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sabato 29 gennaio 2011

Alessio Ciacci e la strategia Rifiuti Zero


Alessio Ciacci sta realizzando a Capannori quello che ogni assessore all'ambiente serio dovrebbe realizzare, perseguire la strategia Rifiuti Zero e coinvolgere direttamente le aziende per incentivare la produzione di merci e beni che non diventano rifiuto appena immesse sul mercato.

Un caso emblematico di intervento è quello che Capannori ha compiuto verso l'azienda Lavazza. Hanno istituito un centro di ricerca "rifiuti zero", basato sulla collaborazone fra volontari, ambientalisti, ricercatori del settore, in modo da compiere una analisi merceologica sul rifiuto che permane indifferenziato dopo la raccolta porta a porta. Hanno analizzato il materiale e trovato un enorme quantitativo di cialde del caffè non riciclabili (nove tonnellate all'anno). Hanno scritto alla Lavazza una lettera aperta, pubblicata anche sui giornali locali, e questi hanno risposto chiedendo un incontro con il comune, al fine da definire una strategia di commercializzazione dei loro prodotti con una maggiore attenzione ambientale.

Il concetto non è essere contro quella o quell'altra azienda, quanto rendere le aziende che producono rifiuti nella condizione di capire che avrebbero tutto l'interesse, anche come ritorno di immagine, nel collaborare per proporre beni più eco-compatibili. Speriamo che la lavazza colga questo segnale e dia l'esempio, speriamo anche che tanti altri amministratori pubblici riescano a compiere iniziative simili nei rispettivi comuni, perchè produrre in maniera sostenibile e nel rispetto dell'ambiente può solo favorire l'economia.

Alessio Ciacci verrà invitato a Cesena dal MIZ per una serie di conferenze, le cui date sono ancora da delineare, ma si parla di questa primavera. Ne riparleremo presto!

lunedì 10 maggio 2010

VegFest Sabato 5 Giugno a Cesena

In Italia ogni anno 700 milioni di animali terrestri e almeno cinque volte tanto di animali acquatici vengono uccisi per il consumo alimentare umano, il 99% dei quali proviene da allevamenti intensivi.

Ma oltre all'uccisione di tutte queste creature, paghiamo alti prezzi in termini ambientali, poiché gli allevamenti intensivi destinati all'alimentazione umana sono il principale responsabile di fenomeni di inquinamento delle falde acquifere e dei mari, della deforestazione, dello spreco di risorse territoriali, idriche e alimentari e contribuiscono in maniera determinante all'effetto serra.

L'alternativa a tutto questo esiste: l'alimentazione vegetariana. Quest'ultima è riconosciuta da tanti specialisti come uno stile alimentare in grado di mantenere un buono stato di salute e il corretto apporto di elementi nutritivi per ogni fascia d'età. Nei vegetariani l'incidenza delle principali malattie tipiche dei paesi industrializzati (malattie cardiovascolari , cancro, obesità e diabete) è molto inferiore rispetto agli onnivori.

Nella nostra provincia la LAV (lega antivivisezione), l'ENPA (ente nazionale protezione animali) e altre associazioni animaliste sono molto attive nel territorio e hanno dato vita a questo bel progetto: un Festival Vegano, il VEGFEST, che si terrà nella splendida cornice di Villa Silvia il 5 giugno 2010 dalle ore 17 alle ore 24.

Lo stile vegano è un po più rigido del vegetariano, dato che rifiuta per principio anche qualsiasi altro alimento derivato di origine animale, come le uova e i formaggi, facendo uso in sostituzione di elementi come la soia o il seitan. Tuttavia occorre ricordare come il "veganismo" sia qualcosa di più di una semplice dieta, è anche uno stile di vita che abbraccia il comportamento alimentare con un messaggio di tipo etico, quello di evitare lo sfruttamento insostenibile e crudele del mondo animale.

All'evento verrà servita anche una cena "vegan" per invitare i profani a conoscere di cosa si tratta, e che in fondo rinunciare per un po alla carne e al latte è possibile senza perdere il gusto del cibo, pur senza farne una scelta integrale di vita.

Saranno presenti diverse associazioni, tra cui anche noi del MIZ, mercatini, conferenze, animazione per bambini, libri e mostre tematiche animaliste. In caso di maltempo la festa verrà rinviata a sabato 19 giugno 2010. L'iniziativa è promossa da ASSIPROV e patrocinata dal Comune di Cesena.

Vi aspettiamo allora tutti il 5 giugno a Villa Silvia, che tra l'altro l'ONU ha promosso come giornata mondiale dell'ambiente.


martedì 29 settembre 2009

Earth Overshoot Day: la crisi lo ha spostato solo di due giorni

L'Earth Overshoot Day è caduto quest'anno il 25 settembre.

In questa data l'umanità ha esaurito le risorse rinnovabili prodotte nel 2009 e deve attingere al capitale naturale del pianeta.

Nel 1987 l'overshoot day era il 19 dicembre, poi lo sviluppo economico e demografico lo hanno fatto anticipare ogni anno per arrivare lo scorso anno al 23 settembre.

Un anno di crisi economica e di calo della produzione industriale e dei trasporti hanno prodotto un misero "effetto positivo": spostare in avanti l'overshoot day di due giorni.

Due giorni!

Avete presente quale sforzo dovremmo fare per ritornare almeno dalle parti di ottobre o novembre?

Continua su: Ecoalfabeta

lunedì 11 maggio 2009

Servirebbe un mondo a prova di picco

Sto leggendo non senza una punta di sconforto e preoccupazione alcuni articoli in cui si mostra come tante risorse minerarie fra cui il ferro e il mercurio si stiano esaurendo a un ritmo veramente allarmante.

Ma ci pensate ? L'eta del ferro è collocata all'incirca a 12 secoli avanti cristo, cioè almeno 3500 anni fa, e fra solo 50 anni sarà finita! Al solo pensiero mi assale un brivido per la schiena.

Ma questo vale anche per il Litio (con cui si fanno le batterie), e di un sacco di altri minerali. Tutto sta piccando, ovvero raggiungendo il limite oltre al quale la domanda di un bene è destinata a scendere, per il banale motivo che "non se ne riesce a produrre a sufficienza".

Sono convinto che siamo all'apice di un mondo destinato a collassare, come fece l'impero romano. Non tanto per un cataclisma, ma per l'incapacità di rendersi conto delle necessità del cambiamento, senza nemmeno arrivare a scomodare la classica sindrome della rana bollita.

Il mondo cambia sempre e, se il nuovo deve arrivare, qualcosa di vecchio deve sparire. Sic transit gloria mundi.

martedì 7 aprile 2009

Le 10 migliori notizie del 2008 sull'ambiente


1) Novembre 2008, vittoria di Barack Obama alle presidenziali USA

Barack Obama é il 44.mo presidente degli Stati Uniti, il primo di colore... verde! Il suo programma per l'ambiente, battezzato “New energy for America”, si articola in 6 punti principali e rivoluzionari:
  • ridurre in 10 anni il consumo di petrolio in una quantità pari a quello che attualmente gli Stati Uniti importano da Arabia Saudita e Venezuela messe insieme;
  • produrre il 10% dell’energia degli Stati Uniti da fonti rinnovabili entro il 2012 e il 25% entro il 2025;
  • immettere sul mercato almeno 1 milione di auto ibride entro il 2015;
  • ridurre del 15% dei consumi di elettricita' entro 10 anni;
  • creare 5 milioni di posti di lavoro in 10 anni nell'energia pulita, investendo 150 miliardi di dollari;
  • arrivare a un taglio delle emissioni di C02 nell'atmosfera dell'80% entro il 2050.
2) Maggio 2008: viene annunciato che nel 2007, per la prima volta, l'energia eolica ha superato il nucleare.

L'anno scorso nel mondo sono stati installati 20mila megawatt di impianti eolici contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall'atomo. A livello di produzione vince ancora l'atomo, ma solo perché le pale eoliche funzionano durante l'anno per un numero di ore inferiore a quello di un impianto nucleare e dunque, a parita' di potenza, producono meno elettricità. Il merito del sorpasso sarebbe degli Stati Uniti, dove il 30% di tutta la potenza elettrica installata durante il 2007 viene dal vento.

3) Settembre 2008: aumenta l'uso della bicicletta in Italia.

Secondo i dati registrati dall’Osservatorio “Audimob” di Isfort, la bicicletta rappresenta un mezzo di trasporto abituale, utilizzato cioe' almeno 3-4 volte a settimana, per oltre il 13% degli italiani tra 14 e 80 anni. A questo dato bisogna aggiungere un altro 23,5% della popolazione che la adopera in modo occasionale, vale a dire non piu' di 1 o 2 volte a settimana. Si tratta di percentuali in forte e continua crescita: la percentuale di persone che fa un uso frequente delle due ruote risulta praticamente raddoppiata dal 2002 al 2007 e quasi quadruplicata restringendo l’arco temporale al periodo 2004-2007. Da sottolineare anche l'iniziativa del governo tedesco che ha lanciato un piano per raddoppiare la diffusione delle biciclette (il 20% del traffico complessivo nel Paese) entro il 2012.

4) Agosto 2008: diminuiscono gli incendi boschivi in Italia

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2008 si sono verificati complessivamente 4.093 incendi boschivi che hanno distrutto 32.268 ettari, di cui 12.502 boscati e 19.766 non boscati. Rispetto allo stesso periodo del 2007, quando i roghi erano stati 8.505, si registra una diminuzione del 50%, con un netto calo anche la superficie totale percorsa dalle fiamme che passa da 205.253 ettari del 2007 agli attuali 32.268, ben l’80% in meno. Sempre al 31 agosto 2008 i comandi territoriali del Corpo forestale dello Stato avevano denunciato 281 persone per il reato di incendio boschivo: 11 arresti e 270 a piede libero. Fonte dei dati: Corpo Forestale dello Stato

5) Gennaio 2008: l'Australia segue l'esempio cinese e vieta la distribuzione gratuita degli shopper di plastica nei supermercati.

4 anni fa lo stesso provvedimento era stato adottato in Bangladesh, dove i sacchetti di plastica causavano inondazioni intasando le reti idriche bengalesi. Anche a San Francisco in California sono vietati. Fonte: Peacereporter.net

6) Febbraio 2008: in Norvegia viene inaugurata banca fitoterapica piu' grande del mondo.

La banca dei semi agricoli norvegese viene definita “una delle imprese piu' innovative e straordinarie al servizio dell’umanita'”. Costruita all’interno di una montagna ghiacciata nei pressi del villaggio di Longyearbyen, nelle isole Svalbard, nei prossimi anni ricevera' circa 200.000 sementi, ma la sua capacita' complessiva e' di 4.5 milioni di campioni, per un totale di circa 2 miliardi di semi. (Fonte: fao)

7) Giugno 2008: Il presidente del Brasile Lula annuncia l'istituzione di tre nuove aree protette nella foresta amazzonica.

Per un totale di 16 milioni ettari (quasi quanto l'Irlanda), questa nuova area si va ad aggiungere ai 23 milioni di ettari precedentemente protetti. L'Amazzonia diventa cosi' il piu' grande mosaico di aree protette del mondo. Buone notizie anche per le foreste dal Paraguay, dove il governo ha deciso di prolungare di due anni la "Zero deforestation Law".

8) Settembre 2008: aumentano gli italiani che scelgono di bere l'acqua del rubinetto.

Lo rivela addirittura un'indagine dei concorrenti, l'Associazione di costruttori di impianti per il trattamento delle acque 'Acqua Italia'. Il 72,3% del campione contattato afferma di aver bevuto almeno una volta nell'ultimo anno acqua del rubinetto. Di questi, la porzione di chi la beve sempre o quasi ha raggiunto quota 39,9%, registrando una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano 31,2%). Di questi, il 43,7% sceglie l'acqua potabile perché e' piu' controllata di quella in bottiglia, il 46,7% perché e' molto piu' economica. Una delle note piu' incoraggianti viene dalla citta' di Milano, dove chi ha dichiarato di aver bevuto l'acqua di rubinetto almeno una volta negli ultimi 12 mesi raggiunge l'82%.

9) Settembre 2008: rivoluzione nel settore fotovoltaico.

William Yuan, dell'Oregon, 12 anni, appassionato di tecnologia e spronato dal suo professore di Scienze, riesce a mettere a punto a un nuova cella solare 3D, in grado di captare sia la luce visibile che i raggi UV. L'efficienza di cella di Yuan é di circa 500 volte superiore a una normale cella solare 2D, in grado di catturare solo la luce visibile. Per approfondire il progetto William ha ricevuto una borsa di studio di 25mila dollari. L'ispirazione per il progetto é arrivata da una casa costruita in Lego.

10) La società tedesca Beluga Shipping vara la “Beluga SkySails”, la prima nave portacontainer (130 metri di lunghezza) trainata da un aquilone.

Progettata e costruita grazie a finanziamenti europei, la “vela” é grande come un campo da tennis, viene ancorata a poppa e permette di risparmiare il 20% del carburante, circa 1.500 euro al giorno. Si può adattare a qualsiasi modello di imbarcazione e si guida con estrema facilita' grazie a un sistema computerizzato.

domenica 1 marzo 2009

Dalla politica, nessun rispetto per l'ambiente

Sul sito web di Repubblica si può leggere un interessante articolo a firma Valerio Gualerzi, (un po datato ma ancora attuale) all’interno del quale viene messa in luce l’anomalia costituita dal fatto che in un momento in cui la sensibilità nei confronti dei temi ambientali sta crescendo in tutto il mondo, le due maggiori formazioni politiche italiane (PD e PDL) che praticamente monopolizzano il Parlamento, manifestino al contrario scarsissima attenzione per l’ambiente.

Partendo dal presupposto che la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali non rappresenta un patrimonio riconducibile in alcun modo alla destra o alla sinistra, come affermato dal caro amico De Maio con il quale condivido la partecipazione al Movimento per la decrescita felice, ritengo che l’articolo di Gualerzi costituisca un ottimo spunto intorno al quale riflettere. Il Parlamento uscito dalle urne del 14 aprile è costituito nella sua totalità da formazioni politiche che si pongono unicamente obiettivi di crescita economica e sviluppo infrastrutturale, senza tenere nella minima considerazione le tematiche ambientali.

Dopo la scomparsa dei verdi, che pure interpretavano la questione ambiente in maniera poco consona al loro nome, tutti i partiti che hanno rappresentanza parlamentare manifestano scarsa o nulla sensibilità ecologista e vantano programmi elettorali fotocopia imperniati sulla costruzione di grandi opere altamente impattanti (TAV, autostrade, inceneritori, rigassificatori, centrali a carbone e turbogas ecc.) e votati a creare una crescita dei consumi energetici assolutamente incompatibile con le problematiche che stanno prospettandosi per i decenni futuri.

Nonostante tutto ciò la sensibilità dei cittadini italiani nei confronti dell’ambiente in cui vivono e la volontà di preservare la propria salute dagli effetti disastrosi dell’inquinamento, stanno aumentando sempre più di pari passo con il loro desiderio d’informarsi ed accumulare conoscenza. Chi oggi gioisce pensando di avere lasciato gli ambientalisti fuori dal parlamento, si tratti del governo “illuminato” di Berlusconi o di quello ombra di Veltroni, farebbe bene ad operare più di una riflessione.

Ultimo atto di questa sistematica marginalizzazione delle forze che portano avanti i temi ambientali, lo sbarramento al 4% delle europee, votato da tutte le forze che, ovviamente, già confidano di raggiungerlo.

L'articolo completo di Marco Cedolin continua su "Il Corrosivo".

mercoledì 18 febbraio 2009

Una Parola

è parola che ho usato sempre con cautela, ma bisogna pur cominciare a farlo. parola che spiega la disuguaglianza, la prevaricazione del forte sul debole. parola che descrive il senso delle ronde autorizzate a pretendere l’esibizione dei documenti da chi abbia la pelle scura. parola che risolve l’interrogativo su quale forma di governo viga oggi in Italia.

è parola che è nemica dell'ambiente, perché antepone al benessere della collettività e agli ideali di una civiltà sostenibile l'interesse privato e corporativo di pochi. parola di chi vede nelle risorse naturali una ghiotta occasione per incrementare il proprio potere economico e devastare il territorio con la forza prevaricatrice dello stato. parola di facili entusiasmi ma carenza e arbitrarietà di diritti.

è parola che illustra la supinità di massa, obliata dalla droga mediatica. parola vecchia e nuova, di vecchio serpente di nuova pelle. parola che traduce la lentezza, la pigrizia, la miopia e la vecchiezza della classe dirigente dell’opposizione. parola che interpreta e dà forma ai rivolgimenti intestinali dei meschini. parola che ha un passato e parola che mette radici nel futuro.

la parola è questa

nemmeno a sinistra, d'altronde, c'è un barlume di speranza

Fonte e foto: MenteCritica (su licenza Creative Commons)

lunedì 9 febbraio 2009

Cambiamenti climatici, l'irreversibile leggerezza dell'essere

Susan Solomon è una ricercatrice del National Oceanic and Atmospheric Administration che ha supervisionato una parte del lavoro dell'IPCC; insieme ad altri tre scienziati svizzeri e francesi ha da poco pubblicato l'articolo: Irreversible climate change due to carbon dioxide emissions. (1)

Secondo l'articolo i cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di CO2 sono in larga parte irreversibili, almeno sulla scala temporale di un millennio.

In parole povere, le scelte che faremo nei prossimi decenni influenzeranno il pianeta e i nostri discendenti in saecula saeculorum.

Il motivo è illustato da questi due grafici. In alto si vede l'andamento futuro della CO2 in atmosfera ipotizzando che cresca al ritmo attuale del 2% all'anno fino a raggiungere livelli massimi di 450, 550, 650,750, 850 e 1200 ppm.

Dopo il picco si suppone che le emissioni si interrompano. Naturalmente non si tratta di previsioni realistiche, ma semplicemente di scenari volti a illustrare la risposta del sistema atmosferico. Dopo la fine delle emissioni la CO2 atmosferica decadrà perchè verrà assorbita dagli oceani, ma molto lentamente. Alla fine del millennio si prevede che rimanga ancora intorno al 40% del valore raggiunto al picco (meno il valore preindustriale di 280 ppm).

La temperatura continuerà a salire fintanto che le emissioni proseguiranno, ma dopo la loro eventuale interruzione non scenderà (grafico in basso, le curve hanno colori corrispondenti a quelli del grafico in alto).

Questo è un risultato della massima importanza. Se smettiamo di emettere CO2, la temperatura non scenderà per almeno mille anni. Ci aspetteremmo che la riduzione della CO2 dovrebbe ridurre il forcing radiativo e quindi almeno in parte la CO2, ma purtroppo non è così,perchè questo effetto verrà compensato dalla minore disponibilità degli oceani ad assorbire il calore dell'atmosfera.

Parlando in soldoni, il succo è questo:

I cambiamenti climatici ed il relativo innalzamento di temperatura accenderanno a breve un dibattito mondiale per stabilire se saranno o meno un disastro per l'umanità, oppure banalmente uno stato anomalo a cui l'umanità finirà per adattarsi. In ogni caso, le decisioni che prenderemo adesso avranno influenza per i prossimi mille anni e oltre, il danno già causato sarà pertanto irreversibile.

Siamo disposti a scommettere ora se vale la pena di intervenire oppure no ? Anche senza la matematica certezza che la situazione sia grave, siamo disposti a correre questo rischio sulle spalle dell'intero futuro dell'umanità ?

Saremo in grado noi tutti di sollevare lo sguardo dalle nostre preoccupazioni immediate ed effimere per preoccuparci del futuro ?


(1) PNAS 106,1704 (2009). L'articolo era stato già annunciato una decina di giorni fa sul sito NOAA, ma la versione integrale è disponibile solo da qualche giorno.

Leggi l'intervista alla Dr.a Solomon in occasione della presentazione del rapporto IPCC (febbraio 2007).

Fonte: EcoAlfabeta

mercoledì 28 gennaio 2009

Facciamo il punto sugli inceneritori e la raccolta differenziata

Vorrei fare il punto del perché gli inceneritori sono una scelta che non è adatta per una corretta gestione industriale del rifiuto, a prescindere dal territorio in cui sono utilizzati. Non è una questione di orticello privato o di sindrome Nimby, è qualcosa di più organico e complesso da valutare nei suoi molteplici aspetti.

Considerazioni energetiche

Gli inceneritori si autosostengono energenticamente, poiché il potere calorifico dei rifiuti (CDR), se almeno superiore a 2000Kcal/Kg, come è il caso dei rifiuti urbani tal quali con essiccamento e modesta preselezione, è sufficiente per alimentarlo. Ciò non significa che non abbiano consumi energetici, il consumo di combustibile fossile immesso dall'esterno comunque esiste ed è limitato alle fasi di avvio e spegnimento, occorre infatti fornire una modesta quantità di gasolio o metano per portare a temperatura di esercizio gli impianti prima della immissione del rifiuto. Se non fossero preriscaldati e spenti con un combustibile convenzionale, potrebbero funzionare in transitorio al di fuori dei parametri previsti (con conseguente extra produzione fuori controllo di sostanze inquinanti immesse in atmosfera).

Tuttavia, l'energia netta che essi producono è molto scarsa, i dati CEWEP (associazione europea costruttori di inceneritori) affermano che il rendimento elettrico medio è attorno al 15%, pertanto la maggioranza dell'energia recuperata se ne va in calore e in perdite, assai poco recuperabili anche utilizzando il teleriscaldamento (che in estate manco serve). L'incremento di rendimento termodinamico degli ultimi modelli moderni a griglia mobile (la tecnologia più utilizzata) è compensata dalle maggiori perdite dovute alla necessità sempre più stringenti di rispettare le normative sui fumi, con filtri multi-stadio in uscita (filtri a manica, elettrostatici, a precipitazione). Pertanto, anche nei modernissimi impianti di ultimissima generazione è molto difficile arrivare a rendimenti elettrici superiori al 20%.

L'energia netta prodotta è positiva solo se si considera nullo il costo energetico della produzione del rifiuto da cui è ricavata, si ignora inoltre completamente l'energia per ricreare gli stessi elementi che si fanno sparire incenerendoli, rendendoli tra l'altro non recuperabili per sempre. Per avere un ordine di grandezza su quanto in realtà "sprecano" energia anziché produrne, si può fare riferimento a questo post.

Considerazioni economiche

Gli impianti sono generalmente ad alta intensità di capitale e basso impiego di manodopera. Economicamente sono per definizione in passivo e si sostengono grazie ai Cip6, in piena violazione delle direttive normative in materia, che impediscono l'erogazione dei contributi "ecologici" a fonti che non sono rinnovabili. I contributi saranno riconosciuti, grazie alla nostra ministra Prestigiacomo, anche per tutto il 2009, sono soldi dei cittadini, e sono tanti, prelevati direttamente dalla bolletta dell'Enel (voce A3 pari a circa il 7% dell'importo medio versato al gestore elettrico).

Gli impianti di incenerimento sono molto costosi, possono superare abbondantemente i cento milioni di euro per impianti di piccola/media taglia. Ciò comporta un costo medio in italia per unità di rifiuto smaltita sulla soglia dei 100 euro a tonnellata. Riferito ad altre soluzioni di smaltimento finale più economiche come le discariche questo comporta inevitabilmente tariffe più elevate per i cittadini, i quali sono tenuti con il passaggio dal regime di tassa (tarsu) a tariffa a coprire completamente i costi vivi del servizio.

L'inceneritore di Forlì aperto recentemente è costato oltre ottanta milioni di euro, per 120.000 tonn/anno di capacità, quello di Brescia 300 milioni di euro. Si stima che alla fine della loro vita utile il costo consultivo sarà comunque molto maggiore, come per ogni grande opera tecnica costruita in Italia. Una spesa a mio parere sproporzionata rispetto al beneficio ottenuto. Federico Valerio da una sua analisi comparata dei costi dell'incenerimento.

Possiamo quindi affermare senza rischio di smentita che dal punto di vista economico, se non fossero finanziati surrettiziamente dai cittadini, nessun imprenditore sarebbe così folle da realizzarne uno in prospettiva di vedersi rivalutare il suo capitale investito, se non sovvenzionato dallo stato, quindi a debito pubblico.

Considerazioni sanitarie

Gli inceneritori sono classificati come impianti insalubri di prima categoria, pertanto ad essi vanno rivolte particolari attenzioni sotto il profilo sanitario e di impatto sul territorio. Gli studi epidemiologici sui danni provocati dagli effluvi ci sono e sono anche preoccupanti, specialmente per l'esposizione agli inceneritori delle generazioni precedenti, in cui sistemi di filtraggio non erano nemmeno paragonabili a quelli odierni. Pur tuttavia, i limiti delle emissioni sono sempre stati costantemente aggiornati al ribasso, in quanto i processi intrinsechi di combustione generano inevitabilmente composti tossici, spesso la cui pericolosità è stata in passato largamente sottostimata. Una raccolta di studi epidemiologici significativa è stato eseguito dalla dottoressa Patrizia Gentilini di ISDE.

In tempi recenti si è riscontrato che alcune sostanze possono essere attive anche a concentrazioni bassissime o infinitesime. Un esempio eclatante é rappresentato dalle temibili diossine PCDF/PCDD, per cui oggi esiste una normativa che limita a pochi picogrammi su metrocubo la loro produzione. Il grosso problema di queste normative è proprio che sono relative alla concentrazione nel volume dei fumi prodotti anziché al valore assoluto accumulato.

Questo, per sostanze in "bioaccumulo" come sono le diossine, per le quali non esiste in natura un processo di disgregazione se non in tempi lunghissimi, significa avere limiti che saranno sempre insufficienti nel medio-lungo periodo. Se sostituisco un impianto vetusto con uno di capacità doppia, ma che presenta una concentrazione di inquinanti dimezzata, al termine dell'anno avrò la stessa quantità accumulata di sostanza nociva, anche se dimezzare la concentrazione significa ricadere nei limiti di legge.

Il problema principale delle sostanze a "bioaccumulo" è che tendono appunto a concentrarsi in maniera esponenziale salendo la catena alimentare, per cui a Brescia, ad esempio, la concentrazione di diossine nel latte e altri derivati può raggiungere valori molto superiori ai limiti di legge, anche se la concentrazione nell'aria e nei suoli sembra sotto controllo. In molti casi a dire il vero ciò non è dovuto esclusivamente agli inceneritori ma anche alle altre industrie chimiche impattanti sul territorio, come per il caso Caffaro, tuttavia il principio di accumulo rende gli inceneritori i principali imputati proprio per questo tipo di sostanze.

Ulteriori motivi di estrema pericolosità, solo di recente parzialmente compresi, sono dati dalla produzione di nanopolveri da combustione, esse possono penetrare in profondità durante la respirazione e causare effetti infiammatori al di la della intrinseca pericolosità chimica degli elementi costituenti, in quanto tipicamente composte da aggregati a scala nanometrica di metalli pesanti. Questi composti sono tipici delle combustioni e non esistono filtri per eliminarli neppure parzialmente, inoltre sono tanto più pericolosi quanto più alta è la temperatura di combustione (al contrario delle diossine, la cui temperatura di dissociazione di legame è attorno ai 950°). Le ricerche in questo campo sono piuttosto recenti e portate avanti da ricercatori come Stefano Montanari.

Nessuno inoltre è in grado di stabilire cosa succede se si immettono (magari per errore) nell'inceneritore sostanze che non erano state previste in fase di progetto, ecco ad esempio cosa succede se i rifiuti sono contaminati con un carico di iodio.

Considerazioni gestionali

Gli inceneritori sono processi industriali ad alta intensità energetica e di capitale, hanno flussi in ingresso di materiali ma anche flussi di uscita. Per ogni tonnellata di rifiuto immesso si generano infatti 3 tonnellate di fumi (combinati con ossigeno e azoto prelevati dall'aria), 300Kg di ceneri pesanti da inertizzare, classificate come rifiuti speciali non pericolosi ma la cui salubrità pone notevoli dubbi, più 30Kg di "polverino", ceneri volatili estremamente tossiche che necessitano di essere smaltite in discariche speciali molto costose, tipicamente depositi geologici di salgemma, per evitare contaminazioni di acquiferi e suoli.

In Italia vige la pazzesca pratica di utilizzare esclusivamente mezzi su gomma per trasportare i materiali da e verso gli inceneritori, con conseguenti costi gestionali maggiorati, consumi energetici per autotrasporto ed inutile inquinamento aggiuntivo. In paesi come la Germania, si preferisce ovviamente utilizzare il treno per il trasporto di questi materiali, il cui costo energetico e gestionale è molto inferiore. Avete presente i treni che partono dalla Campania per gli impianti tedeschi ? Tra l'altro, all'interno di questi impianti avviene una parziale differenziazione, recuperando materie prime seconde e bruciando solo la parte non recuperabile, al costo di 400 euro/tonnellata forse potevamo farlo anche noi!

Come possiamo evitare di usarli

Se non voglio utilizzare una attività il cui unico effetto è nascondere gli effetti di una malattia, posso prendere in considerazione l'idea di curare davvero la malattia. Il che significa adoperarsi innanzitutto per ridurre i rifiuti prodotti, poi recuperare quanto possibile, poi riciclare i materiali, infine utilizzare trattamenti a freddo come alternativa all'incenerimento, ad esempio il compostaggio industriale e il TMB. I trattamenti a freddo hanno necessità impiantistiche che costano una frazione rispetto ai trattamenti a caldo, migliore efficacia, con un inquinamento incomparabilmente minore. Purtroppo danno meno lavoro alle ditte costruttrici in appalto, che sulle grandi opere (meglio se inutili) traggono sostentamento economico.

Il residuale di questi processi a freddo è tipicamente materiale già inerte che può essere spesso riutilizzato in maniera intelligente, come avviene in centri tipo Vedelago, oppure stoccato in discariche convenzionali, che ora necessiteranno di assai meno requisiti rispetto a quelle destinate al conferimento del "tal quale". Se rimane ancora qualcosa occorre premere sull'industria affinché modifichi i suoi processi produttivi.

Se una cosa non è riusabile, riparabile, smontabile, separabile, compostabile, recuperabile, l'industria semplicemente non dovrebbe più produrla, punto!

Un tassello intermedio di tutto questo sistema è rappresentato dalla raccolta domiciliare spinta, meglio se Porta a Porta. Lo stato dovrebbe infatti distribuire equamente sulla collettività (sul cittadino) il costo del lavoro di separazione, in proporzione a quanto rifiuto ognuno di noi produce, questo perché è proprio il cittadino che ha la possibilità (e tutto l'interesse) di premere affinché ciò che acquista abbia i requisiti per ridurre all'origine questo lavoro purtroppo necessario, che deve pertanto essere inteso come un dovere civico. Mi sembra un atto minimo di civiltà e di equità sociale lavorare per la sostenibilità ambientale. Se lo fanno a Friburgo, non si capisce perché non possiamo farlo anche noi.

Chi pensa che la tutela ambientale abbia un costo, ha ragione, questo costo possiamo esternalizzarlo (cioè farlo pagare alla gente più disperata sotto forma di degrado ambientale) oppure possiamo tenerne conto e distribuirlo equamente, non si può però affermare che i costi della raccolta differenziata sono insostenibili, perché questo semplicemente non risponde al vero.

Foto: Inceneritore di Vienna, colorato per sembrare più tranquillizzante.
Approfondimenti: Inceneritori su Wikipedia

lunedì 12 gennaio 2009

Conferenza pubblica a Ravenna su Salute e Ambiente

Vi segnaliamo un interessante incontro pubblico che si svolgerà a Ravenna Mercoledì 14 Gennaio organizzato dall’Associazione Collettivo Bizantinum e dal MeetUp Beppe Gillo di Ravenna.

AMBIENTE E SALUTE
Cosa può fare un cittadino per tutelarsi
e vivere in armonia con l’ambiente

Relatori della serata saranno il Prof. Gianni Tamino (Docente di Diritto Ambientale Università di Padova) e la dr.ssa Raffaella Pirini (Presidente Ass. Clan-Destino). Per gli interessati alle 19:30 verrà organizzata una cena vegan, su prenotazione. Per tutte le informazioni cliccate sull’immagine della locandina.

sabato 15 novembre 2008

Il petrolio e la gioconda, piccola storia delle non rinnovabili

Supponete di conoscere un ladro compiacente che è disposto ad entrare al Louvre, a notte fonda, e rubare per voi la ... Gioconda di Leonardo da Vinci. Quanto potreste pagarlo ? Esiste un prezzo equo ? Essendo un oggetto così raro (anzi unico) pattuite che un prezzo equo per il ladro possa essere, diciamo, un milione di euro!

Supponete ora che poco prima di decidere di compiere il colpo salti fuori un fatto incredibile... Leonardo non aveva dipinto una sola gioconda, ma addirittura 10, e tutte originali!

L'incredibile fortuna per l'umanità, anche dal punto di vista del committente del furto è comunque un fatto non così drammatico, ora che questo bene non è più unico magari non varrà più così tanto, però potrò certamente permettermi di pagare il ladro una cifra assai inferiore. Allora, chiamate il ladro e gli dite: "signor ladro, ci sono ben 10 gioconde nel caveau del louvre, io adoro quel quadro e lo voglio assolutamente, però deve farmi uno sconticino".

Il ladro probabilmente risponderà: "Eh caro amico mandante, io dovrò comunque sostenere delle spese, è un lavoro duro, rischio la galera, ma cercherò di venirle incontro, facciamo centomila euro e non ne parliamo più." Così i due si accordano su un prezzo equo.

Il ladro arriva di soppiatto sulla soglia della camera climatizzata dove sono esposte le 10 gioconde, e scopre con sgomento che sette di queste sono state già rubate, pertanto ne restano solo altre tre!

Cosa fareste se voi foste il ladro ? Analizziamo le scelte possibili:
  1. Chiamo il mandante per denunciare la cosa, chiedendogli un congruo aumento della cifra pattuita dato che ora la Gioconda è ridiventata una merce piuttosto rara per l'intera umanità, pertanto vale molto di più. (1)
  2. Preoccupato dal tasso di esaurimento delle Gioconde, decido di rinunciare al furto, per non privare i posteri e le future generazione dal godere di questa meravigliosa opera d'arte, i miei figli un giorno mi ringrazieranno. (2)
  3. Rubo comunque una delle tre gioconde rimaste, al prezzo pattuito, tanto i futuri turisti potranno comunque visitare le altre due. (3)
La (1) la escluderei, dato che il mandante ha chiesto di rubare una sola copia, il prezzo era già stato pattuito, e non vuole certo rischiare che il mittente gli annulli la fatica e il rischio fin qui intrapreso solo per pretendere un ulteriore vantaggio monetario.

La (2) la escluderei, dato che il ladro non è un filantropo ed era comunque deciso a rubare in precedenza anche l'unica copia ritenuta disponibile, seppure per un prezzo molto maggiore.

La (3) é l'unica scelta rimasta, pertanto il ladro ruba la gioconda e la consegna al mandante. La settimana seguente il guardiano scopre che tutte le gioconde sono state rubate, ognuna ad un ora diversa, da altri ladri.

Pensiamo ora a cosa sta succedendo nel mondo del petrolio e delle altre materie prime non rinnovabili. L'economia imporrebbe che il valore di un bene sia misurato sommando tutti i costi che sono stati sostenuti per portare la risorsa dalla fonte (miniera, giacimento) al consumatore. In maniera grossolana possiamo intendere i costi come formati da X ore di lavoro per Y di stipendio, più Z di ammortamento macchinari, più W di bolletta energetica, più K per i diritti di competenza di tutti i vari trasformatori e intermediari fino al cliente finale. Fino a che qualcuno mi copre questi costi, io la risorsa la estraggo e incasso il guadagno.

La domanda a questo punto risulta: "Ho realmente pagato una risorsa fisica oppure ho pagato solo tutto il lavoro fatto per estrarla e trasportarla, come se la risorsa in se valesse intrinsecamente zero ?"

Fra un estrattore di risorse e un ladro, pur con i dovuti distinguo, non c'è in fondo un qualche nesso ? Quando il ladro ruba per commissione la risorsa per lui vale zero, quello che riceve è il compenso pattuito per il lavoro fatto, analogamente per chi estrae risorse naturali.

Cominciate a vedere la follia di una economia che calcola il valore dei beni non in base alla loro mera materialità e utilità ma esclusivamente in base all'incontro fra domanda ed offerta ? Cosa diamo realmente in cambio al pianeta, quando ne sfruttiamo le risorse non rinnovabili ? Lo stesso discorso vale anche per risorse rinnovabili ma sfruttate a ritmo superiore alla loro capacità di rigenerarsi, come la pesca e l'agricoltura.

Così come al ladro frega poco se domani forse non ci saranno più gioconde, al petroliere frega poco se domani non ci sarà più petrolio, fino a che ce ne sarà oggi ancora una goccia continuerà ad estrarlo e venderlo al migliore prezzo che riuscirà a spuntare sul mercato, al massimo se è particolarmente furbo ne accantonerà un po per rivenderlo in momenti migliori (comunque sottraendolo come risorsa naturale disponibile alla intera collettività).

Ora, non dovete affatto stupirvi di come il petrolio (così come le gioconde), malgrado si sia ridotto come disponibilità sul mercato, possa vedere il suo prezzo schizzare a 150$/b per poi crollare a 50$/b in pochi mesi. Qual'è il suo costo reale ? Perché è cresciuto tanto ? Solo speculazioni ?

Fino a che i committenti vogliono petrolio, qualcuno lo fornirà, ovviamente fino a che ce n'è, riducendo piuttosto i costi all'osso (ossia in primis non facendosi scrupoli se il metodo estrattivo è inquinante, dissennato, impattante sul territorio). In caso di crisi finanziaria ci saranno coloro che, pur di avere liquidità, potranno anche venderlo sotto costo nel breve periodo, pur di salvare la baracca.

Il vero problema di tutto questo è che l'economia non sembra in grado di funzionare in maniera logica quando un bene è non rinnovabile, scarta questo fatto "a priori", come se la crescita dovesse essere infinita e illimitata.

Se "sostenibilità" significa godere dei beni presenti senza impedire alle generazioni future di poterne usufruire, occorre un concetto di economia sociale e solidale completamente nuovo, capace di abbandonare il mito del PIL e dei beni insostenibili a buon mercato. All'analisi sulla convenienza economica delle fonti energetiche alternative, ad esempio, occorre sostituire al posto del prezzo attuale di mercato concetti come EROEI (energia ritornata per energia investita), utilizzando magari per stimare i reali costi metodi come LCA (costo dell'intero ciclo di vita), che tengono conto anche di tutti i costi normalmente esternalizzati, nonché i costi ambientali.

Economia ed Ecologia oggi fanno a pugni, è compito della politica cercare di riconciliarli in qualche modo.

lunedì 6 ottobre 2008

L'italia è il paese del sole

Secondo un recente sondaggio, appena il 9% dei cittadini italiani con meno di 30 anni pensa che l'ambiente sia un problema prioritario! Ciò è frutto evidente di disinformazione, bombardati come siamo da pensieri ben più contingenti ed immediati, come la criminalità, la disoccupazione, la recessione economica. Bob Dylan disse che non si possono pretendere virtù morali dai poveri che pensano solo a campare. Non ci rendiamo conto però, noi gente ancora relativamente ricca e benestante, che se il problema ambientale scoppia ne andiamo di mezzo tutti. Senza energia e ambiente non c'è economia, non c'è lavoro, non c'è cibo, io e quello sparuto 9% continueremo imperterriti a considerare quello ambientale IL PROBLEMA, non solo una opzione da coltivare a tempo perso. Il SOLE, questa davvero sarà una delle poche ancore di salvezza, per un nuovo rinascimento a carattere ambientale, non certo il nucleare convenzionale (l'uranio si esaurirà fra appena 40 anni). La tutela ambientale, l'energia, i cambiamenti climatici, sono fenomeni strettamente correlati e per i quali occorre adottare strategie unificate. Spazio al sole quindi, che l'italia ne è piena, fortunatamente.


Tratto da ByoBlu

Allego una lettera aperta di Vincenzo Balzani dell'università di Bologna, affinchè chi può ne tragga saggi consigli:

L'Italia non ha combustibili fossili né uranio, ma una risorsa pulita e illimitata per 4 miliardi di anni. Appello al governo: adesso i politici devono saper ascoltare gli scienziati, gli unici che sanno guardare lontano.

Per mettere a fuoco il problema dell'energia bisogna considerare che la Terra è come un’astronave che viaggia nell'immensità dell'Universo. Non consuma sue risorse energetiche per viaggiare, ma ha bisogno di tanta energia per i numerosi passeggeri che trasporta: già oggi sono più di 6,7 miliardi, con un aumento di circa 75 milioni all'anno. Ogni minuto nascono 32 indiani e 24 cinesi.

La storia della civiltà è strettamente correlata al progressivo sviluppo delle risorse energetiche, perché con l'energia si può fare tutto, o quasi. Si può anche rimediare alla scarsità di altre risorse; per esempio, se l'acqua potabile scarseggia, se ne può ottenere a volontà dall'acqua del mare, ma al caro prezzo energetico di un litro di petrolio per ogni 3 metri cubi di acqua.

Nell'attuale fase storica l'energia è fornita quasi esclusivamente dai combustibili fossili, ma ci rendiamo conto che sono un regalo irripetibile e quantitativamente limitato che la natura ci ha fatto. Oggi sappiamo anche che il loro uso massiccio e prolungato reca gravi danni all'uomo e all'ambiente. Partendo da questi incontrovertibili dati di fatto, è necessario compiere scelte sagge e prendere rapide decisioni nel campo della politica energetica.

La questione energetica mette l'umanità di fronte ad un bivio. Da una parte c'è la difesa ad oltranza dello stile di vita ad altissima intensità energetica dei Paesi ricchi. Uno stile di vita che non si fa carico dei danni dell'ambiente, non esclude azioni di forza o, addirittura, di guerra per conquistare le riserve fossili residue, non si cura di ridurre le disuguaglianze, si espone ai rischi della proliferazione nucleare e lascia in eredità alle generazioni future scorie radioattive per migliaia di anni. Dall'altra parte la necessità di rispettare i vincoli fisici del nostro pianeta imporrebbe un cambiamento dello stile di vita, che dovrebbe anche essere visto come una scelta etica: uno stile di vita fondato su più bassi consumi energetici, sobrietà e sufficienza.

Questa seconda alternativa prevede un periodo di transizione, nel quale dovrà essere progressivamente ridotto l'utilizzo dei combustibili fossili, evitata l'espansione del nucleare e sviluppati tutti i tipi di energie rinnovabili, diffuse e non inquinanti, ciascuna valorizzata a seconda della specificità del territorio.

Per fare la scelta giusta ci vuole una politica che guardi lontano. De Gasperi ha scritto che proprio in questo sta la differenza fra un politico e un vero statista: il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda invece alla prossima generazione. Per agire come statisti, i politici dovrebbero ascoltare più spesso gli scienziati che, avendo minori condizionamenti, possono guardare più lontano.

Questo è fondamentalmente lo scopo che ha spinto un folto gruppo di scienziati a rivolgere al governo un appello (http://www.energiaperilfuturo.it/), che è stato poi illustrato in un incontro presso il ministero per lo Sviluppo Economico. L'appello sottolinea l'urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell'energia, mette in guardia contro un inopportuno e velleitario rilancio del nucleare e, infine, esorta il futuro governo a sviluppare l'uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell'energia solare.

L'Italia non ha combustibili fossili e neppure uranio. La sua più grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantità di energia, 10 mila volte quella che l'umanità intera consuma. Guardare lontano, quindi, significa sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili, non quello dell'energia nucleare.

E' un guardare lontano nel tempo, perché non lascia alle prossime generazioni un immane fardello di scorie radioattive. E' un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell'uranio, l'energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.

L'Italia ha più Sole dell'Austria, ma ha una superficie pro capite di pannelli solari termici 20 volte meno estesa. L'Italia ha più Sole della Germania, ma la potenza fotovoltaica pro capite installata in Germania è 30 volte maggiore. Fa specie che in Italia, dove l'unica risorsa energetica ampiamente disponibile è proprio il Sole, la maggior parte dei politici e degli industriali, e persino alcuni scienziati, non si siano ancora accorti che l'attuale crisi energetica offre al nostro Paese una grande opportunità che nazioni meno ricche di Sole hanno già colto, sviluppando nuove industrie e creando nuove forme di occupazione. Il risparmio, l'uso più efficiente dell'energia e lo sviluppo del solare e delle altre fonti rinnovabili sono le azioni necessarie per affrontare il difficile futuro che ci aspetta e per lasciare in eredità ai nostri figli un Paese vivibile.

Tratto da: MondoElettrico

mercoledì 13 agosto 2008

Approvata una legge regionale vergogna contro i mercatini degli hobbisti

Davvero non ci credevo quando ho letto dell'approvazione della proposta di legge regionale per regolamentare i mercatini di strada. I Comuni saranno tenuti a schedare e redigere un elenco dettagliato dei partecipanti ad ogni manifestazione. Per prendervi parte gli hobbisti dovranno richiedere un tesserino — del costo di 200 euro — che consente la partecipazione a 5 manifestazioni all’anno, per un massimo di due anni nell’arco di ogni quinquennio. Potranno essere venduti inoltre soltanto beni di importo inferiore a 250 euro, ogni bene dovrà essere preventivamente prezzato, vige l'obbligo di esporre pubblicamente e farsi vidimare il tesserino con un timbro prima di ogni evento (max 5 timbri poi sarà possibile rifarlo solo dopo 5 anni). All'interno della stessa unità abitativa può essere rilasciato un solo tesserino, (per evitare evidentemente cordate parentali). Nella stessa area espositiva non sono ammesse altre persone estranee alla famiglia di copertura del tesserino. L'intestatario del tesserino deve essere sempre presente ed identificabile. In caso di mancanza di tesserino esposto, oppure in presenza di tesserino ma mancanza di intestatario sono previste sanzioni che vanno da un minimo di 250€ a 1.500€. La violazione di una qualsiasi delle norme sugli hobbisti causa le stesse sanzioni già applicate agli operatori professionali privi di autorizzazione al commercio.

Ma vi rendete conto dell'idiozia di una legge del genere ?

L'unica cosa che emerge da tutto ciò è l'arrogante astio dei commercianti di professione che, a causa della recessione, vedono erodersi costantemente i loro profitti, e tentano pertanto con queste leggi medievali e protezionistiche di salvare il salvabile. Le solite attività di lobby quindi. Sembra che dietro tutto questo ci sia lo zampino della Confcommercio.

A mio parere, i mercatini dell'usato e degli hobbisti, non solo non andrebbero puniti in questo modo, ma dovrebbero invece essere favoriti e incentivati pesantemente, questo soprattutto in virtù della loro funzione ecologica e di sostegno per l'economia delle famiglie più disagiate e non. Figurarsi che alcuni comuni in Italia addirittura organizzano mercatini permanenti e periodici, talvolta nelle strutture delle isole ecologiche, proprio per la loro importante funzione sociale.

I politici sono sempre pronti a piangere sui media denunciando che le famiglie non arrivano a fine mese, mentre al contempo si fregiano di volere "estirpare" come fosse covo di delinquenti una delle poche attività sostenibili che consentono di riutilizzare i materiali, produrre meno rifiuti, incentivare il riciclo, acquistare beni durevoli a costo abbordabile, tutte forme virtuose che vanno anche al di la della semplice raccolta differenziata! Proteggere i commercianti professionali va bene, ma alla decenza vi è un limite..

Certo, c'è un piccolo particolare insignificante, i mercatini degli hobbisti RIDUCONO IL PIL, perchè soddisfano bisogni di beni e merci che sfuggono inevitabilmente al conteggio ufficiale, ma questo vale anche se decido di regalare tutte le mie cose ad un amico. Bastava semplicemente una norma che impedisse di vendere merce nuova, per impedire la concorrenza sleale da parte degli operatori professionali mascherati da hobbisti, e nei mercatini ce ne sono parecchi.

Insomma, da qualsiasi parte la si guardi, limitare il libero scambio di beni e servizi usati in senso non professionale è non solo una idiozia in se ma un danno per l'ambiente e per l'economia delle famiglie a basso reddito, chi propone leggi simili va contro il banale concetto di bene comune.

La vostra vecchia scrivania della nonna, non vendetela più mi raccomando, bruciatela oppure lasciatela di fianco al cassonetto, solo così dimostrerete di essere dei bravi cittadini.

Update: Ahahh... lo sapevo che sotto sotto c'era lo zampino degli alfieri del PD

lunedì 7 luglio 2008

La recessione è ambientalista ?

E' un po di tempo che parlando fra la gente serpeggia la parola "recessione", per molti un incubo, fatto di diminuzione dei salari, disoccupazione, il famoso "non arrivare alla fine del mese", per altri semplicemente una contrazione dei consumi superflui. Da un punto di vista ambientale, contrarre i consumi, pensare alla possibilità di una vita più sobria, dovrebbe essere un buon affare, purché ciò non sia visto in un ottica di privazione.

Forse abbiamo vissuto fino ad ora come i bambini ai quali si dava l'abitudine di rimanere giorni interi all'interno della stanza dei giochi, diventandone emotivamente dipendenti, ma ora i giochi volgono quasi al termine, non sono rinnovabili, e gran parte di essi si sono con il tempo trasformati in rifiuti, residui di una società votata allo sfruttamento sistematico delle risorse naturali. Il distacco dal periodo della spensieratezza è traumatico ma salutare, sarà la stessa cosa con l'obbligo di sobrietà imposto dalla recessione ? Sicuramente non saprei spiegarlo meglio di quanto ha fatto Blogeko in questo bellissimo post, pertanto lo allego in forma integrale.

Ora che la borsa barcolla e che la Terra perdipiù è spolpata anch'io mi chiedo se questo può essere l'annuncio di un mondo migliore. Non so. Anzi: temo che non sia così. E tanto per cominciare, vorrei demolire uno dei pensieri correnti. Quello secondo cui battere e ribattere - come io faccio - sulla necessità di ridurre i consumi presuppone un mondo primitivo e deprivato. Questo non è vero: e da qui inizio a ragionare.

Il mondo migliore che spero è quello in cui ognuno ha cibo sufficiente e adeguato, cure mediche, caldo d'inverno e istruzione. Pure internet e un bel tot di libri, se possibile. Un mondo di questo genere però è un mondo complesso, che va oltre il puro e semplice zappare la terra e di lì campare. Presuppone che ciascuno produca più di ciò che gli serve per mangiare: gli antibiotici non crescono spontaneamente sui meli.

Però per quel che mi riguarda moltissimi consumi si possono felicemente potare. Che senso ha comprare un gioiello? Che senso ha il servizio buono di piatti per 12 persone, da usare una volta ogni mai, e la credenza solo per tenercelo dentro, e la sala da pranzo aggiunta alla casa perchè anche la credenza abbia un posto? Se la crisi - questa o un'altra ventura - si porterà via queste cose, dirò solo menomale. Ma c'è un problema.

Bisogna governarla, la crisi, perchè abbia questo sbocco, perchè porti via ciò che inutilmente appesantisce il pianeta e il resto invece sia salvo. Se si lascia che il mercato faccia semplicemente il suo corso, continuerà la tendenza che è in atto ora: i ricchi - pochi - sempre più ricchi di gioielli, credenze e tutte le altre varie ed eventuali; gli altri, se già non sono poveri, sempre più immiseriti. Pare che negli Stati Uniti le cose stiano prendendo proprio questa piega. E' per questo che la recessione mi fa paura.

giovedì 29 maggio 2008

Ridurre le emissioni entro il 2050, cioè mai

Ridurre della metà le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Lo hanno affermato i ministri dell'Ambiente del G8 riuniti a Kobe, in Giappone, ribadendo che sono proprio i paesi industrializzati a doversi impegnare in prima linea nella lotta contro il riscaldamento climatico. L'annuncio dei dirigenti dei principali paesi sviluppati (per l'Italia presente il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo) non ha al contrario fissato obiettivi di riduzione per il 2020. La dichiarazione, diretta a preparare il terreno per il vertice del G8 in luglio in Giappone, precisa anche che è responsabilità dei paesi ricchi di dare l'esempio in termini di diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Il testo tuttavia menziona solo indirettamente la raccomandazione della comunità scientifica di una riduzione dal 25% al 40% delle emissioni entro il 2020, sottolineando semplicemente che "la necessità di obiettivi intermedi efficaci come ribadito dal Giec (gruppo d' esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima dell'Onu) è stata espressa".

fonte: APCom

Il riassunto è questo: "ridurre le imissioni ? Ci penseranno i nostri posteri, non è un affare urgente."

martedì 29 aprile 2008

Il petrolio è morto, viva il petrolio

Partiamo dal punto fondamentale, siamo sull'orlo di una crisi energetica senza precedenti, picchisti o non picchisti lo stile di vita basato sui consumi fossili folli non durerà a lungo se non si prendono seri provvedimenti fin da ora. Malgrado non sia impossibile che qualche paese lontano tiri fuori dal cilindro un giacimento di petrolio ancora incontaminato, in grado forse di spostare il problema più in la di qualche anno, ciò non modifica di una virgola l'enorme dilemma che abbiamo di fronte. Per la prima volta nell'esistenza dell'umanità abbiamo la "certezza" che i nostri figli avranno molte meno risorse dei nostri padri, un futuro di contrazione dei consumi e una limitazione delle possibilità di mobilità che oggi ci sembrano ovvie ed assodate (auto privata, aviazione, viaggi oltreoceano).

A questo punto si delineano due strategie di intervento

Gli sviluppisti ottimisti
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Sono coloro che, ad ogni costo, desiderano trovare un sostituto energetico che possa sopperire gradualmente all'apporto mancante del petrolio, in modo da continuare il nostro stile di vita occidentale come se nulla fosse. Fra questi sono da annoverare i nuclearisti straconvinti e i fautori dei biocarburanti, entrambi i quali tenderanno a minimizzare qualsiasi rischio di impatto sia ambientale che economico, all'insegna di "l'importante è che il sogno della modernità continui". Sono generalmente sviluppisti visionari che credono nell'ideale del libero mercato e nella fiducia verso la scienza, capace sempre di trovare soluzioni ai problemi di mano in mano che si verificheranno. Pensano che le grandi opere portino sviluppo e ricchezza, che la spinta propulsiva del mondo continuerà ad essere l'economia della crescita, e che unico paracadute per garantire il benessere di uno stato sia l'incremento continuo del PIL.

I fatalisti della decrescita
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Sono coloro che, malcelando un certo pessimismo che spacciano per realismo, sostengono che la "decrescita" sarà inevitabile, che il futuro sarà completamente diverso da come lo immaginiamo oggi. Ottimisti di facciata, convinti e compiaciuti che un giorno esterneranno un "te l'avevo detto" quando le cose si metteranno davvero male, vere e proprie cassandre ad orologeria. Affermano che l'unica maniera per arginare la "smusata" che ci aspetta sia quella di affidarci al ritorno di un senso di sobrietà ed una riscoperta dei valori fondamentali da preservare, che non sono la produzione energetica a tutti i costi ma l'agricoltura sostenibile, l'autoproduzione, il corretto uso idrico, il risparmio energetico spinto, la microgenerazione in "networked power grid", le fonti rinnovabili. Fra questi da annoverare i sostenitori dell'eolico e del fotovoltaico, coloro che passano il tempo a misurare l'efficienza e il rendimento delle fonti energetiche marginali, coloro in generale che credono che una "nuova narrazione del mondo" è possibile. Odiano gli sprechi di risorse e la pubblicità, amano il riuso, il riciclo, i veicoli elettrici, e si compiacciono di avere performance ambientali migliori dei propri vicini di casa.

Beh, per quanto mi riguarda, io sono uno dei soci fondatori del movimento della decrescita di Maurizio Pallante, pertanto non avrete difficoltà a capire dove posso collocarmi nella grezza dicotomia che ho appena evidenziato.

lunedì 11 febbraio 2008

Ambiente

Il verbo "ambire" in latino corrisponde all'italiano circondare. Ambiens, ambiente era ciò che stava intorno, il circostante. Non è più così, ora ambiens, l'ambiente, è circondato da noi.

Aria, acqua, suolo, sono sotto assedio e si restringono.

Circondati, si arrenderanno.


- Erri de Luca, Alzaia

lunedì 15 ottobre 2007

Un articolo per il "Blog Action Day"

Oggi in data 15 ottobre è stata proclamata la giornata mondiale del blog action day, tutti i bloggers sono invitati a focalizzare la loro attenzione verso il tema dell'ambiente e dare risalto alle notizie che sempre più stanno portando i temi dell'ecologia e della sostenibilità ambientale al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Talvolta troppo poche volte ci rendiamo conto, come genere umano, del fatto di abitare in un pianeta fragile, soprattutto assai poco ci ricordiamo come questo bistrattato pianeta che sostiene la nostra vita sia l'unico che abbiamo. Nonostante si discuta costantemente e con toni allarmistici di guerre, ingiustizie, interessi lesi, disoccupazione, conflitti sociali ... ma siamo davvero sicuri di non fare la parte di quelli che si lamentano della polvere sul tappeto mentre la casa brucia ?? La realtà purtroppo è sotto gli occhi di tutti (almeno di quelli che la vogliono intendere), nel 2025 saremo 8 miliardi di individui, se per allora tutti riuscissero a raggiungere uno stile di vita paragonabile a quello che abbiamo ora negli stati uniti servirebbero 6 pianeta terra per ricavarne le risorse necessarie. Se invece, sempre nel 2025, si continuerà (come è invero assai probabile) ad avere la solita piccola parte del genere umano (pari al 5%) che consuma più del 30% delle risorse totali, lasciando il rimanente in una situazione intollerabile di povertà, di pianeti terra ne serviranno soltanto 2. Peccato però che ne avremo solamente 1! Stiamo passando inesorabilmente dalla civiltà dei diritti alla civiltà dei bisogni, ciò che dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale dell'individuo (accesso all'acqua, al cibo, alla salute, all'integrità fisica e culturale) si riduce ad un bisogno che deve solo cercare di essere soddisfatto, cioè accessibile solo per chi può "pagarselo", non certo per diritto alla nascita. Così, ecco spiegato il via alla privatizzazione dell'acqua, il benestare allo smembramento del territorio per venderlo al migliore offerente, tutte pratiche che inquadrano l'ambiente come mera voce economica fra le tante, non come fondamentale entità da tutelare. Occorre ritornare ad una gestione pubblica dello sfruttamento delle risorse del pianeta. La corrente cultura capitalistica universale ci insegna che l'economia di mercato rappresenta la maniera più efficace per massimizzare il principio dell'utilità individuale: Produrre di più per poi comprare e meritare così di avere quello di cui necessitiamo. Andiamolo a dire ai 3,5 miliardi di cinesi e indiani che aspirano al nostro modello di sviluppo. Dopo il v-day di beppe grillo verso la classe politica italiana, ci dobbiamo forse aspettare assai prima di quanto non si creda il v-day della natura contro il genere umano, colpevole di totale ottusità e gestione scellerata dell'ambiente.

venerdì 5 ottobre 2007

I medici rispondono a Bersani

Riporto da Ansa.it

RIFIUTI: I MEDICI DELL'EMILIA ROMAGNA A BERSANI, INTERESSATI DELL'IMPATTO ALLA SALUTE

"Noi non abbiamo detto che il ministro deve chiudere gli impianti esistenti che sono stati costruiti secondo le normative. Riteniamo però che non sia bene costruire nuovi impianti fino a che non venga chiarito che tutto ciò che è stato fatto finora con le tecnologie correnti non ha un impatto sulla salute".

Così il presidente della federazione degli ordini dei Medici dell'Emilia Romagna, Giancarlo Pizza, intervistato da Telesanterno, ha risposto al ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani il quale ha chiesto ai ministri competenti che sia aperta una indagine sulla Federazione emiliana degli ordini dei Medici, a causa della richiesta avanzata agli amministratori locali di non concedere i nulla osta per nuovi TERMOVALORIZZATORI-INCENERITORI.

"Se tutti fossimo tranquilli -ha spiegato Pizza- non avrebbe senso che la Regione abbia disposto studi tanto importanti e tanto costosi. Il nostro invito a persone pertinenti a considerare attentamente qesta situazione ci sembrava un atto doveroso, visto che siamo medici eletti che rispondono a un impulso Istituzionale. Il nostro non è un invito a bloccare lo sviluppo economico del paese,ma a considerare attentamente certe decisioni".

Pizza ha concluso invitando Bersani alla riunione della federazione degli ordini dell'Emilia Romagna convocata per 17 OTTOBRE A BOLOGNA.

"... perchè in quella occasione potremo spiegare tranquillamente qual'è il senso del nostro intervento"

Fonte: ANSA.IT 05/10/07-ORE15.03

martedì 21 agosto 2007

Troppe mani sul mondo

Il pianeta si sta ribellando, su questo fatto ci sono pochi dubbi, sapere se è tutta colpa nostra oppure no può essere interessante ma non aiuta certo di un metro verso la soluzione del problema. Che fare allora ? Sempre più studiosi sono convinti che l'unica cosa sensata da fare è ... non fare nulla! perchè per quanto un uomo illuminato possa impiegare la tecnologia a vantaggio di tutti esisteranno sempre coloro che, incuranti del prossimo, danneggeranno se stessi e chi sta loro accanto, noncuranti delle conseguenze. E allora via di SUV per andare a fare lo shopping, su con il condizionatore a manetta vestiti con giacca e cravatta, avanti con lo sfruttamento intensivo di qualsiasi risorsa fossile che ci capita sotto il naso. E se la radice di tutti i problemi sia semplicemente che .... siamo troppi a sfruttare quello che ci regala il mondo ? Questa è in sostanza la tesi del politologo Giovanni Sartori, leggete questo suo articolo pubblicato sul corriere della sera qualche tempo fa e che io giudico assolutamente illuminante:


La bomba demografica, questo il vero problema, tolto il quale per quanti danni l'uomo sia capace in teoria di causare, non riuscirà con le sue sole forze a sconvolgere gli equilibri del pianeta.. Detto così sembra una cosa pericolosa, come sarebbe a dire che dobbiamo ridurre la popolazione del pianeta ? Dobbiamo per caso incentivare una campagna di sterilizzazione di massa ? Dobbiamo impedire (come in cina stanno tentando di fare) di avere figli ? Forse basterebbe il buon senso, tipo piantarla di boicottare gli anticoncezionali per assecondare puerili convinzioni religiose, oppure impedire alle nazioni più ricche lo sistematico sfruttamento delle nazioni emergenti (le quali hanno come reazione quello di fare sempre più figli per compensare il problema.
Il professor Santori afferma in conclusione al suo articolo:
L’uomo dell’età tecnologica ha, rispetto ai suoi antenati, un potere cento volte superiore (dico a caso) di danneggiare il suo habitat. Oggi ogni persona in più dei paesi sviluppati o in rapido sviluppo (Cina inclusa) inquina ed esaurisce le risorse naturali (mettiamo) 50 volte di più di un uomo di cinquecento anni fa. Comunque, ammettiamo — ottimisticamente — che la tecnologia ci possa salvare. Ma questa speranza è sottoposta a una condizione tassativa: fermare, e anzi fare retromarcia, sulla crescita della popolazione. Volendo, è l’intervento più facile e indolore: basta promuovere con risolutezza l’uso dei contraccettivi. Già, volendo. Senonché la Chiesa cattolica (non le altre religioni) non vuole, il piissimo presidente Bush non vuole, e i demografi (assieme a molti economisti) vogliono sempre più bambini per alimentare le pensioni. Si può essere più irresponsabili e dissennati di così? Non volere i contraccettivi equivale a condannare, nei prossimi decenni, due miliardi di persone a morire di sete, e un altro miliardo a morire di fame. Anche se queste sono stimeall’ingrosso, sono stime attendibili. Afronte delle quali non ci dovrebbero essere tabù (religiosi o emotivi) che tengano. Invece tengono. Ci siamo fregiati del titolo di homo sapiens sapiens. Ma un’umanità che non sa salvare se stessa da se stessa merita semmai il titolo di homo stupidus stupidus.

Difficile dargli torto completamente.