lunedì 23 giugno 2008

Primi bilanci dal convegno di Gambettola

Si è conclusa felicemente la due giorni di Gambettola dedicata alla decrescita ed ai centri Europei per l'Energia, la risposta del pubblico è stata sicuramente entusiasta così come molto importanti e significativi gli interventi di tutti i relatori. La presenza di ospiti autorevoli come Dario Fo ha certamente aiutato a dare lustro all'iniziativa, contribuendo con il suo lodevole intervento da maestro nel veicolare i contenuti che il convegno intendeva trasmettere alle persone che vi hanno partecipato.

Questa è la frase (cito un po a memoria) con cui ha concluso l'intervento Dario Fo:
Ricordiamoci che nel pianeta un miliardo e cinquecentomila persone non sanno cosa significhi elettricità, petrolio, trattori, telefoni, ecc. Quando finirà il petrolio noi saremo troppo impegnati a scannarci a vicenda mentre questa moltitudine di persone semplicemente continuerà a vivere la vita con principi come la solidarietà, l’amicizia, la condivisione, l’aiuto reciproco. Il nostro mondo forse crollerà, ma loro non se ne accorgeranno neppure!

Il criterio fondamentale su cui ruotava tutto il convegno era un forte segnale di fiducia e di speranza, malgrado la consapevolezza di come lo sviluppo "energivoro" del pianeta si stia avvicinando ad un punto limite di non ritorno. Il concetto di decrescita non deve più essere considerato come una mera occasione di spunto culturale, bensì come una necessità immanente con cui fare i conti tutti i giorni. Ce ne accorgeremo probabilmente assai prima di quanto pensiamo.

Si è cercato di dimostrare, presentando esperienze già attive a livello internazionale, come le "Transition Towns" inglesi, i centri di ricerca sulle energie alternative, le fabbriche a "zero" emissioni in Germania, come la crisi energetica che abbiamo di fronte non deve essere un "problema" ma una incredibile opportunità per rifondare un nuovo concetto di "crescita", una sorta di nuovo rinascimento del ventunesimo secolo.

Nei fatti d'altronde non abbiamo molte altre scelte se non governare la decrescita, ciò è possibile anzi indispensabile, malgrado la politica sia tuttora impegnata nell'iniettare presso l'opinione pubblica dosi da cavallo di messaggi rassicuranti che "prevedono" un futuro fatto di incremento del PIL, espansione del mercato e delle relative merci, disponibilità di energia per tutti ed a basso costo. Una ovvia e colossale illusione, che chiamiamo convenzionalmente "sviluppo", al quale i sostenitori del movimento della decrescita felice contrappongono appunto il termine "decrescita", affiancandolo per sottolinearne l'accezione positiva con il termine "felice".

Il vero sviluppo è altrove, è concepito per un mondo in cui l'Energia è una risorsa preziosa e il cui utilizzo deve essere programmato prevalentemente in termini di sostenibilità globale del sistema. Con questa inversione di paradigma, è il risparmio energetico, il riuso, la sobrietà nei consumi, l'efficienza, la vera molla capace di creare una nuova tecnologia e dare più lavoro. Non certamente gli investimenti sulle grandi opere al servizio di proiezioni economiche che auspicano un mercato futuro in esponenziale espansione, del tutto inesistente, la cui sostenibilità è inoltre tutta da dimostrare.

Il movimento non può che partire ovviamente dalle tante associazioni "no-qualcosa", come no-tav, no-inceneritori, no-dalmolin, per arrivare però ad abbracciare un discorso più ampio, da non confondere assolutamente con il cosiddetto "ambientalismo del si" che molti partiti furbescamente pongono in contrapposizione, ma qualcosa di profondamente diverso.

Parte da considerazioni elementari e razionali su come utilizziamo (male) l'energia nel nostro sfruttatissimo (e per ora insostituibile) mondo, passa attraverso una tecnologia in grado di guidare la transizione verso una società post-petrolio, fino ad arrivare ad un modello di società profondamente alternativa rispetto al dogma del capitalismo di mercato, maggiormente orientata ad un concetto di "benessere" che non è riconducibile a semplici indicatori come il PIL o il reddito pro capite.

Una società dove si è finalmente capito che esistono merci che non sono beni e beni che non sono merci.

P.S. Il filmato completo del convegno (sia in web streaming che in formato DVD) e le slide di intervento dei vari relatori saranno resi disponibili come download appena saranno pronti.

Per maggiori informazioni visitate i siti:
www.paea.it
www.decrescitafelice.it

2 commenti:

  1. siete stati grandi è stato un piacere ed un onore aver dato una piccola mano ... spero in futuro di poter essere anche più utile

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