorno entro la fine dell'anno e di due milioni per la fine del 1997. Petrolio importato: 36,1%.

- Jimmy Carter, 1977. A partire da questo momento, la nostra Nazione non userà mai più più petrolio importato di quanto ha fatto nel 1977. Mai più. Petrolio importato: 40,5%.

- Ronald Reagan, 1983. Mentre la conservazione vale la pena di per sé, la migliore risposta è cercare di renderci indipendenti dalle fonti estere al massimo possibile per la nostra energia. Petrolio importato: 43,6%.

- George Bush, 1992. Quando la nostra amministrazione ha sviluppato la strategia energetica, tre punti ci hanno guidato: il primo è ridurre la nostra dipendenza dal petrolio straniero. Petrolio importato: 47,2%.

- Bill Clinton, 1995. La crescente dipendenza del Paese dal petrolio straniero è una minaccia per la nostra sicurezza (...) continueremo ad aumentare gli sforzi per stimolare la produzione nazionale. Petrolio importato: 49,8%.

- George Bush Jr, 2006. La tecnologia ci aiuterà a raggiungere un grande obiettivo: rimpiazzare il 75% delle importazioni petrolifere dal Medio Oriente entro il 2025. Petrolio importato: 65,5%.

- Barack Obama, 2009. Sarà primario nella mia amministrazione ridurre la nostra dipendenza dal petrolio estero costruendo un'economia energetica che offrirà milioni di posti di lavoro. Petrolio importato: 66,2%.

Non vi sembra di aver già sentito le stesse cose anche da noi ? Leggete qui. Sono le stesse frasi, "dobbiamo garantire l'indipendenza energetica della nazione", ciò significa investire sul Nucleare, sul Carbone pulito, o per i più ottimisti sulle Energie rinnovabili (ma senza cambiare assolutamente gli stili di vita che ci piacciono tanto). In realtà si trattano tutti di falsi miti, buoni per i polli che ci cascano. Siamo dipendenti dal GAS naturale come un drogato lo è dall'eroina, e le cose non sono destinate a cambiare a breve termine.

Non solo non saremo mai in grado di limitare le nostre dipendenze dai prodotti petroliferi esteri (in particolare il Gas naturale), ma stiamo facendo di fatto l'opposto per aumentarle ulteriormente, con la scusa della "diversificazione dell'offerta", tanto è vero che siamo in prima linea per ottenere l'accesso a nuovi gasdotti, grazie a una collaborazione strategica fra Berlusconi e Putin, incluso promuovere progetti faraonici come il gasdotto South Stream e Nabucco. Quando saranno completati, probabilmente l'era del gas naturale abbondante potrebbe già essere messa in discussione.

Che fare allora ?

La prima attività è limitare drasticamente l'aumento delle importazioni, questo produrrà un inevitabile aumento dei prezzi, ma stimolerà anche la domanda per soluzioni tecnologiche di risparmio energetico che non sarebbero convenienti ai livelli attuali di disponibilità di prodotti petroliferi. Inoltre occorre limitare i consumi alla radice tramite tassazione dei processi industriali che utilizzano troppa energia per unità di prodotto. Ridurre la necessità di scaldare le nostre abitazioni utilizzando pompe di calore e sistemi passivi, ridurre il numero di autoveicoli circolanti e investire di più sul cabotaggio marittimo e sul ferro (sulle linee già esistenti, non sull'inutile TAV).

Ancora... Incentivare i mezzi pubblici e la mobilità sostenibile (bici, car-sharing, veicoli elettrici). Favorire l'installazione su tutte le abitazioni di pannelli solari termici per ridurre il fabbisogno di gas per il riscaldamento. Creare un nuovo network infrastrutturale per la distribuzione dell'energia elettrica, le cosiddette smart grids, per interconnettere tante piccole produzioni rinnovabili intermittenti (fotovoltaico ed eolico in primis) senza i problemi delle grandi dorsali adatte solo alla produzione elettrica centralizzata. Cominciare ad utilizzare l'elettricità nei processi dove prima si impiegava prevalentemente il derivati del petrolio, come nei trasporti urbani, arrivando alla diffusione capillare di veicoli mossi dalla sola elettricità.

Quando avremo fatto tutte queste cose, forse, potremmo pensare di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, e auspicabilmente arrivare a livelli di consumi per cui anche le fonti rinnovabili potranno dare un grande contributo alla bilancia energetica complessiva.

Come disse un saggio, inutile pensare di aggiungere altra acqua nel secchio, se l'acqua scarseggia e il secchio è bucato. Meglio prima tappare i buchi poi chiudere mano a mano il rubinetto. Così la risorsa potrà durarci il tempo sufficiente per una transizione morbida verso un futuro sostenibile.


mercoledì 6 gennaio 2010

Il pollo di trilussa e le fonti energetiche intermittenti


Viene genericamente indicato come Pollo di Trilussa quel concetto secondo il quale attribuire in statistica un "valore medio" equivale a perdere informazione e a non dire realmente alcunchè di significativo. La questione potrebbe essere secondaria ma invece non lo è, come anche dice Jovanotti in Penelope, traccia n°7 del 16° album di jovanotti "Buon Sangue":

Se io mangio due polli e tu nessuno statisticamente noi ne abbiam mangiato uno per uno!

Analogamente, come dice beffardo Des McHale, «l’umano medio ha una mammella e un testicolo». Più seriamente Aldous Huxley ci ha insegnato che «nella vita reale non c’è alcun uomo medio». La media, comunque calcolata, è un concetto astratto. Una delle poche certezze assolute della statistica è che ciò che è “medio” in realtà non esiste.

Ovviamente quanto citato sopra l'ho fatto perchè avevo in mente un motivo preciso, che è analizzare una critica ricorrente che si rivolge alle tecnologie energetiche rinnovabili, che utilizzano proprio il concetto di "media" per misurare le relative performance produttive.

Un impianto solare, è cosa risaputa, funziona solamente quando c'è il sole, un impianto eolico quando c'è il vento, altri quando ci sono le maree, correnti marine sotterranee, invasi pieni d'acqua, etc.

I detrattori delle energie rinnovabili citano spesso il paradosso del "pollo di trilussa" per evidenziare il fatto che la produttività media di tali impianti, ammesso di non disporre di sufficiente capacità di accumulo, tende ad essere fuorviante rispetto alla reale disponibilità della risorsa, un po come il pollo di giovanotti, dove di momento in momento qualcuno potrà gustarsi il pollo intero, e altri no (perchè non c'è sole o vento), ma in media sarebbe toccato un mezzo pollo a testa.

Ebbene, se io mangio tipicamente solo mezzo pollo "elettrico" (perchè questi sono i miei consumi istantanei), cosa me ne faccio di un pollo intero per qualche ora al giorno e di niente per le rimanenti ? Non utilizzo bene tutta la risorsa! Anche se potrei utilizzarla esattamente per quanto mi servirebbe in media.

Per contrastare questo "paradosso del pollo" o del valore medio che dir si voglia, é necessario un semplice stratagemma, un sistema di interconnessione su larga scala per veicolare le eccedenze la dove mi servono. Solo in quel caso posso dire che la mancanza di sole quì ora mi sarà compensata dalla presenza di vento la in olanda, e viceversa. Più è larga e capillare questa interconnessione, più il mio consumo sarà soddisfatto dalla energia media prodotta.

E' esattamente quanto stanno tentando di fare i paesi che si affacciano nel mare del nord, con il progetto Europa unita dell'energia. Non è cosa da poco, interconnettere tutti i pannelli solari tedeschi con i mulini a vento olandesi e con l'idroelettrico svedese, per un totale di 100GW di potenza interconnessa. Un colossale investimento di miliardi di euro. L'obiettivo ambizioso è arrivare a interconnettere dai freddi paesi del nord al Desertec in costruzione nel sahara, la più grande centrale solare del mondo (sito italiano).

Questo investimento sarebbe completamente ingiustificato nell'ottica di una produzione centralizzata di energia da fonti tradizionali (compreso il nucleare), mentre diventa indispensabile per garantire alle vetuste reti elettriche nazionali l'iniezione di rilevanti quote di energie rinnovabili intermittenti. Ne verrebbe fuori una sorta di nuova internet dell'energia, basata interamente sul mutuo bilanciamento di carico fra le sole fonti rinnovabili.

Se avessi qualche miliardo di euro da spendere vorrei investirlo proprio li, e non in antidiluviane centrali nucleari nei paesi dell'est.

Leggi l'articolo su Repubblica: Europa unita dell'energia

domenica 27 dicembre 2009

Energia sostenibile pedalando ? Molto meglio le rinnovabili

Chi è passato da Bologna recentemente, avrà certamente notato un albero di natale particolare in pieno centro vicino alla fontana del Nettuno: Un pino alto 14 metri con alla base una decina di biciclette (anche per bambini) con cui pedalando si potevano accendere le luci. Di fatto un albero illuminato a energia umana. Diversi amici mi hanno chiesto, se fosse dotato di batterie, quanto bisognerebbe pedalare al giorno per mantenerlo sempre acceso 24h, considerato che è dotato di ben 12 eco-cyclette corredate di altrettanti generatori dinamo a corrente elettrica continua.

Alla domanda è difficile dare una risposta, non sapendo quanto possano assorbire le luci con cui era stato addobbato (erano comunque del tipo a led, quindi a basso consumo). Ne ho approfittato però per fare una ricerca un po più generale per rispondere a una domanda solo all'apparenza diversa:

Quanto dovrebbe pedalare ogni italiano, ogni giorno della sua vita domenica inclusa, per produrre tanta energia elettrica quanta quella che gli serve mediamente per tutto il resto della giornata ?

Per rispondere a questa domanda occorre fare qualche semplice calcolo, in particolare occorre dividere il calcolo in due parti. In primo luogo bisogna calcolare se esiste l'energy payback time del sistema uomo-dinamo, che rappresenta il "tempo di ritorno energetico", ovvero il tempo necessario affinché l'energia generata dalla pedalata compensi quella necessaria per costruire l'arnese stesso su cui sto pedalando (bici + generatore). In secondo luogo occorre calcolare la quantità di energia media generata durante ogni ora di pedalata raffrontandola con il fabbisogno stimato di energia pro-capite di un italiano medio.

La risposta a entrambi i quesiti la trovate qui. Questo articolo di ASPO nasce da uno ottimo studio di Enzo Zanchini risalente al 2005, che invito tutti a leggere, perché oltre a svelare i risvolti di questa curiosità (la dinamo umana) comprende una completa ed esauriente panoramica sulla pianificazione in Italia delle varie fonti energetiche convenzionali e rinnovabili, oltre a una introduzione sul problema dei cambiamenti climatici. Questo lavoro di altissima qualità potete scaricarlo in PDF.

Ma veniamo al dunque, la dinamo umana. I dati sul fabbisogno energetico medio di un italiano (comprendendo la sola energia elettrica, non il riscaldamento o l'autotrazione) si ricava dividendo il fabbisogno nazionale per la popolazione. Nel 2003 è stato di circa 18 GigaJoule per anno, equivalenti a una energia consumata in un anno pari a circa 5000 KWh. Quindi, la domanda diventa, quanto dovremmo pedalare ogni giorno  per generare 18 GJ in un anno ?

L'energia umana sviluppabile continuativamente da un essere umano ben allenato, che pedala su una dinamo ad altissimo rendimento per un ora, può sfiorare i 100 Wh, cioè sviluppa una potenza di circa 100W. Limitandosi a 5 ore al massimo di pedalata per ogni giorno (comprese le domeniche), che è il massimo che a mio avviso si possa chiedere a un poveraccio destinato ad un siffatto lavoro, si possono ricavare circa 1.8 MegaJoule di energia al giorno (1 MegaJoule = 0,278 KWh), che in un anno fa circa 0,66 GigaJoule all'anno.

Ora, 0,66 GigaJoule riferito ai 18 GigaJoule che ogni italiano consuma mediamente direttamente o indirettamente in un anno, equivale a circa il 3,6% del suo fabbisogno! Pertanto è dimostrato come sia impossibile soddisfare il nostro fabbisogno di energia elettrica semplicemente pedalando.

Anche pedalando 5 ore ogni giorno possiamo coprire solo il 3,6% del nostro consumo di energia elettrica.

Questo ragionamento prende anche il nome di "paradosso del ciclista", che ben si presta a spiegare per quale motivo alcune fonti rinnovabili sembrano promettenti sulla carta, cioè in grado di ripagarsi da sole in breve tempo, ma al contempo essere inutili in una prospettiva su larga scala. Il succo è che occorre valutare sempre con molta attenzione le logiche di tipo "Energy payback time", ovvero il rapporto fra il costo energetico e la produzione annuale di energia (espresso in anni), che anche se positivo può essere indice di validità solamente per scopi di nicchia e non su larga scala.

Uno metodo di produzione potrebbe avere un efficienza interessante dal punto di vista puramente energetico ma, nella pratica, le aree coltivate per nutrire i ciclisti (o asini o altri animali) sarebbero talmente ampie da rendere l’idea improponibile. L’uso diretto o indiretto dei biocombustibili come fonte energetica ad esempio è interessante per molti scopi ausiliari, ma non è comparabile con l’energia fotovoltaica che è almeno due ordini di grandezza più efficiente nell’uso del territorio.

Il paradosso del ciclista vale allo stesso modo se anziché un uomo si sfrutta un animale per questo compito ingrato, potrebbe sicuramente ripagarsi da solo la biada per sopravvivere, ma non può produrre abbastanza energia per soddisfare l'esigenza di noi umani spreconi, a meno di non lasciare il 99% dello spazio di questa terra alle loro esigenze anziché alle nostre. Solo petrolio, gas naturale e carbone possono farlo (perché hanno in loro una densità di energia enormemente concentrata), peccato però che purtroppo si stiano esaurendo molto velocemente e domani potrebbero non essere più disponibili nelle quantità necessarie per sostenere i nostri consumi.

E le rinnovabili ? Apparentemente sono soggette anche esse al paradosso del ciclista, tanto è vero che la loro penetrazione nel mercato dell'energia è tuttora a livello insignificante. Tuttavia hanno un enorme vantaggio rispetto ad altre soluzioni (come la propulsione animale o i biocarburanti): la loro limitazione non è fisica ma tecnologica. Di vento e di sole ce n'è in abbondanza per tutti, il payback time è positivo, dobbiamo solamente riuscire tecnologicamente a concentrare abbastanza energia da rendere le rinnovabili "scalabili" e quindi sfruttabili su larga scala.

Oggi possiamo riuscirci in due modi, migliorando l'efficienza di generazione e migliorando l'efficienza di utilizzo, è una questione puramente tecnologica, non di costo. I miglioramenti nell'eolico e nel fotovoltaico sono continui e costanti, se la ricerca verrà sostenuta a sufficienza nel giro di 20 anni potrebbe esserci il sorpasso che renderebbe conveniente costruire questi impianti in sostituzione delle vecchie centrali in dismissione, a parità di potenza erogata. Magari per allora si saranno affacciate sul mercato altre tecnologie molto promettenti come il Kitegen o il solare a concentrazione. Sarà un mondo interessante.

Leggi l'articolo il paradosso del ciclista

giovedì 26 novembre 2009

Evviva, è finita l'epoca dei CIP6 (o forse no?)


Della famigerata saga dei Cip6 se ne è parlato tanto, si tratta di un provvedimento (nato nel 1992) che impone di riservare, nella bolletta Enel, una quota di tariffa (6-7%) destinata all'incentivazione delle fonti rinnovabili. In passato è stato abusato da cementificatori e petrolieri (vedi famiglia Moratti) che grazie a questi incentivi hanno potuto realizzare impianti che bruciavano di tutto, dalle morchie di raffineria al combustibile derivato dai rifiuti (CDR), risparmiando così sui costi del carburante e inquinando l'ambiente. Alla fin fine, meno del 30% di questi contributi è andato a finire alle "vere" fonti rinnovabili, cioè solare ed eolico, lasciando il resto ai soliti im-"prenditori".

Gradualmente, a furia di denunce delle associazioni ambientaliste e dei cittadini, il governo ha dovuto porre un argine al dilagare dei finanziamenti Cip6 (decreto Prodi), senza tuttavia intaccare i diritti acquisiti di coloro che si erano visti riconoscere il premio incentivante per la costruzione dei loro mefitici impianti, primi fra tutti gli "inceneritori" di rifiuti, che senza questi contributi non sarebbero nemmeno economicamente convenienti. Molti di questi contributi, usciti dalla porta grazie al restringimento delle corde del Cip6, sono rientrati dalla finestra sotto forma di "certificati verdi", specialmente per la realizzazione di grandi impianti a biomasse.

C'è però ora una grande evoluzione, come denuncia il sito ecoblog: Nella prossima finanziaria si pensa di offrire un percorso di indennizzo verso coloro che hanno diritti acquisiti (compresi chi voleva realizzare impianti rinnovabili) allo scopo di eliminare gradualmente l'istituto dei Cip6. La tariffa incentivante è in effetti ad oggi piuttosto elevata, specialmente per il fotovoltaico, con il miglioramento delle tecnologie meglio abbassarla un 10% oggi, un 20% domani, un 30% dopodomani, fino ad eliminarla gradualmente del tutto in futuro.

Oggi il governo necessita di dirottare tutte le risorse in suo possesso per la costruzione delle centrali nucleari, pertanto non vede di buon occhio che permanga in vigore una normativa che premia le fonti alternative, normale che cerchi quindi di raggranellare risorse a discapito degli incentivi alle rinnovabili. Quindi via i cip6 (tranquilli, arriverà sicuramente un altro balzello specificatamente dedicato a finanziare il nucleare).

Tutto qui ? Purtroppo no! Se vi leggete questo scandaloso documento di emendamento alla finanziaria 2010 si scopre che i Cip6 verranno si risolti entro 180 giorni su base volontaria, ma rimarranno in vigore comunque per impianti volti a fronteggiare le emergenze nel settore dello smaltimento dei rifiuti.

Vi faccio un piccolo riassunto, sperando di non confondervi troppo le idee, con questa breve cronistoria:
  1. Ci hanno preso per il culo per oltre 15 anni facendoci finanziare sulla bolletta dell'Enel (Cip6) le porcherie dei petrolieri, lasciandoci credere che stavano incentivando le fonti rinnovabili.
  2. Si è capito che i Cip6 erano molto utili per finanziare gli inceneritori dei rifiuti, che di rinnovabile non hanno proprio niente (anzi sprecano risorse e ci allontanano da una corretta gestione del problema, fatta di riuso e riciclaggio).
  3. Oggi si vuole passare in massa al nucleare, per motivi meramente ideologici, ma non ci sono i soldi.
  4. Si eliminano gradualmente i cip6 sulle rinnovabili lasciandoli solo per i rifiuti.

Leggete per favore questo emendamento alla finanziaria e inorridite please.

Non so più cosa pensare, dal punto di vista ambientale questo governo ci sta trascinando verso il baratro più completo, minando irreversibilmente qualsiasi principio che si ispiri alla sostenibilità.

Fonte: ecoblog


venerdì 2 ottobre 2009

Stasera a Forlì serata sulle energie rinnovabili

“Comprereste un auto da uno che ha una faccia così?” (cit. *) Forse no, ma Lui vi consiglierebbe di certo l’auto che consuma meno, che inquina meno, ecc. Il nostro esperto di “energia”, l’ing. Andrea Fanelli in una serata a tema vi parlerà dei nostri tempi e di quelli che verranno, che direzione ha preso il mondo, ecc. ma soprattutto quello che possiamo fare noi semplici cittadini nelle nostre case, per risparmiare energia o produrla a beneficio delle nostre tasche e dell’ambiente.

La serata sul risparmio e sulle fonti di energia è organizzata dal FOLUG e si terrà venerdì 2 ottobre alle ore 21 nella sala della Circoscrizione 3 (ex 4) in via Dragoni a Forlì, al centro musicale per capirci.

Principale relatore sarà Andrea Fanelli, membro di ASPO Italia nonché esperto e grande conoscitore dei vantaggi e svantaggi delle fonti di energia rinnovabili (e non).


* Tipica frase ricorrente durante la campagna elettorale americana. I media sottopongono i volti dei candidati all’opinione pubblica per misurarne il gradimento epidermico. Andrea Fanelli, al momento, non ha ambizioni presidenziali!

mercoledì 5 agosto 2009

Corso EUZ, centro europeo per l'energia e l'ambiente

Non ho fatto in tempo a ritornare dalle vacanze al Lago di Garda che già devo ripartire per un altra avventura. Questa volta sarò in Germania vicino ad Hannover, al centro EUZ (Energie und Umwelt Zentrum), per seguire un corso estivo della durata di una settimana incentrato sulla applicazione tecnica delle buone pratiche ambientali e l'utilizzo delle energie rinnovabili.

Il corso è organizzato da PAEA e consiste in un ciclo di lezioni intensive ed alcune visite guidate, fra cui gli impianti della solvis, la prima fabbrica di pannelli solari che è riuscita a realizzare un impianto interamente ad emissioni zero. Sostanzialmente, produce da se l'energia necessaria per produrre i suoi pannelli solari, sprecandone il meno possibile, utilizzando i pannelli stessi ed alcuni cogeneratori ad olio di colza prodotta in loco per soddisfare i loro bisogni industriali.

Mi dispiace del fatto che il blog in questo periodo non avrà aggiornamenti, spero di recuperare in futuro la vostra fiducia, raccontando questa esperienza di eccellenza europea. Il mio ritorno è previsto per il 18 agosto, il programma del corso EUZ potete scaricarlo qui.

mercoledì 17 giugno 2009

Recupero di energia dal traffico, buona idea o vampirismo ?

Non passa giorno senza che qualche inventore strampalato ipotizzi un sistema innovativo per recuperare energia dalle normali "energivore" attività quotidiane. I casi sono innumerevoli, partendo dal supermercato che usa il peso delle auto di passaggio, al generatore alimentato dai ballerini in discoteca, all'energia elettrica ottenuta dal transito degli autocarri per le strade cittadine, fino ai pattini a rotelle che ricaricano gli mp3. La maggioranza di queste idee traggono generalmente spunto dall'ipotesi di ottenere energia dal traffico o da altre attività ripetitive di origine antropica. A prima vista sembrerebbe un'ottima idea, l'uso che facciamo dell'energia nelle nostre statali congestionate suggerisce l'immagine di uno spreco immane, recuperare parte di questi sprechi assurdi sarebbe cosa buona e giusta.

Dividiamo innanzitutto i vari sistemi di generazione (elettrica) in tre grandi categorie, quelli che sfruttano energia muscolare (umana o animale), quelli che sfruttano eventi atmosferici fisici o metereologici (vento, sole, maree) e quelli che sfruttano derivati secondari dei combustibili fossili (traffico automobilistico).

Nel caso di energia da fonte muscolare, l'articolo che meglio analizza le reali potenzialità ottenibili da questo tipo di sfruttamento è sicuramente L'asino e il ciclista, che invito a leggere perché estremamente interessante. La domanda principale che l'articolo si pone è, supponiamo che ogni essere umano e ogni animale sulla terra si metta a pedalare, tirare, trascinare, muovendo delle dinamo, quanta energia ne potremmo ricavare ? La risposta è purtroppo assai poca, molto meno di quanto possiamo immaginare.

Nel caso di energia da eventi atmosferici e fisici parliamo ovviamente di energie alternative, come l'eolico, fotovoltaico, geotermico. L'articolo che vorrei segnalare è Fonti a Confronto, che mostra una carrellata comparata di tutte le varie possibilità. Le potenzialità quì sono molto elevate, forse saranno le sole a poter sostenere indefinitamente nel tempo una società basata sul consumo energetico, ma allo stato attuale solo una minima parte dell'energia deriva realmente da queste fonti.

Nel caso di energia da traffico parliamo di sistemi di tipo "predatorio", che sfruttano energia cinetica (già generata bruciando combustibili fossili) per estrarla dal loro contesto (muovere un veicolo) e immagazzinarla in un altro (batterie) in modo da essere riutilizzata per usi diversi. Ad esempio, il passaggio di auto su un ponte potrebbe mettere in moto generatori che illuminano il ponte stesso. Non è genericamente considerata una forma di energia primaria, ma un recupero energetico. E' comunque davvero così ?

Dispositivi del genere, a mio parere non sono recupero energetico. Per capire questo fatto occorre stabilire cosa è davvero un recupero energetico e cosa no, darò pertanto una mia personale definizione:

Recupero energetico è solamente quando si trasforma una quantità di energia che diventerebbe inevitabilmente calore, in una forma diversa che ne permetta l’immagazzinamento per il successivo riutilizzo.

Sappiamo che per il secondo principio della termodinamica, una volta che l’energia se ne va in calore, non è più recuperabile con il 100% di efficienza, il calore è pertanto una forma “degradata” di energia. Nella formulazione di Plank, risulta infatti impossibile trasformare il calore proveniente da una fonte omogenea interamente in lavoro, lo spreco è quindi fisicamente inevitabile, pertanto se si può evitare che qualcosa vada a finire in calore è meglio farlo fin dal progetto.

Le piastre alimentate dal passaggio di autoveicoli infatti rubano energia cinetica e non calore, pertanto non è propriamente una forma di recupero, ma solo una trasformazione. Cioè, se rubassi energia dal traffico che passa, dato che non sto sottraendo calore al sistema, sto semplicemente rubando un po di benzina dai loro serbatoi impedendogli di trasformarsi in energia cinetica. Tanto valeva usare un generatore a benzina, sicuramente più efficiente.

Un dispositivo che invece utilizza l’energia della frenata (o dell’inevitabile rallentamento) è invece davvero considerabile un recupero, poiché l’energia dissipata sui freni sarebbe diventata inevitabilmente calore e non potrebbe più essere recuperata. Esistono già dispositivi che recuperano questa energia sprecata, uno di questi è il KERS impiegato in Formula1, altri sono quelli utilizzati nei sistemi di recupero frenata delle auto ibride ed elettriche, come la Toyota Prius e la Honda Insight, che utilizzano il motore elettrico stesso come generatore.

In conclusione, se vogliamo contribuire davvero al risparmio energetico dobbiamo soprattutto evitare il calore (per inciso è il motivo per cui le lampade ad incandescenza consumano di più), e passare a sistemi di recupero cinetico, possibile solo con le auto ibride o puramente elettriche. Ed in ogni caso, se proprio il calore l'abbiamo prodotto, cerchiamo almeno di conservarlo il più possibile.

martedì 10 febbraio 2009

L'energia è sempre pulita per definizione

Di tanto in tanto, il settore marketing e comunicazione aziendale di Hera, sempre molto attento alle proprie strategie di comunicazione, se ne esce sui principali quotidiani locali per pubblicizzare l'azienda e mostrare al grande pubblico quanto è delicata e sensibile verso i temi ambientali. L'ultima di queste azioni di "guerrilla marketing" la potete trovare sul resto del carlino. Ne pubblico un breve stralcio:

Il gruppo Hera è sensibile al tema dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (...) Impegnata già da diversi anni nella produzione di energia da fonte rinnovabile, Hera ha generato quasi 430.000 MW/h di energia pulita nel 2007 (...) Fotovoltaico, micro-idroelettrico e compostaggio sono le tre tecnologie relative ai nuovi impianti ad energia rinnovabile che Hera ha realizzato nel territorio di Forlì-Cesena.

Energia da fonti rinnovabili, energia pulita, un tripudio di micro-idroelettrico, fotovoltaico, biogas, chi più ne ha più ne metta, fino a 430 Gigawattora ! Davvero encomiabile non potrebbe che pensare il lettore medio del carlino.

Fortunatamente un blog non è un quotidiano, sui quotidiani possono passare intonse le letterine delle agenzie stampa senza uno straccio di verifica sui dati, mentre su un blog, che vive di reputazione personale di chi lo scrive, è d'obbligo cercare, in piccolo, di fare quella cosa che i media convenzionali, salvo rare eccezioni, hanno dimenticato, cioè verificare alla fonte le informazioni.

Non dico giornalismo di inchiesta, perchè per un povero e squattrinato blogger sarebbe troppo, però almeno una occhiata al bilancio di sostenibilità 2007 del gruppo Hera, si potrebbe darlo.

Andiamo quindi a pagina 173 del loro bilancio di sostenibilità, come correttamente riportato nell'articolo, ben 430 GWh è stata l'energia elettrica generata nel 2007, vediamo però come è ripartita in base al tipo di produzione:

Totale da termovalorizzazione rifiuti
300 GWh
Quasi i 3/4 di tutta l'energia che produce hera è quindi derivata da combustione rifiuti, sia civili che industriali, ricordo che le direttive europee impongono che non si possa considerarla energia rinnovabile, ma solo recupero energetico, pertanto non potrebbe a rigore disporre di certificati verdi (a parte i nostrani Cip6), in ogni caso di pulito ha ben poco.

Totale da cogenerazione
81 GWh
Quasi tutti questi impianti sono a gas metano e olio combustibile, ad esempio a Cesena sono impiegati per teleriscaldamento in alcune zone (ex. Zuccherificio), è quindi produzione elettrica di tipo convenzionale non rinnovabile (ne tantomeno pulita).

Totale da combustione biogas da discariche
21 GWh
Questi sono oggi in effetti considerati come fonte rinnovabile, ma se è vero che non vogliamo più discariche in futuro e che le nuove normative imporranno di portare in discarica solo lo stabilizzato (che produce meno biogas), non li possiamo considerare come rinnovabili, perchè in futuro auspicabilmente spariranno.

Totale da turboespansione gas naturale
11 GWh
Questa è davvero bella... Il Gas compresso viene riespanso per recuperare energia, come nei rigassificatori, questo è però da considerare un recupero e non una produzione, dato che la stessa quantità di energia qualcuno l'ha già spesa per portare in pressione il gas stesso che arriva dalle condutture. E' come rubare 100 euro a me stesso (o al mio vicino) per poi dire che l'ho stampato io.

Totale da combustione in processi depurazione acque
8 GWh
Questa é considerata giustamente rinnovabile per l'emissione di certificati verdi, ma tipicamente va a coprire solo una frazione degli autoconsumi degli impianti stessi nei quali viene prodotta, pertanto è qualcosa di non disponibile per la collettività. Se mangio più verdura di quanta ne coltivo nell'orto, non posso certo dire che di mestiere faccio l'ortolano!

Totale da produzione fotovoltaica
0,2 GWh
Questa é ovviamente rinnovabile, ma è molto, molto, molto poca. Con fatica, lentamente, questa è la direzione dove occorre andare in futuro, così come anche per l'energia eolica, che per Hera è assente.

Totale da produzione idroelettrica
0,5 GWh
Anche questa é ovviamente rinnovabile, ma a meno di non tentare di sfruttare anche i più piccoli rigagnoli e i salti dei fiumiciattoli che restano, difficilmente potrà dare un ulteriore contributo significativo in futuro, in ogni caso é quantitativamente molto poca come energia disponibile, a causa dell'assenza nel territorio di grandi invasi fluviali (tipo Ridracoli).

Ora un piccolo compitino per casa, sui 430 GWh di energia elettrica dichiarati da Hera come pulita e rinnovabile, quanta di questa è veramente rinnovabile ??? Quanta di questa è veramente pulita ???

mercoledì 29 ottobre 2008

Rinnovabili, costano troppo ?

Talune persone, in buona fede, specialmente coloro che rispondono prevalentemente a logiche di tipo economico, sono molto scettiche di fronte alle energie rinnovabili basandosi sul principio che sono costose, intermittenti, a bassa resa, troppo incentivate, incapaci di soddisfare la domanda, insomma considerano l'apporto dato dalle rinnovabili di poco valore. Sono ovviamente le stesse che, in maniera a mio parere miope, spalleggiano le fonti nucleari, l'incenerimento dei rifiuti con recupero di energia, le biomasse, i biocarburanti, viste come unica alternativa immediata alla diminuzione della produzione da parte delle energie fossili convenzionali (petrolio, gas, carbone).

Le rinnovabili non hanno affatto un "valore" decisamente minore, caso mai hanno un "costo" decisamente maggiore, cosa comunque tutta da dimostrare nella prospettiva di un futuro non BAU (che non è un cane, ma significa "Busines as Usual") di aumento drammatico del costo per l'energia fossile. In ogni caso, l'insostenibilità dei costi é cosa già NON vera (allo stato attuale) per l'eolico, anche senza ricorrere troppo furbescamente all'accaparramento dei certificati verdi ...

Come ricorda sempre Maurizio Pallante, inoltre, le rinnovabili in se NON HANNO SENSO se non sono precedute dall'utilizzo di tecnologie a risparmio energetico. Ad esempio, riempire gli edifici scolastici di pannelli fotovoltaici non ha senso se prima non sostituiamo tutte le lampade con unità a basso consumo temporizzate, o non riusciamo a coibentare efficacemente il sottotetto e le aule per evitare troppe dispersioni termiche. Chiudere i buchi del secchio è molto più efficiente che cambiare il tipo di approvvigionamento dell'acqua, sempre per dirla alla Maurizio Pallante.

Il fatto che le rinnovabili siano intermittenti non ne riduce di per se il valore (gli elettroni sono sempre elettroni) caso mai complicano la gestione della nostra obsoleta infrastruttura di distribuzione la quale non è in grado assolutamente di modularne completamente l'utilizzo di modo tale che ogni KWh prodotto coincida assolutamente con il KWh consumato. Ciò avviene a causa dell'architettura distributiva della rete, il cosiddetto "equilibrio" di distribuzione, che è pensato per un sistema in cui poche grandi centrali forniscono energia a una miriade di tanti piccoli utilizzatori. Ciò tuttavia è un problema squisitamente tecnologico, NON fisico.

La valenza enorme delle rinnovabili, sta nel fatto che sono ... SOSTENIBILI, cioè risolti i problemi tecnici e accettati i relativi costi forniscono un apporto "virtualmente illimitato" allo sviluppo di una società ancora basata sull'energia elettrica. Semplicemente, le rinnovabili sono un INSULTO verso tutti coloro che non vogliono accettare l'idea (peraltro inevitabile perchè vera) che esistano dei LIMITI ALLO SVILUPPO, ai quali volenti o nolenti l'umanità si dovrà adattare. Con meno consumi, le rinnovabili danno un buon contributo, con gli sprechi attuali non lo daranno mai!

Capito che uno sviluppo energetico illimitato è un non senso, il costo delle rinnovabili non è più tale ma diventa una opportunità (di occupazione, di sviluppo tecnologico, di educazione, di cultura).

Sarebbe come dire: l'umanità è riuscita ad inviare sulla Luna una nave spaziale, non perché abbia banalmente investito tanto denaro e sostenuto dei costi, ma perché molte persone hanno lavorato d'ingegno affinché tutto ciò fosse possibile. Se fosse bastato del vile denaro per produrre un risultato come questo, avremmo dovuto comprare la tecnologia, che ne so, dagli abitanti di Giove, risparmiandoci tanti anni di costosi studi e di fatica intellettuale.

Insomma, il sunto è che esistono cose, come la sostenibilità e gli equilibri naturali, che oggettivamente non hanno prezzo, costano volontà politica e sacrifici, e pertanto in termini monetari non hanno nemmeno "costo".

La sostenibilità non ha prezzo, per tutto il resto c'è mastercard!

martedì 9 settembre 2008

Cip6 o ci fai ?

Credevate che lo scandalo dei Cip6 fosse finito, vero ? Sbagliato! Gli incentivi del 2007 alle fonti rinnovabili sono andati solo per il 18% alle vere energie pulite. Lo comunica Greenpeace che fa sapere che su 5,3 miliardi di euro, solamente 932 milioni vanno alle vere rinnovabili. Si tratta evidentemente di tutti i diritti acquisiti, che non possono essere estromessi anche se allo stato attuale non ci sono stati finanziamenti per nuove opere.

La questione riguarda il meccanismo del CIP6, grazie al quale, fa sapere l'associazione ambientalista nel 2007 in Italia sono stati elargiti alle fonti fossili assimilate circa 3,7 miliardi di euro, mentre alle rinnovabili sono andati solo 847 milioni di euro. Al solare fotovoltaico finanziato con il conto energia, sono stati erogati appena 26 milioni di euro, meno dell'1% sul totale.

Il problema che fa notare Greenpeace è che su 5,3 miliardi di euro di incentivi per l'energia pulita circa 4,4 miliardi sono stati erogati alle società che producono le assimilate (combustibili fossili di processo, residui di raffinazione, rifiuti). I restanti 932 milioni di euro sono andati ad incentivare le vere fonti rinnovabili. In sostanza gli incentivi per le rinnovabili vanno per la maggior parte verso le stesse aziende che producono energia da fonti non rinnovabili, in particolare verso le raffinerie.

Fonte: ambientenergia.info


INCENTIVI FONTI RINNOVABILI NEL 2007
(dati in milioni di euro)

FONTI RINNOVABILI ...........................................932

Incentivi da fondi pubblici attraverso “CIP6” 
Idroelettrico, eolico, geotermico, biomasse ........ 846,9

Incentivi da Certificati Verdi
Idroelettrico, eolico, geotermico, biomasse, rifiuti .... 59,1

Incentivi da fondi pubblici attraverso “Conto Energia”
Solare fotovoltaico.............................. 26

FONTI FOSSILI “ASSIMILATE” E RIFIUTI ............. 4.376,3

Incentivi pubblici attraverso meccanismo CIP6
Combustibili fossili di processo, residui raffinazione ....... 3.746,5

Incentivi pubblici attraverso meccanismo CIP6 Rifiuti ..... 629,8

TOTALE FONTI RINNOVABILI E ASSIMILATE ......... 5.308,3

Elaborazione Greenpeace su dati “Rapporto GSE 2007”, “Relazione AEEG del 2008”, “Relazione Annuale GME 2007”

venerdì 25 luglio 2008

Cala il contributo delle energie rinnovabili in italia

L'energia solare raddoppia nel giro di un anno e quella eolica aumenta del 42 per cento, ma non basta. Nella corsa alle rinnovabili l'Italia rimane come un'automobile ferma, troppo lenta rispetto alla velocità degli altri concorrenti. A sfrecciarci accanto sono infatti la rapidità dei cambiamenti climatici, l'incremento dei consumi e anche le performance degli altri paesi europei. Il risultato è che il traguardo del 20 per cento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 fissato dall'Unione Europea anziché avvicinarsi si allontana.

A certificare una corsa dell'Italia drammaticamente simile a quella delle Ferrari viste domenica scorsa a Hockenheim sono i dati sulla produzione di energia pulita nel 2007 diffusi dal Gse, il Gestore del servizio elettrico. Il rapporto spiega che nell'anno passato dalle rinnovabili è venuto il 15,7% della produzione elettrica totale del nostro paese, un dato in calo di quasi un punto percentuale rispetto al 16,6% del 2006.

A pesare sulla frenata è soprattutto il rallentamento nel contributo dell'idroelettrico, da sempre l'azionista di larghissima maggioranza della nostra energia rinnovabile. La produzione delle turbine che sfruttano la potenza dell'acqua che scende dalle montagne è passata infatti dai 36,9 gigawatt sui 52,2 del 2006 ai 32,8 sui 49,4 del 2007. Un calo che in termini percentuali equivale all'11 per cento dovuto a diversi fattori, ma sul quale incide anche la diminuzione delle precipitazioni piovose e nevose sull'arco alpino, la principale 'fucina' dell'idroelettrico. Una tendenza che gran parte degli esperti di clima ritengono sia destinata ad acuirsi nei prossimi anni in conseguenza del riscaldamento globale.


Ma a spingere verso il basso la percentuale di rinnovabili è anche il fabbisogno generale in continua crescita. Così, davanti a una produzione nazionale passata dai 231.804 GWh del 1994 ai 313.888 del 2007, l'aumento delle 'pulite' da 48.378 GWh a 49.411 del 2007 in termini percentuali risulta essere in realtà un calo dal 20,9 al 15,7 del totale. 'Pulite', tra l'altro, è scritto necessariamente con le virgolette, visto che dopo l'idroelettrico il secondo contributo è quello dei termovalorizzatori, promossi per legge a fonte verde.


Così mentre dovremmo sforzarci di accelerare, vediamo in realtà dal finestrino gli altri paesi distanziarci o raggiungerci. In testa alla corsa europea con il 61,9% dell'energia prodotta da rinnovabili c'è l'Austria, che ha saputo combinare alla tradizionale idroelettrica alpina politiche di incentivo al solare e all'eolico. Stessa scelta fatta dalla Svezia, ora a quota 51,3% (con le biomasse al posto del fotovoltaico), mentre la Germania, storicamente quasi priva di idroelettrico, scommettendo sul futuro ha spinto sul pedale del sole e del vento, raggiungendoci a quota 15,7%.

Malgrado il quadro non certo incoraggiante, qualche segnale di speranza per l'Italia comunque c'è. Per quanto produzioni ancora di nicchia (39 GWh e 4.034 GWh), il balzo in avanti fatto da solare ed eolico in termini percentuali nel 2007 (+92,8 e +42,2%) è infatti molto positivo. Per scatenare il boom del fotovoltaico è stato sufficiente varare finalmente incentivi ben congegnati come quelli dell'ultimo conto energia. Dal punto di vista normativo e delle semplificazioni resta però ancora molto da fare, soprattutto su scala locale, dove spesso le amministrazioni anziché agevolare la diffusione delle rinnovabili la ostacolano.

Fonte: Repubblica.it

venerdì 13 giugno 2008

Il portogallo investe pesantemente sulle rinnovabili

Eolico, solare, energia dal mare, importanti investimenti che il Portogallo si appresta a realizzare candidandosi al podio europeo delle fonti pulite. Il nucleare? Gli incentivi meglio metterli sull'energia rinnovabile. Così attesta un reportage del Guardian. Sono 2.520 i moduli solari a inseguimento, ciascuno delle dimensioni di una casa, per una potenza di 45 MW. Sarà in Portogallo, vicino a Moura, piccola città in una delle zone più assolate d’Europa, la centrale solare più grande del mondo.

L’impianto, il cui progetto è stato approvato definitivamente l’anno scorso, costerà più di 313 milioni di euro e fornirà elettricità sufficiente per i bisogni di 30mila case. Il Portogallo non ha riserve di gas né di petrolio o carbone, nessuna centrale nucleare, ma ha fatto di questa debolezza un punto di forza, scegliendo di diventare uno dei paesi leader in Europa nel campo delle energie rinnovabili. Parola d’ordine - spiega al quotidiano britannico il ministro dell’economia portoghese Manuel Pinho - liberarsi dalla dipendenza da petrolio entro un decennio e stabilire un economia a emissioni ridotte per far fronte ai galoppanti costi dei combustibili fossili e al global warming.

E coerenti con questa impostazione sono gli obiettivi che il paese si è posto. Entro il 2020 il Portogallo si è prefisso di ottenere da fonti pulite ben il 31% della sua energia primaria. Questo significa che per l’elettricità il paese dovrà incrementare la quota da rinnovabili dal 20% del 2005 fino al 60% nel 2020. Obiettivi che candidano il paese, che ha già raggiunto le quote fissate per il 2010, al podio europeo per le rinnovabili, che per ora vede sui gradini più alti Svezia, Lituania e Finlandia. In meno di tre anni il Portogallo ha infatti triplicato la sua potenza idroelettrica, quadruplicato quella eolica e sta investendo massicciamente nel fotovoltaico e negli impianti per ricavare energia dal mare.

E il nucleare? La risposta del ministro dell’economia portoghese al Guardian è chiara: Quando si ha un programma così non c’è bisogno del nucleare. Il vento e l’acqua sono la nostra energia nucleare. Il costo relativo delle rinnovabili in questo momento è molto più basso, ed è dunque lì che vanno messi gli incentivi” spiega Pinho, e avverte: “Con il cambiamento climatico e l’aumento del costo del petrolio le rinnovabili diverranno sempre più importanti, i paesi che non vi investono pagheranno un caro prezzo nel futuro”.

Fonte: QualEnergia

lunedì 9 luglio 2007

Avere acqua calda gratis è possibile

Avere acqua calda praticamente gratis, una volta installato l'impianto, è possibile grazie ai pannelli solari termici. L’Italia, il Paese del Sole, utilizza solo in modo marginale il suo enorme potenziale di energia solare. Altri paesi come Israele, Grecia, Austria e Germania hanno una diffusione di impianti solari termici che é dalle 10 alle 40 volte superiore. Uno dei principali motivi di questo ritardo consiste nella mancanza di un’adeguata consapevolezza dei benefici economici ed ecologici legati all’uso di tali impianti. La tencnologia del solare termico ha già raggiunto una alta maturità e una diffusione capillare degli impiantisti sul territorio. Tra i numerosi incentivi vi sono bandi del Ministero dell'Ambiente, bandi Regionali, Provinciali e di alcuni Comuni. Il più importante ed attuabile è il nuovissimo incentivo Statale tramite un contributo di deducibilità IRPEF del 55% sulla spesa d'installazione, dilazionato in 3 anni, previsto dalla Finaziaria 2007: un buon motivo per pensarci sopra. Ma come funzionano e quanto costano? I pannelli solari funzionano secondo un principio molto semplice: catturare l'energia che giunge dal Sole sulla Terra e utilizzarla per produrre acqua calda. Noi del MIZ ci siamo fatti fare un preventivo e i prezzi per noi sono stati questi: variano dai €3.750 per un appartamento di 95mq circa a € 4.100 per collegare 2 appartamenti posti uno sopra all'altro, esclusa iva al 10%, quindi per abitazioni multiple conviene ancora di più. E' chiaro che l'ammortamento delle spese d'installazione è relativo al consumo procapite, ma in media si stima che in soli 3-4 anni si rientri delle spese e si inizi ad avere acqua calda gratis tranne pochi mesi all'anno! Vi invitiamo a non perdere l'occasione per il contributo statale, i preventivi sono gratuiti. I pannelli solari sono in grado di produrre energia termica anche se il sole è intermittente, dato che accumulano energia in un serbatoio per essere rilasciata nei momenti di bisogno. In situazioni di cielo nuvoloso o comunque di insolazione parziale, i pannelli con tubi sottovuoto hanno la maggior efficacia. Per poter disporre di acqua calda sempre e a prescindere dal clima è tuttavia indispensabile ricorrere a soluzioni miste integrative della radiazione solare.

Ciò può essere realizzato in due modi:

  1. Se nella casa già esiste una caldaia istantanea a gas a controllo elettronico per la produzione dell'acqua calda sanitaria, è possibile collegare il sistema solare all'impianto termico esistente. In questo caso, l'impianto solare integra quello tradizionale, con un considerevole risparmio di energia (e di soldi!)

  2. Se non è possibile collegarsi alla caldaia a gas, occorre inserire nel serbatoio una resistenza elettrica di almeno 1 kW con termostato tarato a circa 40°C. Tutti i sistemi solari compatti in commercio sono dotati di una resistenza elettrica integrativa posizionata all'interno del serbatoio.

(fonti: il portale del sole e enerwell )

domenica 24 giugno 2007

Centrale solare termodinamica in Calabria

Siamo contenti di segnalare una buona notizia da una regione martoriata da molti, troppi problemi, spesso ultima, in coda rispetto ad altri tipi di sviluppo, ora invece in primo piano per un bel primato: la costruzione della prima centrale solare termodinamica in Calabria. Esempio di energia rinnovabile e pulita, in Calabria si inizia a costruire la prima centrale solare termodinamica d'Italia, voluta dal ministro dell'ambiente Pecorare Scanio e declamata dal Nobel Carlo Rubbia.Secondo lo scienziato gli impianti a concentrazione solare (Csp) possono diventare competitivi con i combustibili entro il 2020. Basti pensare all’esempio dell’Arabia Saudita che, ha sottolineato Rubbia, riceve sotto forma di sole un’energia mille volte superiore a quella che produce con il petrolio e il gas:un millesimo di superficie a specchi potrebbe produrre lo stesso petrolio che si estrae oggi. Un barile di petrolio corrisponde a un metro quadro di impianti solari.La Spagna ha attualmente 30 centrali di 50 megawatt ciascuna: il progetto calabrese è il primo passo che dimostra che si può produrre energia solare. Secondo Rubbia il sole è “l’unica sorgente compatibile e rappresenta l’unica alternativa dal momento che petrolio e fonti fossili sono destinate ad esaurirsi; i costi del petrolio e dell’uranio non sappiamo quali saranno - ha aggiunto - mentre i costi del Csp sono calcolabili.

(Fonte: il giornale di calabria)

sabato 23 giugno 2007

Cesena: energie rinnovabili aperte al pubblico

L’Ises Italia promuove “I giorni delle rinnovabili”, aprendo ai cittadini le porte di alcuni impianti eolici, idroelettrici, centrali geotermiche e a biomasse, sistemi solari termici e fotovoltaici. A Cesena sabato 23 e domenica 24 giugno i cittadini potranno visitare il parco educativo sperimentale delle energie alternative (Pesea) che si trova a Bagnile in via San Giorgio 5755.
“L’argomento delle energie alternative – sottolinea l’assessore all’Ambiente Severino Bazzani – è sempre più attuale. Le energie non rinnovabili sono in via di esaurimento mentre i consumi continuano a crescere, sia nel mondo industrializzato sia nei paesi in via di sviluppo come Cina e India.

In pochi decenni queste fonti energetiche, che contribuiscono non poco all’inquinamento, sono destinate a finire. E’ una via obbligata perseguire la strada delle fonti energetiche alternative, che non inquinano e sono inesauribili (sole, vento). Anche i singoli cittadini hanno la possibilità di operare in questa direzione, tramite l’installazione di pannelli solari per la produzione dell’acqua calda, pannelli fotovoltaici in grado di produrre energia elettrica per il fabbisogno della propria abitazione, oppure ricavare l’energia elettrica sfruttando il vento. Tutto questo si potrà osservare direttamente al
Parco Pesea, dove nelle due giornate saranno fornite informazioni utili sulle energie rinnovabili e il loro sfruttamento. Nella mattinata di sabato 23 giugno saranno presenti al Parco Pesea, insieme all’assessore Bazzani, anche l’assessore provinciale all’Agricoltura Gianluca Bagnara e il suo collega all’Ambiente Roberto Riguzzi.

giovedì 29 marzo 2007

Pecoraro Scanio ad Agrofer 2007


Agrofer Fonti Energetiche RinnovabiliAlfonso Pecoraro Scanio ha dato la sua disponibilità giovedì 29 marzo dalle 12.30 alle 13, all'Agrofer di Pievesestina, per fare un incontro con le associazioni, movimenti, comitati e Verdi.
Anche il MIZ sarà presente per promuovere la raccolta di firme per la petizione, oltre a sostenere altre proposte in collaborazione con Clan-Destino e i medici per l'ambiente di Forlì.

L'ingresso alla fiera è gratuito, quindi è anche una bella occasione per vedere un po' di iniziative di promozione delle fonti rinnovabili (ad esempio lo stand di Econaturale
è 800 metri).

Parlatene con chi conoscete, cercate di far venire più gente possibile!

mercoledì 21 marzo 2007

Il picco del petrolio

Da tempo ormai se ne parla, il petrolio si sta esaurendo, il momento in cui i governi si dovranno realmente allertare è da tanti scienziati messo in corrispondenza di un momento storico chiamato "picco" di produzione, ovvero quando sarà stata estratta più della metà di tutta la risorsa disponibile, al punto che da quel momento in poi la produzione potrà solo diminuire. Ebbene, secondo taluni, il famigerato momento storico del picco è arrivato, ci stiamo vivendo proprio ora, collocabile fra il 2006 e il 2007. Invito a dare una occhiata a questa newsletter online di nome www.lascossa.org. E' associata a una comunità online molto attiva nell'ambito delle energie rinnovabili, assai seria e documentata, di nome www.energoclub.it. Di fronte a quanto sta succedendo, si passa il tempo a disperdere le energie della politica sui dico, le riforme elettorali, gli indulti, le leggi ad personam... dimenticando sempre e comunque le grandi tematiche dell'ambiente. Io personalmente ritengo che non sia di per se l'inquinamento il reale problema (inclusi i pericolosissimi fumi degli inceneritori), ma piuttosto il concetto devastante dal punto di vista logico del pensare che, continuando ad affidarci a tecniche di combustione, bruciando i rifiuti che produciamo, depauperando le risorse naturali per fare funzionare macchine energivore, insistendo su una idea di mobilità scellerata, potremo aumentare i nostri consumi a dismisura, tanto le nostre scorie spariscono nei forni, e se manca qualche risorsa si può sempre fare una guerra preventiva. Chi ci penserà più al risparmio energetico quando le risorse termineranno davvero ? E prima o poi lo faranno. Credo che ormai pensare in termini di decrescita sia diventato un imperativo categorico.