Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query friburgo. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query friburgo. Ordina per data Mostra tutti i post

lunedì 29 settembre 2008

Succede a Friburgo: Rifiuti, Parte #1

Luogo comune vuole che di fronte a problemi difficili di natura economica, tecnica, politica, due siano le reazioni tipiche dell'Italiano medio dotato di coscienza civile. La prima è quella di indignarsi, denunciare e gridare il proprio sdegno, magari coinvolgendo il politico di turno, sempre deviato dalla retta via a causa di interessi occulti ed inconfessabili. La seconda è quella di svilire le scelte gestionali locali, inevitabilmente frutto di superficialità ed ignoranza, citando (talvolta a sproposito) cosa fanno gli altri paesi europei sullo stesso tema, secondo una visione esterofila per cui tutto ciò che fanno altrove è migliore di ciò che facciamo noi in Italia.

In materie complesse quali quelle della gestione dei rifiuti urbani, indignarsi è fin troppo facile, invocare la necessità della raccolta differenziata, lottare o meno contro gli inceneritori, denunciare la complicità fra scelte politiche pubbliche e private. Anche peccare di esterofilia senza sapere esattamente come funzionano le cose all'estero ma solo in virtù del "sentito dire" è un atteggiamento che non avvicina alla verità.

E' per questo motivo che ho deciso di accettare l'invito rivoltomi da Paolo Lucchi, candidato sindaco del comune di Cesena, il quale ha voluto che una delegazione di tecnici ambientali (fra i quali mi sento onorato di essere stato incluso) andasse a visitare quella che forse è la città simbolo per eccellenza di un modo virtuoso di concepire l'ambientalismo: Friburgo. Ne abbiamo già parlato in un passato articolo sul nostro blog. Il movimento dei primi verdi tedeschi "Die Grunen" è infatti nato proprio a Friburgo, come conseguenza dell'opposizione spontanea della popolazione verso la costruzione di una grande centrale nucleare, nei primi anni 70.

Come lavorano a Friburgo per garantire una efficace gestione del rifiuto ? Lo abbiamo chiesto ai responsabili della ASF, che altro non è che l'analogo tedesco della nostrana Hera (foto 1, 2 ,3, 4, 5). In effetti alcune somiglianze ci sono, "in primis" il fatto di essere una azienda privata con maggioranza a controllo pubblico, il 53% delle azioni è infatti detenuto direttamente dal comune di Friburgo, oltre all'ovvio fatto che tratta anch'essa di rifiuti. Le somiglianze finiscono però immediatamente quando se ne analizza la composizione e soprattutto le dimensioni, assai più piccole.

Il core-business di ASF è limitato alla gestione della raccolta del rifiuto e spazzamento stradale, non si tratta qundi di una multiutility in senso classico che riunisce in se più servizi, tipo energia, gas, acqua, etc. La dimensione territoriale é inoltre limitata all'ambito comunale, senza nessuna smania di espansione nazionale e relative fusioni societarie.

Il sistema di Friburgo non può essere classificato ne come sistema tradizionale a cassonetti stradali ne come porta a porta, è un sistema alternativo molto interessante, nato con l'evidente intento di coniugare i costi di una gestione industriale con obiettivi ambientali ben specifici, il tutto condito da sano pragmatismo tedesco.

La parte più caratterizzante del sistema è che il contenitore del rifiuto indifferenziato è di proprietà del cittadino!

Questa caratteristica lo avvicina molto alle virtù del sistema porta a porta, con la differenza importante che il contenitore (dotato di rotelle) non viene riposto all'interno dell'abitazione bensì lasciato fuori per strada, tipicamente in qualche nicchia ben nascosta o fra i ramagli del giardino. (vedi foto)

La tariffa per il cittadino è quanto di più democratico possa venire in mente, le persone si auto organizzano in unità di conferimento, possono esserlo ad esempio palazzine multifamiliari che mettono in comune il bidone dello smaltimento dell'indifferenziato, infatti scelgono loro in completa autonomia la qualità del servizio ed il relativo costo, in funzione di alcune tabelle di possibilità.

Per il computo della tariffa occorre incrociare tre elementi:
  • Numero di persone che conferiscono
  • Capienza del cassonto in litri
  • Frequenza desiderata di raccolta
Un intestatario (che diverrà il proprietario fisico del cassonetto) dichiara quante persone o famiglie verranno a conferire in quella unità, pagando una quota fissa in base al numero dei componenti (1,2,3,4, 5 persone, più di 5 persone anche divise su più famiglie).

Viene poi scelta una capacità standard di carico del cassonetto in litri, tre sono le selte possibili: 35L, 60L, 140L. In realtà il cassonetto è sempre lo stesso, stretto, nero, alto e dotato di rotelle, però viene installato un "doppiofondo" che ne limita la capacità a quanto pattuito per contratto (vedi foto).

Viene infine scelta la frequenza d raccolta, settimanale oppure ogni 14 giorni.

Sul sito di ASF (nei link seguenti tradotto in automatico da Google translator perchè in tedesco) c'è una pagina che documenta come funziona il computo della tariffa. Per i più pigri c'è anche un calcolatore tariffa online che permette di sapere esattamente quanto si pagherà.

Come risulta evidente, il cittadino paga davvero in base al "servizio" che richiede, nessun parametro esoterico come la dimensione dell'appartamento, ciò consente un notevole risparmio a patto di produrre poco rifiuto indifferenziato. Riunendo più persone nella stessa unità conferitiva di 35L (il minimo) e svuotata ogni 14 giorni, la tariffa risulta essere particolarmente bassa. Esiste comunque il vincolo di legge di dichiarare una capacità minima di svuotamento di 5 litri a persona per settimana. E' inoltre concesso un bosus di 8€/anno per ogni unità conferitiva che decide di fare il compostaggio domestico anzichè utilizzare il bidone dell'umido.

In sostanza, la tariffa minore possibile si ottiene con 5 persone che decidono di acquistare assieme un cassonetto di 35L e lo svuotano ogni settimana facendo anche compostaggio, cioè pari a 225-8 = circa 44 euro a testa! Il massimo che si può spendere è invece indicizzato su una persona sola che usa la capacità massima di 140L e che svuota ogni settimana, cioè pari a circa 362€ per persona.

Chiunque può ritagliarsi il servizio in modo da spendere da 44€ a 362€, se spendo meno sono COSTRETTO a produrre meno rifiuti. Questa è davvero una tariffa, anni luce dal selvaggio sistema a cassonetti dove pagando una tassa posso fare essenzialmente ciò che voglio e senza alcun controllo. Anzi, se sono abusivo nemmeno pago la tassa, ma faccio ciò che voglio ugualmente, dato che il cassonetto è pubblico ed incustodito.

A Friburgo, se non mi fido del vicino, posso comunque comprare per 50€ un bel lucchetto, con cui assicurarmi da conferimenti impropri nel mio cassonetto personale.

Per la restante parte differenziata, verso la quale il cittadino non deve nulla, è il comune che provvede a dislocare nelle varie vie cassonetti pubblici per organico, vetro, metalli e plastica. Questi cassonetti sono identici come foggia a quelli dell'indifferenziato, stretti ed alti, ma di colore diverso, per la plastica sono utilizzati invece sacchi gialli (vedi foto) che i cittadini posizionano, ad orari prestabiliti, in opportune piazzole stradali di raccolta, un po come avviene da noi in molti paesi montani.

Per quanto riguarda il vetro, esistono campane fisse di raccolta differenziata per separare le componenti di vetro trasparenti, quelle verde scuro, e quelle marroni (vedi foto).


Per questa puntata è tutto, succede a Friburgo continuerà presto con la seconda parte.



Succede a Friburgo: Rifiuti, Parte #2

Nel post precedente abbiamo parlato a grandi linee come funziona il servizio di raccolta rifiuti nella città di Friburgo, con particolare riferimento alla caratteristica innovativa del cassonetto indifferenziato la cui gestione è affidata al cittadino e non al gestore. In questa seconda parte vedremo più in dettaglio come è organizzata ASF, la società di gestione Friburghese, e quali accorgimenti hanno adottato per minimizzare gli impatti ambientali ed organizzare un corretto piano industriale.

Innanzitutto qualche dato sulla dimensione di ASF:
  • 263 dipendenti (50 amministrativi, 2 in formazione)
  • 50 camion raccolta rifiuti
  • 44 fra spazzatrici e mezzi di servizio (spargisale, manutenzione)
  • 3 Isole ecologiche attrezzate
  • Bacino di 204.000 utenze in 15.500 ettari di superficie
  • Nessun subappalto verso categorie di lavoratori protetti
  • Utilizzo di personale stagionale con sgravi fiscali
  • Servizio di officina meccanica per i mezzi del comune
  • 27 milioni di euro di fatturato
I risultati di gestione, in breve, sono la raccolta di 56.000 tonnellate all'anno di indifferenziato (tutto portato all'inceneritore), che rappresentano un quantitativo pari a circa 270Kg/ab/anno. Se compariamo questi dati con quelli di Cesena, dove si producono circa 470 Kg/ab/anno, scopriamo che i cittadini di Friburgo producono poco più della metà del nostro rifiuto indifferenziato!

Come già accennato, ASF è una spa (Gmbh) con maggioranza pubblica (53%), mentre la restante quota privata (47%) appartiene al gruppo REMONDIS, che tra l'altro opera anche in Italia ed è salita all'onore della cronaca per essere l'azienda tedesca che smaltisce l'immondizia campana (ad un costo davvero esorbitante).

Fra i servizi offerti alla città c'è lo sgombero delle cantine e dei solai, il servizio è gratuito esclusivamente se prenotato con largo anticipo di calendario e solo per massimo due giorni all'anno, altrimenti è a pagamento su chiamata diretta, così come il ritiro a domicilio degli ingombranti (Hera invece offre gratuitamente lo stesso servizio).

L'elenco dei materiali ritirati comprende rifiuti biologici (organico), carta e cartone, plastiche, residui ferrosi, macerie, sfalci dei giardini (ritirati a parte solo 2 volte all'anno!), campane del vetro, indifferenziato domiciliare, cassonetti stradali condominiali multimateriale, cassonetti speciali per grandi unità conferitive, come per il locale McDonald (vedi foto)

Le 3 isole ecologiche distribuite in città rappresentano il fulcro a cui tutti i mezzi fanno riferimento, siamo stati in una di queste isole (ove sono ubicati anche gli uffici amministrativi) per vedere come funzionano.

Il modello è simile al nostro, arrivano camion attrezzati per raccoglere le varie tipologie di rifiuto, la caratteristica importante è che all'interno dei centri si possono stoccare i rifiuti differenziati in grossi container per ottimizzarne il trasporto verso i centri di smaltimento e di recupero (vedi foto).

Attorno alla stazione ecologica, al di la di spessi muri divisori, sorgono a stretto contatto centri privati di trattamento della parte differenziata, vetro, plastiche (vedi foto), in questo modo evitano di trasportare parte del materiale differenziato raccolto verso altri centri di recupero e trattamento, lavorandolo in loco. Le aziende private del recupero operano quindi in sinergia con le stazioni ecologiche, nell'intero complesso entrano perciò rifiuti ed escono direttamente materie prime seconde! Ciò significa molti meno mezzi pesanti in giro per la città.

Inoltre, le isole ecologiche sono spesso ubicate nei pressi della ferrovia, la parte indifferenziata da smaltire viene infatti caricata su giganteschi treni container ed inviata all'inceneritore tramite treni su rotaia, con un impatto ambientale ridotto. L'inceneritore è situato ad una trentina di km da Friburgo, i vagoni entrano direttamente dentro la sede dell'inceneritore in modo da evitare completamente le fasi di carico e scarico utilizzando mezzi su gomma.

Va sottolineata la maniera con cui vengono raccolti i rifiuti speciali non industriali. Questi prodotti, tipicamente molto tossici e pericolosi, come vernici, solventi, detersivi, materiale elettrico, collanti, etc. non sono generalmente portati dai cittadini alla stazione ecologica ma nemmeno vengono abbandonati in cassonetti specifici nelle strade. Periodicamente, alcuni piccoli mezzi del servizio rifiuti, stazionano nelle principali piazzali della città e aspettano i cittadini per fare conferire direttamente la merce agli operatori, i quali la prendono in carico e la suddividono per tipologia, per il successivo trasporto verso la stazione ecologica. Questo modo di procedere ha notevoli vantaggi, è comodo per il cittadino e consente un accurato controllo di sicurezza del conferimento.

Menzione particolare merita la gestione della parte umida industriale (ristoranti, mense scolastiche, distributori di prodotti alimentari). In questo caso si attua un ritiro ad hoc, considerabile come porta a porta. I mezzi prelevano il materiale umido in speciali autobotti e conferiscono non alla stazione di compostaggio ma ad un impianti di trattamento speciali, forniti di enormi autoclavi riscaldate, in cui viene prodotto del biogas utilizzato per alcuni mezzi pubblici e per la produzione di energia elettrica rinnovabile.

Il biometano prodotto dai residui organici permette, secondo i dati forniti da ASF, di generare un volume di affari annuo pari a ben 1 milione di euro, riducendo al contempo il rifiuto organico al 10% del suo volume originario, nonché perfettamente biostabilizzato, tale da poter essere mescolato al materiale con cui si produce il "compost" proveniente dal trattamento del normale rifiuto umido urbano. Incredibilmente, il rifiuto umido urbano stesso viene trattato con una pre-selezione manuale, in modo da destinare una quota di questo alle stesse autoclavi per il recupero di energia, ed il resto al compostaggio o allo smaltimento.

Con questo sistema di gestione, il governo tedesco conta di arrivare al 2020 chiudendo TUTTE le discariche in Germania (escluse solo le poche e costosissime utilizzate per gli speciali pericolosi). Sono al contempo stanziati dal governo fondi per la mimetizzazione, riqualificazione e bonifica delle aree dismesse, trasformate da ex-discariche a parchi pubblici.

Ultima nota sulle virtù del sistema delle isole ecologiche Friburghesi, la possibilità di allestire all'interno dei mercatini dell'usato, analoghi ad esperienze tipo quella di Mani Tese a Faenza. Gli operatori ecologici del comune, in virtù del servizio di sgombero cantine o conferimento di ingombranti, decidono se il materiale può essere utile come rivendita, allestendo un vano in cui i cittadini possono (pagando una quota di ingresso) girare per cercare materiale di loro interesse, pagato a prezzo simbolico (foto 1, 2, 3, 4). Una cosa simile si svolge in Italia, che io sappia, solo a Sesto fiorentino in toscana, ne abbiamo parlato in un precedente articolo.

E' meglio quindi il porta a porta sul modello di forlimpopoli oppure il modello partecipativo di Friburgo ? Credo che una risposta sia impossibile darla con sicurezza. La gestione di friburgo fa ampia leva sul senso civico dei cittadini tedeschi, si basa sulla condivisione delle risorse e la responsabilità civica dei cittadini. La possibilità di poter scegliere la tariffa, applicata in Italia, sono convinto porterebbe le persone a optare comunque per la tariffa minima, a costo di comportamenti "da furbo" tipo manipolare il doppiofondo del cassonetto o conferire a quello del vicino se sprovvisto di lucchetto. Ha l'indubbio vantaggio di tagliare le gambe a chi si lamenta del servizio, se vuoi un trattamento migliore basta che paghi di più, il sistema porta a porta è invece più equo, rigido, e tende alla responsabilità individuale e non collettiva.

Dal punto di vista educativo il porta a porta appare migliore, in quanto abitua il cittadino a rendersi conto costantemente che il rifiuto è qualcosa che deve imparare gestire, e non solo uno scomodo manufatto da fare sparire alla vista quanto prima. Il porta a porta crea a mio avviso cittadini più attenti all'ambiente e fa crescere il senso civico delle persone.

Il sistema di Friburgo mantiene la capacità di una ottimizzazione industriale spinta, a costo di riempire le strade di una moltitudine di cassonetti, poco visibili più per le virtù urbanistiche di quei luoghi (ogni casa ha un suo giardino dove nasconderlo) che per come funziona il sistema in se. Nelle giornate di raccolta i cassonetti verticali a rotelle sono sicuramente molto più ingombranti e deturpanti dei piccoli contenitori del porta a porta, nelle altre giornate rimangono comunque visibili nelle strade (se non dispongo di un giardino dove nasconderli).

L'idea di rendere proprietari i cittadini del cassonetto è tuttavia molto valida, peccato che a Cesena si stia andando in direzione diametralmente opposta, proponendo i "cassonetti di prossimità", pasticcio ideato da Hera con l'intento di fare risparmiare il gestore (pur di raggiungere qualche % in più di differenziata) deturpando al contempo il paesaggio senza dare in cambio nessun beneficio ambientale e di senso civico.

Per quanto riguarda una comparazione fra i costi del porta a porta ed il sistema in uso a Friburgo, il costo sembrerebbe allineato, con un vantaggio teorico di quest'ultimo in termini di flessibilità del servizio, il che si traduce nella possibilità di differenziare il costo in base alle reali esigenze di ogni singolo cittadino, e non di una media estrapolata dal totale degli utenti coinvolti, entrambi i sistemi sono comunque ad alto impiego di manodopera, impensabile adottarlo con un mono-operatore (vedi foto). Il sistema di Friburgo non consente migrazione del rifiuto, la cui tentazione esiste invece con il porta a porta (anche se di lieve entità) dato che normalmente si paga per il singolo svuotamento dell'indifferenziato.

In soldoni, il porta a porta ha senso nelle piccole realtà a relativamente bassa densità abitativa, dove l'amministrazione ha un contatto più diretto con il cittadino e consente notevoli risparmi e ottime performance ambientali di raccolta differenziata, (ben oltre il 55% di RD ottenuto a Frigurgo). Il sistema tedesco appare superiore nei grandi certi urbanizzati, coniugando una gestione industriale con la flessibilità e soprattutto il coinvolgimento diretto del cittadino, proprietario e gestore del cassonetto. Il sistema attuale di Hera basato sull'ingombrante cassonetto stradale, ... lasciamo perdere, costa poco ma è inefficiente ed impossibile da migliorare fino ad arrivare ai minimi standard europei, sarebbe a mio avviso da sostituire completamente con approcci più moderni ed ambientalmente sostenibili.

Nella terza parte si parlerà di urbanistica ed energie alternative.

venerdì 29 febbraio 2008

Friburgo la città del riciclo

Friburgo, città di oltre 200.000 abitanti nella Germania meridionale, aspira a diventare una delle città più ecologiche d'Europa. Con buona pace di chi pensa ai tedeschi come insostenibili sviluppisti sempre pronti a costruire inceneritori, la Germania é anche il paese che più si sta avviando a passi da gigante verso indici di sostenibilità sempre più alti. Non hanno il sole come noi ma hanno 10 volte più potenza installata da energia solare (A friburgo c'è un intero quartiere, Am Schlierberg, con oltre 50 abitazioni passive a bassissimo consumo energetico). Costruiscono inceneritori ma hanno anche una forte raccolta differenziata e tanti impianti di trattamento meccanico biologico a freddo. Davvero i tedeschi dovrebbero essere presi a modello, non tanto per la loro proverbiale efficienza, ma anche per avere saputo conciliare le necessità dell'industria con quelle dell'ambiente, soprattutto attraverso un sistema integrato di gestione dei rifiuti che rispetta le regole europee. Prima cercare di ridurre alla fonte, poi recuperare, poi riciclare, solo alla fine smaltire il minimo indispensabile. A Friburgo sembra che queste cose le abbiano prese sul serio, raggiungendo il risultato di estendere la raccolta domiciliare all'interno di ogni abitazione. Da notare come dispongano addirittura di elettrodomestici pensati appositamente per la raccolta differenziata familiare. E pensare che da noi c'è ancora chi si lamenta dei troppi contenitori da tenere in casa.

lunedì 13 ottobre 2008

Mercatino dell'usato di Friburgo


Il mercatino dell'usato all'interno delle stazioni ecologiche di Friburgo è una attività da valutare con attenzione e possibilmente da imitare anche nel nostro territorio. Organizzazioni analoghe nella nostra zona le troviamo nell'esperienza del gruppo Mani Tese a Faenza, oppure nel Campo Emmaus a Cesena. La differenza sostanziale consiste nel fatto che, come nel caso di Friburgo, l'attività non è privata ma pubblica e gestita direttamente all'interno della stazione ecologica di raccolta degli ingombranti e dello stoccaggio della raccolta differenziata.

Gli operatori ecologici del comune, in virtù del servizio di sgombero cantine o conferimento di ingombranti, decidono se il materiale può essere utile come rivendita, allestendo un vano in cui i cittadini possono (pagando una modesta quota di ingresso) girare per cercare materiale di loro interesse, pagato a prezzo simbolico (foto 1, 2, 3, 4). Una simile integrazione con le isole ecologiche si svolge in Italia, che io sappia, solo a Sesto fiorentino in Toscana, ne abbiamo parlato in un precedente articolo.

I mercatini dell'usato come frutto di associazioni di volontariato sono realtà già esistenti ma generalmente piccole e limitate territorialmente, certamente assai più ridotte rispetto a grandi aziende franchising tipo "Il Mercatino", già diffuso capillarmente sul territorio nazionale, che però ricarica notevolmente una quota di giusto compenso sul valore della merce venduta. Una gestione pubblica coadiuvata in tutto o in parte dal volontariato ed ubicata direttamente nelle stazioni ecologiche avrebbe notevoli vantaggi:

  • Diffusione pianificata e capillare sul territorio
  • Sinergia con gli impianti di trattamento e recupero della differenziata
  • Nessuno scopo di lucro (nei mercatini privati il 50% o più del valore del bene venduto rimane al gestore come profitto di impresa)
  • Nessun obbligo di tesseramento come venditore o acquirente
  • Minore inquinamento dovuto a viaggi di trasporto presso altre sedi di smistamento
  • Possibilità di offrire lavoro a categorie svantaggiate o protette
  • Risparmio per il cittadino e per le persone indigenti
  • Notevole incremento del riuso dei materiali
  • Minore conferimento in discariche ed inceneritori
  • Aumento della quota imputabile di raccolta differenziata

Sarebbero infinite le ragioni per preferire una pianificazione dei mercatini all'interno delle isole ecologiche anziché presso soggetti commerciali terzi, non da ultimo la possibilità di prepararsi, in caso di forte recessione e crollo dell'economia, di fronte all'eventualità che il nuovo clima di "austerity" renda necessaria le spigolatura dei rifiuti.

mercoledì 15 ottobre 2008

Forlimpopoli è soddisfatta del Porta a Porta


Venerdì 10 ottobre è uscito l'atteso studio commissionato alla Segest riguardante la "customer satisfaction" degli utenti nei riguardi del sistema di raccolta rifiuti "Porta a Porta". Sono passati quasi due anni dalla sua introduzione, i risultati ambientali ed economici parlano da soli, mancava solamente l'avvallo della cittadinanza, infatti ...

L'89% dei forlimpopolesi si è dichiarato soddisfatto del nuovo sistema e non tornerebbe indietro.

Ora attendiamo, come conseguenza delle dichiarazioni di Bulbi presidente della provincia, che il sistema sia finalmente allargato al Ronco e al quartiere Oltresavio di Cesena, essendo realtà confinanti. Già temiamo che Hera, la quale ha sempre visto di cattivo grado questo sistema di gestione, salterà fuori con qualche proposta bislacca del tipo "cassonetto di prossimità", qualsiasi cosa, pur di annacquare il sistema e farlo ricadere nuovamente nell'alveo di una gestione industriale senza alcuna responsabilità per il cittadino. Noi invece desideriamo che i cittadini diventino responsabili del rifiuto che producono, adottando il porta a porta, oppure un sistema simile a quello di Friburgo. Ciò è indispensabile non tanto per garantire una alta quota di raccolta differenziata quanto per ridurre la produzione di rifiuto alla fonte.

Hera afferma che il porta a porta non consente economie nei costi, in realtà non permette al gestore di guadagnare abbastanza, data la necessità di impiegare più manodopera attraverso cooperative sociali in subappalto. I cittadini della città artusiana sembra abbiano invece accettato il nuovo sistema e non abbiano lamentele sul servizio, il sindaco ZPaolo offoli ha sicuramente guadagnato un prestigio personale davvero invidiabile, tale da garantirgli una sicura rielezione.

Di questi ed altri fattori, non si potrà più non tenere conto, se il PD ha orecchie per ascoltare è conveniente che cominci finalmente a farlo.

lunedì 22 novembre 2010

Posteggio auto vs Salute

Nonostante gli ultimi dati allarmanti (anzi devastanti) sul tasso di inquinamento dell'aria della nostra città, è curioso vedere in giro ancora dei "paladini del posteggio auto in centro". Ma quando poi si legge cosa fanno costoro per guadagnarsi da vivere, un moto di compassione assale anche gli ambientalisti più duri e puri.

Nell'attesa vana che questi "posteggio dipendenti" riescano a mettere da parte i loro conflitti di interesse, ci auguriamo che almeno i comuni cittadini aprano gli occhi: L'equazione niente auto in centro uguale commercianti in crisi non regge. Senza scomodare le solite capitali europee (dal centro blindato), basta spostarsi a Cesenatico, dove non sembra che l'interdizione del centro alle auto abbia causato così tanti nefasti presagi, anzi ha restituito la città ai pedoni, e coloro che passeggiano hanno certamente più tempo e voglia di fermarsi in un negozio, di tanto in tanto.

Vi lasciamo con questa bella lettera che gli amici della bici hanno scritto al Sig. Patrignani presidente della Confcommercio di Cesena in risposta ad un suo articolo sul Carlino, in difesa a spada tratta dei posteggi auto ovunque. Nel frattempo l'Italia verrà deferita per l'ennesima volta alla corte di giustizia europea per il superamento dei limiti di PM10.

Ringraziamo gli Amici della Bici per il loro costante impegno a tutela della qualità dell'aria e quindi anche della nostra salute. Se siete d'accordo con loro sosteneteli. Farlo è molto semplice, basterà partecipare ai periodici Critical Mass (giro in bici in città bloccando il traffico e promuovendo l'uso della bici) ogni 2° sabato del mese alle ore 09.45 con partenza davanti al Duomo di Cesena. PS: la foto del post è dedicata al Sig. Patrignani, è una possibile soluzione per aumentare i posteggi auto in centro a Cesena!

Pregiatissimo Sig. Paolo Morelli Redattore del Carlino Cesena, il Gruppo Amici della Bici di Cesena scrive per chiederLe la possibilità di rivolgere, attraverso la sua rubrica “Noi Cesenati” alcune semplici domande al Sig. Corrado Augusto Patrignani Presidente della Confcommercio di Cesena. Questo a seguito dei numerosi articoli apparsi di recente, e non solo, sulla stampa locale.

Vorremmo chiedere al Presidente Sig. Partigiani quali sono le motivazioni vere che lo spingono, come rappresentante della Confcommercio a questa irriducile ed “insaziabile” battaglia per un posto auto in più in centro, nel centro storico della città più piccola in Italia (in rapporto ai suoi abitanti) con un parco macchine di quasi 90.000 veicoli in circolazione (9 ogni 10 abitanti). In un centro storico che con 500 auto si intasa escludendo fisicamente gli altri 89.500 cittadini che – in base alla sua battaglia – hanno l’identico “diritto” di andare in centro in auto percorrendo di media non più di 3 KM, distanza con la quale si attraversa in lungo ed in largo la nostra città. In una città che spesso è fra i primi posti in regione per inquinamento dalle micidiali polveri sottili ….. ecc.

Ma il Sig. Presidente Patrignani non ha figli o nipoti ai quali lasciar la sua città più vivibile e fruibile per loro ed i loro figli se possibile? Non lo sa il Sig. Patrignani che nelle città (e sono tante) dove pedoni e ciclisti possono muoversi sicuri e numerosi tutti vivono meglio, "anche i piccoli negozi",come ad esempio a Trento, Bolzano, Verona, Ferrara fino a Friburgo… ecc.. dove in centro, in aree ben più grandi della nostra piccola isola pedonale, hanno addirittura dei supermercati a tre o 4 piani e la gente ci va a piedi, bici o in tram anche con la neve, incredibile ma vero, facendo shopping con piacere (strano?)

Perché signor Patrignani dobbiamo continuare a sostenere costi enormi (un posto auto in centro costa dai 30 ai 40.000 euro che dobbiamo pagare anche noi che usiamo l’auto solo quando è utile..) perché Lei vuole riproporre un anacronistico modello di mobilità, adatto più ad una città del terzo mondo (tutti in auto, solo in auto) piuttosto che copiare quello che avviene nelle città più simili alla nostra?

Perchè qualsiasi amministratore che si alterni alla guida della città deve confrontarsi e/o subire questi suoi continui attacchi a qualsiasi decisione che in materia di mobilità non abbia al centro il suo esclusivo punto di vista: più parcheggi in centro, il resto è noia? Noi siamo (o saremmo) una città più fortunata e prospera se tutti, soprattutto i cittadini che occupano posti di responsabilità, prendessimo coscienza delle opportunità che abbiamo, siamo in pianura, abbiamo un buon clima ed una buona organizzazione e servizi e abbiamo tutte le opportunità di lasciare già a noi ma soprattutto a chi viene dopo di noi una piccola città non solo di parcheggi ed auto ma anche di verde, di isole pedonali, di percorsi ciclabili per tutti soprattutto bambini ed anziani. Una città dove il bene comune e la salute di tutti sia al primo posto nelle legittime rivendicazione delle varie categorie ed imprese che arricchiscono il tessuto economico della città.

Coniugare sviluppo sostenibile, benessere e speranza per il futuro pensiamo sia alla base di ogni nostra attività, anche delle associazioni che difendo il commercio a Cesena. Grazie per l’attenzione.

Gruppo Amici della Bici Cesena, Cell 3405263186

martedì 16 dicembre 2008

Il progetto Carretta Caretta

Si chiama “Carretta Caretta” e si impegna a risolvere il difficile problema della raccolta e differenziazione dei rifiuti, escludendo la presenza dei cassonetti nelle strade. Il progetto è stato ideato da un giovane ingegnere siciliano, Paolo Garelli, ed ha già ottenuto consensi a livello internazionale essendo stato sottoposto alla European Environment Agency.

Il progetto di Paolo Garelli che vive e lavora ad Augusta è stato inserito nel gruppo lavoro della International Solid Waste Association (ISWA), si tratta di un'associazione internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che promuove e sviluppa la gestione dei rifiuti solidi. ISWA ha membri in tutto il mondo ed è l'unica associazione che promuove la gestione dei rifiuti sostenibile servendosi di professionisti del settore:

Sono soddisfatto - ha affermato Paolo Garelli - dell'accoglienza del progetto da parte della ISWA che mi ha inserito nel loro gruppo di lavoro. Ad aprile é stato presentato il progetto "Carretta Caretta" ad Amburgo, così come a Vienna nell'aprile 2008. Mi auguro che a breve alcuni comuni associati incomincino la fase di sperimentazione.

Il sistema utilizza piccoli mezzi, veri e propri “cassonetti mobili”. Questi mezzi, denominate “carrette”, in giorni e in orari prestabiliti si posizioneranno negli spazi a loro dedicati in diverse zone della città per servire i cittadini nel disfarsi dei propri rifiuti. E' in sostanza una variante del metodo Porta a Porta, con l'importante novità della presenza di mezzi che non solo raccolgono il rifiuto in maniera domiciliare casa per casa, ma stazionano anche in punti prestabiliti, per il conferimento diretto di materiali pericolosi o inquinanti.

Ciò può dare un grosso contributo affinché materiali problematici come solventi, batterie, oli esausti, medicinali, vernici, colle, prodotti chimici corrosivi, non siano conferiti nel circuito tradizionale (o peggio abbandonati in strada). Un sistema tradizionale ben difficilmente può recuperare questi materiali, dato che è difficile convincere le persone a conferire nelle isole ecologiche attrezzate, spesso troppo lontane da casa. Un sistema molto simile è in uso anche nel comune di Friburgo in Germania, dove piccoli mezzi mobili stazionano in punti prestabiliti nelle piazze attendendo i conferimenti speciali ed informando contemporaneamente la popolazione sulle corrette pratiche del riciclo.

Attualmente vari comuni fra cui Terracina stanno pensando di adottare questo sistema innovativo, i cui costi stimati sono disponibili in questa scheda tecnica. A tutt'oggi non risulta che sia stato ancora avviato a regime, in una qualche città italiana, un servizio simile.


venerdì 17 dicembre 2010

Il MIZ incontra il massimo dirigente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano

Questo vuole essere un breve resoconto dell'incontro avuto con Tomaso Tommasi di Vignano, il chairman top-manager presidente di Hera, arrivato ai vertici della Multiutility nel 2002 dopo una carriera da alto dirigente Telecom Italia.  L'occasione è stata un evento organizzato dal comune di Cesena, svoltosi il 15 Dicembre al Teatro Verdi, in cui il "gotha" dei dirigenti Hera e gran parte dello staff tecnico hanno incontrato la cittadinanza. 

In realtà di cittadini ce n'erano assai pochi, la stragrande maggioranza erano amministratori, sia di Hera che delle varie società partecipate, non mancavano diversi componenti del CdA e numerosi amministratori locali. Nei fatti mi sentivo quasi un infiltrato, ma tant'è mi è stato possibile avere un garbato colloquio personale con colui che tiene saldamente in mano il timone di Hera! Ringrazio pertanto il Comune di Cesena e il sindaco Paolo Lucchi per avere offerto alla cittadinanza questa opportunità.

Tomaso Tommasi (mi raccomando il nome con una sola emme) ha l'aspetto di un banchiere un po serioso, con la voce flebile e modi garbati e gentili. Non si scalda, non si agita, in quell'atteggiamento un po rassegnato e sorridente tipico di colui che sa di dover compiere al meglio un gesto dovuto, una missione diplomatica. Un lavoro raffinato di "pubblic relation". 

Il colloquio si è svolto in forma diretta (senza domande dalla platea ma faccia a faccia seduti su un divanetto). Non ho avuto modo di registrare alcunché, pertanto mi scuserete se vado un po a memoria raccontando il succo delle risposte che ha fornito, senza avere nessuna pretesa di essere preciso parola per parola. 

Segue una breve trascrizione dell'intervista che mi ha gentilmente concesso:

PM: Con la soppressione totale degli ATO a causa della legge finanziaria, come intendete ristrutturare il servizio d'ambito per il monitoraggio del territorio e i rapporti con le pubbliche amministrazioni ? Quale organo deciderà con voi le politiche sulle tariffe ?

TT: Questa nuova situazione crea in effetti un vuoto legislativo, che la Regione Emilia Romagna dovrà colmare introducendo un qualche nuovo istituto territoriale che sopperisca alla funzione degli ATO, seguendo i contatti con le pubbliche amministrazioni locali. Ho modo di ritenere che le funzioni fino ad oggi svolte dagli ATO saranno completamente assolte dalle provincie.

PM: Per la gara di appalto del 2012, se mai la politica decidesse di separare il bando per la raccolta dal bando per lo smaltimento, come vi comporterete ? Presenterete progetti per entrambi i servizi ? Non trovate che ciò costituisca un GIGANTESCO conflitto di interessi dato dal fatto che in questo modo vorrete ricavare sempre più rifiuto (da smaltire) mandando a ramengo qualsiasi seria iniziativa che incentivi il riciclo e il riuso di materiale ?

TT: In verità tale separazione è già avvenuta, mentre infatti il bando per l'affidamento dello smaltimento avverrà entro il 2012, ed Hera è ottimamente in grado di svolgere il suo servizio con gli impianti dislocati sul territorio, per quanto riguarda il bando per la raccolta e lo spazzamento si prevede un rinvio verso Giugno 2013, anche per dare in modo ai territori di riorganizzarsi in vista delle modifiche legislative in programma, in particolare riguardanti gli ATO. Il nostro interesse non è contrario all'ottenimento di una sempre maggiore quota di raccolta differenziata, già oggi trattiamo raccogliamo e ricicliamo oltre il 90% del materiale conferito (Ndr: Magari!), riducendo l'utilizzo delle discariche. Io non vedo alcun conflitto di interessi nel gestire il servizio di raccolta, anzi stiamo compiendo investimenti importanti per garantire una sempre maggiore efficienza ed efficacia.

PM: E' vera la notizia che il prossimo bando di affidamento dei servizi pubblici primari, acqua e rifiuti, vincola le amministrazioni per 15 anni ?

TT: Lei pensa che sia stato facile investire così tanti soldi per realizzare le infrastrutture ? Dovremmo forse cederle ad altri casomai vincessero la gara ? Comunque l'affidamento del servizio si prevede abbia una durata minima di 12 anni, tempo che serve per ammortizzare gli investimenti di centinaia di milioni di euro che abbiamo fatto.

PM: Non pensate che realizzare il Porta a Porta, quindi includerlo nel bando, dovrebbe essere un obiettivo obbligatorio per raggiungere le percentuali di raccolta differenziata previste per legge, che arriveranno al 65% nel 2012 ? Pensate davvero che con i cassonetti stradali e gli sgravi in tariffa, questi obiettivi siano raggiungibili ? In che modo ?

TT: Nel 2009 siamo arrivati in diverse realtà molto vicini all'obiettivo del 50% di raccolta differenziata che ci eravamo prefissi, e le prospettive sono di ulteriore miglioramento grazie al potenziamento degli impianti. Investiamo in formazione dei cittadini, confidiamo di raggiungere obiettivi ambiziosi. Prima del 2002, quando Hera non c'era, abbiamo trovato una situazione in cui la raccolta differenziata si faceva poco e male, al di sotto del 25%, mentre oggi è praticamente raddoppiata, continueremo questa strada.

PM: In varie realtà europee (Friburgo, Hannover), le stazioni ecologiche ospitano attività di recupero e riutilizzo dei materiali riciclabili e degli ingombranti, sottraendoli dalla tipologia "rifiuto" e dando loro una nuova possibilità di non finire in discariche o inceneritori. E' vero che ciò non può essere realizzato sul nostro territorio a causa delle leggi in materia ? Non pensa che sia un buon esempio da imitare ?

TT: Noi rispettiamo le leggi vigenti, i terreni dove costruiamo le stazioni ecologiche sono di proprietà pubblica (Ndr: dei comuni), affidate a privati che hanno l'obbligo di recintarle e di gestirle come proprietà privata. Quando il rifiuto entra nelle nostre strutture noi ne diventiamo responsabili, come prescrive la legge. Se i comuni vogliono costruire strutture esterne affiancate alle isole ecologiche possono già farlo, ma se i materiali entrano all'interno delle nostre strutture diventano rifiuto di nostra proprietà. Tuttavia abbiamo avuto già diverse richieste di questo tipo, e stiamo valutando alcune possibilità, in accordo con cooperative sociali, per attrezzarci a tal scopo, ma la legge non lo impone.

PM: Sa come si dice... Fatta la legge, trovato l'inganno, se desiderate affrontare un reale percorso verso l'obiettivo di incrementare i distretti del riciclo, come stabilisce il decreto Ronchi, potreste sfruttare la vostra influenza per un miglioramento delle normative vigenti, non le pare ?

TT: Non siamo noi a stabilire le norme di legge, la ringrazio per il colloquio.

PM: Grazie a lei della sua cortesia.

martedì 16 settembre 2008

Nasce il progetto "Rifiuto con affetto", è migliorabile ?

A Venezia, isola della Giudecca, ci sono cassonetti per rifiuti con una parete di vetro e dei ripiani. Li si usa per gli oggetti di cui ci si vuole disfare ma che non sono proprio “da buttare”: oggetti ancora in buone condizioni che potrebbero interessare a qualcuno e che quindi vengono messi a disposizione in un luogo pulito, protetto e pubblico.

Il progetto si chiama “rifiuto con affetto” ed è attivo già da un anno. A inventare e studiare la collocazione, la pubblicizzazione e l’utilizzo di questi “vetrine di strada” sono state tre studentesse di Design e Arte.

La parte interessante dal punto di vista sociale è stata la volontà di dare dignità al recupero degli oggetti. Gli oggetti molto spesso vengono progettati con una obsolescenza programmata per far si che vengano buttati e ne vengano comprati continuamente di nuovi. Denigrare il riuso, operazione spesso svolta dalla pubblicità, favorisce i consumi e pertanto la produzione di rifiuti. Per molti, "Ravanare" in un cassonetto è percepito come qualcosa da barboni, che le persone per bene non fanno. Questo cassonetto aiuta invece a scambiarsi le cose mantenendo la propria dignità, avvicinandosi pertanto verso un concetto chiamato spigolatura dei rifiuti e promosso da Ugo Bardi di Aspo Italia.

Non ho idea se questo esperimento sia rimasto tale oppure abbia fatto partire un nuovo paradigma di gestione e riuso del rifiuto, fatto sta che sulla carta sistemi simili creano potenzialmente molti problemi ai quali si dovrebbe dare una soluzione, ne ravviso alcuni:

  • Come evitare il conferimento di merce pericolosa o tagliente.
  • Come fare a ripulire il contenitore se si sporca e proteggerlo dai vandalismi
  • Come suddividere il materiale per classi merceologiche affini
  • Come inserire ed estrarre oggetti ingombranti o di forma inconsueta
  • Come evitare che sia senza presidio (chiunque può fare qualsiasi cosa)
L'idea però in effetti è buona, anche se non è del tutto nuova (in Germania ci sono stati esperimenti simili), tuttavia credo esista una possibilità di porvi rimedio, con pochi aggiustamenti.

In parecchie città italiane, gli utenti possono conferire i loro ingombranti presso centri chiamati "stazioni ecologiche", come funzionano ? L'utente entra durante l'orario di servizio con in mano una propria bolletta dei rifiuti (dotata di codice a barre) e scarica il proprio materiale, già suddiviso per tipologia (RAEE, vetro, metalli, plastiche). Questo viene poi pesato da un addetto e viene rilasciato uno "scontrino" al cliente, dopo ovviamente avere letto il suo codice a barre sulla bolletta. La pesa del materiale da diritto generalmente ad uno sconto (miserrimo) che sarà attribuito in fase di computo della tariffa rifiuti, in qualche caso a "punti" che danno luogo ad un premio se accumulati a sufficienza.

Questo sistema ha alcuni evidenti problemi, in primo luogo l'incentivo per il conferimento è normalmente veramente poco, spesso occorre fare la fila all'ingresso (data la costante presenza di mezzi del comune per lo scarico di sfalci, etc.), inoltre il trasporto non è sempre ben ottimizzato, il mezzo del cliente parte con un carico di rifiuti e torna vuoto, dato che le stazioni ecologiche sono sovente in periferia e molto lontane dai centri commerciali.

Ebbene, perché non utilizzare le stazioni ecologiche per un servizio di spigolatura dei rifiuti ? Ci sarebbero svariati vantaggi nel portare il sistema "rifiuto con affetto" dalla strada alle stazioni ecologiche.
  • L'incentivo fittizio potrebbe essere completamente rimosso

Il cliente acquisisce infatti il diritto, conferendo il proprio materiale ingombrante, di gironzolare nell'area attrezzata e portarsi a casa tutto quello che vuole. Non è raro vedere accantonate nelle stazioni ecologiche interi televisori ancora funzionanti, frigoriferi, forni a microonde magari con solo una manopola rotta, materiale ancora riparabile in genere, oppure trovare semplicemente pezzi di ricambio.

  • Il posto è "presidiato" dal personale di stazione

Pertanto, sarebbe assai difficile combinare disastri o accedere a materiale pericoloso.

  • Il materiale può essere efficacemente catalogato

Ad esempio, durante il pomeriggio (in cui la stazione ecologica è chiusa) il materiale potrebbe essere suddiviso in "potenzialmente riusabile", "parte di ricambio" oppure "scarto inutilizzabile", ai rappresentanti delle prime due categorie sarebbe applicato un adesivo con la data di conferimento, in questo modo un elemento accantonato da più di un anno potrebbe essere semplicemente riclassificato come scarto e smaltito convenzionalmente ai consorzi.

  • Ampio spazio per il volontariato

Il lavoro di classificazione e di servizio al pubblico può essere svolto anche da personale non specializzato o lavoratori in categoria protetta, nonché da associazioni di volontariato.

  • Ottimizzazione dei trasporti

Porto un rifiuto in macchina, ma se mi va bene mi porto a casa qualcosa che mi serve o che desidero riutilizzare, in modo da fungere contemporaneamente da incentivo ed ottimizzare le spese di trasporto.

Insomma, trasformare le stazioni ecologiche in "vetrine" per la spigolatura dei rifiuti preconfigurerebbe una classica strategia "win-win", si incentiva il riciclo, si incentiva il riuso, si risparmiano preziose risorse.

Ops... dimenticavo, lo scambio gratuito di beni nelle stazioni ecologiche si fa già da anni a Friburgo, e mi giunge voce che siano partite sperimentazioni di meccanismi simili anche in alcuni comuni italiani, come ad esempio a Sesto Fiorentino, dove all'interno della stazione ecologica si svolge il mercatino del baratto.

Fonte: Ecoblog

mercoledì 28 gennaio 2009

Facciamo il punto sugli inceneritori e la raccolta differenziata

Vorrei fare il punto del perché gli inceneritori sono una scelta che non è adatta per una corretta gestione industriale del rifiuto, a prescindere dal territorio in cui sono utilizzati. Non è una questione di orticello privato o di sindrome Nimby, è qualcosa di più organico e complesso da valutare nei suoi molteplici aspetti.

Considerazioni energetiche

Gli inceneritori si autosostengono energenticamente, poiché il potere calorifico dei rifiuti (CDR), se almeno superiore a 2000Kcal/Kg, come è il caso dei rifiuti urbani tal quali con essiccamento e modesta preselezione, è sufficiente per alimentarlo. Ciò non significa che non abbiano consumi energetici, il consumo di combustibile fossile immesso dall'esterno comunque esiste ed è limitato alle fasi di avvio e spegnimento, occorre infatti fornire una modesta quantità di gasolio o metano per portare a temperatura di esercizio gli impianti prima della immissione del rifiuto. Se non fossero preriscaldati e spenti con un combustibile convenzionale, potrebbero funzionare in transitorio al di fuori dei parametri previsti (con conseguente extra produzione fuori controllo di sostanze inquinanti immesse in atmosfera).

Tuttavia, l'energia netta che essi producono è molto scarsa, i dati CEWEP (associazione europea costruttori di inceneritori) affermano che il rendimento elettrico medio è attorno al 15%, pertanto la maggioranza dell'energia recuperata se ne va in calore e in perdite, assai poco recuperabili anche utilizzando il teleriscaldamento (che in estate manco serve). L'incremento di rendimento termodinamico degli ultimi modelli moderni a griglia mobile (la tecnologia più utilizzata) è compensata dalle maggiori perdite dovute alla necessità sempre più stringenti di rispettare le normative sui fumi, con filtri multi-stadio in uscita (filtri a manica, elettrostatici, a precipitazione). Pertanto, anche nei modernissimi impianti di ultimissima generazione è molto difficile arrivare a rendimenti elettrici superiori al 20%.

L'energia netta prodotta è positiva solo se si considera nullo il costo energetico della produzione del rifiuto da cui è ricavata, si ignora inoltre completamente l'energia per ricreare gli stessi elementi che si fanno sparire incenerendoli, rendendoli tra l'altro non recuperabili per sempre. Per avere un ordine di grandezza su quanto in realtà "sprecano" energia anziché produrne, si può fare riferimento a questo post.

Considerazioni economiche

Gli impianti sono generalmente ad alta intensità di capitale e basso impiego di manodopera. Economicamente sono per definizione in passivo e si sostengono grazie ai Cip6, in piena violazione delle direttive normative in materia, che impediscono l'erogazione dei contributi "ecologici" a fonti che non sono rinnovabili. I contributi saranno riconosciuti, grazie alla nostra ministra Prestigiacomo, anche per tutto il 2009, sono soldi dei cittadini, e sono tanti, prelevati direttamente dalla bolletta dell'Enel (voce A3 pari a circa il 7% dell'importo medio versato al gestore elettrico).

Gli impianti di incenerimento sono molto costosi, possono superare abbondantemente i cento milioni di euro per impianti di piccola/media taglia. Ciò comporta un costo medio in italia per unità di rifiuto smaltita sulla soglia dei 100 euro a tonnellata. Riferito ad altre soluzioni di smaltimento finale più economiche come le discariche questo comporta inevitabilmente tariffe più elevate per i cittadini, i quali sono tenuti con il passaggio dal regime di tassa (tarsu) a tariffa a coprire completamente i costi vivi del servizio.

L'inceneritore di Forlì aperto recentemente è costato oltre ottanta milioni di euro, per 120.000 tonn/anno di capacità, quello di Brescia 300 milioni di euro. Si stima che alla fine della loro vita utile il costo consultivo sarà comunque molto maggiore, come per ogni grande opera tecnica costruita in Italia. Una spesa a mio parere sproporzionata rispetto al beneficio ottenuto. Federico Valerio da una sua analisi comparata dei costi dell'incenerimento.

Possiamo quindi affermare senza rischio di smentita che dal punto di vista economico, se non fossero finanziati surrettiziamente dai cittadini, nessun imprenditore sarebbe così folle da realizzarne uno in prospettiva di vedersi rivalutare il suo capitale investito, se non sovvenzionato dallo stato, quindi a debito pubblico.

Considerazioni sanitarie

Gli inceneritori sono classificati come impianti insalubri di prima categoria, pertanto ad essi vanno rivolte particolari attenzioni sotto il profilo sanitario e di impatto sul territorio. Gli studi epidemiologici sui danni provocati dagli effluvi ci sono e sono anche preoccupanti, specialmente per l'esposizione agli inceneritori delle generazioni precedenti, in cui sistemi di filtraggio non erano nemmeno paragonabili a quelli odierni. Pur tuttavia, i limiti delle emissioni sono sempre stati costantemente aggiornati al ribasso, in quanto i processi intrinsechi di combustione generano inevitabilmente composti tossici, spesso la cui pericolosità è stata in passato largamente sottostimata. Una raccolta di studi epidemiologici significativa è stato eseguito dalla dottoressa Patrizia Gentilini di ISDE.

In tempi recenti si è riscontrato che alcune sostanze possono essere attive anche a concentrazioni bassissime o infinitesime. Un esempio eclatante é rappresentato dalle temibili diossine PCDF/PCDD, per cui oggi esiste una normativa che limita a pochi picogrammi su metrocubo la loro produzione. Il grosso problema di queste normative è proprio che sono relative alla concentrazione nel volume dei fumi prodotti anziché al valore assoluto accumulato.

Questo, per sostanze in "bioaccumulo" come sono le diossine, per le quali non esiste in natura un processo di disgregazione se non in tempi lunghissimi, significa avere limiti che saranno sempre insufficienti nel medio-lungo periodo. Se sostituisco un impianto vetusto con uno di capacità doppia, ma che presenta una concentrazione di inquinanti dimezzata, al termine dell'anno avrò la stessa quantità accumulata di sostanza nociva, anche se dimezzare la concentrazione significa ricadere nei limiti di legge.

Il problema principale delle sostanze a "bioaccumulo" è che tendono appunto a concentrarsi in maniera esponenziale salendo la catena alimentare, per cui a Brescia, ad esempio, la concentrazione di diossine nel latte e altri derivati può raggiungere valori molto superiori ai limiti di legge, anche se la concentrazione nell'aria e nei suoli sembra sotto controllo. In molti casi a dire il vero ciò non è dovuto esclusivamente agli inceneritori ma anche alle altre industrie chimiche impattanti sul territorio, come per il caso Caffaro, tuttavia il principio di accumulo rende gli inceneritori i principali imputati proprio per questo tipo di sostanze.

Ulteriori motivi di estrema pericolosità, solo di recente parzialmente compresi, sono dati dalla produzione di nanopolveri da combustione, esse possono penetrare in profondità durante la respirazione e causare effetti infiammatori al di la della intrinseca pericolosità chimica degli elementi costituenti, in quanto tipicamente composte da aggregati a scala nanometrica di metalli pesanti. Questi composti sono tipici delle combustioni e non esistono filtri per eliminarli neppure parzialmente, inoltre sono tanto più pericolosi quanto più alta è la temperatura di combustione (al contrario delle diossine, la cui temperatura di dissociazione di legame è attorno ai 950°). Le ricerche in questo campo sono piuttosto recenti e portate avanti da ricercatori come Stefano Montanari.

Nessuno inoltre è in grado di stabilire cosa succede se si immettono (magari per errore) nell'inceneritore sostanze che non erano state previste in fase di progetto, ecco ad esempio cosa succede se i rifiuti sono contaminati con un carico di iodio.

Considerazioni gestionali

Gli inceneritori sono processi industriali ad alta intensità energetica e di capitale, hanno flussi in ingresso di materiali ma anche flussi di uscita. Per ogni tonnellata di rifiuto immesso si generano infatti 3 tonnellate di fumi (combinati con ossigeno e azoto prelevati dall'aria), 300Kg di ceneri pesanti da inertizzare, classificate come rifiuti speciali non pericolosi ma la cui salubrità pone notevoli dubbi, più 30Kg di "polverino", ceneri volatili estremamente tossiche che necessitano di essere smaltite in discariche speciali molto costose, tipicamente depositi geologici di salgemma, per evitare contaminazioni di acquiferi e suoli.

In Italia vige la pazzesca pratica di utilizzare esclusivamente mezzi su gomma per trasportare i materiali da e verso gli inceneritori, con conseguenti costi gestionali maggiorati, consumi energetici per autotrasporto ed inutile inquinamento aggiuntivo. In paesi come la Germania, si preferisce ovviamente utilizzare il treno per il trasporto di questi materiali, il cui costo energetico e gestionale è molto inferiore. Avete presente i treni che partono dalla Campania per gli impianti tedeschi ? Tra l'altro, all'interno di questi impianti avviene una parziale differenziazione, recuperando materie prime seconde e bruciando solo la parte non recuperabile, al costo di 400 euro/tonnellata forse potevamo farlo anche noi!

Come possiamo evitare di usarli

Se non voglio utilizzare una attività il cui unico effetto è nascondere gli effetti di una malattia, posso prendere in considerazione l'idea di curare davvero la malattia. Il che significa adoperarsi innanzitutto per ridurre i rifiuti prodotti, poi recuperare quanto possibile, poi riciclare i materiali, infine utilizzare trattamenti a freddo come alternativa all'incenerimento, ad esempio il compostaggio industriale e il TMB. I trattamenti a freddo hanno necessità impiantistiche che costano una frazione rispetto ai trattamenti a caldo, migliore efficacia, con un inquinamento incomparabilmente minore. Purtroppo danno meno lavoro alle ditte costruttrici in appalto, che sulle grandi opere (meglio se inutili) traggono sostentamento economico.

Il residuale di questi processi a freddo è tipicamente materiale già inerte che può essere spesso riutilizzato in maniera intelligente, come avviene in centri tipo Vedelago, oppure stoccato in discariche convenzionali, che ora necessiteranno di assai meno requisiti rispetto a quelle destinate al conferimento del "tal quale". Se rimane ancora qualcosa occorre premere sull'industria affinché modifichi i suoi processi produttivi.

Se una cosa non è riusabile, riparabile, smontabile, separabile, compostabile, recuperabile, l'industria semplicemente non dovrebbe più produrla, punto!

Un tassello intermedio di tutto questo sistema è rappresentato dalla raccolta domiciliare spinta, meglio se Porta a Porta. Lo stato dovrebbe infatti distribuire equamente sulla collettività (sul cittadino) il costo del lavoro di separazione, in proporzione a quanto rifiuto ognuno di noi produce, questo perché è proprio il cittadino che ha la possibilità (e tutto l'interesse) di premere affinché ciò che acquista abbia i requisiti per ridurre all'origine questo lavoro purtroppo necessario, che deve pertanto essere inteso come un dovere civico. Mi sembra un atto minimo di civiltà e di equità sociale lavorare per la sostenibilità ambientale. Se lo fanno a Friburgo, non si capisce perché non possiamo farlo anche noi.

Chi pensa che la tutela ambientale abbia un costo, ha ragione, questo costo possiamo esternalizzarlo (cioè farlo pagare alla gente più disperata sotto forma di degrado ambientale) oppure possiamo tenerne conto e distribuirlo equamente, non si può però affermare che i costi della raccolta differenziata sono insostenibili, perché questo semplicemente non risponde al vero.

Foto: Inceneritore di Vienna, colorato per sembrare più tranquillizzante.
Approfondimenti: Inceneritori su Wikipedia