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mercoledì 6 maggio 2009

Anche Macori sembra aprire al Porta a Porta

Sul giornale Romagna Oggi compare una intervista in cui il candidato Italo Macori ribadisce la sua posizione riferita ad Hera e al Porta a Porta, come già aveva avuto modo di esprimere nella recente videointervista MIZ.

Partito inizialmente da una posizione pregiudizialmente contraria, paventando addirittura costi superiori del 300% e richiedendo (caso unico in Italia) un referendum preventivo, sembra essere ritornato parzialmente sulle sue posizioni dichiarandosi possibilista.

"Il porta a porta mi andrebbe anche bene, se c'è da spendere qualcosa per la tutela dell'ambiente sono disposto ... ma occorre essere sinceri con i cittadini e spiegare loro che questa formula comporta un costo maggiore"

Al contempo, viene criticata pesantemente Hera sostenendo che si tratta di un cancro fuori controllo.

"Una vera e propria metastasi ... erano state promesse sinergie ed economie di scala a favore dei cittadini e delle imprese: oggi vediamo tutti che non è così"

Implicitamente, Macori ammette che Hera non ha svolto un buon lavoro nel migliorare il servizio e diminuire (o almeno calmierare) le tariffe ai cittadini. Allora io mi chiedo, è affidabile Hera quando lei stessa prospetta i costi di un servizio di tipo diverso che potrebbe non sapere svolgere correttamente ?

Secondo uno studio commissionato al Prof.Alfonso Andretta, le proiezioni del costo del Porta a Porta su tutta Cesena, effettuate prendendo a modello il servizio a Forlimpopoli ed estrapolando i costi relativi, porterebbero a un costo da 10,5 Milioni di Euro a quasi 12 milioni di euro, per un incremento vicino al 10% netto. L'occupazione degli addetti allo spazzamento e raccolta passerebbe da 59 unità a 149 unità (se mi ricordo bene), cioè un incremento di un centinaio circa come ordine di grandezza di nuovi assunti per la raccolta domiciliare (che non è poco di questi tempi).

Hera stessa, nota per la sua relativa inefficienza ed attenzione ai margini di profitto, da salvaguardare a tutti i costi per volere degli azionisti, pone un limite del 10% circa di incremento di costo (cioè di tariffe per i cittadini).

Ebbene, se Hera propone una sua visione di aumento dei costi, può essere benissimo che Hera non sia capace di competere per offrire il servizio richiesto (a parità di margine con quello precedente), e non propriamente una effettiva dimostrazione che il servizio costi realmente di più. Nel 2011 il servizio va ad appalto, se dovesse competere in un campo che non gli è proprio si troverebbe in serie difficoltà, pertanto deve scoraggiare le amministrazioni che vogliono adottare il sistema, paventando lo spauracchio dei costi in ogni occasione.

Infatti nelle stime vengono tralasciate importanti voci come:
  • Efficientamento di esercizio (stimato sull'8% del costo totale)
Fai una cosa per qualche anno, diventi più bravo, aggiusti le spese e tagli quelle inutili, ti costa un po di meno l'anno dopo.
  • Utilizzo di lavoratori in fascia protetta
Invece di contabilizzare gli stipendi applicando il contratto FISE, si utilizzano in parte lavoratori in fascia protetta, che godono di contributi agevolati, anche se scontano una minore efficienza.
  • Indotto industriale e di impresa
La creazione di "distretti del riciclo" sul modello di Vedelago, consente di accorciare la filiera del rifiuto, con riduzione dei costi e nuove opportunità per gli imprenditori che desiderano investire in strutture di recupero e di riciclo. (Attualmente i rifiuti del porta a porta multimateriale (plastica e lattine), così come quelli dei cassonetti stradali, vengono portati in parte all'inceneritore di Forli, alle varie discariche, e se va di proprio lusso trasportati fino ad Argenta per il recupero delle varie frazioni multimateriale. Non costa nulla tutto questo?)
  • Diminuzione del rifiuto totale prodotto
La raccolta domiciliare (anche se Hera sostiene il contrario, parlando di migrazione) ha prodotto ovunque una diminuzione netta del rifiuto prodotto quantificabile attorno al 15-20 %, questo significa che anche se il servizio costa di più per ogni chilo smaltito opera su un volume globalmente minore di materiale, con evidenti conseguenze in termini di costi totali del servizio.
  • Spese più efficienti per sostenere le campagne informative
Hera dovrà comunque spendere tanti soldi per grosse campagne informative a sostegno della raccolta differenziata, altrimenti l'obiettivo di raggiungere il 50% di raccolta appare una pura chimera. La stessa spesa per informazione, se orientata alla raccolta domiciliare, è enormemente più efficiente, perchè mentre per il sistema stradale va ripetuta tutti gli anni, per il sistema domiciliare va eseguita praticamente solo in fase di avviamento. Il sistema domiciliare "incoraggia" il cittadino a prendere e mantenere una buona abitudine, quella di separare i rifiuti all'origine, il sistema stradale non ha questa caratteristica, e fa leva solo sul senso civico, che se non adeguatamente "foraggiato" da campagne informative tende a decadere.
  • Minore inquinamento dovuto ai mezzi tecnici pesanti
Mezzi più piccoli (che spostano masse molto minori) sono intrinsecamente meno inquinanti e consumano meno combustibile di mezzi tecnici automatizzati enormi e pesanti, anche se come quantità numerica dovranno essere maggiori. Inoltre possono essere in teoria utilizzati mezzi elettrici, cosa difficile per i grandi compattatori, a causa del peso eccessivo.
  • Dimezzamento delle spese per lo smaltimento in discarica e per l'incenerimento
Oggi portare in discarica costa relativamente poco (circa 90€/tonn) mentre incenerire costa decisamente di più (circa 160€/tonn). I prezzi di oggi sono destinati a salire drammaticamente in futuro, date le sempre più stringenti norme a tutela dell'inquinamento di acqua, aria, suolo. Basti pensare che oltre un terzo dei costi totali di un inceneritore è dovuto al solo sistema di trattamento fumi! Con i prezzi di smaltimento di oggi la raccolta domiciliare va circa alla patta, ma domani non sarà più così, lo smaltimento in discarica e l'incenerimento costeranno sempre di più, anche perchè i rifiuti dovranno essere portati sempre più lontano. Sta qui il vero vantaggio della raccolta domiciliare, dimezza il materiale non recuperato quindi dimezza i costi di smaltimento, che crescono più velocemente dei costi in stipendi!
  • Sanzioni del 20% in bolletta se non si raggiungono i vincoli di RD
Il 2012 è dietro l'angolo, per quella data dovremo raggiungere il 65% di raccolta differenziata, pena una penale del 20% in tariffa ai comuni che non la ottengono. Il sistema tradizionale non permette di superare il 50% se non con costi esplosivi di trattamento e separazione.
  • Possibilità di tariffa puntuale
Oggi la TIA (ex Tarsu) si paga sui metri quadrati calpestabili e sui componenti familiari, cioè indipendentemente se una famiglia produce poco o molto rifiuto. Con il sistema porta a porta la tariffa può essere commisurata al rifiuto prodotto, conteggiando gli svuotamenti. Cosa assai difficile se non impossibile con il sistema tradizionale a cassonetto stradale.

Da notare che non è stato nemmeno citato il ricavo per il materiale recuperato rivenduto!

In conclusione, se l'incremento di Hera è solo del 10%, senza nemmeno considerare tutti i vantaggi potenziali di cui sopra, significa non solo che a regime costerebbe di meno, ma che il cittadino ci guadagnerebbe alla stragrande.

Ce lo vogliamo mettere finalmente in zucca ?
Il Porta a Porta conviene davvero, ma non ad Hera!

martedì 5 maggio 2009

Intervista a Italo Macori - Popolo della Libertà


Scheda del Candidato

Italo Macori ha 65 anni (portati piuttosto bene), sposato e diplomato in ragioneria. Vanta una esperienza pluridecennale in Confartigianato: segretario dal 1979, ne entra a far parte già nel 1963. La sua esperienza politica è di estrazione democristiana fino al 1994, non ha mai avuto incarichi come amministratore pubblico. Oggi è candidato sindaco per la lista "Popolo della Libertà". Possiede un profilo pubblico e un profilo privato su facebook. Nessun blog personale.

martedì 3 marzo 2009

Risposta a Italo Macori del PdL sulla opzione nucleare


Al candidato Italo Macori del PdL il numero 3 sembra piacere parecchio. Dopo avere affermato che la raccolta differenziata domiciliare potrebbe costare tre volte tanto, ha recentemente commentato sul corriere che se l'Italia non abbracciasse la politica nucleare le aziende potrebbero spendere tre volte tanto in termini di bolletta elettrica.

Pur condividendo la sua opinione in merito al sondaggio sul nucleare a Cesena proposto da Paolo Lucchi, certamente affetto da facile demagogia, come del resto qualsiasi sondaggio di tipo Si/No, nel merito della questione il Movimento Impatto Zero e il Meetup amici di Beppe Grillo di Cesena intendono sostenere in maniera convinta la scelta del NO al nucleare con affermazioni concrete e motivate, sfidando pubblicamente i candidati ad una seria verifica non ideologica:

  • Nessuna centrale nucleare impiega meno di 8 anni per la propria costruzione. Nessuna centrale ritorna un utile prima di 15 anni di funzionamento (payback). Da questo discende la certezza che per minimo 20 anni le bollette energetiche dovranno essere assai più salate per finanziare il nucleare, a meno che non si intenda spalmare i costi degli ammortamenti sui cittadini in forma di debito pubblico, come tutti i paesi nucleari in effetti fanno.
  • Gli stati uniti non hanno più inaugurato una nuova centrale dal 1978, dopo l'incidente gravissimo di Three Miles Island.
  • Il carburante Uranio arricchito U235 in concentrazione utile superiore allo 0,2% si prevede in esaurimento, al tasso attuale di consumo, entro 40 o 50 anni al massimo (non é rinnovabile e l'Italia ne è quasi priva). Ne risulta che ad una eventuale centrale italiana della corrente generazione rimarrebbero solo 20 anni o poco più di produzione in utile, poi dovrebbe chiudere.
  • La Francia è costretta a vendere a prezzo di saldo l'energia nucleare di notte, che noi compriamo per ben il 20% del nostro fabbisogno a pochi cent al KWh per pomparla in bacini idrografici e sfruttarla di giorno come idroelettrico, risparmiando una enorme quantità di olio combustibile.
  • Non esiste ancora al mondo una centrale attiva EPR di terza generazione (quelle che si vorrebbero costruire in Italia), l'unica in fase di completamento é in Finlandia a Okiluoto, è costata il doppio di quanto preventivato con più di tre anni di ritardo nella costruzione (e la Finlandia non è certo l'Italia).
  • Nessuna compagnia assicurativa al mondo assicura più una centrale nucleare da decenni.
  • Il 22% dell'acqua dolce della Francia (57% dei prelievi totali di acqua) viene consumata dai reattori nucleari per raffreddamento e dispersa in atmosfera anziché essere distribuita come risorsa idrica, questi impianti infatti possono essere costruiti solo a ridosso dei grandissimi fiumi, e ovviamente si fermano quando la loro portata diminuisce troppo.
  • Il costo di un impianto nucleare va da 2 ai 5 miliardi di euro per GWatt a seconda della tecnologia utilizzata. La quarta generazione (fast breeder), che tra l’altro sarà la più costosa, non sarà commercializzabile prima del 2030.
  • La produzione nucleare nel mondo è in declino costante, i pochi reattori in costruzione (13 in Europa negli ultimi 10 anni) sono per lo più in sostituzione di reattori obsoleti. Paesi come la Germania e l'Inghilterra che avevano piani di graduale dismissione sono costretti ad aumentare la vita operativa degli impianti da 30 a 50 anni per recuperare i costi.
  • La produzione totale di nuova energia elettrica da eolico ha superato quella nucleare nel 2007, Da quell’anno infatti l'eolico vede incrementare di 20GW la potenza installata (+30% all'anno), contro i soli 1,9GW del nucleare, il tutto con un ritorno dall'investimento di mesi anziché decenni.
  • Gli studi di Domenico Coiante (http://tinyurl.com/costonucleare) dimostrano che il costo al KWh del nucleare non è così tanto inferiore rispetto al bruciare petrolio, carbone o gas naturale, senza considerare nemmeno gli enormi costi di dismissione (che noi oggi ancora paghiamo fin dal 1987) ed i costi di stoccaggio delle scorie (nessuno ha mai trovato ancora un sito dove metterle).
  • Il picco di costruzione mondiale di reattori è stato nei primi anni ’80, risultato del tentativo di calmierare negli anni 60-70 i costi enormi per diventare potenze nucleari, in tempi di piena guerra fredda.
  • La metà del combustibile oggi viene da vecchie testate nucleari dismesse.
  • Il nucleare copre il 17% dell'energia elettrica mondiale (32% per la sola Europa), con 449 centrali in funzione, pari a circa 350GW, percentuale però destinata a diminuire nel tempo anche se è prevista l'apertura di una quarantina di nuovi reattori entro il 2020.
  • Nel 2005 sono state dismesse 110 centrali e inaugurate solo 27 (fonte Legambiente).
In conclusione di questi fatti, chi mai potrebbe essere così folle da scegliere un investimento di valore così elevato, a redditività così incerta e così differita nel tempo, proprio in tempi di crisi ?

In realtà, il nucleare rappresenta un gigantesco bluff, i reali piani di ENEL, come dimostrato a Porto Tolle, sono di arrivare in scena e sostenere: "Non volete il Nucleare ? Non c'è problema, abbiamo già pronte nel cassetto le nostre centrali a Carbone Pulito!".

giovedì 29 gennaio 2009

Macori chiede un referendum sul porta a porta

Sembrerebbe che Italo Macori, dopo avere annunciato la sua intenzione di sponsorizzare la costruzione di un inceneritore a Cesena, abbia intenzione di proporre un referendum consultivo per sondare la propensione dei cittadini di Cesena verso il Porta a Porta. Che io sappia non mi sovviene di alcun comune che abbia istituito un referendum "prima" di avviare il servizio domiciliare, mentre alcuni ne sono stati istituiti al termine della sperimentazione iniziale generalmente quando il sistema non ha funzionato, come é successo ad Argelato.

Per inciso, ad Argelato la tariffa era stata ridotta dopo l'introduzione del servizio, ma la campagna informativa è stata pessima e sono stati commessi incredibili errori, come il non dotare tutti i condomini di opportuni contenitori interni di capacità maggiorata. La colpa più grave è stata comunque il non coinvolgere direttamente i cittadini nel processo di miglioramento del servizio. E' normale che dove si sono verificati problemi conclamati la gente si ribelli e ribalti una decisione a suon di referendum, lasciando vincere logiche opportuniste ed egoiste.

Dobbiamo pertanto supporre che ove non è stato chiesto un referendum la popolazione sia contenta oppure scontenta ? Io credo che generalmente sia contenta. Caso mai il problema è al contrario, ove cittadini invocano il referendum ma questi vengono negati dalle pubbliche amministrazioni per paura di perderlo, come è avvenuto a Reggio Emilia. Quando referendum confermativi vengono richiesti, specialmente quando riguardano gli inceneritori, questi perdono sempre, perchè allora ne abbiamo tanti dislocati sul territorio ? Si va contro il volere dei cittadini anche li ?

Allo scritto del Sig. Macori, persona che in ogni caso considero seria e ragionevole, rispondo pubblicamente con la seguente:

Egregio Sig. Macori,

Mi sento in dovere di rispondere alla sua cortese replica apparsa sul Corriere in merito alla proposta di istituire un referendum propositivo a Cesena in materia di raccolta differenziata. A mio parere si tratta di un grave errore metodologico. Sono personalmente contrario affinchè certi temi delicati siano trattati alla stregua di decisioni prese a furor di opinione pubblica, ci sono infatti aspetti che non dovrebbero essere affrontati in maniera ideologica, come lei giustamente sostiene.

Perchè non è stato ad esempio indetto un referendum quando si è deciso nel 2002 di istituire Hera e dare in consegna ad essa la gestione privatistica di tutti i servizi e le forniture pubbliche essenziali ? Come avrebbe potuto esprimere, un eventuale testo di referendum propositivo, l'idea poi avveratasi che il privato avrebbe favorito si l'efficienza del servizio e le casse dei comuni, ma non altrettanto gli esborsi in tariffa dei cittadini ? Certe scelte politiche devono essere trasparenti, ma alla fine compito di una amministrazione accorta è a mio avviso sempre quello di perseguire con fiducia e tenacia certe strategie e fare delle scelte, purchè indirizzate al benessere della collettività.

Dobbiamo forse indire un referendum ogni qual volta si tratta di decidere l'apertura di un nuovo parcheggio ? Se lo si facesse sarebbe come affermare che è l'amministrazione stessa a non volere una tale scelta, anzi a boicottarla. Ovunque sul territorio si è verificata una rilevante rivoluzione di tipo gestionale, come ad esempio la sperimentazione del Porta a Porta a Forlimpopoli nata nel 2007, l'impulso non è mai partito da un referendum popolare, ma da un seria presa di consapevolezza della pubblica amministrazione.

Rilancio pertanto la sua sfida, invitandola a parteggiare politicamente per l'estensione in prova del servizio domiciliare su un quartiere di Cesena come l'Oltresavio, così come accadrà a breve ad esempio per Bertinoro, ed indire poi a distanza di un anno esatto un referendum confermativo di gradimento. Così è successo a Forlimpopoli, ove recentemente la popolazione, previa consultazione popolare, ha apprezzato il nuovo sistema con percentuali bulgare vicine al 90%, inimmaginabili solo pochi mesi prima.

Un recente studio commissionato da ATO a consulenti esterni come il prof. Alfonso Andretta, ha stimato nell'introduzione di un percorso domiciliare a Cesena un possibile aggravio dei costi inferiore al 10%, comprese le indispensabili spese di avviamento e informazione dei cittadini, il che si tradurrebbe a regime in un incremento delle tariffe paragonabile se non inferiore a quelle che Hera, comunque, già applica maggiorate ogni anno ai suoi utenti. In cambio, la prospettiva di un servizio più comodo, maggiore tutela ambientale e possibilità tecnica di commisurare la tariffa futura a quanto realmente si produce come rifiuto (tariffa puntuale).

In merito al fatto che i materiali recuperati hanno scarso mercato, questo è vero ora in quanto stiamo attraversando una fase di crisi economica, tuttavia il valore di recupero dei materiali è comunque irrisorio rispetto ad altre voci che compaiono nel costo complessivo, la cui parte preponderante (oltre il 50%) è dovuta alle spese di smaltimento, le quali più che dimezzano utilizzando un sistema domiciliare spinto. L'incremento modesto di costo é in buona parte a vantaggio dell'aumento di occupazione che il regime domiciliare comporta.

Tengo a precisare che l'associazione MIZ non intende partecipare alla prossima consultazione elettorale, che non è in alcun modo affiliata a Beppe Grillo come lei ha erroneamente indicato, e che rivendica il diritto di fare Politica con l'auspicio di avviare una seria discussione, sia con voi che con altre forze politiche incluso il PD, che su questi temi importanti preferisce al momento tacere.

Cordiali Saluti,
Paolo Marani
MIZ - Cesena