Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post

martedì 17 agosto 2010

Guerra alle bacchette cinesi

Prendiamo una cosa di per se innocua come due piccoli bastoncini di legno, moltiplichiamola per un miliardo e quattrocento milioni di volte, e il tutto comincia ad apparire insostenibile. E' quanto GreenPeace sta denunciando in Cina, dove tradizionalmente i pasti vengono consumati utilizzando quelle temibili e (per noi) ingovernabili bacchette di legno, spesso in pioppo o betulla, più raramente in bamboo.

Sono in fondo prodotti usa e getta compostabili, ma sembra che in Cina, l'utilizzo in massa delle cosiddette bacchette, provochi problemi ambientali non trascurabili con numeri davvero da capogiro, basti pensare che ogni anno vengono disboscati l'equivalente di 100 acri di bosco (tutti in bacchette), pari a 100 campi da football americano, con un numero di alberi abbattuti che va dai 16 ai 25 milioni di esemplari.

La deforestazione è quindi uno dei problemi principali che la Cina sta affrontando (non solo certamente a colpa delle bacchette). Riguardo poi all'inquinamento atmosferico, problema davvero insostenibile, la Cina non é certo aiutata dall'apertura di una nuova centrale elettrica (a legna o carbone) ogni settimana, avrebbero bisogno quindi come non mai di salvaguardare i loro "polmoni verdi".

Il ministro del commercio cinese ha pertanto invitato le industrie a rendere le bacchette riutilizzabili, incentivando la filiera del riciclo in loco, e diminuendo drasticamente il consumo di combustibili fossili per il loro trasporto. In un mondo così sovraffollato anche il risparmio di una singola bacchetta di legno può fare la differenza.

Fonte: ecoblog

giovedì 25 febbraio 2010

C'era una volta il Lambro


Il Lambro prima del versamento di petrolio


Il Lambro dopo il versamento di petrolio


Il fiume Lambro a nord di Milano ha sempre attraversato una triste storia di inquinamento, principalmente da quando fin dagli anni 50 ha visto sui suoi argini un tale proliferare di industrie insalubri (specialmente petrolchimici) da azzerare quasi completamente ogni forma di vita autoctona. Fino a poco tempo fa era infatti già classificato come "altamente inquinato", eufemismo per dire fiume morto. Sembra che oltre il 30% dell'inquinamento del PO sia causato proprio dal Lambro, in larga misura a causa dei mancati potenziamenti ai depuratori, il più grande dei quali inaugurato solamente nel 2004.

Nel suo percorso il Lambro raccoglie gli scarichi delle acque nere (reflui civili) di quasi tutti i comuni del suo corso superiore. Nel fiume vengono scaricati anche reflui tossici (reflui industriali da: industrie tessili, fibre sintetiche, metallurgiche, meccaniche stamperie, plastiche, colorifici, lavanderie industriali, oltre a minute attività artigianali) aggiungendo così altro inquinamento di tipo chimico a quello biologico e batterico prodotto dagli scarichi fognari. 

Il fiume era già al limite del collasso ecologico; la vita microbiologica del fiume, cioè quel tipo di organismi che favoriscono il degradare della sostanza organica (provenienti dagli scarichi civili), è alterata al punto tale da non essere più in grado di assolvere a nessuna funzione autodepurativa. Tutto pesa sulle spalle dell'impianto di Monza S. Rocco, certamente insufficiente.

Di pochi giorni fa l'ennesima notizia di disastro ecologico con un versamento stimato (di matrce assai probabilmente dolosa) pari ad oltre 600.000 litri di gasolio ed oli pesanti.

Forse il numero non è sufficientemente chiaro: s-e-i-c-e-n-t-o-m-i-l-a litri di gasolio, una roba da ricordare la exxon valdez.

Una quantità abnorme assai difficilmente imputabile a qualche guasto dell'ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta (inutile cercare il loro sito web, l'hanno fatto sparire in fretta e furia).

E pensare che la ex raffineria colpevole del risastro, ora dismessa e relegata a deposito in attesa di bonifica, doveva essere trasformata in una splendida ecocity, non farebbe un po ridere se non fosse una cosa così tragica ?

Ce ne sarebbe abbastanza per proclamare uno stato di emergenza nazionale! Se fosse un paese normale, ma difficilmente vedremo Bertolaso e relativo codazzo passare fra le paratie mobili per tenere sott'occhio la situazione e prendere provvedimenti (magari qualche appalto regalato al cognato).

Ieri al TG1, un non meglio identificabile tecnico specialista, ha rassicurato affermando che per l'acqua non c'è pericolo, dato che il petrolio galleggia e quindi il problema è solo superficiale, la potabilità dell'acqua è garantita... Gle lo avrei tirato in faccia, un sottile strato di quel liquame, giusto per vederlo sostenere che in fondo è solo un problema superficiale e per la sua testa di .... non c'è pericolo! Criminale!

Ora il fiume è ridotto così. Il fatto che il suo percorso passi vicino ad Arcore è l'unica magra consolazione di questa triste vicenda.

mercoledì 1 luglio 2009

Inquinamento al torrente Borello

Inoltro un comunicato stampa dell'amico Ivano Togni del WWF di Cesena, in cui si denuncia un ennesimo grave fatto di inquinamento occorso al torrente Borello, all'altezza di valle di Ranchio. Sembra che da parecchi giorni si stia ricoprendo periodicamente di una non meglio identificata schiuma con conseguente moria di pesci, indice di uno sversamento improprio nelle acque da parte di qualche azienda del luogo, a quanto sembra già identificata e prontamente denunciata.

Facendo seguito a varie segnalazioni pervenute alla scrivente Associazione e ai nostri sucessivi sopralluoghi si intendono denunciare pubblicamente vari episodi d'inquinamento chimico delle acque superficiali del Torrente Borello, che da diverse settimane, ed anche ieri, si sono ripetuti a valle dell'abitato di Ranchio (Sarsina).

Tali episodi sarebbero probabilmente causati dagli scarichi di un azienda operante nella stessa località. Dai prelievi ufficiali delle acque di scarico effettuati presso l'azienda in questione dai tecnici incaricati ai controlli sarebbero emersi risultati delle analisi che comproverebbero reati relativamente a più parametri nel superamento dei limiti di legge consentiti.

Avendo interpellato l'ARPA in merito, abbiamo saputo che già da qualche settimana é stata inviata al Comune di Sarsina (che ha rilasciato l'autorizzazione allo scarico) una proposta di diffida nei confronti dell'azienda, perchè gli venga intimato di sanare immediatamente la situazione, ma non si sa con quale esito, dato che anche ieri si sarebbe nuovamente verificato un ennesimo inquinamento del genere nello stesso tratto del Torrente Borello.

Gli effetti di questi scarichi, quando si verificano, appaiono facilmente visibili a valle fino all'abitato di Linaro, con il sollevamento di enormi quantitativi di schiuma bianca che ricopre gran parte del letto del torrente e con una diffusa moria di pesci. In seguito alle recenti piogge ovviamente il tutto finisce per riversarsi velocemente nel Savio e quindi in mare consegnando così in tempo reale agli affezionati bagnanti della riviera "un bel regalo dalle nostre vallate".

A questo punto ci si chiede allora cosa stia aspettando la suddetta amministrazione comunale di Sarsina a porre fine a tali reati? Ci auguriamo non voglia correre il rischio di assumersi la responsabilità di atteggiamenti omissivi al riguardo? Chiediamo infine a tutti i coloro (pescatori e abitanti della valle) che dovessere riscontrare nuovamente fatti del genere, di denunciarli immediatamente alle autorità competenti (Carabinieri e Forestale) fornendo informazioni anche al WWF di Cesena (cesena@wwf.it tel:0547645105) affinché ci si possa attivare immediatamente per l'accertamento dei fatti e per evitare che tali episodi accadano nuovamente.

WWF Cesena
il Presidente, Ivano Togni

Se non mi ricordo male, qualcuno di importante in questa nuova giunta ha affermato che l'ambiente deve essere il timone di tutte le scelte, spero vivamente che si dia contenuto a tali propositi e si faccia pienamente luce su questa vicenda.

N.B: Il nome dell'azienda coinvolta è stato ovviamente omesso per garantire il rispetto processuale delle parti in causa

lunedì 29 giugno 2009

Teleriscaldamento o Teleimbonimento ?

Leggete prima per cortesia questo articolo per capire cosa sta bollendo nella pentola di Hera a Forlì. Non è una novità che le multi-utility da tempo propongano e sponsorizzino le virtù taumaturgiche di un sistema che punta ad unire il risparmio energetico con la tutela ambientale, questo sistema si chiama Teleriscaldamento (TLR). Fausto Ferraresi, direttore della divisione Teleriscaldamento di Hera, ha recentemente dichiarato l'esistenza di nuove strategie per ampliare il teleriscaldamento nella città di Forlì, coinvolgendo la zona del Ronco a nord di Forlimpopoli.

E' bene capire come si muovono queste ex-municipalizzate, oggi divenute grandi s.p.a. e quotate alla borsa valori, da queste aziende infatti può dipendere non poco delle nostre esistenze: elettricità, riscaldamento, acqua, gestione rifiuti ed anche telecomunicazioni. L'ultima occasione d'oro per rinverdire i loro portafogli (in tutti i sensi) è rappresentata dal teleriscaldamento, da sempre benedetto presso talune associazioni ambientaliste come la panacea del risparmio energetico e del vantaggio ecologico per eccellenza.

Questo è parzialmente vero ma non è tutta la verità, per lo meno a Forlì, dove il teleriscaldamento rappresenta una vera manna: si bruciano i rifiuti risparmiando sui costi di discarica ed il risultato è un fiume di acqua calda che scorre nelle viscere della città ed infine giunge al calorifero, riscaldando la casa dell'inquilino di periferia, che può così evitare di consumare l'inquinante (?!?) metano di città. Magari essendo inquilino di periferia il cittadino aveva già installato la sua "vecchia" caldaia a condensazione ad alto rendimento. Per i fautori del teleriscaldamento è comunque un progresso enorme: un sistema pratico, ecologico, economico, efficente, sostenibile. Ma per chi ?

Partiamo dal risparmio economico
Il cittadino con il teleriscaldamento non risparmia quasi nulla, perché ci sono delle tariffe base nazionali per le unità calore, che lo parificano di fatto al metano. Per lo Stato sono fondamentali le entrate fiscali sui carburanti, ed il maggiore utile se lo intasca l'azienda a discapito dello stato. Inoltre, con l'allaccio al teleriscaldamento e rimozione della "inutile caldaia" si può dire addio a qualsiasi pratica realmente sostenibile, come l'installazione di pannelli solari per l'acqua calda. In alcuni casi se il cittadino ci prova viene addirittura bastonato con richieste di indennizzi.

Si entra di fatto in un circolo di totale dipendenza, e la multi-utility ne gioisce non poco. Non è un mistero che alcune aziende potrebbero pensare di mandare direttamente al "bruciatore" anche rifiuti considerati "difficili", creando pesanti interrogativi sui prodotti della combustione di questi procedimenti (diossina?), dato che il servizio di teleriscaldamento non può essere interrotto per nessun motivo, specialmente in inverno. E d'estate poi ? dove la domanda di acqua calda è molto minore ma le bocche di fuoco non possono essere sottoalimentate ?

Concludiamo con l'inquinamento ambientale
Anche sul lato dell'inquinamento ambientale ci sono forti dubbi, siamo sicuri che il teleriscaldamento da termo-distruzione dei rifiuti sia meno inquinante di un equivalente bruciatore a metano ? Non solo il dubbio è lecito, ma è stato anche già misurato mettendo a confronto in uno studio del politecnico di Milano tre diversi inceneritori Italiani (Brescia, Milano, Bologna) rispetto a impianti termici equivalenti alimentati a pellet, gasolio e metano. Il risultato è sconcertante, dal punto di vista delle nanoparticelle i termoutilizzatori ne escono con le ossa rotte, dato che le particelle metalliche ultrafini che si formano (e che sono altamente dannose) vengono prodotte ad un ritmo almeno cinque volte superiore rispetto alle controparti a metano, in barba ai costosissimi e complicatissimi sistemi di trattamento fumi necessari per ripulire un combustibile inerentemente sporco e contaminato da metalli pesanti come il rifiuto urbano.

Quindi, se il teleriscaldamento è prodotto da rifiuti rappresenta solamente un pericolo potenziale per i cittadini, poichè gli impianti di generazione non possono essere dislocati fisicamente troppo lontani dall'utilizzatore finale, quindi non sono affatto un passo avanti verso una maggiore sostenibilità. Se prodotto da centrali a gas in cogenerazione hanno un senso esclusivamente per evitare le emissioni delle vetuste caldaie ad olio combustibile, che con una spesa significativamente minore potrebbero essere tutte comunque sostituite con caldaie a condensazione indipendenti, ed in futuro con pannelli solari termici. In ogni caso non rappresentano certamente una via per l'affrancamento dai combustibili fossili, anzi ne incrementano l'utilizzo. Le dispersioni nelle tubazioni infatti disperdono in media il 10% della energia termica trasportata, tanto più quanto le centrali si posizionano lontano dall'utilizzatore. Aggiungiamoci anche che le multi-utility hanno il difettuccio di farci pagare l'acqua calda di scarto come metano equivalente allo stato puro ed il Teleimbonimento è servito.

Buon Teleriscaldamento a tutti.

mercoledì 17 settembre 2008

Inquinamento alle falde di Pievesestina

Davide Fabbri, consigliere comunale dei Verdi nel comune di Cesena, mi comunica una grave situazione di inquinamento di terreni e di acque di falda che sembra si sia verificata presso l’Autoporto di Cesena, manifestando l'urgenza improrogabile di una immediata bonifica ambientale.

A seguito di rotture – avvenute nel dicembre del 2005 - alle condotte dell’impianto di distribuzione del carburante (inquinamento da combustibili e oli minerali), Arpa, Usl e Comune di Cesena, dopo aver imposto la bonifica dei terreni prevista per legge, non forniscono più pubblicamente alcuna notizia sulla situazione. A questa carenza di informazioni, supplisce il lavoro di indagine dei Verdi di Cesena, attraverso il consigliere comunale Davide Fabbri, il quale denuncia i ritardi della bonifica (non ancora effettuata) a quasi tre anni dall’inquinamento prodotto:

Dalle analisi effettuate, risulta una importante contaminazione, sia ai terreni che alle acque di falda; di particolare interesse vi è una contaminazione da piombo anche in punti molto distanti dalla sorgente dell’inquinamento; per questo motivo i campionamenti che sono stati effettuati non hanno permesso di delimitare l’area da bonificare e quindi da sottoporre a limitazioni.

L'inquinamento delle acque di falda è un grave problema che va risolto prontamente. I ritardi nella progettazione della bonifica sono un fatto altrettanto grave. Da quasi tre anni è stato accertato che le sostanze tossiche sono penetrate nel suolo e nelle falde acquifere; il piombo è un metallo pesante, una delle peggiori sostanze tossiche industriali.

Per queste ragioni, i Verdi di Cesena chiedono con urgenza la messa in sicurezza dell’area e la bonifica ambientale di tutta la zona. Chiediamo di accelerare i tempi sulla caratterizzazione del sito e sulla progettazione degli interventi di bonifica. Chiediamo agli enti competenti di provvedere affinché gli interventi edilizi previsti all’interno dell’Autoporto (che comportano movimentazione di terreno) possano essere attuati dopo la completa identificazione delle aree contaminate e relativa bonifica.

Saluti ecologisti. Cesena, 13 settembre 2008 Davide Fabbri

La storia alla fine, in tutte le parti di Italia, è uguale. Se una zona è inquinata e da bonificare, tanto vale costruirci qualcosa sopra.

giovedì 21 giugno 2007

G8 e obiettivi ambientali

Mentre noi stiamo qui a combattere "piccole" informazioni scorrette sul Tetrapak e sulla migliore gestione dello smaltimento dei rifiuti al G8 di Heiligendamm, in Germania, apparentemente non si è perso tempo sull'impegno della tutela ambientale secondo i notiziari, ma come commentare i risultati raggiunti?
Gli unici due punti fissati, sui numerosi proposti sono stati:
1.obiettivo minimo condiviso di riduzione del 50% delle emissioni climalteranti globali entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. 2.finalmente sono riusciti a far ammettere e mettere nero su bianco da Bush che i mutamenti climatici sono prodotti dell'attività umana. Doveva essere il G8 dell'Africa e dei cambiamenti climatici, invece rischia di essere ricordato come il summit dello scudo spaziale e delle nuove tensioni tra Stati Uniti e Russia. Direi che sono davvero pessimi risultati, dopo anni e fior di scienziati che segnalano il grave problema dell'inquinamneto da parte dell'uomo, "l'allievo" ripetente Bush (al 2° mandato) ha riconosciuto solo ora che tutto ciò è vero, dopo anni di negazione ad oltranza del problema. Forse sarebbe il caso che più che organizzare G7,8,9, si iscrivesse qualcuno ad un corso di laurea ambientale e soprattutto si insegnasse agli altri, che se sono accorti prima, di essere un pò più sinceri e di indignarsi di fronte a tanta "ignoranza/omissione". Ma veniamo al secondo punto, la riduzione del 50% delle immissioni inquinanti rispetto al 1990 entro il 2050: praticamente facciamo in tempo a distruggere il pianeta non una, ma anche due volte di seguito, oltre alla non troppo pessimistica previsione che potranno già essere morte migliaia di persone a causa delle conseguenze del cambiamento climatico, noi occidentali forse di morte lenta (tumori e affini) le popolazioni povere di fame per la desertificazione e l'impoverimento del territorio.Anche Bono Vox e gli altri vip che hanno partecipato come ospiti al G8 han detto che è stata tutta una farsa. Che dire? Quasi quasi è meglio essere colpiti dal famoso meteorite che dovrà passare vicino alla Terra fra qualche decennio, almeno potremmo sempre dire che non è stata responsabilità nostra, è più dignitoso.(Fonte: GREEN TG)

giovedì 7 giugno 2007

Un morto su cinque in italia è per lo smog

Notizia del 5 giugno , giornata mondiale per l'ambiente che in Italia un morto su cinque è riconducibile a cause legate all'inquinamento dell'ambiente, come afferma Roberto Bertollino direttore del programma salute per l'OMS:
«In Italia il 20% della mortalità è riconducibile a cause ambientali prevenibili», ha spiegato Bertollini ricordando che sono le aree della Pianura Padana, insieme ad alcune zone di Olanda e Belgio, ad essere tra le più soggette all’inquinamento, in particolare delle polveri sottili. «Milano e Torino - ha sottolineato - oltre a alcune zone nel Sud della Polonia, sono tra i centri in Europa caratterizzati dai più alti valori di concentrazione di Pm 2,5, ossia il particolato fine».
Particolato che entra subito in circolazione nel sangue: «Secondo le linee guida dell’Oms - ha ricordato Bertollini - il Pm 2,5 dovrebbe attestarsi sui 10 mg per metro cubo, mentre a Milano e Torino tocca regolarmente i 35/40 mg per metro cubo».

Non vogliamo fare terrorismo informatico, ma solo aumentare il livello di consapevolezza della situazione sanitaria, poi chi vuole praticare la tecnica dello struzzo faccia pure.
. (Fonte:LA STAMPA)

sabato 24 febbraio 2007

Cesena posacenere della romagna


Ho sempre pensato che una immagine vale più di mille parole. Questa slide è stata dal MIZ realizzata e proposta per essere inclusa fra quelle da presentare al prossimo spettacolo di Beppe Grillo a Forlì. Il concetto è semplice, Cesena non ha grossi impianti di incenerimento, non ha grosse industrie siderurgiche, non ha raffinerie, non ha distillerie, non ha in termini relativi al resto della regione attività ad elevatissimo impatto ambientale in assoluto. Perchè allora preoccuparsi dell'aria della nostra città ? Semplice, l'atmosfera non ha confini geografici definiti, continuiamo a sforare nel monitoraggio delle polveri sottili, la qualità dell'aria a cesena non è migliore di quella che si ha a Forlì, a Faenza, a Ravenna, a Rimini, tutte città dotate di importanti impianti di combustione dislocati sul territorio. Certamente le auto e gli impianti di riscaldamento domestico li abbiamo anche noi, ma su questi ultimi è assai difficile intervenire con risposte concrete ed immediate. Sugli impianti in fase di autorizzazione e costruzione invece si può fare molto. Cesena sta in mezzo, si respira i fumi di tutte le attività circostanti, un serio monitoraggio ambientale tocca anche a noi ma non possiamo prescindere da un discorso a scala regionale, ancorchè provinciale. Gli amministratori devono rendersene conto, qualsiasi scelta a livello locale ha ripercussioni su tutta la collettività, comprese a maggior ragione le città confinanti. Bloccare taluni tipi di combustione scellerata si può, specialmente quando esiste una alternativa valida. A Cesena e a Forlì si fanno pressioni per iniziare la sperimentazione della raccolta Porta a Porta, ciò significa meno energia spesa per produrre nuovi materiali, maggiore recupero e riciclo, meno inceneritori, ed in ultima analisi una prospettiva di miglioramento della qualità dell'aria. Non facciamo di Cesena il posacenere della romagna.

mercoledì 21 febbraio 2007

Polveri sottili a Cesena

Le polveri sottili la fanno da padrone in città
Bonus finiti: per 36 giorni superati i valori limite

CESENA - Bonus finiti: nei primi cinquanta giorni dell'anno le polveri sottili a Cesena hanno superato i valori limite per 36 giorni. Ricordiamo che i superamenti consentiti dall'Unione Europea nel corso di un intero anno sono 35 e quindi ancora una volta il nostro territorio, Forlì compresa che è a quota 24 sforamenti, rischia la sanzione europea. Tale provvedimento sarà probabilmente evitato grazie all'adozione del Piano provinciale per la gestione della qualità dell'aria. Lunedì scorso la centralina
sulla via Emilia ha fatto registrare una concentrazione di polveri sottili pari a 60 microgrammi per metro cubo, mentre quella di piazza Fabbri di 51 microgrammi per metro cubo.
Domani ritornerà il blocco del traffico dalle 8,30 alle .18,30 e anche domenica prossima, negli stessi orari, sarà in vigore il divieto di circolazione in tutto il centro abitato di Cesena. Per conoscere tutte le deroghe alla limitazione della circolazione, è possibile consultare il sito internet del Comune: www.comune.cesena.fc.it.

Tratto dal giornale LA VOCE di cesena, 21 Febbraio 2007.