Resoconto sul secondo convegno di ASPO Italia
Qualcuno ha alzato la mano sostenendo di si, sono convinto invece che la grande maggioranza di noi non ne avrà mai la più pallida idea, abituati come siamo a consumare risorse senza la minima preoccupazione, confondendole con il denaro con cui le paghiamo. Siamo autorizzati dal sistema ad esserne inconsapevoli, avendo pareggiando comunque il conto con i nostri soldi.
Gli ottimi interventi di Ugo Bardi, Piero Cambi, Massimo Ippolito, e tutti gli altri relatori, nascondono un filo comune che guida tutta la storia: "La superficialità con cui consumiamo deriva dall'abitudine consolidata ad avere sempre e comunque a disposizione energia concentrata ed illimitata, derivata dal Petrolio o dal gas naturale".
E' davvero così illimitata l'energia ? Sicuramente no, non serve un super esperto geologo per capire che in un mondo limitato lo sfruttamento di una risorsa limitata (come il petrolio ma vale anche per i minerali) parte da zero, si incrementa, e prima o poi torna allo zero, lentamente o velocemente non importa. Da qui il concetto assai intuitivo di "picco delle risorse".
Raggiungere il picco non significa in se stesso parlare di "declino", ma semplicemente di un punto di massimo in una curva che ha area finita, matematicamente rappresentabile con un qualche tipo di funzione logistica che assomiglia ad una campana. Raggiunta la cima, sappiamo che la disponibilità di risorsa via via estratta non terrà più il passo con la domanda (sempre crescente per definizione), pertanto il mercato dovrà necessariamente adeguarsi per farne gradualmente a meno.
L'economia reagisce attuando una "distruzione della domanda", come si fa ? Semplice, aumentandone continuamente il prezzo. Vi dice niente il petrolio che ha raggiunto i 120 euro al barile ? Tale prezzo crescerà per sempre, fino a quando non sarà più ne energeticamente ne economicamente conveniente continuare ad estrarre quel bene.
Ciò non vale solo per il petrolio, ma anche per il rame, il piombo, il mercurio, il litio, il fosforo, e un sacco di altri materiali che hanno già raggiunto o stanno raggiungendo il picco, e che assai difficilmente saranno sostituibili. Cosa significa tutto questo ? Semplicemente che viviamo in una illusione energivora, ed assai presto avremo un brusco o graduale risveglio. In ogni caso ci sarà una presa di coscenza che lo sviluppo ha un limite, come suggerito fin dal 1971 dal club di roma. Gente che allora veniva presa per visionaria, e che ora avrà la magra soddisfazione postuma di essere stata riconosciuta come profetica.
Tornando a casa dopo il convegno, la vista di tutte quelle auto sfreccianti in autostrada, le luci dei fari accese, le fabbriche in funzione, la febbrile attività in tutte le case, tutto mi rimandava ad un pensiero fisso: "qua siamo diventati tutti folli, me stesso incluso, possiamo solo sperare che duri ancora un po di più".
Interessante l'intervento di Euam Mearns, geologo scozzese, che ci ha illustrato cosa sta succedendo in termini di sfruttamento della risorsa gas naturale, la quale avrà ovviamente anche essa un picco probabilmente attorno al 2014. Attualmente stiamo estraendo come matti gas dai mari del nord europa e dalla Russia, entrambi i giacimenti giganti sono già avviati verso un declino irreversibile di produzione. Se aggiungiamo poi che la Russia dovrà dirottare molto del proprio gas per i propri usi interni e quindi nel tempo ridurrà le esportazioni, si capisce come siamo messi veramente male.
Facciamo nuovi rigassificatori ? Facciamo nuove pipeline ? Non servirà, perché non avremo modo di riempirli quanto vorremmo, però potrebbero essere utili più per minimizzare i rischi per la "sicurezza" degli approvvigionamenti che per la quantità di risorsa trasportata in se. Rigassificatori contro il rischio di guerre per le risorse, già il paragone che solo poco tempo fa mi sarebbe parso azzardato mi sembra ora pure un po inquietante.
Davvero difficile essere esaustivi e citare tutti gli interventi, personalmente penso che mi associerò ad ASPO Italia per saperne di più. Ritengo che conoscere cosa ci aspetta davanti, senza perdere mai un razionale punto di vista scientifico, e soprattutto senza cedere a proclami moralistici e draconiane semplificazioni, sia una cosa nobile ed importante. Siamo l'unico animale che produce rifiuti ma siamo anche l'unico essere capace di pianificare il proprio futuro, e per farlo occorre conoscerlo e non tapparsi occhi e orecchie per negare l'evidenza di una crisi che solo in pochi non percepiscono come incombente.
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