venerdì 4 febbraio 2011
giovedì 5 agosto 2010
Patrizia Gentilini scrive sul "Porta a Porta"
di Patrizia GentiliniGentile Direttore (la lettere è stata pubblicata sul quotidiano Il Resto del Carlino, nda),vedo che sono frequentemente pubblicate lettere che esprimono riserve e timori circa la raccolta porta a porta dei rifiuti, specie per quanto attiene un eventale aumento delle tariffe. Per una volta, come medico talvolta definito “allarmista”, mi sia consentito di intervenire per portare viceversa buone notizie, rassicurare tutti e far dormire sonni tranquilli ai nostri concittadini. Con tutta l’esperienza che ho maturato in questi anni posso davvero affermare, senza timore di smentite, che se c’è una cosa di cui non ci si deve preoccupare è proprio la raccolta domiciliare.Anzi, vorrei avere una “finestrina cardiaca” attraverso cui tutti potessero sbirciare e vedere quanta gioia ci sia nel mio cuore da quando ho saputo che anche nella nostra città si adotterà la raccolta “porta a porta”.Eh sì, cari concittadini, se vogliamo guarire dalla “malattia rifiuti”, il primo passo è proprio questo: iniziare con una buona differenziazione dei rifiuti alla fonte! Se posso fare un paragone sarebbe come essere a letto con la febbre e tenere la finestra spalancata: per quanti antibiotici prendiamo il freddo che entra non ci permette di guarire e così, perifrasando, fare la raccolta domiciliare è come chiudere la finestra, il primo passo verso la guarigione dalla “malattia rifiuti”!Perche sono tanta fiduciosa? Semplice, perchè la raccolta domiciliare non è una “balzana” idea del nostro Sindaco, ma quanto praticato già da anni da milioni di cittadini nel nostro Paese e che ha dimostrato di comportare i maggiori vantaggi sia in termine di riduzione di rifiuti (mediamente -20%), aumento della raccolta differenziata (fino al 70-80%) e, soprattutto, a regime, diminuzione delle tariffe (-15%). Ricordo che già nel 2006 una ricerca su oltre 13 milioni di cittadini fatta dall’Ecoistituto di Faenza dimostrava quanto vi sto dicendo.Già oggi un cittadino che vive in un appartamento di 80 metri quadri in Provincia di Treviso, ove si fa il porta a porta, paga per la Tarsu 90 euro l’anno rispetto ai 120 euro circa che si pagano da noi, vi pare poco? Questo non succede solo in Veneto, ma anche in provincie del Lazio, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Piemonte, Campania…. Ad Ancona, proprio in questi giorni, è in atto in Consiglio Comunale un ripensamento dell’intero ciclo dei rifiuti e si stima una diminuzione del 30% delle tariffe adottando la raccolta domiciliare spinta finalizzata al riciclo totale della materia.La raccolta domiciliare certamente comporta un cambiamento di abitudini ed un maggior numero di addetti, richiede quindi una adeguata informazione, la collaborazione di tutti ed un aumento degli occupati. Maggiori occupati (cosa non disprezzabile coi tempi che corrono) significa maggiori costi, ma sia chiaro: questi maggiori costi sono ampiamente compensati dai minori costi di smaltimento del residuo, dai minori investimenti e dal maggior guadagno che proviene dalla vendita dei materiali ben differenziati alla fonte ed è qui che vogliamo si vada a parare: la raccolta porta a porta deve essere finalizzata al riciclo e non all’incenerimento!E non si dica che non esiste mercato per il riciclo in periodo di esaurimento di risorse come l’attuale: il 10 Novembre 2009 Assopannelli ha denunciato la carenza di legno di riciclo per la costruzione di pannelli truciolari, legno che insieme a tante altre nobili materie quali carta e plastiche viene totalmente sprecato nelle voraci fauci degli inceneritori!Infine, e mi stupisce davvero che mai questo venga messo sul “piatto della bilancia”, perchè nessuno affronta il problema dei “costi esternalizzati”, ossia i costi in termini di danni alla salute ed all’ambiente che provengono dalle attività industriali/energetiche/produttive, ecc? Questi costi, riconosciuti e valutati (oltretutto parzialmente) dall’UE, variano, per l’incenerimento di una tonnellata di rifiuti da 4.5 a 21 Euro, a seconda dell’efficenza energetica raggiunta dall’impianto.Allora, se mettiamo sul piatto della bilancia la riduzione del 20% della TARSU che si ottiene col porta a porta, l’assenza di costi esternalizzati, i nuovi posti di lavoro che si creano, da che parte pende la bilancia?A me pare che penda tutta da una sola parte e che i motivi per dire sì al porta a porta - “senza se e senza ma” - siano indiscutibili.O forse a qualcuno non interessa farci guarire dalla “malattia rifiuti”?Patrizia GentiliniISDE Italia
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Paolo Marani
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mercoledì 19 maggio 2010
Lettera aperta ai futuri consiglieri regionali e provinciali
"Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alle prossime generazioni"
- Alcide de Gasperi (1881-1954)
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Lettera aperta inviata a
tutti gli amministratori delle Regioni e delle Province, allo
scopo di contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia
energetica, con particolare riferimento alla disponibilità delle fonti
fossili. Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.
La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.
La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta! Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.
Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.
Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).
Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!
Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.
Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).
Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.
La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.
In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.
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Paolo Marani
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lunedì 22 febbraio 2010
Il sindaco di San Francisco invita Alemanno a perseguire la strategia Rifiuti Zero
Ufficio del Sindaco Gavin Newsom, Città e Contea di San Francisco
All’Onorevole Gianni Alemanno
Sindaco Di Roma
Piazza del Campidoglio
00186 Roma
Italia
Caro Signor Sindaco,
Sinceramente,
Gavin Newsom
Sindaco di San Francisco
(Traduzione di Sergio Apollonio)
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Paolo Marani
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giovedì 19 febbraio 2009
Lettera di Montanari a Veronesi
Da giorni sono tempestato da mail e da telefonate di persone che mi chiedono un’opinione su quelle che qualcuno definisce irrispettosamente comparsate e devo, pur riluttante, rispondere. A dare occasione a tutto questo è un breve video pubblicato da Piero Ricca nel quale lei si rende protagonista di una parte che, mi permetta, vista da fuori non suona propriamente dignitosa. Si guardi: trova tutto all’indirizzo www.pieroricca.org
Il motivo per il quale scrivo malvolentieri è il rispetto che mi è stato insegnato nei confronti della vecchiaia, per arzilla e a piedi caldi, come nel suo caso, che questa sia. E a ciò si aggiunge l’umana pietà che provo verso una persona certo sofferente in cuor suo per ciò che è costretto a mettere in scena e per l’inevitabile imbarazzo che una persona intelligente deve per forza sentire quando qualcuno gli fa sbattere il naso contro sue contraddizioni e non trova altra via d’uscita se non quella d’arrampicarsi goffamente su specchi sempre più scivolosi.
Molti ricordano la trasmissione televisiva (da alcuni aggettivata Faziosa) in cui lei sparò quell’ormai troppo famoso “zero” riguardante la nocività degl’inceneritori e in cui favoleggiò delle ricerche e dei “libri e libri” che, stando a lei, dimostrerebbero, venendo al sodo, come tutta la fisica, la chimica e la tossicologia che si trova da anni e anni su milioni di libri e libri crolli al cospetto del giuramento dei suoi “esperti”.
Chi siano questi esperti e quali siano le loro credenziali non è dato sapere né è dato sapere quali siano quelli che lei definisce “i nostri studi”. Che studi ha condotto lei, professore, se di polveri, per sua stessa ammissione, non capisce nulla? “Io non mi occupo di questa materia,” dice. Dunque, in base a che, se non ne sa nulla, se di questa materia non si occupa, può affermare pubblicamente che non sono in aumento i cancri intorno agl’inceneritori quando le ricerche epidemiologiche addirittura italiane la smentiscono? E che ne dice delle malattie cardiovascolari che incidono ben di più di quelle tumorali? E ha mai sentito parlare delle polveri come “endocrine disruptors” e, dunque, responsabili, ad esempio, di tiroiditi e di diabete? E della “burning semen disease” che ne dice? E delle malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer? E della stanchezza cronica? E del passaggio delle polveri da madre a feto con conseguenti aborti e malformazioni? Devo continuare? O ha voglia di dare un’occhiata a ciò che hanno fatto i suoi colleghi francesi?
“Io mi occupo di salute,” dice lei nell’intervista. In che senso lo faccia non ce lo rivela. “Ci deve credere”, continua poi, un po’ comicamente dopo aver confessato con tenero candore la sua incompetenza, quando la gentile intervistatrice le fa notare che c’è chi si fa bovinamente ipnotizzare dal professore in formato catodico che pontifica su tutto e che manco sa di che sta parlando per sua stessa ammissione. Ma qui, forse io sono ingenuo: lei conosce molto meglio di me il potere che i media assicurano sulle menti umane e di questo fa un pilastro della sua fortuna e di quella dei suoi numerosi sponsor milionari.
Caro professor senator Veronesi, lei si è sempre sottratto a qualsiasi confronto pubblico e, sollecitato dall’intervistatrice, non si è smentito nemmeno questa volta. “Io non vado a fare confronti,” mormora con tono paternalistico. Ma, professore, se lei avesse qualche consuetudine con la ricerca e, soprattutto, se alla ricerca riservasse un qualunque grado d’interesse che non fosse il suo ormai famoso zero, saprebbe che è proprio confrontandosi che ci si chiariscono le idee, che idee nuove sbocciano, che si mettono in evidenza i proprio errori… Senza confronto si rischia di diventare come lei, dei signori Lei-non-sa-chi-sono-io che si aggrappano grottescamente a quell’ipse dixit, morto solo ufficialmente ma ben vivo nella psicologia della massa, con cui la filosofia aristotelica fu deformata per secoli e che diede qualche grattacapo, tra gli altri, a tale Galilei da Pisa.
Un secolo e mezzo fa Rudolf Virchow, un suo collega tedesco di cui lei certo non ignora i meriti, dava del cialtrone a un tale chiamato Louis Pasteur, un chimico che, usando un microscopio, fondò una disciplina chiamata Microbiologia. Bene, Virchow, come non pochi suoi coevi, si vantava di non aver mai accostato l’occhio ad uno strumento così ridicolo come un microscopio e si faceva beffe di quel provincialotto francese che si trastullava a guardare insignificanti animaletti che si muovevano sul vetrino. Le ricorda qualcuno?
Suo
Stefano Montanari
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lunedì 6 ottobre 2008
L'italia è il paese del sole
Secondo un recente sondaggio, appena il 9% dei cittadini italiani con meno di 30 anni pensa che l'ambiente sia un problema prioritario! Ciò è frutto evidente di disinformazione, bombardati come siamo da pensieri ben più contingenti ed immediati, come la criminalità, la disoccupazione, la recessione economica. Bob Dylan disse che non si possono pretendere virtù morali dai poveri che pensano solo a campare. Non ci rendiamo conto però, noi gente ancora relativamente ricca e benestante, che se il problema ambientale scoppia ne andiamo di mezzo tutti. Senza energia e ambiente non c'è economia, non c'è lavoro, non c'è cibo, io e quello sparuto 9% continueremo imperterriti a considerare quello ambientale IL PROBLEMA, non solo una opzione da coltivare a tempo perso. Il SOLE, questa davvero sarà una delle poche ancore di salvezza, per un nuovo rinascimento a carattere ambientale, non certo il nucleare convenzionale (l'uranio si esaurirà fra appena 40 anni). La tutela ambientale, l'energia, i cambiamenti climatici, sono fenomeni strettamente correlati e per i quali occorre adottare strategie unificate. Spazio al sole quindi, che l'italia ne è piena, fortunatamente.Allego una lettera aperta di Vincenzo Balzani dell'università di Bologna, affinchè chi può ne tragga saggi consigli:
L'Italia non ha combustibili fossili né uranio, ma una risorsa pulita e illimitata per 4 miliardi di anni. Appello al governo: adesso i politici devono saper ascoltare gli scienziati, gli unici che sanno guardare lontano.
Per mettere a fuoco il problema dell'energia bisogna considerare che la Terra è come un’astronave che viaggia nell'immensità dell'Universo. Non consuma sue risorse energetiche per viaggiare, ma ha bisogno di tanta energia per i numerosi passeggeri che trasporta: già oggi sono più di 6,7 miliardi, con un aumento di circa 75 milioni all'anno. Ogni minuto nascono 32 indiani e 24 cinesi.
La storia della civiltà è strettamente correlata al progressivo sviluppo delle risorse energetiche, perché con l'energia si può fare tutto, o quasi. Si può anche rimediare alla scarsità di altre risorse; per esempio, se l'acqua potabile scarseggia, se ne può ottenere a volontà dall'acqua del mare, ma al caro prezzo energetico di un litro di petrolio per ogni 3 metri cubi di acqua.
Nell'attuale fase storica l'energia è fornita quasi esclusivamente dai combustibili fossili, ma ci rendiamo conto che sono un regalo irripetibile e quantitativamente limitato che la natura ci ha fatto. Oggi sappiamo anche che il loro uso massiccio e prolungato reca gravi danni all'uomo e all'ambiente. Partendo da questi incontrovertibili dati di fatto, è necessario compiere scelte sagge e prendere rapide decisioni nel campo della politica energetica.
La questione energetica mette l'umanità di fronte ad un bivio. Da una parte c'è la difesa ad oltranza dello stile di vita ad altissima intensità energetica dei Paesi ricchi. Uno stile di vita che non si fa carico dei danni dell'ambiente, non esclude azioni di forza o, addirittura, di guerra per conquistare le riserve fossili residue, non si cura di ridurre le disuguaglianze, si espone ai rischi della proliferazione nucleare e lascia in eredità alle generazioni future scorie radioattive per migliaia di anni. Dall'altra parte la necessità di rispettare i vincoli fisici del nostro pianeta imporrebbe un cambiamento dello stile di vita, che dovrebbe anche essere visto come una scelta etica: uno stile di vita fondato su più bassi consumi energetici, sobrietà e sufficienza.
Questa seconda alternativa prevede un periodo di transizione, nel quale dovrà essere progressivamente ridotto l'utilizzo dei combustibili fossili, evitata l'espansione del nucleare e sviluppati tutti i tipi di energie rinnovabili, diffuse e non inquinanti, ciascuna valorizzata a seconda della specificità del territorio.
Per fare la scelta giusta ci vuole una politica che guardi lontano. De Gasperi ha scritto che proprio in questo sta la differenza fra un politico e un vero statista: il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda invece alla prossima generazione. Per agire come statisti, i politici dovrebbero ascoltare più spesso gli scienziati che, avendo minori condizionamenti, possono guardare più lontano.
Questo è fondamentalmente lo scopo che ha spinto un folto gruppo di scienziati a rivolgere al governo un appello (http://www.energiaperilfuturo.it/), che è stato poi illustrato in un incontro presso il ministero per lo Sviluppo Economico. L'appello sottolinea l'urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell'energia, mette in guardia contro un inopportuno e velleitario rilancio del nucleare e, infine, esorta il futuro governo a sviluppare l'uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell'energia solare.
L'Italia non ha combustibili fossili e neppure uranio. La sua più grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantità di energia, 10 mila volte quella che l'umanità intera consuma. Guardare lontano, quindi, significa sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili, non quello dell'energia nucleare.
E' un guardare lontano nel tempo, perché non lascia alle prossime generazioni un immane fardello di scorie radioattive. E' un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell'uranio, l'energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.
L'Italia ha più Sole dell'Austria, ma ha una superficie pro capite di pannelli solari termici 20 volte meno estesa. L'Italia ha più Sole della Germania, ma la potenza fotovoltaica pro capite installata in Germania è 30 volte maggiore. Fa specie che in Italia, dove l'unica risorsa energetica ampiamente disponibile è proprio il Sole, la maggior parte dei politici e degli industriali, e persino alcuni scienziati, non si siano ancora accorti che l'attuale crisi energetica offre al nostro Paese una grande opportunità che nazioni meno ricche di Sole hanno già colto, sviluppando nuove industrie e creando nuove forme di occupazione. Il risparmio, l'uso più efficiente dell'energia e lo sviluppo del solare e delle altre fonti rinnovabili sono le azioni necessarie per affrontare il difficile futuro che ci aspetta e per lasciare in eredità ai nostri figli un Paese vivibile.
Tratto da: MondoElettrico
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Paolo Marani
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lunedì 4 agosto 2008
Lettera aperta del MIZ agli Amministratori
Sul Corriere Cesena di questa mattina è uscito un nostro comunicato stampa in merito alle azioni svolte dalla presente amministrazione provinciale in materia di pianificazione e gestione del servizio rifiuti. Come è ormai noto a tutti, pausa estiva a parte, siamo già palesemente in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, ed i vari candidati non perdono occasione per dichiarare sulle testate locali i loro lodevoli tentativi di porre al centro del loro programma politico la questione ambientale e tutti gli sforzi necessari ad una corretta e sostenibile gestione del territorio.Peccato che questi proclami escano esclusivamente in campagna elettorale, assai raramente accompagnati da modalità e tempi di attuazione certi. Appena chiuse le urne, la politica (quella della C maiuscola, come "Casta") riprenderà il sopravvento, all'insegna della continuità amministrativa sulla spartizione clientelare del territorio e delle funzioni pubbliche. Dato che a parlar male si commette peccato anche se a volte ci si azzecca, abbiamo deciso di sfidare le amministrazioni che verranno ad esprimersi in anticipo, pubblicamente, sui temi che stanno al centro del nostro movimento, affinché il momento della propaganda elettorale rappresenti davvero un luogo di riflessione e di comunicazione trasparente verso i cittadini.
Come arginare gli effetti deleteri di avere affidato ad Hera un monopolio pressochè totale su tutti i servizi primari verso i cittadini ? Come avviare la tanto auspicata svolta in tema di trattamento dei rifiuti urbani ? Come incentivare una vera riduzione "alla fonte" dell'indifferenziato che annualmente produciamo in quantità intollerabili ? (Oltre 450 Kg pro capite di indifferenziato a Cesena, per un ammontare di oltre 700 Kg di rifiuto pro capite prodotto annualmente).
Qualcuno si stupirà di come il termine "Hera" capiti direttamente o indirettamente così spesso, non possiamo però che riconoscere come questa grande Holding abbia assunto un ruolo assolutamente determinante e trasversale su "tutte" le tematiche ambientali: luce, acqua, gas, energia, rifiuti, consorzi di bonifica, educazione ambientale, lavori stradali, una sorta di istituzione autonoma e autocontrollata che pretende in nome dell'efficienza e della gestione di impresa di assumere il pieno dominio decisionale su tutto il territorio.
Questi temi, la gestione corretta dei limiti di Hera da parte della pubblica amministrazione ed i problemi ad essa connessi, devono fare parte integrante della discussione politica, lodi e critiche incluse, a tal proposito abbiamo promosso una lettera aperta alle presenti e future amministrazioni, sia comunali che provinciali, di destra o di sinistra poco importa. Non è il momento di abbassare la guardia.
Nulla di personale contro Hera, ma se continua questa ipocrita gestione che sulla carta prevede un 51% in mano pubblica, mentre il pubblico è completamente latitante e non sa prendere decisioni strategiche, rimpallando continuamente fra provincia ed ATO, tanto vale privatizzarla tutta! In questo modo almeno non ci stupiremo più per le scelte fatte, quasi mai a vantaggio del cittadino ma quasi sempre a vantaggio dei fortunati possessori delle assai remunerative azioni.
Guarda caso, le azioni di Hera sono detenute in larga parte dalle amministrazioni locali stesse che dovrebbero assumerne un ruolo di controllo, in questo modo si attua un cortocircuito istituzionale incredibile, un conflitto di interessi vergognoso ed indicibile, dove scelte pubbliche elementari a garanzia e tutela dei cittadini (come ad esempio il porta a porta) si tramutano inevitabilmente in un boomerang verso le casse stesse delle amministrazioni, rendendo di fatto impossibile qualsiasi decisione virtuosa per gli interessi del bene comune.
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Paolo Marani
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sabato 14 aprile 2007
Chi vuole il nucleare ?
Si fa un gran parlare di protocollo di kyoto, di riduzione delle emissioni per contrastare i cambiamenti climatici, l'italia si è impegnata formalmente a ridurre i limiti dal 1990 al 2012 del 6.5%, invece le abbiamo aumentate di quasi il 7% al 2005 ... per rientrare nei limiti (e non pagare pesanti sanzioni verso la comunità europea) servirebbero ora sforzi tecnicamente irrealizzabili. Allora che si fa ? Eolico ? Fotovoltaico ? Risparmio energetico ? NO! Costa troppo, si pensa di ritornare al nucleare. Leggete la lettera inviata al presidente napolitano e firmata da eminenti scienziati, come Tullio Regge (Fisico) per finire con .... Umberto Veronesi (famoso per essere uno strenuo difensore delle lobby farmaceutiche):









