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lunedì 22 giugno 2009

Il compostaggio, una pratica indispensabile


Ai più il compostaggio rappresenta ancora una pratica misteriosa, per tanti addirittura una magia. Prendi il rifiuto della tua cucina, lo metti in un contenitore e questo incredibilmente dopo qualche settimana sparisce trasformandosi in terriccio!

In tanti forum si possono trovare consigli e suggerimenti per rendere il processo il più efficace possibile per gli amanti del "fai da te", anche senza spendere grosse cifre. In molte parti d'Italia dove questa pratica si è diffusa, come ad esempio in alcuni quartieri di Roma, il gestore del servizio rifiuti contribuisce con uno sconto percentuale della quota variabile in tariffa. In altre zone d'Italia viene applicato invece uno sconto forfettario fisso (di una decina di euro all'anno) previa dimostrazione di utilizzo regolare di una compostiera fornita gratuitamente dal comune.

Da noi a Cesena ? Niente di niente! Se chiedete ad Hera una compostiera vi risponderanno "picche", dato che a detta loro la città è già piena di cassonetti dell'umido, e ce ne saranno sempre di più a fronte dell'apertura della nuova stazione di compostaggio della Busca di San.Carlo. Questo megaimpianto di Hera, che consentirà anche di produrre una quantità irrisoria di energia, promette sulla carta di risolvere buona parte del problema dei rifiuti umidi eliminando gran parte della frazione organica, che in genere arriva ad occupare attorno al 40% di tutto il rifiuto prodotto ed inquina le discariche (oltre a bruciare assai male negli inceneritori). Il compostaggio inoltre rappresenta il modo migliore di trattare gli sfalci dei giardini, che in certi periodi dell'anno rappresentano una grossa quantità di materiale da smaltire.

Tutto bene quindi ? Nemmeno per sogno! Anzi. Il problema semmai è proprio questo, l'apertura del nuovo impianto potrebbe rappresentare una pietra tombale a qualsiasi velleità di portare a Cesena il sistema di raccolta differenziata Porta a Porta, inducendo a ritenere che il sistema attuale di raccolta a cassonetto, potenziato con la raccolta dell'umido, sia già sufficientemente sostenibile.

In realtà non c'è nulla di più sbagliato, potenziare la raccolta dell'umido stradale e allo stesso tempo disincentivare i cittadini dall'effettuare il compostaggio domestico (non riconoscendo lo sconto in bolletta) è un atteggiamento stupido ed antiecologico.

Il materiale umido infatti dovrà essere periodicamente differenziato nonchè raccolto e trasportato con automezzi inquinanti. Essendo esso composto prevalentemente da acqua rappresenta un peso inutile che si traduce in un incremento dei consumi di combustibili fossili, quindi di costi complessivi per i cittadini.

Sia la raccolta porta a porta che soprattutto il compostaggio domestico invece, lasciano evaporare l'acqua fin dall'origine, riducendo il peso del materiale da smaltire fin dentro le mura domestiche di oltre il 60% per i bidoncini areati, e dell'80% ed oltre per le compostiere da giardino.

Non appare assolutamente stupido per Hera raccogliere acqua, trasportarla con dei camion in strutture industriali, spendere energia per farla evaporare, per poi realizzare del compost che dovrà essere nuovamente trasportato per essere impiegato (se non troppo contaminato) nei campi e nei giardini ?

Meglio sarebbe cercare di creare il compost direttamente a casa, al massimo farsi venire a raccogliere il compost come prodotto finito, qualora il suo quantitativo sia superiore al fabbisogno personale, facendosi addirittura pagare per vederselo ritirare!

E' l'idea che un sistema industriale centralizzato sia la soluzione più efficace sempre e comunque che fa cilecca da tutte le parti, (tranne per chi lucra sulle tasche dei cittadini). La soluzione ideale sarebbe infatti utilizzare un conferimento porta a porta privilegiando i ristoratori e le mense, i quali producono elevate quantità di materiale. Utilizzando poi lo stesso servizio anche per i cittadini si attuerebbero economie di scala notevoli, non essendo più necessari gli scomodi e maleodoranti bidoni marroni dell'umido nelle strade (maleodoranti perchè ermeticci, il che non consente all'acqua di evaporare efficacemente).

Infine, occorrerebbe dotare i cittadini che ne fanno richiesta di compostiere da giardino o da balcone, ne esistono di molto economiche, ed il gestore recupererebbe l'investimento riducendo la frequenza dei viaggi di prelevamento del materiale umido presso le famiglie.

Nel frattempo che tutto questo diventi realtà (e che Lia Montalti neo assessore all'ambiente prenda in seria considerazione queste semplicissime proposte e se ne faccia portavoce), vi invito a leggere questo illuminante corso di compostaggio domestico, realizzato da Federico Valerio per Italia Nostra:

sabato 30 maggio 2009

Balzani incontra Grillo a Forlì e promette il Porta a Porta


Questo video è stato girato in backstage al termine dello spettacolo di Beppe Grillo il 28 maggio scorso a Forlì, seguitelo con attenzione. Roberto Balzani candidato sindaco del PD si intrufola e promette a Grillo la realizzazione del porta a porta, invitandolo alla sua futura inaugurazione. Non voglio entrare nel contesto delle polemiche riguardo all'opportunità di un candidato sindaco di sfruttare qualsiasi buona occasione per darsi visibilità, vorrei rimanere sul fatto specifico di ciò che ha affermato Balzani con presenti numerosi testimoni: L'impegno a partire al più presto con il porta a porta.

Forse qualcuno dovrebbe ricordargli del fatto che sono passati oltre 4 anni da quando i cittadini forlivesi hanno raccolto ben 17.000 firme a Forlì per il porta a porta, sentendosi rispondere sempre "picche" in ogni occasione. Anzi, subendosi la costruzione di un nuovo inceneritore assolutamente sovradimensionato da ben 120.000 tonnellate. Non ce la si può cavare dicendo banalmente "prima o poi dobbiamo pure iniziare".

Per lo meno a Cesena il candidato sindaco Paolo Lucchi non è stato così ipocrita, decidendo fin da subito di non mettere il porta a porta all'interno del proprio programma elettorale, con il sottointeso pretesto fornitogli da Hera di presunti costi superiori per i cittadini.

La realtà è che non solo il porta a porta permette performance ambientali inarrivabili rispetto alla differenziata da cassonetto stradale, ma costa anche nettamente di meno nel medio-lungo periodo, come dimostrato da tante esperienze, specialmente in Veneto con il consorzio priula. I loro costi sono dimezzati rispetto ai nostri, pur utilizzando un sistema porta a porta (con tariffa puntuale) fin dal 2003, davvero i costi del sistema in sè sono elevati oppure è Hera a non essere così efficiente ?

Nonostante la campagna elettorale agli sgoccioli e lo promesse spese, il PD crede ancora alle favole di Hera. Bisogna svegliarlo!

martedì 18 novembre 2008

Niente riciclaggio in tempo di crisi

Si sta verificando in questi mesi, soprattutto per effetto della crisi economica, un fatto realmente strano: Il crollo dei prezzi delle materie prime, specialmente plastiche. Come conseguenza del tutto inaspettata, sta crollando anche il prezzo delle materie prime seconde, e con esse la convenienza del riciclaggio.

Abbiamo appena pochi mesi fa guardato con molto interesse ad esperienze come quelle di Recoplastica, le cui aspettative sono andate in parte deluse, consapevoli però che un mercato in grado di valorizzare adeguatamente il "rifiuto" sia indispensabile in un futuro non troppo lontano, allo scopo di garantire l'efficacia del riciclo.

Lo riporta il Times:

Le aziende che raccolgono i rifiuti differenziati stanno finendo lo spazio per conservare la carta, le bottiglie di plastica e l'acciaio perché i prezzi sono così bassi da rendere invendibili i materiali (...) che ora non valgono più nulla. Il crollo dei prezzi è stato causato da una discesa della domanda per i materiali riciclati, specialmente dalla Cina, dove le industrie manifatturiere risentono della crisi economica. Stuart Foster, di Recoup, racconta che il mix di plastiche si vendeva a 200 sterline a tonnellata, e in sole 4 settimane il prezzo è precipitato praticamente a zero.


Sta accadendo in pratica, anche per le materie prime ed i rifiuti riciclati, quello che sta accadendo in questi ultimi mesi al prezzo del petrolio, in cui un surplus temporaneo di offerta (causato da un calo della domanda) sta letteralmente abbattendo i prezzi fino ai livelli del 2004. Eppure, la produzione è in stallo, fissa a 84 milioni di barili al giorno da qualche anno.

A me sembra che il sistema stia rivelando tutte le sue assurdità: c'è ancora convenienza economica nel produrre e comprare plastica nuova, ma non ce ne è più per riciclare quella vecchia? Demenziale.

Mai come ora avremmo bisogno di trovare alternative al petrolio, il cui picco è oramai conclamato, pertanto riciclare tutto quello che possibile sembrerebbe semplicemente un fatto imperativo. L'aumento dei prezzi del petrolio, che portava con se anche l'aumento delle materie riciclate, avrebbe dovuto rendere conveniente queste ultime, invece le dinamiche di mercato sembrano volere che questo stile di vita energivoro debba continuare fino all'inesorabile momento in cui di risorse non ce ne saranno più a sufficienza per tutti.

Oggi siamo in recessione pertanto i prezzi scendono, cosa succederà domani quando ritornerà la crescita economica, invocata a gran voce da tutti ?

Fonte: Petrolio

mercoledì 24 settembre 2008

Precisazione di Recoplastica

A seguito di un articolo apparso sul nostro Blog relativamente all'ormai famoso meeting di Moncalieri, L'azienda Recoplastica ci scrive per puntualizzare alcune precisazioni nei riguardi del suo contenuto. Lo riportiamo integralmente, affinché lo spirito di critica costruttiva e di trasparenza prevalga sempre come ausilio alla migliore comprensione dei fatti, senza alcuna presa di posizione ideologica o irrispettosa verso il lavoro altrui:

La lista civica in cui è stato eletto Gravinese non è "L'Italia che pensa", che è un partito nazionale nato il 5 giugno scorso.

Gravinese non è il marito della Sig.ra Migliardi

L'intervento relativo alle registrazioni all'ufficio brevetti e alla SIAE non voleva dimostrare la bravura di Recoplastica, ma spiegare che cosa è stato fatto per tutelare la Recoplastica e soprattutto chi aderirà al franchising, che avrà minor probabilità di trovarsi accanto il primo pinco pallino che, svegliandosi un mattino, decide di mettere su un altro negozio che compra i rifiuti.

L'ecopunto di San Gillio è gestito direttamente da noi e quindi non vende i prodotti a Recoplastica, che fa cernita e stoccaggio di rifiuti, ma direttamente ai recuperatori sul mercato e siccome questo è il nostro lavoro conosciamo bene sia le spese di trasporto, sia quelle di gestione e ancor più i ricavi di vendita.

Il porta a porta ha sicuramente molti vantaggi, il principale è che obbliga il cittadino a differenziare, ma ha sicuramente anche dei lati negativi, il maggiore dei quali è l'alto costo di gestione (aumentano drasticamente i costi di raccolta e quindi la tassa rifiuti). Come abbiamo detto in risposta ad una precisa domanda posta durante il meeting il valore di acquisto dei "rifiuti" non è tale da generare in nessuno alcuna velleità di acquisto smodato di prodotti. Sicuramente non incentiva il riuso, ma ad oggi non ci pare che si possano riutilizzare, se non domesticamente, le bottiglie in PET o la carta o le lattine. Per promuovere il riuso, come è stato detto al termine dell'incontro, stiamo anche valutando la fattibilità di inserire all'interno dell'ecopunto dei distributori di detersivi alla spina.

Non abbiamo, come Recoplastica, scopi politici. "L'Italia che pensa" non è uno schieramento di destra ne di sinistra ma si vuole alleare solo con i cittadini per risolvere i problemi quotidiani. La "fretta" con cui è stato organizzato il meeting è dovuta alla volontà di rispondere alle migliaia di persone che ci hanno pressato (e vi giuro che non sto esagerando) per avere informazioni e per aprire un negozio nella loro città.

L'intervento del legale non ci pare sia stato nei termini descritti. Ha infatti affermato che potrebbe essere antieconomico che ogni Ecopunto sia dotato di un mezzo autorizzato al trasporto dei rifiuti che userebbe solo per qualche viaggio alla settimana. I gestori degli Ecopunti (che sono configurate come società a se stanti, consigliate snc o sas) potrebbero cooperare riunendosi in una società a livello provinciale o regionale per gestire in modo ottimale i trasporti ed i rapporti con i recuperatori. Mentre in Piemonte poteva essere ipotizzabile inviare i rifiuti in Recoplastica, in un altra regione (ad esempio la Sardegna) questo sarebbe antieconomico e quindi si deve pensare ad una struttura diversa, e la cooperazione ci sembra oggi la più efficiente.

Una sola nota al suo post. Il nostro progetto ci pare, e da quanto leggiamo condivide questa analisi, abbia una valenza multipla, sul piano ambientale, sociale, formativo ed occupazionale. Accettiamo con piacere le critiche che ci vengono rivolte perché le riteniamo uno spunto a migliorare il nostro progetto, ma ci piacciono poco i giudizi gratuiti, che vogliono solo porre discredito a delle persone che, per realizzare questo progetto che, ricordiamo, è ancora in sviluppo, hanno rinunciato a molto tempo che avrebbero potuto dedicare ai propri affetti.

Ringraziamo ancora tutti coloro che, via mail, fax, telefono o di persona, hanno espresso, dopo la partecipazione al meeting, il loro sostegno e il loro interesse a percorrere questa strada con noi.

Cordiali saluti.

Paolo Airaldi
Recoplastica S.r.l.

Una breve replica mi sento di farla nei confronti dell'affermazione secondo cui i costi gestionali del "porta a porta" risultino aumentati drasticamente, costringendo all'aumento della tariffa rifiuti. Ciò è vero solamente in parte, i costi gestionali sono ovviamente molto superiori, per il semplice fatto di passare da un sistema meccanizzato industriale ad un sistema a bassa intensità di capitale ed alta intensità di manodopera, come avviene appunto con i sistemi domiciliari in genere. Tuttavia, il costo del "servizio" non è l'unica voce di costo che è compresa nel computo complessivo della tariffa, anzi, non è generalmente nemmeno la più importante. I costi di "smaltimento", specialmente in realtà dove il costo sia delle discariche che degli inceneritori è molto alto, arriva a rappresentare fin oltre il 50% dell'intero bilancio economico (poi ci sono i costi amministrativi, quelli di spazzamento, manutenzione, informazione, etc.).

Ebbene, la rimodulazione del costo operato dal sistema "porta a porta" aumenta i costi del personale operativo (dare lavoro a più persone è comunque considerabile un vantaggio) ma diminuisce di egual misura i costi di smaltimento, dato che le quantità da conferire in discarica o all'inceneritore si riducono drasticamente. Come abbiamo evidenziato più volte in passato parlando ad esempio del caso di Torino, se il costo di smaltimento supera i 100€/tonn il porta a porta conviene sempre, altrimenti no. Ci sentiamo quindi categoricamente di accettare la conclusione secondo cui i costi sono sempre e comunque più alti con l'introduzione del sistema domiciliare, semplicemente dipende da caso a caso.

Riguardo ai ricavi auspicabili negli ecopunto Recoplastica, non avendo a disposizione prospetti verosimili su molti centri di costo (specialmente quelli di trasporto), riportiamo quelli che sarebbero i ricavi stimati per i cittadini secondo una tabella fornita dalla stessa recoplastica, in sostanza quanto gli ecopunto dovrebbero pagare il materiale conferito:
  • ALLUMINIO - 50 cent al Kg
  • FERRO - 20 cent al Kg
  • PLASTICHE - 18 cent al Kg (media)
  • CARTA - 5 cent al Kg
Anche considerando una rivendita ai consorzi pari al doppio di questi valori, togliendo le spese verosimili non rimane certo molto, sicuramente non tanto da arricchirsi, però neanche così poco da asserire che la cosa non si sostiene economicamente, dipenderà soprattutto da quali volumi di raccolta si riusciranno ad ottenere. Speriamo che qualche ecopunto "startup" riesca a fornirci presto dati più indicativi per sapere se ci si può campare dignitosamente.

sabato 6 settembre 2008

Il Porta a Porta di Novara

In a "nutshell" (in soldoni) come dicono gli anglosassoni: Città di Novara, circa 110.000 abitanti, raccolta differenziata che sfiora il 70%. Una delegazione del comune di Forlì e di Cesena è stata recentemente in visita a Novara per studiare il loro modello di raccolta differenziata, di tipo domiciliare, in quanto rappresentativa di una realtà paragonabile a quella che potrebbe interessare Forlì o Cesena nel nostro immediato futuro. A Novara opera la ditta ASSA Spa, di intera proprietà comunale, quindi un modello un po diverso dalla palude di interessi in cui si è incastrata la nostrana Holding Hera Spa, ma veniamo ai dati sulla loro gestione operativa.

La particolarità del porta a porta di Novara è che la raccolta avviene a “a domicilio”, nel senso che dove è possibile gli operatori di ASSA prelevano il rifiuto direttamente dentro le aree cortilizie (ed in alcuni casi anche abitazioni), manualmente o con mezzo meccanico. Per poter svolgere tale operazione i cancelli sono dotati di una particolare serratura che in una determinata fascia oraria può aprirsi su comando degli operatori addetti alla nettezza urbana.

Il sistema di raccolta è iniziato nel 2004, ma non è partito in contemporanea su tutta la città, è cresciuto pezzo dopo pezzo fino ad essere esteso in tutto il territorio nel 2006. I risultati dimostrano che un dispiegamento graduale del servizio é possibile anche su una città di medie dimensioni e permette di “impostare” il territorio su cui modificare il sistema di raccolta. Ciò da un punto di vista organizzativo e informativo consente un impatto iniziale minore di risorse, con efficientamento graduale e crescente nel tempo, tramite il quale si ricavano risorse aggiuntive che consente di pianificare nel tempo l'estensione del servizio.
 
Per tutta la fase iniziale della trasformazione una squadra di 4-5 persone ha lavorato a tempo pieno nel settore che potremo definire come pubbliche relazioni col territorio. Complessivamente gli addetti di ASSA per il servizio di N.U sono una settantina, (più 20 addetti col p.ap.) l’unico sub-appalto operante è nella raccolta della carta.

Particolare attenzione è stata data all’analisi dell'indice di assimibilità dei rifiuti speciali, Novara appare infatti avere una "inspiegabile" bassa produzione pro-capite (475 Kg pro-capite) contro i 741 kg/ab di Forlì (al netto degli "sgravi" che non sono RSU!). I loro amministratori asseriscono che a Novara si assimila tutto il possibile per legge, ma la questione andrebbe approfondita, perché o il “loro possibile” è minore del nostro, oppure Novara ha davvero un tipo di attività che produce meno rifiuti.

Noi ovviamente siamo convinti che, almeno parzialmente, la risposta di questa bassa produzione pro capite risieda nell'adozione del sistema di raccolta p.a.p. stesso, infatti la produzione di RSU totale è passata da 51.967 del 2003 (con R.D 29%) a 48.690 del 2007 (con R.D. 69%), un risultato significativo in linea con quanto accade in altre esperienze analoghe tipo Forlimpopoli.

Passando ai costi del servizio, le notizie si fanno molto interessanti. Il costo complessivo per il 2006 è stato di Euro 13.766.000 (nel 2007 vi è stata addirittura una leggerissima contrazione) pari a 123 euro a persona, a Forlì nel 2007 il costo era di 13.108.000 pari a 115 euro a persona. Costa di più quindi ? Attenzione a considerare correttamente i dati!

Verificando il trend di aumento a Novara dal 2003 i costi assoluti sono diminuiti di 220.000 euro in termini assoluti, a Forlì si è invece avuto un forte trend di aumento dei costi, con gli aumenti previsti nel 2008 saremmo ai livelli dei costi pro-capite di Novara, poi se prosegue in questo trend velocemente li distanzieremo.

Avviene pertanto a Novara ciò che noi sapevamo già da tempo, i costi vanno valutati nel loro trend e non nel loro valore assoluto, così come è avvenuto a Torino nel 2003, il punto di pareggio esiste ed è chiaro ed incontrovertibile, se si fosse continuato con il sistema precedente i costi sarebbero cresciuti molto di più.

Il Porta a Porta quindi è una assicurazione sulla diminuzione futura dei costi, comparare con il sistema tradizionale (anche a prescindere dalla qualità del risultato) è come mettere a raffronto le mele con le pere. Spendere poco di più oggi per avere enormi risparmi nel trendo di crescita per il domani, e con un vantaggio ambientale tutt'altro che trascurabile.

A Novara ci sono arrivati, agiamo perchè questo succeda anche da noi, ottusità di Hera permettendo.

venerdì 22 agosto 2008

Ecco perchè Hera punta i piedi!

I rifiuti urbani conferiti all’inceneritore di Cassana (Ferrara) diminuiscono, non bastano più. Così Hera chiede al TAR di bruciare rifiuti speciali oltre le generose autorizzazioni concesse dalla Provincia (30 mila ton/anno), in spregio degli accordi firmati in fase di VIA con la Circoscrizione. Medicina Democratica e WWF, appoggiati da gran parte del movimento ambientalista ferrarese, il 28 agosto si opporranno a tale vergognosa pretesa innanzi ai giudici di Bologna, confidando nella giustizia. Ma anche in una autentica resistenza da parte di Comune e Provincia, sottoposti da mesi a stucchevoli pressioni dalla propria “creatura”, con conseguente vulnus della loro credibilità istituzionale e politica.

Per Hera la posta in gioco è altissima, nell’incenerimento dei rifiuti non può perdere un colpo: insieme a quello dell’acqua è il business più remunerativo tra tutte le sue aree di affari.

Nel 2007 i Rifiuti hanno dato ricavi per 540 milioni di euro, con margine operativo lordo di 156, pari al 28,4%. L’Acqua ha generato ricavi per 398 milioni, con margine di 118, pari al 29,8%. Gas (ricavi 915 milioni, margine 11,4%), Energia (ricavi 986, margine 4,3%) e altri servizi (ricavi 159, margine 19,6%), hanno portato più volume, ma meno margine.

Dunque Rifiuti ed Acqua (939 milioni) rappresentano il 32% dei ricavi ed il 60% del margine (275 su 453 totali). Gli altri business hanno portato il 68% dei ricavi (1966 milioni su 2905), ma solo il 40% del margine. Per Hera, insomma, Acqua e Rifiuti sono galline dalle uova d’oro!

E’ facile comprenderne i motivi: mercati protetti, privi di concorrenza, alimentati dalle bollette imposte ai cittadini dall’ATO (assemblea dei sindaci) e tariffe stabilite in base ai costi “dichiarati a piè di lista” dai gestori. Perciò ricavi “politici”, garantiti da politici migranti dalle istituzioni alle aziende controllate, e viceversa.

Gas ed Energia invece costituiscono aree di business competitive, dove prezzi e margini sono regolati anche dalla concorrenza: per questo oltre due terzi dei ricavi di Hera (Gas, Energia e Servizi vari) danno margini inferiori a quelli di Rifiuti ed Acqua (7,8% contro 29,2%).

Stando così le cose, Hera non può che perseguire la “mission” rifiuti, rifiuti, rifiuti… da incenerire!

Poco importa se siano urbani o speciali. Peccato che nel 2007, nella totale disinformazione dei cittadini, siano stati smaltiti nelle discariche di Ferrara 112 mila tonnellate di rifiuti speciali, di cui il 41% di provenienza extra provinciale! Dunque Hera vorrebbe riempire l’inceneritore con rifiuti speciali in gran parte importati. Ambiente e salute cederebbero il passo al profitto. Parola dell’onorevole Bratti, indicato dal PD e non scelto dagli elettori, ex assessore ambiente ed ex direttore generale Arpa, che dopo aver regalato alla sua città un mega inceneritore e la Turbogas, ha precisato che bruciare 15 mila tonnellate di rifiuti speciali in più, non fa differenza dal punto di vista sanitario e che la Provincia si sarebbe dimostrata poco intelligente non accontentando Hera! (!?!?!)

Ultima riflessione. Nel 2008 Hera ha distribuito 81,3 milioni di utili ai propri azionisti, con una crescita del 18% in cinque anni. Tenuto conto che la quota di capitale sociale in mano pubblica (180 enti) è pari al 58%, molti investitori privati (banche, assicurazioni, movimento cooperativo, industriali), possessori del restante 42%, hanno incassato da Hera circa 34 milioni di euro. Profitti cui hanno contribuito Rifiuti e Acqua pagati dai cittadini, e che finiscono nelle tasche di investitori privati, di certo ostili alla fine anticipata della festa!

La forte domanda privata di dividendi, in presenza di norme che nei prossimi anni imporranno di smaltire meno rifiuti urbani (65% di raccolta differenziata entro il 2012), spinge Hera a tentarle tutte, compreso far causa ai propri soci, pur di bruciare rifiuti speciali, purtroppo abbondanti ed importabili! Perché la Provincia non alza la testa e continua a tacere sul traffico di rifiuti!

E’ tempo che il PD, la maggioranza ed i loro candidati indichino ai ferraresi (non solo a loro n.d.r) dove sia l’interesse collettivo in ciò che sta accadendo. Si tratta di inadeguatezza dei decisori o di scambio di ruoli tra chi governa (maggioranza) e chi deve invece sottostare (Hera)?

Fonte: Articolo su estense.com

venerdì 16 maggio 2008

Hera già pianifica per noi, ATO che farà ?

L’assemblea ATO del 13/05/08 ha opportunamente rinviato l’approvazione degli “accordi ponte” con HERA per il Sistema Idrico Integrato e per il Servizio Gestione Rifiuti, in questi accordi si sarebbero approvati, oltre agli aumenti tariffari, anche il Servizio che HERA doveva corrispondere, il rinvio era necessario per istituire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e dei consumatori.

Questo rinvio è stato quanto mai opportuno per la partita “rifiuti”, si sarebbe infatti approvata la proposta di HERA per la revisione contrattuale nella gestione del servizio per il 2008 –2009 che prevede un mero potenziamento del sistema attuale, un forte aumento nella produzione rifiuti (+ 3,5% anno) non il linea con il piano regionale (+ 1%) e con il consuntivo della raccolta rifiuti 2007 che vede al contrario una lieve diminuzione almeno a Forlì.

Con l’approvazione di questa delibera, di raccolta “porta a porta” se ne sarebbe al massimo parlato nel 2010 con le future Amministrazioni.

Va precisato che per quanto riguarda gli incrementi tariffari la proposta di HERA non sarebbe stata probabilmente accettata, richiedendo un +8,3% per il 2008. Si fa notare che la stima della produzione non sarebbe stata rivista e che quindi le tariffe sarebbero state calcolate non sulla base del rifiuto raccolto ma su quello presunto, per cui i Cittadini di Forlì ad esempio avrebbero pagato anche per lo smaltimento di quasi 5000 tonnellate in più di rifiuto mai prodotto, inoltre della restituzione dei circa 380.000 euro per il 2007 dovute alla minor produzione che si è verificata non si è fatto alcun cenno (cit. Palmiro Capacci).

In tutta evidenza, HERA ha interesse nel rivedere al rialzo la stima di produzione dei rifiuti, in modo da strappare un incremento maggiore delle tariffe, indipendentemente se tale stima di aumento si verificherà o meno.

L’assemblea ATO ha deliberato inoltre di eseguire uno studio per un progetto di raccolta “Porta a Porta” nei Comuni di Forlì, Cesena, Meldola e Bertinoro, ovviamente non siamo più nella fase del “se si può fare e quanto costa” ma del “come fare” in concreto.

Finché non sarà terminato il progetto del pap deliberato, non deve essere possibile andare al rinnovo con Hera della convenzione per il triennio 2009-2011, il tempo c’è, lo studio si è annunciato e sarà pronto ai primi di Agosto, per cui bisognerà andare al più presto ad una revisione del contratto già in essere che termina nel 2008.

In sostanza, Hera vuole accelerare i tempi per mettere in cassaforte i suoi guadagni fino al 2011, dando per scontato che nessuna innovazione nella gestione dei rifiuti sarà accettata, anzi, meglio incrementare fin da subito la tariffa, dato che si presume che di rifiuto se ne produrrà molto di più.

Volete poi adesso farmi anche credere che Hera si impegnerà per attuare il porta a porta, che i rifiuti tenderebbe invece a farli diminuire anzichè aumentare ? ... Non esiste proprio!

mercoledì 30 aprile 2008

In Europa gli inceneritori vengono sempre più tassati

In Europa, dopo anni di sostegno all’incenerimento, e un’attenta verifica sui suoi effetti, si è scelto di cambiare direzione: i contributi sono stati diminuiti (in Inghilterra sono meno della metà rispetto all’Italia) o, nella maggior parte dei casi, tolti. Ora, nello stato preso per tanti anni come riferimento, dove la produzione dei rifiuti pro capite raggiunge i livelli più alti in assoluto, la Danimarca, è stata introdotta una tassa sull’incenerimento. Lo smaltimento tramite incenerimento è quindi equiparato sostanzialmente alla discarica. Una tassa simile è stata introdotta da pochi anni anche in Svezia.

Cosa sta succedendo ? Si è scoperto che il grosso problema dell'utilizzo della combustione come forma di smaltimento, al di la degli aspetti di pericolosità ambientale su cui non vorrei soffermarmi, consiste nella disincentivazione attiva verso le politiche volte alla riduzione dei rifiuti alla fonte e nella competizione economica verso forme più pulite di smaltimento.

Le nazioni che spingono sull'incenerimento, sono anche le nazioni che hanno una produzione di rifiuto pro-capite più alto, tanto più se la pratica è sovvenzionata con soldi pubblici, questo non può essere un caso. Gli imprenditori privati che accettano di entrare nel mercato pilotato e drogato dello smaltimento sovvenzionato guadagnano infatti posizioni di privilegio all'interno delle amministrazioni, condizionandole pesantemente e ponendo in essere seri vincoli nei riguardi di ogni tentativo della politica di ridurre il rifiuto alla fonte. A Brescia, dove esiste il più grande inceneritore d'Europa (oltre 750.000 ton/anno smaltite), il rifiuto supera i 2Kg/procapite al giorno, il che è indicativo di come il sistema stesso spinga nella direzione opposta rispetto alla risoluzione di un problema.

Ancora c'è qualcuno che si meraviglia del come, nella nostra piccola realtà locale, grandi aziende come Hera riescano a bloccare sistematicamente i tentativi dei cittadini di introdurre sistemi virtuosi tipo il Porta a Porta ? Il riciclo è solo una fastidiosa perdita di guadagno!

Solo l’Italia va controtendenza, pensando all’incenerimento come panacea alla gestione dei rifiuti e alla produzione di energia. Spulciando i dati Terna risulta come il contributo totale dato dalla termovalorizzazione (rifiuti + biomasse) in rapporto al dislocamento nazionale di potenza elettrica installata sia di appena 1.2GW su oltre 50GW totali, addirittura inferiore dell'eolico, che ammonta in Italia, già fanalino di coda d'Europa, a più di 2GW. Parlando in termini di energia elettrica ceduta alla rete (considerando come il rendimento tipico di una centrale elettrica a rifiuti e biomasse non superi il 12%) siamo ben al di sotto dello 0,5%, contributo pertanto trascurabile.

mercoledì 26 marzo 2008

Clima, risorse, rifiuti, tre problemi ed una soluzione

Il problema dei cambiamenti climatici, quello dell'esaurimento delle risorse, e quello della gestione dei rifiuti, sono tutti strettamente correlati. Oggi si parla politicamente assai più del primo, sul quale i governi si impegnano con accordi trans-nazionali per cercare di mitigare l'impatto sul clima, assai meno degli altri due.

Del secondo problema, quello dell'esaurimento delle risorse, se ne parla a torto molto poco, in virtù del fatto che su questo problema non c'è davvero molto da fare, oltre che ribadire a chiare lettere come ogni grammo di risorsa non rinnovabile sia preziosa e che una volta consumata non si rigenera più. Mi riferisco soprattutto al petrolio ma anche al gas naturale, al carbone, all'uranio, al fosforo, al rame, tutti in via di progressivo ed inesorabile decremento di produzione. Per intenderci, essi non si esauriranno, semplicemente il divario fra domanda e offerta si allargherà sempre di più, creando un rialzo esponenziale dei prezzi fino a raggiungere un nuovo punto di equilibrio di mercato.

Del problema dei rifiuti, si parla genericamente solo in termini di costi, di degrado urbano e di salute pubblica, davvero poco se ne parla in termini energetici. Cosa conviene fare ? Riciclare ? Bruciare ? Seppellire tutto nelle buche ? Cercare di limitarne la produzione alla fonte ? Affidarci a multiutility come Hera che faccia sparire il problema al posto nostro in barba a qualsiasi bilancio ambientale ?

Come descritto all'inizio, questi tre aspetti fondamentali della sostenibilità, clima, risorse materiali/energetiche e rifiuto, sono trattati diversamente, ma fortunatamente sono così correlati per cui buone soluzioni per l'uno rappresentano anche buone soluzioni per l'altro. Basti pensare al risparmio energetico, favorisce il clima (meno gas serra), diminuisce il bisogno dei combustibili, riduce il rifiuto grazie al riciclaggio, che è un ottimo modo infatti per risparmiare energia.

Segnalo un eccezionale articolo sulle politiche energetiche di UGO Bardi, non parla specificatamente di rifiuti ma soprattutto di clima ed energia, lettura comunque altamente consigliata a chi intende avere una visione globale e non ideologica delle sfide che abbiamo di fronte nell'immediato futuro.

venerdì 19 ottobre 2007

MAURIZIO PALLANTE a Cesena


Il Movimento Impatto Zero è lieto di invitarLa
alla serata organizzata
(assieme alle associazioni "Librarsi" e "Luciano Lama")
con

dott. MAURIZIO PALLANTE

mercoledì 24 ottobre ore 20.30

sul tema

SVILUPPO LAVORO E DECRESCITA
presso

sala "C. Migliori" (sede CGIL)

via Plauto, 90

Cesena

(scrittore, fondatore del Movimento per la Decrescita, esperto di politiche energetiche
e consulente per il Mnistro dell'Ambiente Pecoraro Scanio).

Per info: Barbara Movimento Impatto Zero (MIZ) Cesena londra@email.it cell.349.3207788

lunedì 25 giugno 2007

Risposta da Tetrapak Italia

Il nostro articolo sul tetrapack pubblicato sul blog del miz il 18 giugno scorso ha ricevuto la cortese risposta dell'ufficio stampa di Tetrapak Italia, per dovere di correttezza riportiamo quanto scritto dalla sig. Maria Grazia Attianese in forma integrale:

Gentile Barbara,
Quello del riciclo dei contenitori Tetra Pak è un tema di cui si deve parlare: oggi non possiamo più prescindere da comportamenti virtuosi quali la separazione ed il recupero dei rifiuti. Siamo quindi soddisfatti che questo tema sia entrato fra gli argomenti del vostro movimento e desideriamo dare il nostro contributo, con l’unico obiettivo di informare i cittadini dei progressi fatti nella raccolta differenziata dei cartoni per alimenti in Italia. La campagna di comunicazione che è in onda in questi giorni ha lo stesso scopo: informare, porre l’attenzione sul fatto che queste confezioni hanno una matrice rinnovabile, la cellulosa, che proviene da foreste sottoposte ad un programma di tutela. L’utilizzo di fonti rinnovabili è ormai una necessità riconosciuta a livello mondiale ed è importante diffondere questa cultura nell’opinione pubblica. Venendo alla raccolta differenziata dei cartoni per alimenti, segnaliamo innanzitutto che la normativa vigente attribuisce ai Comuni la responsabilita’ della raccolta differenziata dei rifiuti. Sono i Comuni a scegliere il sistema di raccolta piu’ idoneo, valutando le caratteristiche urbanistiche, sociali ed economiche nonché le realtà impiantistiche presenti e disponibili a ricevere e valorizzare le frazioni oggetto di raccolta differenziata. Cio’ ha prodotto in Italia un panorama gestionale decisamente variegato, in cui ad esempio ci sono realta’ che effettuano la raccolta della frazione organica dei rifiuti (la cosiddetta raccolta dell’umido) ed altri che non hanno attivato tale servizio, comuni dove le lattine si raccolgono insieme al vetro e altri dove vengono raccolti con la plastica, comuni che prediligono la raccolta multimateriale ed altri dove e’ presente la raccolta monomaterile spinta. La scelta di operare con un sistema di raccolta piuttosto che un altro non ha quindi un legame diretto con la riciclabilita’ o recuperabilita’ di un rifiuto. I cittadini pertanto hanno la possibilita’ di raccogliere in maniera differenziata un rifiuto riciclabile in funzione del sistema adottato dal proprio Comune. Il riciclo del cartone per alimenti non richiede “accordi di smaltimento particolari” ed e’ una realta’ oggi per oltre 15 milioni di italiani, distribuiti in oltre mille comuni. Il sito web di Tetra Pak Italiana – www.tetrapak.it - alla pagina “Protezione integrale” elenca tutti i comuni in cui è possibile fare questa raccolta e tra questi spiccano citta’ come Roma, Milano, Torino, Firenze. Dal 2002 ad oggi per fortuna i numeri della raccolta differenziata dei cartoni per alimenti che lei ha citato sono cambiati: nell’anno 2006 il 50,3% dei cartoni per alimenti immessi al consumo in Italia – circa 5 miliardi - sono stati recuperati e riciclati. Risultato che si avvicina moltissimo a quelli raggiunti da altri rifiuti di imballaggio e la cui raccolta e’ una realta’ consolidata gia’ da molti anni. E’ vero pero’ che in molti Comuni italiani, ed in Romagna in particolare, questa raccolta non e’ attiva. Ma confidiamo possa esserlo presto! Grazie al protocollo d’intesa con Comieco siglato nel 2003 e volto a diffondere la raccolta differenziata del cartone per alimenti, tante sono ormai le cartiere che riciclano il cartone per alimenti insieme alla carta e molti sono gli Enti di programmazione e controllo della gestione dei rifiuti che invitano i Comuni ad adottare questa raccolta. Tra questi l’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bologna, che nel proprio Rapporto 2005 evidenziava come “la raccolta dei cartoni per bevande rappresenta una concreta opportunita’ per incrementare i quantitativi di raccolta differenziata e conseguentemente ridurre gli smaltimenti in discarica.” Concordiamo con lei sul fatto che non sia appropriato raccoglierli separatamente ma le assicuriamo che una volta raggiunto il cassonetto opportuno non proseguono verso un termovalorizzatore. Restiamo a Sua completa disposizione per approfondire ulteriormente questi temi e per rispondere su eventuali dubbi.

-- Maria Grazia Attianese, ufficio stampa di Tetrapak Italia.

Ringraziamo Tetrapak italia per averci chiarito le posizioni dell'azienda, verificheremo e vigileremo affinchè i protocolli di corretto smaltimento di questa tipologia piuttosto "difficile" di rifiuti siano sempre presi in seria considerazione da parte delle amministratori locali, trattandosi di una parte rilevante del totale dei rifiuti prodotti da imballaggio. Come movimento, desideriamo porre l'attenzione su come a nostro parere sia opportuno realizzare, su scala nazionale e non lasciando l'iniziativa ai singoli comuni, direttive e metodologie condivise su come trattare questi particolari tipi di materiali. I "poliaccoppiati" come il tetrapak non sono carta, non sono alluminio, non sono plastica, ma sono una particolare combinazione a strati degli stessi che necessitano di attrezzature specializzate per essere correttamente smaltiti. Una corretta strategia di differenziazione deve essere eseguita in sinergia con una corretta tecnologia di smaltimento, altrimenti si rischia di differenziare qualcosa che poi non è realmente riutilizzabile dal mercato come materia prima secondaria. A nostro parere Tetrapak stessa dovrebbe in prima persona spingere sulle amministrazioni per adottare globalmente tali strategie, solo successivamente vantarsi di promuovere l'utilizzo a larga scala di un prodotto vantandone le intrinseche caratteristiche ecologiche.

lunedì 11 giugno 2007

Appello del Tavolo delle Associazioni per il "porta a porta"

Lunedì 4 giugno 2007 è stata approvata durante la seduta del Consiglio Comunale di Forlì una mozione presentata da Verdi e Margherita affinché la Giunta Comunale, “al fine di raggiungere almeno l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata entro la fine del mandato, proceda a valutare tutte le iniziative utili, anche presso HERA, all’avvio della raccolta differenziata porta a porta in alcune realtà del territorio comunale.”
Il Tavolo delle Associazioni (che rigetta il progetto di potenziamento dell'inceneritore pubblico di Hera e del privato Mengozzi) replica spiegandosi:
"pur apprezzando il fatto che finalmente le parole “raccolta differenziata Porta a Porta” per la prima volta vengono pronunciate in maniera propositiva in Comune, dobbiamo prendere atto della vaghezza della mozione e del fatto che ritorna un passo del PPGR che avremmo voluto non vedere più, e cioè il pensare di raggiungere una percentuale del 50% di raccolta differenziata solo alla fine del mandato (2009); Forlimpopoli insegna, infatti, che si può raggiungere una percentuale molto più elevata in pochi mesi, basta volerlo".

Il Tavolo delle Associazioni vuole ricordare che:
"siamo già in netto ritardo rispetto agli obiettivi fissati dalla legislazione in materia e che quindi sarebbe stato più opportuno chiedere l’immediata applicazione del metodo Porta a Porta a partire da quelle Circoscrizioni che ne hanno già fatto richiesta, come ad esempio la 4, per poi estenderlo a tutte quelle che ne richiedessero l’attivazione".

Con queste valutazioni il Tavolo delle Associazioni chiede che la Giunta comunale deliberi al più presto, almeno entro il mese di giugno, di estendere il Porta a Porta nel territorio del Comune di Forlì, partendo operativamente nei prossimi mesi, visto che è già possibile sfruttare il protocollo in uso a Forlimpopoli, apportando ovviamente le dovute modifiche.
"Riteniamo - conclude il Tavolo delle Associazioni - che sia chiaramente finito il tempo delle valutazioni circa le iniziative utili e che sia giunto il momento di partire concretamente con un metodo di raccolta dei rifiuti che permetta di riciclarli nella maggior quantità possibile, per evitare sprechi di risorse e riducendo i rischi per la salute".

E si aggiunge che venga anche convertito l'impianto di ampliamento dell'inceneritore in un impianto di Trattamento Meccanico Biologico o affine al riciclo degli stessi rifiuti.
(Fonte: SESTOPOTERE)


Aggiornamento: Per correttezza e completezza, riportiamo un articolo di Alessandro Ronchi sul suo blog che chiarisce la reale portata di quanto è stato deciso in sede di consiglio comunale in merito al porta a porta a Forlì.

giovedì 19 aprile 2007

Rifiuto: quanto mi costi?


-- di FEDERICO VALERIO


Per cercare di convincere gli Italiani che incenerire è bello, si stanno scomodando ricercatori del calibro di Umberto Veronesi, divulgatori scientifici di successo quali Alberto Angela e MarioTozzi e, recentemente, anche un fine dicitore che si occupa di salute, Michele Mirabella. Tutti elogiano le meraviglie tecniche e i vantaggi energetici degli inceneritori, ma tutti omettono un piccolo ma importante particolare: quanto costa e chi paga. I "Rumenta Day", pensati ed organizzati dalle associazioni ambientaliste e dei consumatori hanno lo scopo di dare informazioni proprio su questo aspetto, tutt'altro che trascurabile e che riguarda letteralmente tutti gli Italiani. L'incenerimento con recupero energetico è il più costoso dei sistemi di smaltimento rifiuti oggi disponibili e non è una scelta obbligata. Studi condotti recentemente nei paesi europei hanno potuto verificare che per termovalorizzare una tonnellata di rifiuti si va dai 148 euro pagati in Austria agli 88 euro della Germania. A confronto, il ricorso a collaudate e più sicure tecniche biologiche a "freddo"per chiudere gran parte dei cicli dei nostri scarti, quali compostaggio, digestione anaerobica e bio-ossidazione permette di pagare cifre nettamente inferiori, rispettivamente 50, 65 e 75 euro a tonnellata. La politica di gestione dei rifiuti in Italia presenta diverse anomalie. Da noi il costo dell'incenerimento si aggira sui 90 euro a tonnellata, ma mentre numerosi stati (Austria, Danimarca, Belgio..) tassano l'incenerimento (da 4 a 71 euro a tonnellata) per favorire la più vantaggiosa pratica del riciclo, l'Italia è probabilmente l'unico paese al mondo che sovvenziona l'incenerimento, grazie ad un codicillo introdotto ad arte nella nostra normativa che, per legge, fa diventare i rifiuti una fonte di energia rinnovabile e che giustamente ci viene contestato dalla Corte di Giustizia europea, in quanto l'unico rifiuto che dal punto di vista energetico è conveniente bruciare sono le plastiche. Grazie a questo trucchetto, assolutamente bipartisan (i decreti a riguardo portano la firma di ministri dei due ultimi governi) ogni anno i gestori degli inceneritori ricevono il generoso regalo di 140 milioni di euro, preziose risorse finanziarie letteralmente pagate da tutte le famiglie italiane con maggiorazioni alla loro bolletta della luce e sottratte all'asfittico sviluppo nazionale di impianti fotovoltaici, idro-elettrici ed eolici di piccola scala che potrebbero rendere autonomi, dal punto di vista energetico, decine di migliaia di famiglie. Gli Italiani ignorano anche che tutti i costi di costruzione e gestione degli inceneritori, sono a loro totale carico, conteggiati nella Tariffa rifiuti. In sintesi, correttezza vorrebbe che quando si annuncia la realizzazione di un inceneritore, si avvisino tutti i residenti nel bacino di raccolta dei rifiuti che, non solo si sta facendo la scelta meno conveniente dal punto di vista ambientale ed energetico, ma che questa scelta è anche la più costosa. Si dovrebbero anche avvisare questi cittadini che, attraverso i loro rappresentanti, stanno letteralmente firmando un contratto che li impegnerà, per i successivi 20 anni a pagare interamente l'operazione finanziaria, con tanto di penali se non riusciranno a produrre la quantità di rifiuti necessaria per rendere economicamente vantaggioso (per chi lo gestisce) l'inceneritore.

Forse ora è più chiaro al lettore il possibile motivo per cui la Tariffa Rifiuti ideata dal Comune di Genova non prevede, al contrario degli obiettivi del legislatore europeo, incentivi economici per chi produce meno rifiuti e per chi, con la separazione alla fonte, contribuisce al loro avvio al riciclo. Per ora è così, dice il Comune, domani vedremo.