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giovedì 4 settembre 2008

Questa è una bottiglia di plastica: cosa ne dobbiamo fare?

Questa che vedete qui è una normale bottiglia di plastica usata, di quelle che fanno parte di quella cosa che chiamiamo "rifiuti" e che ci da tanti grattacapi ultimamente. Cosa ne dobbiamo fare? Bruciarla? Riutilizzarla? Riciclarla, o seppelirla in una di quelle grandi buche che chiamiamo "discariche"? Sembra che non riusciamo a deciderci, quindi proviamo a farci sopra un po' di conti. Faremo dei conti molto approssimati, non prendeteli per essere esatti. Ma ci serviranno per avere un'idea di quello che possiamo fare.

Per prima cosa, consideriamo quanto costa fabbricare una di queste bottiglie. Come sapete (o dovreste sapere) la plastica si fa dal petrolio, o comunque da combustibili fossili come il gas naturale. Qui, per semplicità, supporremo che sia fatta tutta dal petrolio. La bottiglia è fatta di PET (poli-etilene tereftalato) mentre il tappo è di polietilene, ma cambia poco in quanto alla necessità della materia prima di partenza.

Allora, considerando che la resa di reazione non è mai il 100%, per fare una tonnellata di plastica ci vuole perlomeno una tonnellata e mezzo di petrolio. Ai prezzi attuali (diciamo 100 dollari al barile, che è meno del valore di oggi), una tonnellata di petrolio costa circa 500 euro. Una tonnellata e mezzo deve costare almeno 800 Euro. Possiamo anche misurare il costo di quella tonnellata in unità di energia dicendo che ci si potrebbe fare energia elettrica con una resa di circa il 30%. Sappiamo che una tonnellata di petrolio contiene energia per circa 11 MWh, quindi ci potremmo fare circa 3MWh. Se ammettiamo che un kWh sul mercato vale 10 centesimi, vuol dire che 3 MWh valgono 300 Euro.

Questi sono i dati. Allora, cosa fare di questa bottiglia di plastica? Abbiamo detto che ci sono quattro possibilità 1) riutilizzarla, 2) riciclarla, 3) bruciarla, 4) buttarla in discarica. Vediamo di esaminare questi metodi uno per uno.

1. Prima ipotesi, supponiamo di riutilizzare la bottiglia. Ci diamo un'occhiata per vedere se è ancora buona, una lavata e via di nuovo in ciclo. Lo si fa comunemente in Germania. Costo totale? Praticamente solo quello del trasporto. E' difficile valutarlo esattamente, ma se ci rifacciamo ai dati per gli inceneritori, vediamo che l'energia necessaria per trasportare la bottiglia in su e in giù è piccolo rispetto all'energia contenuta nel materiale. Per quello che ci serve qui, lo possiamo trascurare, anche perchè qualunque cosa si faccia, le bottiglie dovranno essere comunque trasportate da qualche parte. Semmai, dobbiamo tener conto del fatto che non tutte le bottiglie saranno riutilizzabili. Una certa frazione la dobbiamo buttar via perchè è bucata, deformata o troppo sciupata. Ammettiamo che sia il 10%. Questo vuol dire che dovremo ri-sintetizzare dal petrolio 100 Kg di PET o polietilene per ogni tonnellata di bottiglie o tappi in ogni ciclo di riutilizzo. Questo ci costerà circa 50 euro e 0.1 MWh.

2. Proviamo ora a pensare a riciclare la bottiglia e il tappo. Questo vuol dire separarli, sminuzzarli, e rifonderli per ottenere nuovo PET e nuovo polietilene. Se cerchiamo dei valori monetari, vediamo che, al momento, i tappi separati si possono vendere ai riciclatori per circa 180 euro alla tonnellata. Ma il valore di mercato del polietilene di recupero è maggiore: almeno 300-400 Euro alla tonnellata. E' comunque un buon affare per chi fa tappi usare politilene di recupero dato che, come abbiamo visto, costa sempre meno del petrolio. In effetti, si sa che le ditte che fanno manufatti di plastica sono affamate di plastica di recupero e non riescono a trovarne a sufficienza sul mercato.

In termini energetici, i costi del riciclaggio sono la somma del costo di trasporto e quello di processo. Per il trasporto, abbiamo detto che non sono molto grandi. Per il processo non ho trovato dati completi. Si sa che la fusione di una tonnellata di polietilene richiede circa 150 MJ, ovvero circa 50 kWh. Ammettiamo di raddoppiarlo per tener conto degli altri costi (sminuzzamento, eccetera). Raddoppiamolo ancora per tener conto del fatto che la resa non potrà essere il 100%. Il risultato è 200 kWh (0.2 MWh) per tonnellata. E' comunque molto poco rispetto a quello che costa risintetizzare. Riciclare è un ottimo affare.

3. Vediamo ora l'ipotesi di bruciare bottiglia e tappo. In un inceneritore con recupero energetico, possiamo ottenere energia elettrica con una resa di circa il 15% (questo è il dato che si evince dal sito del CEWEP). Questo vuol dire che da una tonnellata di plastica possiamo ottenere circa 1.5 MWh, il che vale circa 150 euro ai prezzi di mercato. Ma, attenzione, nel fare questa operazione abbiamo distrutto la bottiglia e il suo tappo. Questo vuol dire che da qualche parte qualcuno dovrà risintetizzare tappo e bottiglia con i costi energetici e monetari che abbiamo visto prima, ovvero circa 3 MWh e 800 eur per ton. Il bilancio finale è il costo meno i ricavi, ovvero dobbiamo spenderecirca 1.5 MWh e 650 Eur per tonnellata nel totale del processo.

4. Per finire, pensiamo di buttare semplicemente la bottiglia in discarica. Questo costa molto poco, solo le spese di portarcela ma, come per gli inceneritori, bisogna che qualcuno sintetizzi una bottiglia nuova, e questo costa in termini di energia e di petrolio circa 3 MWh e 800 Euro per tonnellata.

Ora, siamo in grado di concludere e fare una graduatoria.

Metodo - costo energetico/ton(MWh) - costo monetario/ton (Eur)
  • Riusare - 0.1 - 50
  • Riciclare - 0.2 - 300-400
  • Incenerire - 1.5 - 650
  • Seppellire - 3 - 800

Ripeto che sono conti fatti in soldoni, solo per dare un ordine di grandezza. Se volete dei conti completi, bisogna fare degli studi completi. C'è chi li ha fatti, cercate per esempio il nome del prof Ulgiati su internet e troverete i suoi interessantissimi lavori fatti sulla base della metodologia detta LCA (life cycle analysis). Sono cose un po' toste da digerire; ma le conclusioni di Ulgiati e degli altri che hanno lavorato in dettaglio su queste cose sono le stesse alle quali siamo arrivati qui lavorando di accetta.

Ovvero, la cosa migliore è riusare, la peggiore è buttare in discarica. Fra riciclare e incenerire (anche con il recupero energetico), il riciclo la vince alla grande!

Allora, perché si ricicla così poco e non si recupera quasi niente? Beh, ci sono due motivi: il primo è dovuto alle sovvenzioni statali che alzano artificialmente le rese economiche dell'energia ottenuta dall'incenerimento. Un altro, più sostanziale ha a che vedere con i costi di separazione. I rifiuti sono una massa indistinta che contiene un po' di tutto e va a finire che se si considerano i costi di separarli per bene, può convenire in termini monetari di buttarli in discarica o di incenerirli.

Però questo non cambia il fatto che se potessimo separare i rifiuti a basso costo, riusare e riciclare sarebbero cose estremamente convenienti per tutta la società, che così risparmierebbe energia e soldi. E' per questo che ci chiedono di separare i rifiuti all'origine: al cittadino costa poco mettere le bottiglie dentro la campana apposita; molto meno di quanto non costerebbe separarli con delle apposite macchine a partire dalla massa dei rifiuti indifferenziati e puzzolenti.

Purtroppo, nella pratica, alla maggior parte della gente fa fatica separare i rifiuti. Nella media, solo il 30% circa di quello che si potrebbe differenziare viene differenziato. In più, c'è il fenomeno del "conferimento improprio" che fa si che se qualche imbecille butta - che so - un barattolo di vernice aperto dentro la campana della plastica, rovina tutto.

Oggi, si sta facendo strada l'idea che per ottenere la separazione all'origine, bisogna incentivare monetariamente chi la fa. I vecchi cassonetti pubblici per la raccolta differenziata non sono in grado di fare una cosa del genere e dovranno essere eliminati. La raccolta porta a porta è un sistema molto migliore, soprattutto se si usa il sistema cosiddetto "puntuale", ovvero più il cittadino separa, meno paga, o - addirittura - incassa qualcosa.

L'altro modo è di incoraggiare il recupero delle materie seconde preziose (per esempio tappi di polietilene e bottiglie di PET) da parte delle fascie sociali più deboli e al momento in gravi difficoltà economiche. Qui, si paga direttamente e in moneta sonante chi conferisce rifiuto già differenziato ad appositi centri di raccolta. Con questa attività, nessuno può diventare ricco, ma può aiutare chi non riesce più a mettere insieme pranzo e cena dalla pensione o dal cococo.

Queste cose si fanno comunemente in Germania. In Italia, purtroppo, sembra che siano delle eresie. Da noi, chi propone riciclaggio e riuso viene spesso preso in giro come se fosse un povero folle. Evidentemente, chi si fa queste crasse risate non è mai stato in Germania e non ha mai fatto un conto LCA. Sono dei begli ignoranti, eppure la gestione dei rifiuti in Italia è in mano anche a gente del genere. Non scherzo, me ne è capitato uno a un convegno che era convinto che l'incenerimento produce energia "rinnovabile". Parlandoci, è venuto fuori che non sapeva nemmeno che la plastica si fa dal petrolio. Non sono tutti così, per fortuna, anzi, ci sono tantissimi operatori che sono intelligenti, preparati e fanno del loro meglio per andare nella giusta direzione. Purtroppo, però, ci vorrà molto tempo per far capire capire a tutti come stanno le cose e raddrizzare un sistema di gestione dei rifiuti che sembra studiato apposta per massimizzare i costi e di annullare i benefici.

Tratto da un post di Ugo Bardi

lunedì 4 aprile 2011

Finalmente una Casa dell'Acqua a Cesena e Rimini!

Vi abbiamo già parlato della Casa dell'Acqua di Cesena (nella foto una analoga appena installata a Rimini), vorremmo integrare quanto già scritto segnalandovi un articolo realizzato dalla redazione di "ROMAGNA e DINTORNI ... A TUTTO GAS", il periodico territoriale di informazione ecosostenibile e dei Gruppi di Acquisto Solidale.

In molti ci hanno infatti chiesto se l'acqua distribuita in queste "colonnine" sia davvero al 100% di ridracoli, o al limite filtrata in qualche modo. Il sospetto è che si tratti di semplice acqua del rubinetto refrigerata. La redazione di A tutto gas ha compiuto una ricerca specifica per capire se l'acqua è davvero filtrata. Ed ecco cosa hanno scoperto (leggi parte evidenziata):

Nella giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo, anche Cesena e Rimini (il giorno successivo) hanno la loro Casa dell’Acqua. A Cesena si trova in via IV Novembre e a Rimini all’interno del Parco “Cervi”, vicino all’Arco di Augusto. Entrambe distribuiscono acqua pubblica, refrigerata e, volendo, anche gasata. L’erogazione è programmata per rilasciare 1 litro d'acqua. È vietato l'impiego di contenitori di capienza superiore a 2 litri, quali taniche o altro. L'acqua deve essere prelevata con bottiglie preferibilmente in vetro.

E’ possibile prelevare un massimo di 6 bottiglie. L'imbottigliamento, il trasporto e la conservazione dell'acqua sono a totale responsabilità dell'utente. L’impianto sarà attivo con orari diversi a seconda della stagione. Nel periodo dal 1 maggio al 30 settembre sarà aperta dalle 6 alle 24. L'acqua gassata refrigerata è l’unica ad aver un costo, pari a 5 centesimi a litro (fino al 31 marzo gratuita). La qualità dell'acqua erogata è garantita dal gestore (Hera) e, in questo caso, dalla proprietà delle reti (Romagna Acque), in virtu' dei circa 100 controlli giornalieri in Regione.

L’impatto ambientale dell’iniziativa è notevole. Si prevede l’erogazione di circa 2.500 litri di acqua al giorno, mediamente 600.000 bottigliette d’acqua in plastica in meno ogni anno. Con il progetto si ridurrà annualmente l’utilizzo di circa 150 tonnellate di plastica e 100.000 litri di petrolio per la produzione di bottiglie, oltre a 27 tonnellate di emissioni di CO2 nell’ambiente per la loro produzione e circa 40 tir in meno per il relativo trasporto.Il progetto si colloca, nel più ampio progetto di collaborazione tra Pubbliche Amministrazioni, Gruppo Hera e Romagna Acque Spa, per la promozione delle buone pratiche per la salvaguardia dell’ambiente e per la promozione dell’acqua del rubinetto, buona e sicura, sottoposta ad oltre 100 controlli al giorno. L’intervento offre un beneficio sociale, prospettando un risparmio per le famiglie che utilizzeranno la Casa dell’Acqua, pari a circa 250 euro all’anno rispetto all’acquisto delle normali acque minerali in bottiglia.

Il progetto, che fa parte dell’iniziativa “L’acqua dei Sindaci”, è promosso da Adriatica Acque e coinvolge già dieci città (oltre Rimini e Cesena), tra cui Forlì, Ravenna e Bologna. Ha l’obiettivo di creare un network per garantire la qualità dell’acqua erogata e a breve dovrebbe essere esteso anche a Santarcangelo, Riccione ed altre città della costa romagnola.

Noi della redazione ci siamo chiesti se questa acqua è filtrata da un qualche sistema brevettato. Abbiamo chiamato il numero verde, visto che nel sito non compaiono informazioni in merito e una gentile operatrice ci ha informato che l’unico filtro presente è quello antiparticolato. Trattasi unicamente di un filtro meccanico con tela in polipropilene 50 micron (conforme ex dm 443 del 1990), che trattiene micro particelle in sospensione (ferro, sabbia, limo, ecc...) e che può essere installato anche nel rubinetto della propria abitazione, quindi in pratica non esiste un sistema di filtraggio vero e proprio del termine.

In sintesi ben vengano le case dell’acqua che promuovono “l’acqua del sindaco” contro quella in bottiglia meno controllata e altamente inquinante per via dell’utilizzo della plastica, pensiamo sia comunque un atto di trasparenza doveroso verso il cittadino, pubblicare nella casa dell’acqua le analisi di riferimento, come fanno tanti altri Comuni (come quello di Capannori ad esempio www.comune.capannori.lu.it/node/3066 ) e di fornire col tempo un sistema di filtraggio vero e proprio, migliore di quello attuale.

Contatti utili: numero verde 800 323800 www.adriaticacque.it
Romagna e dintorni a tutto GAS
Periodico di informazione ecosostenibile e del gioioso coordinamento dei G.A.S.
Via V. Bachelet, 65 47522 Cesena
tel. 0547.345238
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venerdì 5 dicembre 2008

Intervista a Stefano Montanari, scienziato delle nano patologie

Stefano Montanari è uno scienziato italiano, ricercatore e studioso di nanopatologie. Risiede a Modena dove è direttore scientifico del laboratorio di ricerca modenese Nanodiagnostics, presieduto da sua moglie Antonietta Gatti (scopritrice delle nanopatologie). Redige un blog personale molto curato in cui si interessa non solo di scienza e ambiente ma anche di politica. E' fondatore di una lista civica nazionale che si chiama "Per il bene comune", con la quale si è presentato alle scorse elezioni, caratterizzata da una marcata impronta di carattere ambientale.


Dottor Montanari, cosa sono le nano patologie?

Le nanopatologie sono patologie indotte dall'ingresso di polveri estremamente sottili nell'organismo umano o animale. L'uomo le assimila, ad esempio, sotto forma di smog e di esalazioni (industriali e di inceneritori). La questione è rilevante perché queste sostanze conducono a cancro, infarto e ictus e si trasmettono da madre a feto.


Quando si parla di combustioni legate ai rifiuti è corretto parlare di termovalorizzatori?

No assolutamente no. Il termine termovalorizzatore non è corretto, è un'invenzione.Un inceneritore non valorizza nulla. Pensi che per ogni tonnellata di rifiuti che entra in un inceneritore ne vengono prodotte due sotto forma di ceneri, di gas ma anche sotto forma di acqua, ammoniaca, calce e bicarbonato. Non solo non si riducono i rifiuti ma il risultato della combustione è ancora più tossico di quanto è entrato. Il danno, capirà, non è solo per l'aria ma per tutto l'ambiente.


Qual è una alternativa possibile?

Dobbiamo partire dall'assunto che il rifiuto è un problema. Bisogna ragionare nell'ottica del minor danno. Sicuramente riduzione e recupero sono due attitudine corrette.Pensi che mandando in un inceneritore una bottiglia di plastica otteniamo, in energia, un centottantesimo di quella spesa per portare il prodotto finito sulla nostra tavola. I passaggi sono l'estrazione della materia prima, la lavorazione, l'imballaggio e la spedizione. Se io riuso solo una volta quella bottiglia faccio novanta volte meglio.


Ha parlato talvolta di gestione degli imballaggi. Cosa ne pensa?

Penso che siano uno spreco e come tali dovrebbero essere razionalizzati con leggi che li proibiscono o li limitano come succede già in Germania. In merito mi viene da pensare al Tetrapack. Un altro mito da sfatare è che può essere reciclato. Il tetrapack è costituito da quattro materiali saldati insieme. In teoria dovrei scinderli. Ammesso che fosse possibile sarebbe un grosso dispiego di tempo e di energia.


giovedì 17 maggio 2007

Un mare di plastica ...

Riporto dal sito degli amici IL GIORNALE DEL PASSATORE:
"L’acqua sarà fra qualche anno (in realtà lo è già) al centro delle dispute per il controllo dei territori mondiali che ne hanno un’alta disponibilità. Ancora più del petrolio, per un semplice motivo; l’acqua serve per vivere, il petrolio no."

L’imbottigliamento di acqua minerale è uno degli esempi più evidenti della gestione disastrosa che stiamo portando avanti di un bene così prezioso e limitato. Pensate allo spreco di energia per produrre bottiglie, riempirle, trasportarle, quando sarebbe tanto semplice aprire il rubinetto e metterci un bicchiere sotto. Enerzine ha pubblicato il rapporto sul consumo di acqua imbottigliata nel mondo nel quinquennio 2000-2005; se ne evince che gli italiani sono i più grandi consumatori planetari di acqua in bottiglia: quasi 192 litri annui a testa nel 2005, erano 160 nel 2000 (foto: selezione manuale della plastica)

martedì 7 aprile 2009

Le 10 migliori notizie del 2008 sull'ambiente


1) Novembre 2008, vittoria di Barack Obama alle presidenziali USA

Barack Obama é il 44.mo presidente degli Stati Uniti, il primo di colore... verde! Il suo programma per l'ambiente, battezzato “New energy for America”, si articola in 6 punti principali e rivoluzionari:
  • ridurre in 10 anni il consumo di petrolio in una quantità pari a quello che attualmente gli Stati Uniti importano da Arabia Saudita e Venezuela messe insieme;
  • produrre il 10% dell’energia degli Stati Uniti da fonti rinnovabili entro il 2012 e il 25% entro il 2025;
  • immettere sul mercato almeno 1 milione di auto ibride entro il 2015;
  • ridurre del 15% dei consumi di elettricita' entro 10 anni;
  • creare 5 milioni di posti di lavoro in 10 anni nell'energia pulita, investendo 150 miliardi di dollari;
  • arrivare a un taglio delle emissioni di C02 nell'atmosfera dell'80% entro il 2050.
2) Maggio 2008: viene annunciato che nel 2007, per la prima volta, l'energia eolica ha superato il nucleare.

L'anno scorso nel mondo sono stati installati 20mila megawatt di impianti eolici contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall'atomo. A livello di produzione vince ancora l'atomo, ma solo perché le pale eoliche funzionano durante l'anno per un numero di ore inferiore a quello di un impianto nucleare e dunque, a parita' di potenza, producono meno elettricità. Il merito del sorpasso sarebbe degli Stati Uniti, dove il 30% di tutta la potenza elettrica installata durante il 2007 viene dal vento.

3) Settembre 2008: aumenta l'uso della bicicletta in Italia.

Secondo i dati registrati dall’Osservatorio “Audimob” di Isfort, la bicicletta rappresenta un mezzo di trasporto abituale, utilizzato cioe' almeno 3-4 volte a settimana, per oltre il 13% degli italiani tra 14 e 80 anni. A questo dato bisogna aggiungere un altro 23,5% della popolazione che la adopera in modo occasionale, vale a dire non piu' di 1 o 2 volte a settimana. Si tratta di percentuali in forte e continua crescita: la percentuale di persone che fa un uso frequente delle due ruote risulta praticamente raddoppiata dal 2002 al 2007 e quasi quadruplicata restringendo l’arco temporale al periodo 2004-2007. Da sottolineare anche l'iniziativa del governo tedesco che ha lanciato un piano per raddoppiare la diffusione delle biciclette (il 20% del traffico complessivo nel Paese) entro il 2012.

4) Agosto 2008: diminuiscono gli incendi boschivi in Italia

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2008 si sono verificati complessivamente 4.093 incendi boschivi che hanno distrutto 32.268 ettari, di cui 12.502 boscati e 19.766 non boscati. Rispetto allo stesso periodo del 2007, quando i roghi erano stati 8.505, si registra una diminuzione del 50%, con un netto calo anche la superficie totale percorsa dalle fiamme che passa da 205.253 ettari del 2007 agli attuali 32.268, ben l’80% in meno. Sempre al 31 agosto 2008 i comandi territoriali del Corpo forestale dello Stato avevano denunciato 281 persone per il reato di incendio boschivo: 11 arresti e 270 a piede libero. Fonte dei dati: Corpo Forestale dello Stato

5) Gennaio 2008: l'Australia segue l'esempio cinese e vieta la distribuzione gratuita degli shopper di plastica nei supermercati.

4 anni fa lo stesso provvedimento era stato adottato in Bangladesh, dove i sacchetti di plastica causavano inondazioni intasando le reti idriche bengalesi. Anche a San Francisco in California sono vietati. Fonte: Peacereporter.net

6) Febbraio 2008: in Norvegia viene inaugurata banca fitoterapica piu' grande del mondo.

La banca dei semi agricoli norvegese viene definita “una delle imprese piu' innovative e straordinarie al servizio dell’umanita'”. Costruita all’interno di una montagna ghiacciata nei pressi del villaggio di Longyearbyen, nelle isole Svalbard, nei prossimi anni ricevera' circa 200.000 sementi, ma la sua capacita' complessiva e' di 4.5 milioni di campioni, per un totale di circa 2 miliardi di semi. (Fonte: fao)

7) Giugno 2008: Il presidente del Brasile Lula annuncia l'istituzione di tre nuove aree protette nella foresta amazzonica.

Per un totale di 16 milioni ettari (quasi quanto l'Irlanda), questa nuova area si va ad aggiungere ai 23 milioni di ettari precedentemente protetti. L'Amazzonia diventa cosi' il piu' grande mosaico di aree protette del mondo. Buone notizie anche per le foreste dal Paraguay, dove il governo ha deciso di prolungare di due anni la "Zero deforestation Law".

8) Settembre 2008: aumentano gli italiani che scelgono di bere l'acqua del rubinetto.

Lo rivela addirittura un'indagine dei concorrenti, l'Associazione di costruttori di impianti per il trattamento delle acque 'Acqua Italia'. Il 72,3% del campione contattato afferma di aver bevuto almeno una volta nell'ultimo anno acqua del rubinetto. Di questi, la porzione di chi la beve sempre o quasi ha raggiunto quota 39,9%, registrando una crescita di quasi 10 punti percentuali in due anni (nel 2006 erano 31,2%). Di questi, il 43,7% sceglie l'acqua potabile perché e' piu' controllata di quella in bottiglia, il 46,7% perché e' molto piu' economica. Una delle note piu' incoraggianti viene dalla citta' di Milano, dove chi ha dichiarato di aver bevuto l'acqua di rubinetto almeno una volta negli ultimi 12 mesi raggiunge l'82%.

9) Settembre 2008: rivoluzione nel settore fotovoltaico.

William Yuan, dell'Oregon, 12 anni, appassionato di tecnologia e spronato dal suo professore di Scienze, riesce a mettere a punto a un nuova cella solare 3D, in grado di captare sia la luce visibile che i raggi UV. L'efficienza di cella di Yuan é di circa 500 volte superiore a una normale cella solare 2D, in grado di catturare solo la luce visibile. Per approfondire il progetto William ha ricevuto una borsa di studio di 25mila dollari. L'ispirazione per il progetto é arrivata da una casa costruita in Lego.

10) La società tedesca Beluga Shipping vara la “Beluga SkySails”, la prima nave portacontainer (130 metri di lunghezza) trainata da un aquilone.

Progettata e costruita grazie a finanziamenti europei, la “vela” é grande come un campo da tennis, viene ancorata a poppa e permette di risparmiare il 20% del carburante, circa 1.500 euro al giorno. Si può adattare a qualsiasi modello di imbarcazione e si guida con estrema facilita' grazie a un sistema computerizzato.

martedì 25 marzo 2008

Il trasporto delle merci, cerchiamo di capirci qualcosa

Un camion tir per muoversi costa, ad un’azienda italiana, in media 1 euro e 30 centesimi al km. Il dato (Fonte: Trasportale) è riferito ad un veicolo di 5 assi con rimorchio con una vita media di 6 anni e una percorrenza media di circa 100 mila km/anno su territorio nazionale. In questo € 1,30 si comprende un po’ tutto, il costo di ammortamento del trattore e del semirimorchio, il costo dell’autista (oltre 45.000 euro l’anno), il costo dei pneumatici (quasi 10.000 euro), i costi di assicurazione base (RCA e Incendio e furto che variano moltissimo da città a città e che crescono man mano che si scende da nord a sud), i costi di manutenzione di un autoarticolato che tra ricambi, manodopera e lubrificanti pesa su un’azienda per oltre 8.000 euro, il costo della tassa di possesso, i pedaggi autostradali (stimati in circa 10.000 euro l’anno) e infine il costo del carburante, la voce che più oscilla all’insù ovviamente con i quasi 30.000 euro l’anno.

Vale la pena di fare girare tutti questi camion, con i rincari di carburante in atto, per trasportare la merce che compriamo nei negozi ? Facciamo due calcoli:

Un camion tir moderno di taglia media trasporta all'incirca 10 tonnellate.

Consideriamo un consumo medio di 3Km/litro di gasolio, sono 10 tonnellate trasportate per 3Km impiegando un litro, equivalenti a 30 tonn/km per litro.

Mettiamo pure che il gasolio per autotrazione costi, esageriamo, 1,5€/L. Trasportare 30 tonn per un km costa quindi circa 1,5€, usando esattamente un litro di carburante.

Una tonnellata trasportata (1000Kg) costerà pertanto circa 1,5/30 = 50 cent al Km.

Prendiamo allora una bottiglia di ketchup, e trasportiamola da Parigi a Roma (Circa 1500Km), supponiamo che il barattolo pesi circa 100gr circa. In una tonnellata di carico ci stanno circa 10.000 barattoli di ketchup, che a 0,05€/km, per 1500Km, fa grossomodo 0.0,5*1500/10000 = 0.0075 € al barattolo.

Massì, arrotondiamo ancora per eccesso, rimaniamo comunque su 1 cent al barattolo per portarlo da Parigi a Roma.

Adesso capite perché consumiamo combustibili a ritmo così forsennato e sembra non importi niente a nessuno ? Quel cent in più, vi ha permesso di avere un barattolo di ketchup magari sfornato da una industria cecoslovacca, la quale produce lo stesso barattolo alla metà del prezzo che un produttore nostrano si potrebbe permettere. Ciò genera un business pazzesco, con conseguente invasione nelle nostre tavole di merci provenienti dagli angoli più disparati della galassia conosciuta!

Se questi sono i fatti, l'idea di chi dice che per scongiurare il disastro dell'esaurimento delle risorse occorre rifornirsi esclusivamente con prodotti locali che nascono e crescono dalle nostre parti, rimane semplicemente risibile, per appena qualche centesimo in più posso farle arrivare da tutto il mondo! Con buona pace di chi crede nel carattere etico dei GAS.

Supponi infatti che per ottenere lo stesso bene tu debba prendere la tua auto e fare 10 Km per andare alla fattoria in periferia a rifornirti, consumeresti un mezzo litro di carburante, che diviso sui prodotti che hai portato a casa potrebbe risultare non qualche frazione di centesimo ma decine di centesimi. La tua efficienza di trasporto può essere fino a 100 volte inferiore, se viaggi solo per pochi prodotti e non per intere tonnellate di merce, pertanto avresti fatto meglio ad andare a piedi o in bici al mega-ipermercato sotto casa e comprare la stessa cosa, avendo consumato molto ma molto meno carburante, e magari era comunque un prodotto bio.

L'energia è troppo conveniente, così tanto conveniente che l'impatto ambientale di prendere un barattolo di ketchup (o di yogurt fa lo stesso) e fargli fare il giro del pianeta per arrivare fino a casa tua non vale la spesa del km in più che potresti percorrere per andare a comprarlo dove sai che è più buono, a pochi km di distanza.

Considera poi che per parecchi generi alimentari che necessitano di cottura, l'energia che serve per cucinarli è di un ordine di grandezza superiore a quella richiesta per portarteli dal produttore fino al supermercato sotto casa.

Pertanto, in un futuro dove il prezzo dell'energia per la mobilità individuale diventerà insostenibile, piuttosto che rinunciare ad avere un frutto fuori stagione, l'impatto si ridurrebbe assai di più semplicemente andando a vivere vicino ad un ipermercato.

Supponiamo che il costo del barile quadruplichi, certamente ogni merce di scarso peso unitario aumenterebbe di qualche centesimo di euro. Davvero un aumento spaventoso...

Sembra un paradosso, ma davvero l'energia straconveniente (che abbiamo anche tuttora con i famigerati 100$ al barile) porta a questi nefasti e paradossali effetti, tutti piangono ma nulla cambia, e si finisce per consumare sempre di più per ribadire il nostro effimero benessere.

Ma c'è il rovescio della medaglia, qualcosa che non abbiamo considerato, tutto cambia se introduciamo nel computo tutta una serie di costi occulti.

Quel barattolo di ketchup, contiene molta meno energia di quella che è stata necessaria per realizzarlo, abbiamo una economia (soprattutto quella agricola) completamente schiava del petrolio, se è vero che il trasporto dello stesso non avrà grosse incidenze sul costo, lo stesso non si può dire della coltivazione di pomodoro che necessita di fertilizzanti chimici e di trattamenti intensivi, gran parte dei quali derivati dal petrolio, così come anche la bottiglia di plastica per contenerlo, gli imballaggi, etc.etc., tutte cose in carbonio che tra l'altro incrementano l'effetto serra se bruciate.

Se continuiamo così, finiremo arrostiti per eccesso di gas serra ed il clima potrebbe diventare devastante ed incompatibile con la vita, i ghiacciai sciogliersi ed avere una crisi mondiale idrica. L'arrivo del picco del petrolio non cambierà il nostro stile di vita occidentale, ma creerà certamente più divario fra chi potrà continuare a permetterselo e chi no... avete presente la sensazione di impoverimento del ceto medio ? Ed avete presente quanti SUV circolano ancora in giro pur con i rincari di carburante ? Chi è ricco lo diventa di più, per pararsi il culo dalla crisi, chi è povero lo diventa sempre di più, perché rinuncerà al superfluo sempre più a malincuore.

In conclusione, fate pure i vostri calcoli, non comprate localmente perché costa meno o inquina meno ma solo ed esclusivamente per motivi etici, poi però andate al negozio a piedi o in bicicletta, mi raccomando! Se devastare l'ambiente alla fin fine costa poco, ciò non è di per se un buon motivo per farlo. E rifiutate con sdegno chi vi vende più imballaggi di prodotto, mi raccomando!

lunedì 27 ottobre 2008

Riciclo e buone pratiche, succede in Finlandia

Da noi ancora ci si arrabatta per fare due distributori in croce di latte sfuso, il vuoto a rendere obbligatorio è ancora pura utopia, mentre la raccolta differenziata, se mai si realizza seriamente, spesso fa da pane e companatico per gli inceneritori, se non peggio. Quando si leggono voci su come funzionano nelle piccole pratiche quotidiane paesi molto più attenti come la Finlandia, viene voglia di emigrare... Ecco alcuni esempi tratti dal blog personale del cesenate Stefano Severi, attualmente in Finlandia grazie al progetto Erasmus:

A fine pasto, in mensa, devi fare di nuovo la fila. Fai scorrere il tuo vassoio: prima incontri i bidoni dei rifiuti (ovviamente raccolta differenziata), quindi metti i piatti nell’apposito vassoio, poi c’è quello per le forchette ed infine per i bicchieri. L’addetto alle pulizie prende il vassoio e lo mette direttamente in lavastoviglie… bella vita!

I vuoti sono tutti a rendere, anche quelli di plastica. Se riporti al supermercato una bottiglia, ad esempio, di Batman Cola (la Conad Cola non c’è) da 1,5 litri di danno 40 centesimi, mentre una lattina di birra da 66 cl ne vale almeno 15. Il buon Giucas potrebbe farne un mestiere, quello di bere e riportare i vuoti.

venerdì 31 ottobre 2008

Convegno rifiuti di Gambettola, facciamo il punto

Si è conclusa domenica scorsa l'intensa due giorni di Gambettola interamente dedicata ai rifiuti e alle buone pratiche ambientali. I tanti relatori che sono intervenuti all'evento hanno dato, nessuno escluso, un importante contributo per esplorare ogni lato dell'argomento. L'evento è stato in buona parte coperto in diretta streaming.

Il titolo del convegno "RIFIUTO: RICICLO e RIDUCO, per vivere meglio" può essere letto con una duplice valenza, a seconda di intendere la parola RIFIUTO come sostantivo oppure come verbo. L'accezione come verbo è sicuramente la più importante, cosa dobbiamo quindi rifiutare ? Sicuramente vorremmo rifiutare l'idea che "i rifiuti" siano una parte inevitabile ed inamovibile del concetto che abbiamo di progresso, ossia un prezzo che dobbiamo obbligatoriamente pagare per perseguire la crescita ed il benessere dell'umanità. E' possibile sviluppo e benessere in assenza di rifiuti ?

Sia grazie agli interventi del prof. Tamino che di Stefano Montanari, ma soprattutto grazie all'intervento di Paul Connett, si è capito che quanto noi chiamiamo "rifiuto" in realtà non è altro che l'aspetto visibile di una nostra incapacità, di tipo tecnologico, politico, gestionale. Il rifiuto è indice di cattiva progettazione dei beni che utilizziamo, Una organizzazione sociale che possa definirsi ecologica dovrebbe impedire utilizzando le leggi la produzione di cose che non possono essere smontate, riparate, riusate, riciclate, adattate per il recupero di materia.

Il risultato della mancata applicazione di questi principi base, cioè dimenticare che la natura "non produce mai rifiuti" ma risorse da utilizzare in sistemi chiusi e circolari, porta alle deprecabili azioni che i nostri governi ci impongono, in nome di una visione dell'ecologismo completamente distorta da considerazioni economiche. Ad esempio il recente riavvio delle campagne di rottamazione, miranti a rimpiazzare prodotti perfettamente riusabili in merito a sovrastimati miglioramenti in termini di risparmio energetico, inquinamento, etc, rischiano di essere una soluzione assai peggio del male che si intende curare.

Riconvertire una automobile (con retrofit elettrico ad esempio) è sicuramente molto più ambientamente compatibile che non rottamarla per comprarne una nuova, magari più grande e con consumi maggiori, anche se relativamente meno inquinante. Analogamente utilizzare inceneritori a recupero energetico è in realtà un ottimo modo per sprecare energia, dato che si sottraggono materiali al vero riciclo, l'unico capace di restituire tutta l'energia del bene che non sarà più necessario rimpiazzare, riusandolo, senza dovere estrarre altre risorse dalle miniere.

Parlando più specificatamente del tema della raccolta differenziata, Natale Belosi ha sottolineato come l'attuale trend sia quello di avviare i comuni ad essere "RACCOGLIONI" anzichè "RICICLONI", ciò grazie a leggi poco ispirate che premiano quanto il gestore "raccoglie" anziche quanto realmente "ricicla". Ciò crea distorsioni come comuni che, accumulando macerie, ingombranti, assimilati, aumentano artificialmente le proprie performance in termini di raccolta differenziata, con l'effetto di aumentare in realtà il conteggio del rifiuto pro capite anzichè di ottenere un tangibile vantaggio ambientale.

Nella serata di Sabato si è dato inoltre ampio spazio ai dati specifici del territorio dell'Emilia Romagna (con un mio intervento), si è parlato anche di tutte le buone pratiche già presenti sul territorio, grazie ai video di Eddi Bisulli riguardanti l'esperienza di Mani Tese di Faenza e del Porta a Porta a Forlimpopoli. Molto interessanti anche gli interventi sul Compostaggio domestico, con l'esperienza di Marco Pagani di RavennaRifiuti.

Volevo ringraziare la MacroEdizioni per la impeccabile organizzazione dell'evento, piccolo editore di tanti libri molto interessanti ed istruttivi con ampia attenzione ai principi di sostenibilità ambientale. Consiglio di acquistare il calendario della decrescita da loro realizzato, come forma di sostegno verso questa ed altre manifestazioni di alto livello culturale che sicuramente verranno realizzate in futuro.

Allego alcuni dei documenti che sono stati presentati al pubblico nella serata di Sabato:



P.S. Stefano Montanari ha scritto qualche sua nota sul convegno in questo post.

venerdì 27 novembre 2009

Conferenza sull'acqua a Forlì: "Non ce la danno a bere"


In occasione della penultima giornata della settimana europea dei rifiuti, si terrà a Forlì una interessante conferenza dal nome NON CE LA DANNO A BERE, a cui sono stato invitato come relatore.

L'incontro si svolgerà il 28 Novembre dalle ore 16 nella sala S.Caterina in via Romanello da Forlì (vedi mappa) a poca distanza dal parcheggio San Domenico (ndr: vero insulto architettonico, non mi stancherò mai di dirlo).

Si parlerà di Acqua e di Rifiuti, di bottigliette di plastica, del loro riciclo, della mania tutta italiana di consumare costosissima acqua in bottiglia anziché acqua del rubinetto. Ma anche della qualità dell'acqua pubblica, non sempre all'altezza delle aspettative. L'evento è organizzato dall'associazione clan-destino, che da anni si batte per la tutela ambientale del nostro territorio provinciale.

Vi invito quindi a venirci a trovare in occasione di questo evento, che ospita relatori di eccezione come l'assessore all'ambiente di Forlì Alberto Bellini, e la bravissima moderatirice Anna Barbi, presidentessa e ispiratrice del movimento consumatori FC.

Il volantino completo potete scaricarlo qui.

lunedì 5 gennaio 2009

Per il vaticano la pillola "inquina" l'ambiente

Aborto, devastazione dell'ambiente e violazione dei diritti umani. Ma anche causa della sterilità maschile. La pillola anticoncezionale, quella comunemente usata dalle donne di tutto il mondo, torna sul banco degli imputati. A muoverle accuse di crimini gravi e finora sottovalutati o ignorati è un articolo dell'Osservatore Romano firmato dal presidente della Federazione Internazionale delle associazioni dei medici cattolici, Pedro José Maria Simon Castellvi.

Nell'articolo, intitolato "L'Humanae Vitae, una profezia scientifica", l'esperto cattolico non parla della pillola abortiva RU486, ma dell'anticoncezionale che fu vietato nella controversa enciclica "Humanae Vitae", firmata nel luglio 1968 da Paolo VI, dedicata alla regolazione delle nascite. Ispirandosi a quel testo "profetico", l'associazione internazionale dei medici cattolici ha redatto un documento di un centinaio di pagine, sintetizzato nei suoi punti principali, dal prof. Simon Castellvì sul giornale del Papa.

Anche la pillola a basso dosaggio ormonale - si legge sull'Osservatore Romano - "funziona in molti casi con un effetto abortivo" ed ha comunque "conseguenze devastanti sull'ambiente" in quanto il rilascio di "tonnellate di ormoni" (attraverso le urine femminili ndr.) è una delle cause dell'infertilità maschile in Occidente.

I mezzi contraccettivi - incalza il medico cattolico - "violano" almeno cinque importanti diritti dell'uomo: "il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'educazione, il diritto all'informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell'informazione sui mezzi naturali) e il diritto all'uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna)".

Il che non è poco - fa osservare l'articolo - se si pensa che la comunità internazionale ha appena celebrato i 60 anni della Dichiarazione universale a difesa dei diritti dell'uomo, mentre il Vaticano ancora si ostina a non firmare parte di quell'accordo, comprendente norme per la non discriminazione dei disabili e dei gay, (nemmeno il PD ha firmato quest'ultimo accordo d'altronde).

Immediata la reazione della comunità scientifica laica:
"Affermazioni fantascientifiche": così Gianbenedetto Melis, vice presidente della Società italiana della contraccezione ha definito le riflessioni riportate dall'Osservatore Romano. "La pillola - ha spiegato - non è in grado di provocare l'aborto in quanto impedisce l'ovulazione e se non c'è l'ovulo da fecondare non ci può essere gravidanza".

"Assurde" per gli esperti anche gli effetti "ecologici" della pillola. "Gli ormoni contenuti nei contraccettivi orali - ha detto ancora Melis - una volta metabolizzati dal fegato non sono più in grado di indurre effetti ormonali femminili". "Se vogliamo dare la colpa dell'infertilità maschile agli estrogeni - gli fa eco la farmacologa Flavia Franconi - dobbiamo ricordare che il mondo è pieno di sostanze ad attività estrogeniche".

"Anche una bottiglia di plastica lasciata al sole libera estrogeni ‘inquinando' il liquido che beviamo"
, ha esemplificato.

Non ho parole ... posso solo citare una frase di Spinoza: "La pillola abortiva inquina". Ma hanno idea questi di quanto caga un bambino?

Update: Lameduck in questo suo post si è superata!

Fonte: Unità , Corriere della sera